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Intolleranze: facciamo il punto
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Il video - Le intolleranze alimentariLe intolleranze sono molto di moda e purtroppo una parte della medicina convenzionale le sopravvaluta. I fatti a oggi certi sono:
  • Nessuno sa cosa sono.
  • Sono note scientificamente l'intolleranza al glutine (celiachia) e quella al lattosio; alcune allergie vengono scambiate per intolleranze (come quella per il nichel).
  • I test antintolleranza non funzionano.
  • Il 90% delle presunte intolleranze sono intolleranze di secondo livello o false intolleranze.

Nessuno sa cosa sono

Le spiegazioni che danno i fautori delle intolleranze sono di una genericità assoluta, senza termini scientifici precisi (i pochi presenti sono negativi, del tipo "le intolleranze NON sono ecc."), a metà strada fra la spiegazione di uno stregone e la spiegazione di un "filosofo" alimentare. Leggiamone alcune prese dalla rete e pubblicate su siti di un certo spessore. I nostri commenti in rosso.
 
L'intolleranza alimentare invece agisce in relazione alla quantità di alimenti non tollerati ingeriti e con un fenomeno di accumulo di cosiddette "tossine" nell'organismo… Le cosiddette tossine nessuno le specifica mai, né chimicamente né biologicamente.
L'intolleranza alimentare non è esattamente un'allergia, ma può mantenere in piedi un'allergia vera e propria. Vi sembra preciso???
L'intolleranza alimentare è sempre dose-dipendente ed è determinata da molecole particolari farmacologicamente attive presenti negli alimenti, oppure conseguente ad un disturbo della digestione o dell'assorbimento dei principali costituenti alimentari. Quali molecole? Nessuno lo dice mai...
 
L'ultima definizione, forse la più precisa, spiega chiaramente perché le intolleranze sono una bufala. Infatti dire che si è intolleranti a un cibo è un'approssimazione scientifica inaccettabile. Un medico che dice a un paziente che è intollerante per esempio al pomodoro è equivalente a un medico che si esprime su una forma tumorale dicendo che è "un brutto male". Infatti non è mai l'alimento che può causare intolleranza, ma una molecola contenuta nel cibo. Non si è intolleranti al frumento, ma al glutine, un gruppo di proteine contenute in alcuni cereali. Questa banale constatazione fa crollare il tentativo di mettere in piedi test per le intolleranze basati su cibi (tutti quelli che ci sono in giro!). Infatti non ha senso provare il paziente con un cibo, si deve provarlo con una molecola fisiologicamente attiva. Solo che le molecole possibili sono milioni. Non tutti i broccoli sono uguali, alcune varietà contengono sostanze che altri non contengono: che senso ha parlare di intolleranza al broccolo? Pensiamo alle decine di pani diversi con ingredienti diversi. Che senso ha parlare di intolleranza al pane?
Quindi:

diffidate di chi vi dice che siete intolleranti a un cibo: scientificità nulla!

Le intolleranze note

Sono quella al glutine e al lattosio. Si può ipotizzare che se ne scopriranno altre, ma è importante notare che queste intolleranze si rivelano con esami molto precisi. Per esempio per l'intolleranza al glutine, la diagnosi di celiachia si effettua mediante dosaggi sierologici: gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG), gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA). Recentemente è stato messo a punto un nuovo test per il dosaggio di anticorpi di classe IgA, gli Anti-transglutaminasi.
Insomma la diagnosi avviene non certo con l'analisi di un capello o con test ottimistici e sbrigativi. Notiamo comunque ancora una volta che il test ricerca entità ben più fini del generico concetto di cibo.
Un consiglio ai fautori delle intolleranze:

invece di colpire i cibi, cercate di studiare le eventuali molecole (sostanze) che possono causare il problema.

