Gli scacchi non sono per gli umani

Nel numero di settembre-ottobre di Torre&Cavallo un mio articolo provocatoriamente titolava Gli scacchi classici sono morti?, evidenziando come tempi di torneo sempre più rapidi abbiano portato a influenzare anche le partite classiche che spesso si risolvono in tempi troppo compressi con grossolani errori commessi anche da forti giocatori. I motori hanno dimostrato che l’uomo è decisamente carente quando il tempo è ristretto e la posizione è molto tattica.

Paradossalmente, si va verso cadenze sempre più rapide e modalità di gioco (gli scacchi960 o Freestyle come qualcuno li chiama) che massacrano la creatività umana perché di fatto è impossibile costruire una “partita perfetta”.

In questo articolo voglio mostrare come l’intelligenza artificiale dia un ulteriore colpo alla capacità dell’uomo di comprendere gli scacchi. Infatti, AIChess, il modello d’intelligenza artificiale che ho creato per costruire monografie di aperture, si avvale della valutazione dei motori, mediandole con le statistiche fra umani. Cosa si scopre? Che le statistiche non corrispondono all’effettiva forza delle varianti con gli umani che giocano mosse “non corrette” riuscendo comunque in molti casi a ottenere buoni risultati.

Nel libro Scacchi a colori (Ed. Messaggerie Scacchistiche, 2019) un aforisma cita: “è più difficile vincere una partita vinta che perdere una partita persa”. L’aforisma completa quello originario e più tranciante di Tartakower: “non c’è niente di più facile che perdere una partita già vinta”. Se l’aforisma dipingesse correttamente la realtà (e ne sono convinto), si potrebbe dire che i giocatori di scacchi non sanno giocare bene a scacchi, cioè, come recita il titolo dell’articolo, gli scacchi non sono per gli umani.

A questo punto, molti sosterranno che l’aforisma è vero per il principiante o per il giocatore medio e solo eccezioni riguardano Grandi Maestri o Maestri Internazionali.

Dimostrerò che anche forti giocatori non sanno vincere partite vinte, non tanto per cali di concentrazione, sviste occasionali o altri motivi che assolverebbero il giocatore in quella particolare circostanza, quanto perché il loro background è ancora piuttosto lontano da una reale comprensione degli scacchi. Non focalizzerò l’attenzione su questo o quel giocatore, ma su insiemi di forti giocatori over 2200. In altri termini, se nel database over 2200 considerando un insieme di decine di giocatori nessuno è riuscito a trovare la mossa più forte e ciò accade non per una posizione, ma per decine di posizioni, è abbastanza evidente che c’è un problema!

La scoperta l’ho fatta vedendo le monografie di AIChess su aperture piuttosto giocate, ma secondarie, in particolare la Alekhine e la scandinava. Nonostante le statistiche fra umani siano più che decenti (anche se non le migliori per il Nero), AIChess condanna senza appello molte linee giocate concludendo che il Bianco ha partita vinta. Ho provato a testare con Stockfish (a livello 36 quindi molto in profondità) e ho avuto la conferma che “gli umani non sanno vincere partite vinte”! Per il motore una partita è vinta quando il vantaggio supera 1.40 (+- la simbologia per il Bianco).

Incominciamo con un esempio dalla difesa Alekhine. Dopo 1.e4 ♘f6 2.e5 ♘d5 3.d4 d6 4.c4 ♘b6 5.f4 dxe5 6.fxe5

la mossa 6…c5 è stata giocata 188 volte nel database 2200 con uno score di -31 punti Elo (una buona variante per il Nero ha uno score massimo di -35 punti Elo) e una percentuale del 42,8% (contro quella di una buona apertura di circa il 45%): più che giocabile si direbbe.

Peccato che dopo 6…c5 7.d5 e6

AIChess indica che il Bianco ha posizione vincente in tutte le varianti giocate dagli umani (126 partite), ma il Nero fa ben 38,4 punti su 100. Okay, 7…g6 è meglio (solo 63 partite con gli umani che preferiscono 7…e6), addirittura con score Elo positivo (13 punti). Qui AIChess vede, su suggerimento del motore, un vantaggio di oltre un punto.

