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Sindrome di Menière
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La sindrome di Menière è una patologia che colpisce l'orecchio interno (labirintopatia), con aumento abnorme di volume e pressione dell'endolinfa (il liquido dell'orecchio interno), definito idrope endolinfatico. È caratterizzata da sintomi come acufeni, ipoacusia e sensazione di "ovattamento", seguiti da vertigini, con crisi che possono durare da pochi minuti a diverse ore, accompagnate da disturbi neurovegetativi, come nausea, vomito, sudorazione intensa. La sintomatologia può anche presentarsi solo a carico dell'apparato uditivo. La malattia ha un andamento alterno, con fasi acute e fasi di remissione, ma si aggrava sempre con il passare del tempo. Nella maggior parte dei casi si presenta in soggetti adulti, di età compresa fra i 20 e i 60 anni; generalmente colpisce un solo orecchio, ma in un quarto dei casi circa si estende anche all'altro.
Circa l'origine e l'eziopatogenesi di questa malattia si sa molto poco; la situazione è complicata dal fatto che con la locuzione sindrome di Menière si indicano spesso diverse patologie dell'orecchio interno. Da questo punto di vista, è difficile che una singola terapia possa risultare efficace in tutti i casi. Quando la malattia raggiunge la sua forma conclamata, la diagnosi è relativamente semplice sulla base del quadro sintomatico, mentre è molto più difficile nelle sue fasi iniziali. Per identificare l'idrope linfatico invece è necessario ricorrere a indagini strumentali particolari, nel caso in cui non vi siano crisi di vertigini o comunque il paziente presenti sintomi diversi dalle forme tipiche.

Le cure della sindrome di Menière

La difficoltà nell'individuare le cause precise della patologia ostacola la definizione di un intervento terapeutico standard. Nei casi di trattamento della riacutizzazione si utilizzano con una certa efficacia farmaci antivertiginosi (benzodiazepine), antistaminici, fenotiazinici, diuretici e sostanze ad azione osmotica (mannitolo, glicerolo). Questi farmaci non sono comunque in grado di arrestare il graduale peggioramento della patologia. Nei periodi fra le fasi critiche si utilizzano cortisonici, vasoattivi periferici, antiaggreganti piastrinici. In casi estremi si ricorre alla terapia chirurgica sul sacco endolinfatico, con l'obiettivo di decomprimerlo o di consentire il drenaggio dell'endolinfa in eccesso. Vi sono poi tecniche demolitive che, se risolvono la sintomatologia, tuttavia provocano danni permanenti all'udito.


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