 

I test non funzionano

A prescindere dal tipo di test e dalla stupenda spiegazione che vi danno, dovrebbe essere ormai chiaro che un test non dovrebbe indagare il cibo, ma le centinaia di sostanze contenute in esso. Per saperne di più abbiamo aggiornato la situazione dei test sulle intolleranze.

Le false intolleranze

intolleranze alimentariMa allora perché il concetto di intolleranza ha così successo? Per i seguenti motivi:
  • promette di risolvere tante fastidiose patologie in modo semplicistico (elimino un cibo!).
  • È comunque supportato da terapeuti che, grazie alla loro preparazione, possono facilmente dare spiegazioni a chi è dotato di scarso spirito critico. In effetti, i test antintolleranze a una prima passata sembrano "credibili".
  • Eliminando una serie di cibi, molti soggetti stanno effettivamente meglio.
La comprensione dell'ultimo punto è fondamentale. Ma come? Se molte intolleranze sono false, perché il soggetto migliora eliminando una serie di alimenti?
Spieghiamolo con un'analogia.
Consideriamo Tizio, quarantenne in sovrappeso; gli facciamo fare uno sprint di 100 m. Al termine Tizio è paonazzo, respira affannosamente e ha sensazioni spiacevolissime. Soluzione sbrigativa e disastrosa: Tizio è intollerante alla corsa, "non correre più!" è il consiglio che ci sentiamo di dargli. Con questa soluzione Tizio non corre più, ma dopo una ventina di anni ha un infarto e muore mentre sale una semplice rampa di scale. Cos'è successo? Tizio non era intollerante alla corsa, era semplicemente un sedentario non allenato; il consiglio (non correre più!) ha addirittura facilitato l'infarto, perché Tizio ha continuato a vivere nella sedentarietà e con un'alimentazione scorretta.
Ora dovrebbe essere chiaro il concetto di intolleranza di secondo livello: non è una patologia, ma è un sintomo di una patologia. E c'è una bella differenza fra malattia e sintomo!
Non a caso, l'ultima definizione che abbiamo dato all'inizio dell'articolo parla di disturbi dell'assorbimento o della digestione. Se per esempio il soggetto ha problemi gastro-intestinali è ovvio che la sua digestione non avviene correttamente; in particolare alcuni cibi possono essere mal digeriti e provocare tutta una serie di sintomi spiacevoli. Eliminandoli, la qualità della vita del soggetto migliora, ma resta sempre un soggetto debole con una situazione dell'apparato digerente non ottimale. L'intolleranza all'alimento non è cioè la causa del problema, ma è uno delle conseguenze (ed è perciò detta di secondo livello). Si pone pertanto una domanda fondamentale: è più opportuno eliminare l'alimento o la causa che è alla radice del problema digestivo? Con un'analogia spieghiamo perché è preferibile rimuovere la causa e costruirsi un corpo forte e sano piuttosto che fuggire ed eliminare tutta una serie di alimenti che il nostro corpo non sa gestire. Si consideri un depresso e la sua "intolleranza alla vita". Qual è quello psichiatra che consiglierebbe al depresso, visto che è intollerante alla vita, di suicidarsi?
Analogamente è una situazione semplicistica e penalizzante eliminare una serie di alimenti senza capire perché il nostro fisico li rifiuta e senza cercare di educarlo ad accettarli (quando ciò è possibile, per esempio quando trattasi solo di disabitudine nel trattare l'alimento).
Quali sono le cause delle intolleranze di secondo livello? Riassumiamole.
  • Disturbi dell'apparato digerente (in genere lievi, ma non sempre; si pensi a una diverticolosi, così comune nella popolazione senza che possano esserci sintomi particolarmente appariscenti nei casi agli esordi o comunque non gravi). Soluzione: indagare con un gastroenterologo.
  • Disturbi emotivi. Ansia, depressione, stress o una situazione psicologica non ottimale si ripercuotono immancabilmente nella gestione dei cibi. Non a caso molti "intolleranti" riferiscono che alcune volte riescono a "digerire" un certo alimento e altre volte no. Se, travolta da un ritmo di vita sbagliato, una persona non ha tempo per la cura del proprio corpo come può sperare che questo funzioni bene? Soluzione: cercare un maggiore equilibrio di vita.
