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Herpes zoster (Fuoco di Sant'Antonio)
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Con herpes zoster (noto popolarmente come fuoco di Sant'Antonio) si fa riferimento a una patologia di tipo cutaneo-nervoso che viene provocata dall'herpes virus umano 3 (anche virus varicella-zoster), l'herpes virus che è anche responsabile della varicella. L'herpes zoster viene anche definito ganglioradicolite posteriore acuta (o ganglioradicolite posteriore zosteriana). Il termine zoster è di origine greca e significa cintura.
Nella quasi totalità dei casi la patologia è dovuta alla riattivazione endogena del sopracitato herpes virus che rimane latente nell'organismo dopo l'infezione primaria varicellosa.
Il virus della varicella non viene eliminato dall'organismo, esso rimane generalmente latente per tutto il corso della vita nelle cellule dei gangli delle radici nervose spinali e in un certo numero di casi (circa 10-20%) il virus si risveglia, generalmente dopo i cinquanta anni di età e provoca l'herpes zoster. I soggetti che non si sono mai ammalati di varicella sono immuni dall'herpes zoster.
Fu un pediatra ungherese, James Bokay, nel 1892, il primo che intuì la relazione tra varicella ed herpes zoster dopo che aver osservato che diversi bambini avevano contratto la varicella dopo essere stati a contatto con persone adulte affette da herpes zoster. Fu solo molti anni dopo però che si capì che l'herpes zoster era la conseguenza della riattivazione del virus della varicella contratto precedentemente, generalmente nei primi anni d'infanzia.
Nel corso degli anni il virus attraversa periodi in cui si verifica la sua riattivazione, ma il soggetto non avverte alcuna sintomatologia; ciò avviene perché, negli individui sani, la risposta immunitaria è sufficiente a neutralizzare l'attacco virale, generalmente blando; nel soggetto si ha cioè una sorta di equilibrio fra la virulenza del virus e la capacità immunitaria dell'organismo ospite. Il problema si verifica però quando questo equilibrio viene a mancare perché le difese immunitarie del soggetto scendono al di sotto di un determinato livello; in questi casi il virus è in grado di moltiplicarsi, diffondersi e dare luogo alla tipica sintomatologia. Il motivo per cui tale il livello delle difese immunitarie decresce può essere conseguente a fattori di tipo fisiologico (con l'invecchiamento le difese immunitarie sono meno efficienti), di tipo patologico (per esempio le patologie che coinvolgono pesantemente il sistema immunitario) oppure di tipo iatrogeno (ne sono un esempio le terapie immunosoppressive).
Da quanto sopra riportato si intuisce perché la patologia colpisca generalmente i soggetti adulti (anche se l'incidenza nei bambini, per quanto bassissima, non è nulla), in particolar modo le persone anziane e i soggetti affetti da patologie quali linfomi, neoplasie, emopatie e coloro in cui è presente un deficit dell'immunità cellulo-mediata (l'immunità cellulo-mediata è una risposta da parte del sistema immunitario che non coinvolge gli anticorpi) come nel caso, per esempio, delle persone che HIV positive o che si sottopongono a trattamenti immunodepressivi.
Non esistono fattori predisponenti alla patologia legati alla razza o al sesso.

Le forme di herpes zoster

Sono numerose le forme di herpes zoster e generalmente vengono classificate in base al dermatomero interessato dalla riattivazione del virus herpetico (il dermatomero è la zona cutanea che è innervata da una singola radice spinale posteriore).
Tutti i dermatomeri possono essere interessati dalla patologia; la forma più frequente (e anche la più facilmente riconoscibile) è l'herpes zoster intercostale. Altre forme di herpes zoster sono le seguenti:
  • herpes zoster cervicale
  • herpes zoster lombo-femorale
  • herpes zoster lombo-inguinale
  • herpes zoster dei segmenti sacrali
  • herpes zoster dei nervi cranici (la forma più grave è l'herpes zoster oftalmico)
  • herpes zoster del ganglio genicolato (la causa della cosiddetta sindrome di Ramsay-Hunt)
  • zoster sine herpete (ovvero zoster senza eruzione, una forma rara che può essere difficile da diagnosticare).

