Tumore al colon-retto
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Il tumore al colon-retto è una delle più frequenti cause di morte per neoplasia del mondo. Occupa il secondo posto fra le cause di morte per neoplasia nell'uomo e il terzo fra quelle relative ai soggetti di sesso femminile. I Paesi più frequentemente colpiti sono quelli più economicamente avanzati (Nord America ed Europa occidentale in primis).
Nel nostro Paese si osservano circa 40 nuovi casi per anno ogni 100.000 abitanti. Nel continente europeo si diagnosticano ogni anno circa 250.000 nuovi casi di tumore al colon retto (circa il 10% di tutte le neoplasie; il tasso di incidenza del tumore a colon-retto aumenta all'aumentare dei livelli di industrializzazione e urbanizzazione).
Il picco di incidenza di tale malattia si riscontra fra i 60 e i 70 anni di età; il tumore al colon retto è un evento abbastanza raro prima dei 40 anni.
Il tumore al colon-retto colpisce più frequentemente il sesso maschile soprattutto a livello rettale dove il rapporto maschi/femmine è di 2 a 1, non vi sono invece significative differenze relativamente alla localizzazione colica. Le sedi colpite sono il retto (25-30%), il colon prossimale (15-20%), il colon discendente (20%), il trasverso (12%) e il sigma (15-20%).
Negli ultimi 25 anni si è assistito a un aumento di casi di tumore al colon-retto, ma, fortunatamente, anche a un aumento della sopravvivenza a cinque anni.
Tumore al colon-retto: eziologia
Le cause del tumore al colon-retto restano sostanzialmente sconosciute (come
del resto accade per molte altre tipologie di tumore), tuttavia sono stati
identificati diversi fattori di rischio che sono alla base della
malattia. Tali fattori possono essere suddivisi in 5 grandi categorie: - fattori genetici
- fattori dietetici
- fattori occupazionali
- polipi neoplastici
- malattie infiammatorie intestinali.
Diverse sono le sindromi ereditarie, la più importante è la poliposi adenomatosa familiare (la cosiddetta PAF), una forma autosomica dominante la cui caratteristica principale è la presenza di numerosissimi polipi che, in caso di assenza di trattamento, portano nel 100% dei casi allo sviluppo del carcinoma. Altre sindromi, di minore importanza rispetto alla PAF, sono la sindrome di Lynch, la sindrome di Gardner, la sindrome di Turcot e la sindrome di Muir-Torre.
Fattori dietetici – Molti studi a livello sperimentale hanno dimostrato che una dieta povera di fibre e ricca di grassi saturi ha un ruolo importante nel favorire lo sviluppo del tumore al colon-retto. Diverse sono le ipotesi riguardo al meccanismo carcinogenetico influenzato dal regime alimentare. Le fibre, così come l'assunzione di vegetali, cereali e frutta, svolgerebbero un ruolo protettivo grazie alla loro capacità di legare e amalgamare i grassi e gli acidi biliari. Si ritiene invece che l'aumento degli acidi biliari dovuto al metabolismo dei grassi saturi sia una delle cause promotrici della cancerogenesi.
Fattori occupazionali – Alcune categorie lavorative, a causa dell'esposizione a determinati agenti, sembrano essere più a rischio (metalmeccanici, operai di fibre tessili sintetiche, lavoratori del settore del legno e del cuoio) di sviluppo del tumore al colon-retto.
Polipi neoplastici – La trasformazione maligna è più frequente negli adenomi villosi (35-40%) e tubulo-villosi (16-22%) rispetto ai tubulari (1-4%), e nelle lesioni multiple e in quelle con dimensioni oltre i 2.5 cm.
Malattie infiammatorie intestinali – Un aumentato rischio di tumore al colon-retto viene associato alla colite ulcerosa. Anche il morbo di Crohn sembra rappresentare una condizione favorente lo sviluppo di tale neoplasia.