Dopo 7…g6 8.♘c3 ♗g7 9.♗f4 0–0 10.♕d2 e6 11.0–0–0 exd5 12.cxd5

le statistiche promuovono per il Nero 12…♖e8, giocata dal Nero più forte (un over 2600, Shabalov) che si è trovato in questa posizione. Il Bianco ha perso tre partite su tre. Anche qui AIChess trova che dopo 13.♗g5N il vantaggio del Bianco è enorme, quasi 1.80 punti.

Certo, il più delle volte 6…c5 può aver agito come fattore sorpresa. Prendiamo allora una variante più comune, 6…f5. Anche qui gli esempi di quanto voglio dimostrare sono tanti, ma quello che più mi ha colpito è una partita fra Maroczy e Kostic (1922).

Osserviamo la posizione dopo: 6…♗f5 7.♘f3 e6 8.♘c3 ♗b4 9.♗d3 ♗xd3 10.♕xd3 ♘c6 11.0–0 ♗xc3 12.bxc3 h6

Maroczy, non certo uno sprovveduto, giocò 13.♗f4 e poi perse la partita.

Cosa ci può essere di così sbagliato in 12.♗f4? Niente, peccato che sia la decima scelta del motore, una mossa che fa perdere gran parte del vantaggio acquisito, un vantaggio vincente dopo 13.a4 (circa 2.40 punti).

In genere, chi perde il vantaggio non ha saputo sfruttare la superiorità acquisita, non è riuscito ad attivare ulteriormente i propri pezzi mantenendo comunque una buona coordinazione. Certo, con il senno di poi si può concludere che con il Cavallo in b6 “è ovvio che 13.a4 sia la migliore”. Però il motore ci mostra che anche la non immediata 13.f2 è decisamente meglio di 13.f4.

Saliamo ancora e vediamo cosa accade nella variante principale, 6…♘c6. Questa è una recente partita (Spilimbergo 2025) fra Hercegovac vs. Chyzy:

Andiamo alla 19-esima mossa del Bianco. Non si sa cosa sia scattato nella mente di Hercegovac (2242 di Elo), forse un’aggressività irrazionale. Sta di fatto che ha giocato 19.c6 minacciando comunque matto. Il motore dopo 19.xe5 dà oltre 4 punti di vantaggio al Bianco! Dopo 19.c6 ♕xc6 20.♗f3 ♕a6 la valutazione del motore è 0, assoluta parità, con il Nero che poi ha vinto la partita.

Questi esempi mostrano che l’umano spesso non sa scegliere la mossa giusta e che la didattica scacchistica non ha risolto il problema, soprattutto quando si trova di fronte a posizioni non sufficientemente familiari. Quando poi ha poco tempo i drammi si sprecano.

Ecco perché nelle partite rapid o blitz è possibile giocare anche linee “perdenti” con, tutto sommato, risultati accettabili.

Passiamo dalla difesa Alekhine alla scandinava. Dopo 1.e4 d5 2.exd5 ♕xd5 3.♘c3 ♕a5 4.d4 ♘f6 5.♘f3 c6 6.♗c4 ♗g4 7.h3 ♕h5

è chiaro che il Nero sia un tipo aggressivo.

Nelle 14 partite che ho trovato fra over 2200 il Bianco ha sempre giocato 8.e2, ricavando uno score misero (-29 punti Elo e una percentuale del 37,3%), tanto da rivalutare la scandinava come apertura fortissima!

Peccato che AIChess sceglie il sacrificio di qualità: 8.hxg4N ♕xh1+ 9.♗f1 e6 10.g5 ♘fd7 11.♘e2 ♕h5 12.♘f4 ♕g4 13.g3 ♕f5 14.♗d3 ♕g4 15.♗e2 ♕f5

con il motore che alla fine dà 1 punto di vantaggio al Bianco.

