Vuoi sapere veramente tutto sugli esami clinici?
Rosolia
Copyright by THEA 2009
La rosolia (o rubeola o terza malattia) è una malattia infettiva causata da un rubivirus della famiglia Togaviridae. La rosolia è una patologia che può localizzarsi in diversi organi o tessuti ed è caratterizzata da un indice di contagiosità molto elevato, anche se inferiore a quello del morbillo. Prima che venissero introdotti i vaccini anti-rosolia, un'alta percentuale di persone (80% circa) venivano infettate dal virus della rosolia entro il ventesimo anno di età. Dopo che un soggetto ha contratto il virus della rosolia ne è immune per tutto il resto della vita. Tutti i soggetti che non hanno mai contratto la rosolia o non sono stati vaccinati sono da considerarsi a rischio, ma il contagio è molto più comune nell'età infantile.
Il virus si trasmette in modo simile a quello in cui si trasmette il virus del morbillo e cioè attraverso il contatto diretto con le secrezioni mucose o salivari del soggetto che ha contratto l'infezione oppure tramite l'inspirazione di gocce infette che siano state immesse nell'aria attraverso starnuti, colpi di tosse o anche semplicemente parlando.
La rosolia ha un'incubazione di circa 2-3 settimane e il periodo in cui vi sono possibilità di contagio da un soggetto all'altro inizia da 7 a 4 giorni prima della comparsa dell'esantema e permane per i 4 giorni successivi. La questione cambia se si è in presenza di un soggetto che è stato infettato durante la gravidanza, in questo caso si è in presenza di sindrome congenita e il virus rimane circolante non più per i 7-10 giorni tipici della malattia contratta dopo la nascita, infatti, in caso di sindrome congenita, il periodo di contagiosità può durare molti mesi, addirittura, in alcuni casi, anche più di un anno.

Sintomi della rosolia

La sintomatologia della rosolia è generalmente abbastanza lieve e rimane evidente per circa 5-10 giorni. Molte volte non vi è alcuna manifestazione sintomatologica. I sintomi più comuni sono sono un'eruzione cutanea consistente in piccole macchie rosacee, febbre, dolori articolari, arrossamento della faringe e degli occhi, diminuzione del numero dei leucociti. L'esantema compare prima al volto e al padiglione auricolare, quindi si diffonde agli arti e al tronco, per scomparire nell'arco di un paio di giorni. A volte compare anche una tumefazione a livello dei linfonodi che si trovano alla base della nuca, dietro le orecchie e sul retro del collo.
Il caso di complicanze è molto raro; come succede per altre malattie tipiche dell'età infantile, nel caso la malattia sia contratta nell'età adulta, aumenta il rischio di encefaliti che possono avere anche esito fatale. 

Rosolia e gravidanza

Se nei bambini la rosolia non ha solitamente complicazioni, la patologia può essere molto pericolosa nel caso che a contrarla sia una donna in gravidanza. Esistono infatti gravi rischi per il feto che sono tanto maggiori quanto più la gravidanza è agli inizi. Nelle prime settimane la rosolia può causare un aborto spontaneo o morte intra-uterina; nel caso in cui il feto venga infettato, in particolar modo durante il primo semestre di gravidanza, questi può contrarre la sindrome della rosolia congenita (SRC). Più del 50% di bambini dei bambini affetti da SRC presentano iposviluppo al momento della nascita e, successivamente, ritardo nella crescita; inoltre, molto spesso, questi bambini presentano sintomi a carattere transitorio come anemia emolitica, epatite, epatosplenomegalia, ittero, petecchie, porpora e trombocitopenia. Le conseguenze non transitorie della SRC sono ipoacusia, malformazioni oculari, cardiache e del sistema nervoso centrale.
I rischi di complicazioni fetali diminuiscono, ma non sono nulli, nel periodo che va dalla dodicesima alla ventottesima settimana a motivo dell'azione protettiva esplicata dalla placenta.

Diagnosi, terapia e vaccinazione contro la rosolia

rosoliaLa diagnosi di rosolia è principalmente di tipo clinico. Per quanto la rosolia sia una delle malattie più banali fra le cosiddette malattie infantili, si pone spesso il problema della difficoltà diagnostica dal momento che può essere confusa con il morbillo, specialmente con le forme più leggere di quest'ultimo. Talvolta il dubbio può porsi con la mononucleosi infettiva (che può presentare febbre, esantema e tumefazione linfonodale) e con la scarlattina. Eventualmente si possono ricercare gli anticorpi specifici del virus nel siero.
Per la rosolia non esiste una terapia specifica, questa è solo sintomatica e consiste nel riposo a letto e nella somministrazione di antipiretici come, per esempio, il paracetamolo. Nel caso di complicazioni di origine batterica (otiti, broncopolmoniti) si interviene con antibiotici.
Il miglior modo di prevenire la malattia è la vaccinazione. Il vaccino anti-rosolia è combinato con quelli anti-morbillo e anti-parotite (vaccino trivalente MPR). Tale vaccino è costituito dai tre ceppi virali vivi e attenuati (un ceppo virale attenuato non è capace di provocare la patologia, ma è in grado di stimolare la produzione anticorpale). Approfondimenti sul vaccino trivalente possono essere reperiti cliccando qui
La rosolia è una delle malattie che comportano la denuncia obbligatoria alle autorità sanitarie.


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca