Sarcoma
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I sarcomi sono quindi tumori che originano dai tessuti connettivi e si localizzano nelle ossa, nella cartilagine, nei polmoni, nel tessuto adiposo, nei vasi sanguigni e in quelli linfatici.
Sono neoplasie relativamente rare, rappresentando circa il 2-3% di tutti i cancri.
I sarcomi sono neoplasie temibili in quanto hanno una forte tendenza a metastatizzare, in particolar modo per via ematica. Colpiscono generalmente le persone adulte (un'eccezione è rappresentata dal rabdomiosarcoma, una tipologia di sarcoma tipica dell'infanzia) e alcuni di essi mostrano una maggior frequenza nell'età più avanzata.
Quasi il 50% dei sarcomi colpisce le estremità, mentre i rimanenti casi sono distribuiti nel capo e nel tronco.
Esistono molte varianti di sarcoma; la terminologia varia a seconda del tessuto
di provenienza; di seguito elenchiamo le varianti principali: - liposarcoma (sarcoma del tessuto adiposo)
- leiomiosarcoma (sarcoma del tessuto muscolare liscio)
- rabdomiosarcoma (sarcoma del tessuto muscolare striato)
- emangiosarcoma e sarcoma di Kaposi (sarcomi del tessuto endoteliale vascolare)
- condrosarcoma (sarcoma del tessuto cartilagineo)
- fibrosarcoma (sarcoma del tessuto connettivo)
- tumore maligno delle guaine nervose e sarcoma di Ewing (sarcomi del tessuto nervoso)
- GIST (sarcomi delle cellule interstiziali di Cajal), detti anche tumori stromali gastrointestinali.
- dolenzia senza causa apparente che non viene attenuata dall'assunzione di farmaci antinfiammatori. Inizialmente il dolore può essere trascurabile per poi aumentare in modo graduale.
- Tumefazione tendente a un ingrossamento progressivo.
- Frattura, in assenza di trauma, del segmento osseo interessato dal sarcoma.
La diagnosi istopatologica dell'osteosarcoma è complessa dal momento che la classificazione di questo tipo di sarcoma è decisamente eterogenea (ne esistono varie forme che presentano caratteristiche molto diverse fra loro).
Il trattamento dell'osteosarcoma è generalmente multidisciplinare; i protocolli terapeutici prevedono generalmente cicli di chemioterapia nella fase pre-operatoria, trattamento chirurgico e cicli di chemioterapia post-operatoria. La chirurgia ha un peso fondamentale; margini chirurgici corretti sono fondamentali nella prevenzione di recidive locali dell'osteosarcoma.
Nelle forme rare a basso grado di malignità, generalmente l'approccio chemioterapico non è necessario.
La prognosi in caso di osteosarcoma ad alto grado di malignità localizzato alle estremità senza metastasi polmonari è abbastanza buona (poco meno del 70% di possibilità di guarigione); in caso di osteosarcoma al bacino e alle vertebre la prognosi è peggiore. La presenza di metastasi abbassa decisamente le possibilità di guarigione che sono minori del 50%.
La prognosi è migliore negli osteosarcomi a basso di grado di malignità.
Questa forma di sarcoma è la più frequente in soggetti in età pediatrica (l'età media al momento della diagnosi è di circa 5 anni). Questo tipo di sarcoma colpisce molto raramente i soggetti adulti. Può svilupparsi ovunque, ma le zone più colpite sono la testa e il collo (40%); altre zone frequentemente colpite sono l'apparato urogenitale, gli arti e il tronco. Istologicamente esistono due forme di rabdomiosarcoma, la forma embrionale (più frequente, 80% dei casi) e la forma alveolare.
L'eziologia del rabdomiosarcoma è sconosciuta, ma esistono alcuni condizioni patologiche che possono essere associate alla sua insorgenza (sindrome di Li-Fraumeni, neurofibromatosi di tipo 1, sindrome di Beckwith-Wiedemann, sindrome di Costello e sindrome di Noonan).
Spesso il primo segnale è rappresentato dalla comparsa di una tumefazione, di un nodulo o di un gonfiore che possono crescere più o meno velocemente; ovviamente c'è una certa variabilità nei sintomi dipendentemente dalla localizzazione del tumore; non è facile sospettare la presenza di un rabdomiosarcoma perché i sintomi sopradescritti sono molto generici e, in particolare nei bambini, i gonfiori vengono spesso attribuiti a banali traumi che potrebbero essersi verificati nel gioco. Altri sintomi di rabdomiosarcoma possono essere esoftalmo, ematuria, rinorragia, emorragie anali, vaginali, sanguinamento dalla gola, difficoltà nella minzione e nella defecazione ecc.
La diagnosi di rabdomiosarcoma richiede oltre all'anamnesi completa, un prelievo bioptico, esami radiografici del torace (allo scopo di verificare se il torace è l'origine del sarcoma oppure se è la sede di processi metastatici), TAC o RMN della zona nella quale si sospetta la presenza della neoplasia, scintigrafia ossea, esami del midollo osseo ed ecografia.
La terapia può avvalersi di chirurgia, chemioterapia e radioterapia; tali approcci possono essere combinati o utilizzati singolarmente. La scelta del protocollo terapeutica varia a seconda delle condizioni del paziente, dell'età, della localizzazione del sarcoma ecc. Generalmente la chemioterapia viene sempre utilizzata; la scelta della chirurgia deve essere valutata; solitamente è consigliabile nel caso essa sia radicale e senza conseguenze significative sulla qualità della vita. Quando possibile si tende a evitare la radioterapia allo scopo di ridurre le problematiche che potrebbero verificarsi nel lungo periodo.
La sopravvivenza globale è legata alla localizzazione del sarcoma; nei sarcomi che colpiscono l'orbita, la vescica, la vagina e la regione paratesticolare il tasso di sopravvivenza è superiore all'80%; in altri casi va dal 60 al 70%. Nei soggetti con focolai metastatici alla diagnosi, la sopravvivenza è decisamente inferiore, in particolar modo se questi interessano i tessuti osteo-midollari (tasso di sopravvivenza minore del 20%).
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