Da notare che tutte le mosse del Nero a partire dalla nona sono uniche, nel senso che altre mosse provocano il tracollo del Nero, per esempio 9…♘xg4 10.♘e4!.

La cosa più deprimente per un umano è la sedicesima mossa che il motore dà come nettamente migliore (+1.25 a profondità 39) — provate a indovinarla (la soluzione alla fine dell’articolo).

Come ultimo esempio andiamo alla variante principale della scandinava con 6…g4 (meglio 6…f5), dove il Nero realizza il 44,6%, quindi giocabile?

AIChess mostra che dopo 1.e4 d5 2.exd5 ♕xd5 3.♘c3 ♕a5 4.d4 ♘f6 5.♘f3 c6 6.♗c4 ♗g4 7.h3 ♗h5 8.g4 ♗g6 9.♗d2 e6 10.h4N

il sacrificio di pedone è la mossa migliore.

Infatti, dopo 10…♘xg4 11.h5 ♗f5 12.♕e2 ♘d7 13.♘h4 0–0–0 14.♘xf5 exf5 15.0–0–0 ♕c7 16.♗xf7,

il Bianco ha partita vinta (anche se molti sarebbero pronti a scommettere che la partita sia ancora giocabile per il Nero).

Ma questo vale anche per i superGM? Certo. Vedasi per esempio la partita Adams-Kasparov . Di esempi simili ce ne sono tantissimi. Si veda anche l’articolo sulla moderna Tiger.

Quanto detto in questo articolo, porta a un ridimensionamento della cadenza classica.

Il primo motivo è che per un umano è praticamente impossibile giocare in modo perfetto in modo sufficientemente continuativo. Il senso di frustrazione che si prova quando un motore ci dice che si poteva giocare meglio (anche quando si è vinto), alla fine fa accettare anche a superGM che “gli scacchi non sono per gli umani”. Questo è quello che provano i vari Carlsen, Nakamura ecc. quando, analizzando le loro partite, i motori mostrano miglioramenti. Tanto vale (come sembra ormai prediligano i due citati) giocare rapid o blitz anche con aperture “scorrette” o “discutibili”. La cosa curiosa è che, quando un umano gioca perfettamente, tutti dicono che bara!

Il secondo motivo è che, con la disponibilità dei database, giocare a cadenza classica con un superGM impone pesantissime sedute di studio dell’avversario, cosa che con gli scacchi propriamente detti non è che c’entri molto. Anche qui, tanto vale giocare “cose strane” nel rapid o nel blitz, tanto, “si sa” che sia noi che l’altro non sapremo giocare in modo ottimale. Per capirci, in un blitz Carlsen ha giocato una moderna Tiger contro Praggnanandhaa recuperando uno svantaggio di 2.80 (partita poi pareggiata) per tre mosse deboli consecutive dell’indiano, strategicamente deboli, non direttamente criticabili.

A conclusione dell’articolo viene spontanea la domanda: se è vero che gli scacchi non sono per gli umani, qual è la causa? Si potrebbe concludere affrettatamente che la causa sia la nostra scarsa capacità tattica ora che è indubbio, rispetto a quanto si riteneva decenni fa, che la tattica ha un’importanza fondamentale, spesso decisiva. In realtà, ciò è vero, ma dall’analisi delle novità trovate da AIChess si scopre che esiste anche un’altra motivazione: l’umano vorrebbe semplicisticamente ragionare per regole (quella della didattica classica), schemi (come il sistema di Londra), pattern (quelli desunti dall’esperienza). Questo trio di armi a disposizioni del povero umano lo porta a giocare spesso mosse di routine, quelle “spontanee”, quelle che seguono l’applicazione di regole che noi abbiamo metabolizzato. Noi “vogliamo” giocare per regole, schemi e pattern: peccato che, data la complessità degli scacchi, questa “strategia” può far arrivare solo a un certo livello di comprensione.