  • Scorretto stile di vita. Chi ha una cattiva alimentazione, è sedentario e in genere ha una visione troppo soft dell'esistenza è sicuramente predisposto a una cattiva gestione dei cibi. Se una persona non supera il test del moribondo come può sperare che il suo apparato digerente funzioni alla perfezione. Prima di parlare di intolleranze, provate veramente a cambiare vita, a diventare più forti. Chiedetevi: intolleranza ai cibi o intolleranza alla vita?
Nel 1900 la vita media degli italiani era di 43 anni, oggi è quasi raddoppiata. Ovvio che i progressi della medicina convenzionale hanno permesso di salvare molte giovani vite che in altri tempi non ce l'avrebbero fatta. Senza scomodare inquinamenti o, nostalgicamente, condizioni di vita precarie rispetto al passato, è lecito supporre che nella popolazione ci sia una fascia di soggetti più deboli, la fascia che cento anni fa non sarebbe riuscita a superare i 30-40 anni.
Prima ricerca - Abbiamo esaminato 86 casi di soggetti che lamentavano presunte intolleranze (nessuno di essi era risultato intollerante ai test per la celiachia o per il lattosio condotti con i metodi della medicina ufficiale) e che erano risultati positivi a test vari nell'ambito della medicina alternativa. Molti di essi lamentavano sintomi genericamente riconducibili all'apparato digerente, altri stanchezza, altri sintomatologia dermatologica o respiratoria. Alla fine dell'esame un risultato eclatante: NESSUNO di loro aveva un buon stile di vita. Alcuni erano deficitari nella parte salutistica (fumo e alcol), altri nella parte nutrizionistica (sovrappeso), altri nella parte riguardanti l'attività fisica (nessuno sport praticato o praticato in condizioni di low training), altri infine non erano soggetti equilibrati (senza arrivare ai casi di stress, ansia, depressione, basta ricordare molti avevano personalità personalità critiche, quella svogliata in primis).
Seconda ricerca - Nel periodo fra il 2005 e il 2008 ho verificato l'incidenza dell'intolleranza al lattosio nella popolazione dei podisti amatoriali. Preso come campione soggetti fra i 20 e i 55 anni che percorrevano almeno 50 km alla settimana, ho esaminato 620 runner e solo il 12% si è dichiarato intollerante a latte, latticini, formaggi. Una percentuale decisamente inferiore a quella che normalmente si trova nella popolazione. La spiegazione più semplice è che con un ottimo stile di vita si evitano le false intolleranze al lattosio, cioè quelle che derivano da un'altra causa, da un'altra patologia (sono cioè secondarie). Molte persone intolleranti al lattosio (la diagnosi è spesso approssimativa e basata unicamente sui sintomi in relazione all'assunzione di latte) si presentano come soggetti con un fisico (e spesso una psiche) non particolarmente resistente e sovente necessitano di attenzioni molto particolari per non incorrere in malanni e fastidi tutto sommato banali.
Concludendo: il consiglio di fortificare il fisico e di avere un ottimo stile di vita (anziché evitare questo o quello) appare scontato.

E le vere intolleranze?

Come detto, non si può escludere che in futuro si troveranno altre sostanze (non cibi!) che possono causare intolleranze, anche se la percentuale della popolazione con vere intolleranze risulterà sempre piccola. Chi pensa di essere un vero intollerante (non valgono cioè le tre cause possibili delle false intolleranze), può cercare di scoprire qualcosa con test empirici, ma razionali; lasciando perdere quelli basati su pseudoscienza. La situazione delle intolleranze è come quella della medicina del XVII sec. nei confronti della peste. Tante belle teorie che non risolvevano nulla.


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