La protoapertura negli scacchi

Per capire il concetto di protoapertura (Albanesi, 2026) occorre approfondire:

  • la capacità di memorizzazione del giocatore
  • la definizione di apertura e mediogioco e la transizione da una all’altro.

Sul primo punto si faccia riferimento all’articolo: Aperture di scacchi: come si memorizzano? Qual è la funzione della memoria?. Qui possiamo solo dare dei dati numerici. Provate a rispondere a queste tre domande complessivamente in 10 secondi al massimo.

La casa g5 di che colore è? La casa b4 di che colore è? La casa e6 di che colore è?

Se non ci riuscite, probabilmente il vostro Elo è inferiore ai 1600 punti Elo e la memorizzazione delle varianti si serve soprattutto della memoria a breve che è la più volatile. La confusione fra le varianti è sempre dietro l’angolo e la dimenticanza rispetto a linee poco giocate è la regola. Aumentando il punteggio Elo, questi due cancri della memorizzazione sono meno gravi, ma capita spesso che anche GM dimentichino una linea di apertura.

MoraleCercare di ampliare la profondità (verticale) e l’ampiezza (orizzontale) del proprio repertorio di aperture si rivela spesso un boomerang.

Aggiungiamo poi che gli scacchi 3.0 deprimono il valore dell’apertura perché è ormai evidente che il vantaggio eventualmente accumulato può essere vanificato da mosse deboli o addirittura da grossolani errori; questo è tanto più vero quanto più il livello del giocatore è basso e sarebbe più opportuno migliorare l’aspetto tattico-strategico che insistere sulla memorizzazione di repertori troppo ampi.

Per risolvere il problema ci viene in aiuto l’intelligenza artificiale (AI). Un modello come AIChess può essere istruito facilmente a:

  1. Verificare la frequenza delle mosse
  2. Analizzare con un motore
  3. Esaminare le statistiche umane
  4. Valutare i risultati pratici

ottenendo un repertorio che dipende sostanzialmente dalla probabilità di incontrare quella linea; se è superiore a un certo valore il confronto fra i punti 2 e 3 permette di arrivare al punto 4. Per esempio una linea può essere:

  • pari per Stockfish
  • ma difficile da giocare per un umano (le statistiche non sono buone).

Oppure:

  • leggermente inferiore teoricamente (fra linee equivalenti può scegliere quella con statistiche migliori)
  • ma molto efficace praticamente (statistiche buone).

Inoltre, durante la fase 2, l’AI può trovare novità teoriche mai giocate.

Quello che però interessa per definire la protoapertura è il punto 1. Che senso ha studiare linee che si presentano al massimo lo 0,1% di partite? Una domanda che molti vecchi libri di aperture non si pongono solo per mostrare successi clamorosi in una linea che non ci capiterà mai.

Per esempio, supponiamo di voler studiare (siamo il Nero) l’apertura 1.a3.

AIChess ci dice che capita lo 0,6% di partite nel database over 2200 (probabilmente è più comune nel gioco blitz o rapid, i database non permettono di selezionare per cadenza di gioco). Poi AIChess conferma che per 1…c5 la valutazione del motore (+0.16 per il Nero) è confermata dalle statistiche (l’unica che dà un bel +56 punti Elo che con il Nero sono un successone; le altre come 1…e5 o 1…d5 sono giocabili, ma non vanno oltre la parità con saldo Elo di circa -30). Dopo 1…c5, 2.b4 si presenterà solo nel 28% di partite e 2.♘f3 nel 24%. Morale: già alla seconda mossa avremo una configurazione che dovremo affrontare solo in 1 partita su 1.000 circa. Ha senso continuare? Per cui la protoapertura sarà costituita da 1.a3 c5 2.♘f3 (2.b4 ♘c6⩱, Vincent Keymer – Erzhanov, chess.com, 2023) 2…d5=. Poi toccherà alla creatività e alla bravura dei due giocatori affrontare il mediogioco. Stop.

Alla luce di quanto sopra detto, ha ancora senso parlare di apertura o mediogioco?

La teoria classica spesso semplifica troppo:

  • apertura = sviluppo
  • mediogioco = attacco/piani.

Ma nella pratica moderna il passaggio dipende da fattori molto più concreti. Tradizionalmente si dice che l’apertura termina quando:

  • i pezzi principali sono sviluppati
  • i Re sono al sicuro
  • le Torri iniziano a collegarsi
  • la struttura centrale è definita.

In realtà, spesso i quattro punti si esauriscono dopo 15-20 mosse quando l’albero delle varianti è impossibile da memorizzare. Capita che un pezzo venga sviluppato tardissimo oppure che i Re non arrocchino, che le Torri si colleghino tardi e che la struttura pedonale resti flessibile.