Tumore al colon-retto: i sintomi
La sintomatologia del tumore al colon-retto varia a seconda della
stadiazione della malattia e dalla sua localizzazione. Le lesioni
neoplastiche che si sviluppano nel colon destro sono generalmente di grandi
dimensioni e hanno la tendenza a sanguinare con facilità. La sintomatologia
è abbastanza tardiva; le perdite ematiche si mescolano alle feci che, quando
si trovano in questa sede, non si sono ancora del tutto formate. Uno dei
primi segni del tumore al colon-retto può essere un'anemia la quale è
causata dalla perdita di sangue, minima, ma continua; altro segno può essere
la positività al test del sangue occulto nelle feci; sfortunatamente il test
può rendere diversi falsi negativi; non sempre è possibile dimostrarne la
presenza perché il sangue si mescola al contenuto dell'intestino. Ovviamente
lo stato anemico può essere causa di stanchezza, sensazione di affanno anche
per sforzi di lieve entità, dispnea, perdita di peso ecc. Altri sintomi sono
rappresentati da dolore non particolarmente intenso e non continuo
generalmente localizzato nel quadrante addominale destra. Una massa
palpabile situata a destra è sintomo di una situazione avanzata e spesso
incurabile. Un tumore al colon-retto che si sviluppa a sinistra può dar segno di sé più precocemente. I tumori che si formano in questa sede tendono a infiltrare i vari strati delle pareti dell'intestino. I sintomi d'esordio sono solitamente rappresentati da un sanguinamento acuto che ha la tendenza a ripetersi. Il sangue può essere misto alle feci, ma può presentarsi anche separatamente e spesso è ben visibile sulla carta igienica. In molti casi il sangue è misto a muco.
Altri sintomi di un tumore al colon-retto che si sviluppa nella parte sinistra sono stitichezza alternata a diarrea, fastidio a livello addominale, tenesmo, alterazione del calibro delle feci, prurito anale, bruciore anale, sensazione di corpo estraneo a livello del retto. Più tardivamente possono comparire dolori crampiformi, disturbi urinari e la comparsa di una massa palpabile.
Nelle fasi più avanzate dei tumori del colon-retto si registrano un notevole decadimento delle condizioni fisiche, forte dimagramento, perdita dell'appetito, nausea e vomito.
Il tumore al colon-retto può metastatizzare a distanza; gli organi più frequentemente interessati dalle metastasi di questo tipo di tumore sono il fegato, i polmoni, il cervello e le ossa.
Tumore al colon-retto: la diagnosi
Gli esami diagnostici più utilizzati nella diagnosi del tumore al colon-retto sono i seguenti:Endoscopia – Utile in fase di prevenzione, diagnosi e follow-up.
Clisma opaco – Tecnica caratterizzata dal doppio contrasto, è spesso in grado di evidenziare dei segni utili al radiologo. Non immune da falsi negativi.
Tomografia computerizzata (TAC) – Utile nel fornire dati relativi alle dimensioni del tumore ed eventuali rapporti con le strutture adiacenti. Fornisce anche indicazioni sulla situazione dei linfonodi ed è importante per valutare le sedi più a rischio di metastasi.
Risonanza Magnetica Nucleare (RMN) – Distingue bene i linfonodi dalle strutture vascolari anche se la risoluzione non è migliore di quella della TAC effettuata con il mezzo di contrasto.
Ecografia – Metodica utilizzata nella ricerca delle metastasi epatiche. Resta la migliore metodica per dare un quadro preciso del livello di infiltrazione del tumore al colon-retto.
Per quanto concerne i markers, si utilizzano il CEA e il Ca19-9, non tanto a fini diagnostici, essendo poco specifici, ma perché è nota da tempo la loro utilità nella monitorizzazione del tumore al colon retto.
Prevenzione e terapia
Tutti, passati i 50 anni di età dovrebbero eseguire, almeno una volta all'anno, un'esplorazione rettale e la ricerca del sangue occulto nelle feci. In caso di positività a quest'ultimo esame, viene eseguita una colonscopia allo scopo di escludere la presenza del tumore. I soggetti con storia familiare di tumore al colon-retto dovrebbero iniziare la prevenzione a partire dai 40 anni di etàLe terapie per il tumore al colon-retto sono:
La chirurgia del colon viene distinta in chirurgia d'elezione e di urgenza. La prima viene praticata nella maggior parte dei casi (80%), consiste sostanzialmente nella resezione del tratto colico interessato dal tumore con margini liberi dalla malattia. La chirurgia d'urgenza viene praticata nel restante 20% dei casi per occlusione o perforazione intestinale.
La radioterapia ha una funzione soltanto palliativa nel tumore al colon mentre in quello del retto può avere anche uno scopo curativo, viene infatti utilizzata nella fase pre-operatoria in quanto è in grado di ridurre la massa e renderla quindi più facilmente asportabile chirurgicamente.
La chemioterapia viene solitamente distinta in chemioterapia adiuvante e chemioterapia nella fase avanzata. La chemioterapia adiuvante si basa sul presupposto che circa il 50% dei casi possono guarire grazie alla chirurgia. Alcuni studi sembrano mostrare infatti che essa sia in grado di ridurre l'incidenza delle recidive. Diverso invece lo scopo della chemioterapia nella fase avanzata della malattia. Si cerca infatti soltanto di migliorare al meglio la qualità della vita e della sopravvivenza del paziente.
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