I sintomi dell'herpes zoster, le complicanze e la diagnosi

herpes zosterL'herpes zoster è caratterizzato da un'eruzione vescicolare molto dolorosa localizzata a livello di un singolo dermatomero tant'è che alcuni autori definiscono tale patologia come "varicella di un singolo dermatomero".
In alcuni casi l'eruzione cutanea è preceduta da febbre, astenia, cefalea e senso di malessere generale. In altri casi si registra anche adenopatia. Nel herpes zoster intercostale, la forma che si registra più frequentemente, l'eruzione si distribuisce monolateralmente a livello toracico, lungo le coste; la forma dell'eruzione ricorda una cintura (da qui il termine greco corrispondente). Le chiazze eritematose si trasformano nel giro di breve tempo in maculo-papule che, a loro volta, si trasformano in vescicole dal colore chiaro che successivamente diventeranno delle croste. L'eruzione cutanea è, come detto, associata a un dolore che in alcuni casi può essere talmente intenso da impedire addirittura al soggetto di addormentarsi.
In alcuni punti della zona interessata dall'eruzione cutanea possono registrarsi fenomeni, più o meno accentuati, di ipostesia.
Il fuoco di Sant'Antonio guarisce generalmente nell'arco di tre o quattro settimane; le recidive sono rare, ma pur sempre possibili (si è osservato che circa il 5% dei soggetti colpiti da herpes zoster va incontro a un altro episodio della patologia durante il corso della sua esistenza; il verificarsi di più di due episodi di herpes zoster nel corso della propria esistenza è da considerarsi un evento eccezionale).
Non è detto che una volta scomparse le croste, il dolore cessi; una delle complicanze più frequenti dell'herpes zoster infatti è la cosiddetta nevralgia post-erpetica; il dolore tipico della patologia può perdurare per lunghi periodi di tempo, mesi o addirittura anni; in alcuni casi il dolore può avere effetti invalidanti. Il permanere del dolore è probabilmente da ricercarsi nel persistere di un processo infettivo produttivo a basso livello nei gangli nervosi. Altre complicazioni da herpes zoster registrate abbastanza comunemente sono il prurito cronico nella zona interessata e la sovrinfezione batterica delle vescicole.
Le complicazioni a livello di sistema nervoso centrale sono rare, ma non sono da escludere a priori.
La diagnosi di herpes zoster è generalmente molto facile (fatta eccezione per la forma sine herpete) ed è quasi sempre sufficiente l'esame clinico; è molto poco frequente il ricorso a indagini sierologiche o virologiche (che sono le stesse che vengono utilizzate per diagnosticare la varicella).  
La diagnosi differenziale si pone con diverse altre patologie o condizioni fra le quali si ricordano gli esantemi virali, l'eritema multiforme, l'orticaria papulosa, l'eruzioni da medicinali, la dermatite erpetiforme, la dermatite da contatto ecc.

Trattamento dell'herpes zoster

fuoco di Sant'AntonioCome già accennato in precedenza, nei soggetti non immunodepressi l'herpes zoster guarisce generalmente nel giro di tre o quattro settimane.
Gli scopi della terapia sono quelli di ridurre la replicazione del virus, limitare l'estensione dell'eruzione vescicolare, ridurre gravità e durata della patologia, scongiurare la diffusione del processo infettivo ad altre zone del sistema nervoso e tentare di prevenire la nevralgia post-erpetica.
Il trattamento si basa sulla somministrazioni di farmaci ad azione antivirale; uno dei farmaci  più utilizzati è l'aciclovir (800 mg) che generalmente viene somministrato 5 volte pro die per via sistemica per circa una settimana; altri farmaci antivirali usati in caso herpes zoster sono il valaciclovir, il famciclovir e la brivudina.
Per il trattamento del dolore durante la fase acuta della patologia vengono utilizzati farmaci antinfiammatori non steroidei, oppioidi, gli antidepressivi triciclici e il gabapentin. Si ipotizza che i farmaci antidepressivi triciclici e il gabapentin possano svolgere anche un'azione preventiva nei confronti della temuta nevralgia post-erpetica. L'utilizzo di farmaci corticosteroidi per ridurre la risposta infiammatoria non trova concordi tutti gli autori. Anche per quest'ultimo tipo di farmaci si ipotizza un'azione preventiva nei confronti della nevralgia post-erpetica.


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