Ipertensione (pressione alta)
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Purtroppo, come dicevamo, la cura è spesso affidata ai farmaci, facendo diventare l'iperteso un vero e proprio laboratorio in cui si cercano di bilanciare certi valori. Il ricorso all'approccio farmacologico per la cura dell'ipertensione dovrebbe essere sempre l'ultima ratio. Tratteremo comunque quest'ultimo argomento più avanti.
Pressione arteriosa: cos'è?
Prima di affrontare nel dettaglio l'argomento ipertensione arteriosa è
opportuno ricordare cosa si intende quando parliamo di pressione arteriosa.
Durante il ciclo cardiaco la pressione è massima in sistole (pressione sistolica, detta anche pressione massima) e minima in diastole (pressione diastolica, nota anche come pressione minima); quando si parla di pressione arteriosa è quindi logico (e noto a tutti) definire due valori, ognuno indicativo di una certa condizione. I valori di normalità sono leggermente influenzati dall'ora del giorno: più alti al mattino, appena svegli, si riducono durante la giornata e tendono a rialzarsi verso sera. I valori aumentano in seguito a uno sforzo fisico o per uno stress emotivo: non di rado i valori rilevati dal medico sono maggiori di quelli rilevati dal paziente quando effettua la misurazione da solo (la cosiddetta ipertensione da camice bianco). Un ulteriore dato statistico è l'aumento della pressione con l'età. Questo fenomeno, una volta considerato del tutto normale, si deve oggi considerare comunque come patologico. L'incremento pressorio è dovuto all'aumentata rigidità dei vasi arteriosi, ma è decisamente più limitato per gli anziani che sono invecchiati "bene".
L'aumento della pressione arteriosa con l'età si può considerare come uno degli indicatori di invecchiamento biologico.
Tradizionalmente la pressione si misura con lo sfigmomanometro (inventato nel 1896 dall'italiano Scipione Riva-Rocci); oggi esistono dei comodi strumenti elettronici che consentono una rilevazione della pressione da parte del paziente seguendo poche e semplici istruzioni. Se da un lato hanno semplificato il controllo, evitando l'intervento del medico, per alcuni soggetti sono diventati una vera e propria ossessione. A meno di stati veramente patologici, è errato attribuire ogni malessere a un innalzamento o a un abbassamento della pressione ed è inutile diventare schiavi delle continue misurazioni.Ipertensione arteriosa: la definizione
Si parla di ipertensione arteriosa per definire una condizione costante in cui i valori pressori risultano più elevati di quelli che sono fisiologicamente considerati come normali. Si dice che una persona soffre di ipertensione arteriosa (o di pressione alta) se la sua pressione diastolica è costantemente superiore al valore di 90 mmHg (ipertensione diastolica) e se la sua pressione sistolica è costantemente superiore al valore di 140 mmHg (ipertensione sistolica); l'utilizzo dell'avverbio costantemente non è casuale, abbiamo infatti visto nel paragrafo precedente che nell'arco di una giornata possono esservi variazioni di tipo transitorio dei valori pressori; tali variazioni possono essere legate ai motivi più svariati; quelli più comuni sono l'orario, gli stati emotivi, l'attività fisica ecc. Non è quindi possibile parlare di ipertensione arteriosa basandosi soltanto un'unica rilevazione che mostra valori pressori più elevati della norma.Tra l'altro, si deve ricordare che c'è una certa confusione nel campo dell'ipertensione arteriosa quando si parla di "valori normali"; vi sono, infatti, numerose definizioni relative a tali valori e non è sempre facile districarsi tra la marea di informazioni al riguardo. Si deve poi considerare che uno stesso ente medico può variare nel tempo le sue definizioni in base a nuove scoperte medico-scientifiche e altre considerazioni.
Le linee guida ESH/ESC (European Society of Hypertension e European Society of Cardiology) definiscono e classificano i valori di pressione arteriosa nel modo seguente:

Tali valori sono uguali o molto simili a quelli proposti da altre organizzazioni mediche; in linea di massima quindi, in una persona adulta, si può parlare di normalità della pressione arteriosa in presenza di valori pari a 140 mmHg per la pressione sistolica (la cosiddetta massima) e a 90 mmHg per la pressione diastolica (la minima).
Ovviamente, come si vede dall'immagine soprastante, il grado dell'ipertensione può essere lieve (ipertensione di grado 1), moderato (ipertensione di grado 2) o severo (ipertensione di grado 3).
