Ipocondria
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Gli errori dell'ipocondriaco
Se siete molto preoccupati
per la vostra salute, provate a verificare che non si tratti di un attacco
di ipocondria. Esistono due errori tipici che l'ipocondriaco commette. 1) Un solo dato - L'ipocondriaco si fissa su un solo sintomo o su un solo dato (per esempio un valore di un'analisi del sangue). Anziché cercare di correlarlo ad altri sintomi o ad altri dati, "è certo" che quell'unico dato sia collegabile biunivocamente alla terribile patologia. Un mal di testa viene correlato alla presenza di un tumore al cervello, un'alterazione nelle transaminasi a un cancro al fegato e così via. Manca persino la volontà di accertarsi se esistono gli altri fattori diagnostici. In altri termini, all'ipocondriaco non interessa verificare che esistano tutti i sintomi e tutti i riscontri clinici della patologia, riscrive la medicina: per lui ne basta UNO.
2) La ricerca - L'ipocondriaco spesso si bea nel tormento della paura della grave patologia. Procede per eliminazione, ma parte dalle patologie meno gravi, riservandosi quelle più gravi. Quando cade un'ipotesi marginale, sembra dirsi "ecco, avevo ragione, probabilmente ho un tumore...". Manca cioè la logica di partire con l'indagine della grave patologia temuta. Spesso basterebbe un semplice esame del sangue o un semplice esame radiografico per fugare ogni dubbio, ma l'esame è speso rimandato preferendo strategie che comunque non risolvono il problema.
L'aneddoto
Anni fa, era mancato improvvisamente, per un attacco di cuore, un ragazzo della mia età che conoscevo benissimo. La cosa mi aveva impressionato a tal punto che mi capitava spesso di pensare al fatto che una cosa analoga potesse capitare anche a me. Un giorno al campo di atletica dovevo eseguire un allenamento piuttosto pesante per il mio povero cuore, una decina di 400 m intervallati da un riposo di un minuto. L'idea della morte mi assalì a tal punto che le prime prove risultarono lentissime. Nonostante ciò, avvertivo sensazioni spiacevolissime (tachicardia, capogiri, mani fredde ecc.) e una fatica terribile. Arrivai così all'ultimo, ancora preoccupato per la mia salute e per il mio povero cuore. Appena prima di partire mi arrivò però un'illuminazione: se avessi continuato ad avere paura, la mia vita sarebbe stata come quell'allenamento, penosissima e lentissima. Decisi di partire al massimo, convinto che era meglio schiattare piuttosto che vivere per sempre così. Feci un tempo grandioso (per forza ero fresco, visto che nelle prime prove non mi ero spremuto poi tanto!) e da allora non ebbi più paura. Consiglia l'articolo su Google, clicca