Ecco allora che con la diffusione dei database si parla di apertura quando la posizione è già stata “codificata” ovvero giocata più o meno spesso: “alla quindicesima mossa il Bianco esce dall’apertura con la novità teorica…”. Questa definizione può (forse) andar bene per GM, ma per il giocatore medio è ancora poco efficiente perché di fatto non è in grado di memorizzare tutto quello che è stato finora giocato; probabilmente non ci riesce nemmeno il GM, solo che spesso ha il vantaggio di sapere con chi giocherà e quindi potrà ripassare (memoria a breve) le linee più probabili.

In base a queste considerazioni possiamo ora definire la protoapertura come

l’ampiezza e la profondità delle varianti che vengono giocare con una frequenza compatibile con la memorizzazione del giocatore.

Ovviamente, tale memorizzazione è anche funzione del valore del giocatore. Per esempio, nei video del mio canale YouTube vengono mostrate le protoaperture per giocatori attorno ai 1800-2000 punti Elo. La buona notizia è che sono interessanti sia per giocatori inferiori ai 1800 punti Elo sia per giocatori con Elo superiore a 2000. Questo perché le frequenze delle varianti calano rapidamente aumentando la profondità per cui, se una protoapertura per un giocatore di 2000 punti Elo arriva alla mossa 8, per un giocatore di 2300 punti Elo potrà arrivare al massimo alla mossa 10 (e aggiungere due mosse aumenta molto le dimensioni del repertorio). Poi inizia il mediogioco; infatti le monografie di AIChess mostrano la transizione al mediogioco con l’indicazione di molte partite d’esempio. Per gli scacchi 3.0 quindi le prime due fasi di una partita di scacchi relativamente alla forza di un giocatore sono: protoapertura e mediogioco.

Come si costruisce una protoapertura?

Durante la creazione di AIChess la risposta è stata abbastanza chiara.

Il database

Si sceglie un database significativo. Significativo vuol dire:

  • con giocatori abbastanza forti
  • con un numero di partite che renda significativo il campione che si analizzerà.

Se il secondo punto è chiaro e non è altro che un indicatore della bontà statistica dei dati, il primo va precisato. La forza dei giocatori è fondamentale per evitare che vengano inseriti nella valutazione delle varianti gli svarioni tipici dei giocatori deboli.

Ovviamente, aumentando il valore dei giocatori considerato, diminuisce il numero delle partite e il secondo punto può essere critico. Per AIChess ho scelto il database over 2200, cioè quello che contiene partite in cui entrambi i giocatori hanno un punteggio maggiore di 2200 punti Elo.

Il punto di stop

Questo punto dipende dalla capacità di memorizzazione del soggetto, in parte dipendente anche dalla sua forza di gioco. Consideriamo questa posizione da giocarsi con il Nero: 1.b3 e5 2.♗b2 ♘c6.

Siamo in una Larsen. Il database over 2200 dà circa 5.000 partite. Le terze mosse che hanno meno di 50 partite rappresentano circa l’1% del totale, per cui decidiamo che il punto di stop sia di 50 partite. Dovremo analizzare 3.e3, 3.c4, 3.♘f3 e 3.g3. Partiamo dall’ultima; dopo (doppio fianchetto) 3.g3 d5 4.♗g2 ♗e6, la quinta mossa del Bianco è sotto il punto di stop (50). Delle 5.000 partite iniziali, considerando le quinte mosse del Bianco, ne abbiamo solo 25 in totale, cioè lo 0,5%, una partita su 200. Considerando che la Larsen è giocata meno dell’1% di volte, la posizione considerata si ottiene una volta su 20.000! Che senso ha pensare di condurre oltre la memorizzazione? La protoapertura è finita. Si noti che la rarefazione progressiva è dovuta anche alle mosse del Nero che sono state scelte secondo caratteristiche proprie; per esempio AIChess le sceglie in base a diversi criteri, prima di tutto la valutazione dei motori e le statistiche fra umani.

La tattica

Può capitare che esistano sequenze tattiche già in apertura, cioè mosse che danno un significativo vantaggio, sequenze forzate ecc. In questo caso è ragionevole spingersi oltre il punto di stop e inserire la linea nella protoapertura. Vediamo un esempio classico tratto dalla Caro-Kann.

Nel database ci sono 364 partite con 6…e6 preponderante (330 partite, l’unica da considerare per la protoapertura). Una sola partita [[David Brodsky (2477) – Stanislav Kovalevsky (2274) 1-0, (chess.com, 2023)] continua con l’erroraccio 6…♘xe5 dopodiché il Bianco vince con 7.♘xe5! ♗xd1 8.♗b5+ ♕d7 9.♗xd7. Quindi 6…♘xe5 deve essere inserita nella protoapertura.

Le monografie di AIChess sono tarate con punto di stop a 10, quindi il repertorio è praticamente impossibile da memorizzare per un umano, ma permettono di:

  • definire le protoapertura, scorrendo il database e arrestando la monografia quando arriva al proprio punto di stop
  • imparare il mediogioco, continuando a seguire le mosse migliori a partire dalla protoapertura, eventualmente completando lo studio con le partite che AIChess indica.