Si deve poi ricordare che le varie linee guida hanno un significato di tipo generale e che i valori pressori da soggetto a soggetto possono variare in base a numerosi fattori tra i quali l'età, il peso, il sesso, le abitudini alimentari, la presenza di eventuali patologie associate ecc. Relativamente ai valori massimi considerati accettabili (140/90) è necessario ricordare che essi devono essere portati a 130/80 in tutti quei soggetti che:
- hanno subito un ictus
- hanno subito un infarto cardiaco
- soffrono di altri disturbi di tipo cardiovascolare (angina pectoris, ipercolesterolemia ecc.) o che sono
- sono affetti da insufficienza renale
- sono affetti da insufficienza renale
- sono affetti da diabete.
Ipertensione arteriosa: le forme
Si distinguono due forme di ipertensione arteriosa:- ipertensione arteriosa essenziale
- ipertensione arteriosa secondaria.
L'ipertensione arteriosa essenziale è la forma di ipertensione più comune (circa il 95% dei casi); le cause non sono ancora del tutto note ed è per questo che l'ipertensione essenziale viene considerata una patologia idiopatica multifattoriale. I fattori più comuni legati all'ipertensione essenziale sono la familiarità, il regime alimentare adottato, la condizione di sovrappeso, lo stile di vita sedentario e la presenza di squilibri ormonali.
L'ipertensione arteriosa secondaria riguarda quasi tutto il rimanente 5% dei casi di ipertensione; questo tipo di ipertensione è secondario ad altre patologie o all'assunzione di determinati farmaci. Fra le patologie, sostanze o condizioni che possono portare a ipertensione ricordiamo:
- glomerulonefrite
- pielonefrite cronica
- malattia policistica del rene
- occlusione di un'arteria renale
- feocromocitoma
- sindrome di Cushing
- iperaldosteronismo primario
- ipertiroidismo
- assunzione di amine simpaticomimetiche
- assunzione di cortisonici
- assunzione di ciclosporina
- assunzione di farmaci antiinfiammatori non steroidei.
Ipertensione arteriosa ed età
È di fatto inevitabile parlare di età nella trattazione
dell'ipertensione arteriosa. Molti anni addietro l'ipertensione arteriosa era considerata una patologia praticamente inevitabile legata al fisiologico processo di invecchiamento, tant'è che per calcolare la pressione massima ideale esisteva una pratica formula che prevedeva l'addizione di 100 alla propria età in anni. Oggi una tale visione non è più considerata accettabile dal momento che sono moltissime le persone che giungono in tarda età mantenendo valori pressori ottimali o comunque normali; è però pur vero che leggeri incrementi sono considerati comunque accettabili. Comunque sia, il concetto che l'aumento della propria pressione arteriosa con l'avanzare dell'età sia un fatto ineluttabile è da considerarsi privo di fondamento. Tra l'altro, sorprendentemente, negli ultimi anni sono registrati casi di ipertensione arteriosa anche in persone giovani e talvolta giovanissime; un dato che deve essere considerato decisamente preoccupante e che deve spingere le persone a curare il proprio stile di vita fin dagli anni della gioventù.
I valori normali pressori negli infanti sono molto più bassi di quelli normali delle persone adulte; tali valori sono infatti 70 mmHg per la pressione sistolica e 40 mmHg per la pressione diastolica; con il passare degli anni tali valori salgono progressivamente fino ad assestarsi, verso i 18 anni di età, al valore medio standard di 120/80 mmHg. Se nell'adulto l'ipertensione arteriosa è generalmente quella essenziale, nei bambini i valori superiori alla norma sono generalmente legati a patologie sottostanti (ipertensione arteriosa secondaria). I bambini con valori pressori normali, ma vicini ai limiti considerati come tollerabili hanno più probabilità rispetto ad altri di diventare ipertesi in età adulta. Spesso il problema è legato a un regime alimentare scorretto e alla sedentarietà, due problemi che portano il bambino a una condizione di sovrappeso. È ormai da tutti accettato il fatto che i bambini sovrappeso hanno molte più probabilità rispetto ai bambini normopeso di soffrire, raggiunta l'età adulta, di patologie quali obesità, aterosclerosi, angina ecc. È quindi opportuno che i genitori educhino i propri figli a un corretto stile di vita fin dalla più tenera età, in primis dando loro il buon esempio, e in secondo luogo ricordando l'oro l'importanza di una vita sana e attiva.
In età adulta i valori pressori dovrebbero rimanere quelli che vengono mediamente registrati al compimento della maggiore età (ovvero 120/80 mmHg); stiamo parlando in questo caso di persone sane; sfortunatamente abbiamo visto che molte volte ciò non si verifica e si hanno casi di ipertensione persino in età preadolescenziale. Fino all'età di circa 40 anni i soggetti più a rischio di ipertensione arteriosa sono i maschi, la tendenza si inverte però dopo i 45-50 anni, quando molte donne entrano in menopausa; l'organismo femminile risente infatti della mancanza dell'azione protettiva legata alla maggiore presenza di estrogeni che si registra durante l'età fertile. Il rischio di ipertensione arteriosa nei soggetti di sesso femminile risulta tanto più alto quanto più precocemente la donna è entrata in menopausa.
