Parotite (orecchioni)

Ultimi aggiornamenti: 2012

Parotite – Patologia infettiva caratterizzata da un’elevata contagiosità e causata da un virus appartenente alla famiglia dei Paramyxovirus (la stessa del virus del morbillo). È popolarmente nota come orecchioni.

 

La parotite, come accennato nella definizione soprastante, è una malattia particolarmente contagiosa, tant’è che si parla di parotite epidemica.

Il contagio interessa generalmente i bambini e gli adolescenti (dai cinque ai quindici anni), ma non è rara l’infezione degli adulti che non hanno avuto la malattia in passato (l’immunità, una volta contratta la parotite, è permanente). La parotite viene trasmessa generalmente tramite contatto diretto (saliva o goccioline emesse con il respiro), ma anche, seppur meno frequentemente, tramite oggetti che sono stati contaminati da saliva o goccioline respiratorie. L’infezione colpisce le ghiandole salivari, più precisamente le parotidi*.

La parotite è una patologia diffusa a livello mondiale; solitamente la sua incidenza risulta maggiore nei mesi primaverili; ogni tre-cinque anni si registrano dei picchi, soprattutto in sedi quali gli asili e le scuole. Nel nostro Paese, grazie anche alle estese vaccinazioni, i casi di parotite sono drasticamente diminuiti nel corso degli ultimi anni. Dai dati forniti dal Ministero della Salute, aggiornati all’anno 2006 (i dati del 2007, anche se ci troviamo nel 2012, sono da considerarsi provvisori) si rileva che dai 64.701 casi segnalati nel 1996 si è passati ai 1.455 casi del 2006.

Il periodo di incubazione dal momento dell’esposizione alle prime manifestazioni cliniche è di 18 giorni circa; durante questo lasso di tempo il virus della parotite si moltiplica a livello della mucosa delle alte vie respiratorie per poi diffondersi ai linfonodi determinando una viremia di tipo transitorio. L’eliminazione del virus avviene attraverso saliva e urine.

Parotite: i sintomi

parotiteLa sintomatologia, in particolar modo nelle primissime fasi, non è specifica; possono registrarsi anoressia, malessere generale, lieve stato febbrile e mal di testa. In seguito il soggetto avverte dolore a un orecchio e la malattia inizia a manifestarsi in modo più specifico. Inizialmente viene coinvolta una sola ghiandola che tende a ingrossarsi progressivamente per circa 3 o 4 giorni; durante questa fase il dolore può essere molto acuto e si registra una notevole ipersensibilità alla palpazione. Solitamente l’altra ghiandola inizia a ingrossarsi un paio di giorni dopo il coinvolgimento della prima; nel 25% dei casi di parotite però il coinvolgimento parotideo è monolaterale. Durante i primi giorni della malattia la febbre può salire arrivando ai 40 °C e il soggetto ammalato può riscontrare difficoltà nella masticazione e nella pronuncia a causa del coinvolgimento del nervo trigemino.

Raggiunto il culmine dell’ingrossamento parotideo, i sintomi iniziano a regredire, la febbre e l’ipersensibilità si risolvono e le dimensioni delle ghiandole tornano alla normalità nel giro di 6 o 7 giorni. Raramente si hanno coinvolgimenti di altre ghiandole salivari.

La diagnosi di parotite

In caso di parotite non complicata, gli esami clinici non danno indicazioni specifiche; si registra, quale segno di infiammazione e infezione, un aumento nella conta dei leucociti.

La diagnosi, visto l’interessamento parotideo, la tumefazione delle ghiandole e l’andamento della febbre, è solitamente abbastanza semplice.

La diagnosi differenziale va posta con la parotite batterica (in cui l’interessamento parotideo è sempre monolaterale), dalle neoplasie delle ghiandole salivari, dalla sindrome di Sjögren e da alcune forme di avvelenamento.

Parotite: le complicazioni

Le complicazioni possono essere molto gravi, specialmente se la parotite colpisce un adulto: la più frequente (un caso su 200) è la meningite parotitica, seguita da altre infiammazioni che colpiscono vari organi, come il pancreas (pancreatite), le ovaie (ooforite) e i testicoli (orchite). Quest’ultima, in rari casi, può portare alla sterilità permanente. Esistono anche gravi complicanze, per fortuna molto rare, che interessano il cervello (meningoencefalite) e il nervo uditivo, con conseguente sordità.  

Il trattamento della parotite

Non esiste un trattamento specifico per la parotite. Nei casi senza complicazioni si utilizza il riposo a letto e un’alimentazione che faciliti la masticazione. Per combattere la febbre e il malessere generale che accompagnano la malattia si somministrano solitamente farmaci antipiretici e analgesici.

Pur non esistendo una cura, è disponibile un vaccino che viene somministrato di solito in associazione a quello contro la rosolia e contro il morbillo (il cosiddetto vaccino trivalente, l’MPR).

La vaccinazione garantisce un’immunità dalla malattia di almeno 10 anni.

 

* Le parotidi sono ghiandole attraversate dall’arteria carotide esterna, dai nervi facciale e auricolo-temporale; hanno una forma acinosa e l’aspetto lobato, presentano abbondante infiltrazione adiposa, pesano circa 30 g e si trovano all’esterno del massetere. Le parotidi versano nella bocca la saliva tramite il dotto di Stenone, che emerge nel vestibolo della cavità orale, in corrispondenza del secondo molare superiore.


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