Dopo il sessantesimo anno di età si registrano mediamente valori pressori lievemente più alti di quelli registrati nelle prime fasi dell'età adulta (l'aumento riguarda più spesso la pressione massima); il motivo di tale aumento è probabilmente dovuto al fatto che con l'età si verifica comunque un certo aumento della rigidità dei vasi arteriosi; per ridurre al minimo il rischio di un rialzo pressorio, ancorché minimo, è necessario adottare in età adulta tutte le forme di prevenzione possibile, in primis un buon stile di vita.
Ipertensione: attenzione alla minima o alla massima?
Poiché i valori che identificano la pressione sono due (minima e massima), è logico porsi il problema a quale dei due valori si debba prestare più cura nel caso di ipertensione. In passato era la minima (diastolica) la più gettonata; oggi si è compreso che il modello dell'iperteso è complesso e se ci sono due valori non si può che non tener conto di entrambi. Alcune ricerche hanno rilevato che i rischi legati a una pressione massima (sistolica) alta sono maggiori di quelli derivanti da una minima elevata. Importanza deve essere data anche alla pressione differenziale (differenza fra massima e minima). Infatti nell'anziano la minima tende a ridursi, mentre la massima aumenta a causa della ridotta elasticità delle arterie. Una pressione differenziale alta può essere cioè il sintomo di una cattiva condizione dei vasi.Trattare l'ipertensione arteriosa: il giusto approccio
Come già abbiamo accennato nella parte introduttiva di questo articolo,
molto spesso, il trattamento del problema ipertensione arteriosa viene
frettolosamente demandato ai farmaci. Un tale approccio non è sempre
condivisibile, infatti il ricorso ai farmaci non sempre è giustificato
perché: - l'ipertensione arteriosa è aggravata da una serie di fattori che sono comunque un rischio per la salute: curandola con i farmaci s'induce il paziente a perseverare nella sua condotta di vita errata.
- I farmaci hanno spesso pesanti effetti collaterali che riducono sensibilmente la qualità della vita del paziente. Se l'ipertensione non è severa in presenza di un buon stile di vita, che senso ha guadagnare qualche anno di vita (per esempio morire a 88 anni anziché a 83) dopo essersene guastati almeno 20 o 30 per gli effetti collaterali dei farmaci?
- il sovrappeso
- il fumo
- l'inattività fisica
- lo stress.
Sul ruolo del sale il discorso non è così chiaro, anche se tutti i medici consigliano agli ipertesi di moderare il cloruro di sodio (consiglio valido anche perché il sale è assunto comunque in dosi non necessarie).
Se dopo aver eliminato i fattori sopraccitati la pressione resta ancora decisamente alta, allora si deve intervenire con i farmaci. Sicuramente assumere farmaci per il controllo della pressione arteriosa (diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, Ace-inibitori, inibitori dell'angiotensina - alfa1-bloccanti ecc.) provoca effetti collaterali e quindi la cura farmacologica deve essere condotta in stretta collaborazione con il medico, con continuità e senza interventi autonomi (come la riduzione delle dosi quando la pressione si riduce).
Ipertensione arteriosa: approfondimenti
L'argomento ipertensione arteriosa può essere approfondito con la lettura dei seguenti articoli:Ipertensione arteriosa e attività fisica
Ipertensione e corsa
Ipertensione sotto sforzo
La dieta per l'ipertensione
Holter
IL COMMENTO
Ho un dubbio riguardo la pressione sanguigna; recentemente ho letto un articolo secondo il quale il body building aiuta ad abbassare la pressione o a tenerla sotto controllo, poi due giorni fa ho letto il contrario: chi fa body building rischia di avere una pressione alta... Come devo regolarmi? Grazie per l'attenzione! Stefano.Il body building non serve minimamente ad abbassare la pressione. Sono solo le attività aerobiche (corsa, ciclismo, nuoto di resistenza, sci di fondo ecc.) che abbassano la pressione. È anche vero che il body building non la alza. Quello che forse hai letto si riferisce alla pericolosità degli sforzi massimali nel body building. Durante uno sforzo massimale, la pressione sanguigna aumenta bruscamente e ciò, alla lunga, può causare problemi. Per esempio, il 2% della popolazione ha aneurismi cerebrali che possono rimanere silenti per tutta la vita e non dare alcun problema. Gli aumenti pressori possono però aggravare la situazione e renderla critica. È per questo motivo che chi va in palestra dovrebbe preferire gli esercizi con molte ripetizioni (tipo 30 sollevamenti da 50 kg) a quelli massimali (tipo un sollevamento da 200 kg). Questo a prescindere dall'effetto allenante.
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