La prevenzione del tumore al seno
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Valutazione dei fattori di rischio - Si dividono in fattori
non modificabili e modificabili: tra i primi vi sono l'età (l'80% dei tumori
al seno colpisce donne con età superiore ai 50 anni) e la familiarità
(presenza in famiglia di casi di tumore al seno). Sulla familiarità però ci
sono delle discrepanze tra le indicazioni fornite: la WHO considera solo i
parenti di primo grado (madre o sorella) e stima (in un rapporto del 2001)
che il fattore di rischio complessivo sia intorno all'8% per donne che non
hanno avuto casi familiari di tumore al seno, del 13% per chi ha avuto un
caso nei parenti di primo grado e del 21% per chi ha avuto due casi. Le
indicazioni della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) invece
indicano come familiarità anche i parenti di secondo grado (nonne, zie).
Altri fattori di rischio sono alcuni tipi di alterazioni genetiche (in
particolare le modificazioni genetiche BRCA1 e BRCA2 e la presenza del gene
dell'atassia-teleangiectasia, ATM), anche se le ricerche più recenti (2002)
non sono ancora in grado di chiarire la relazione tra queste mutazioni
genetiche e i casi di familiarità. Tra i fattori di rischio modificabili ci
sono sicuramente l'obesità (specie in età giovanile), il fumo e il periodo
prolungato di fertilità (prima mestruazione precoce, menopausa tardiva,
assenza di contraccezione ormonale).Ogni donna dovrebbe conoscere i propri fattori di rischio non modificabili e ridurre o eliminare quelli modificabili (per esempio, smettere di fumare o controllare il peso corporeo).
Non è un fattore di rischio l'aborto effettuato entro il primo trimestre, come evidenziato da un documento ufficiale della WHO (Fact Sheet 240, giugno 2000), basato su numerosi studi dal 1989 al 1998.
Fattori di diminuzione del rischio (protezione dal cancro al seno) - Una gravidanza prima dei 30 anni di età è citata dalla LILT come un fattore in grado di ridurre il rischio di contrarre il tumore al seno. Uno studio recente [1] citato anche dall'associazione internazionale Susan Komen Breast Cancer Foundation indica che l'esercizio fisico, anche blando (lo studio specifica 1,3 ore alla settimana!) riduce del 20% il rischio di contrarre il tumore al seno. La LILT indica addirittura una diminuzione del 40% del rischio (probabilmente associato a un esercizio fisico maggiore e/o più intenso?). Lo studio di riferimento citato nel Journal of the National Cancer Institute [1] mette in evidenza però due aspetti: il guadagno è indipendente da altri fattori, quindi significa che è comunque presente, a prescindere dalla razza (è uno dei pochi studi che separa le statistiche per le donne di colore), dall'età, dall'indice BMI, dalla situazione ormonale (menopausa, terapia sostitutiva), dall'uso di contraccettivi orali, mentre tale guadagno si annulla nel caso di presenza di familiarità (di primo grado).
Esame di auto-palpazione - A partire dai 16-18 anni di età ogni donna dovrebbe effettuare l'auto-palpazione del seno una volta al mese, al termine del ciclo; questa semplice strategia consente di identificare noduli anomali da sottoporre a ulteriori analisi. Questo esame, benché suggerito nella letteratura medica a partire dagli anni cinquanta, si è affermato nelle campagne di prevenzione a partire dal 1990. La WHO evidenzia però che nel 2000 la percentuale di donne che la effettua è limitata (da un 30% nei paesi più sviluppati, come gli USA, a un minimo 10% o ancora meno nell'est asiatico).
Non basta effettuare l'analisi, ma occorre farlo in modo corretto (in due posizioni, sia in piedi sia sdraiate, secondo le indicazioni ampiamente standardizzate). La WHO indica infatti che alcuni studi suggerirebbero un'efficacia limitata dell'auto-palpazione, se condotta in modo non completo. Uno studio cinese citato dalla WHO avrebbe addirittura dimostrato l'inefficacia di tale metodo. La discrepanza di tali studi è però legata ai differenti campioni di donne (variano molto da paese a paese) e all'impossibilità di avere un riscontro oggettivo dell'accuratezza dell'esame. Pertanto risulta fondamentale praticare questa indagine in modo corretto, anche con l'aiuto di un controllo periodico di un medico specialista (ginecologo o senologo).
Esami
clinici - I principali esami clinici sono: l'ecografia
e la
mammografia. La più evidente discrepanza tra
le istruzioni di prevenzione fornite dai vari organismi che si occupano
dell'argomento riguarda la frequenza con cui effettuare questi controlli.
Sono due esami complementari, nel senso che danno indicazioni diverse:
l'ecografia evidenzia noduli solidi o liquidi (cisti) e permette di
controllare i linfonodi, mentre lo scopo della mammografia è evidenziare le
microcalcificazioni, primo indizio possibile di un tumore (anche se esistono
microcalcificazioni benigne). La WHO dà indicazioni leggermente diverse
rispetto a quelle che comunemente si trovano nelle campagne di prevenzione
italiane e sulla stampa. In particolare, la WHO indica come frequenza
ottimale per massimizzare i benefici, un controllo ogni due-tre anni,
specificando che esiste un'efficacia limitata di prevenzione nella
fascia di età tra i 40 e i 49 anni, mentre risulta importante (fino a una
riduzione del 70% della mortalità) nella fascia d'età tra i 50 e i 59 anni.
Uno studio citato dalle indicazioni del WHO per la prevenzione (Shapiro,
1997) ha indicato una bassa capacità della mammografia di rilevare i tumori
prima dei 50 anni, mentre uno studio canadese del 2000 (Miller et al.)
ha addirittura affermato che la mammografia non ha aggiunto alcun vantaggio
alla diagnosi precoce. Le indicazioni della LILT sono invece quelle di
effettuare una mammografia ogni anno, a partire dai 40 anni di età. La WHO
evidenzia però come possibile rischio indotto l'esposizione alle radiazioni
della mammografia, specialmente in alcune popolazioni a rischio (donne già
esposte a radiazioni per motivi terapeutici o a esplosioni radioattive).
Inoltre sottolinea, paradossalmente, che l'efficacia del riscontro
diagnostico della mammografia risulta più basso per le donne considerate a
rischio per familiarità o alterazioni genetiche. Un esame poco utilizzato è
la Risonanza Magnetica (RMI), anche se alcuni studi preliminari sembrano
aver messo in luce una maggior capacità di evidenziare i tumori rispetto
alla mammografia. Tuttavia tali ricerche sono condotte su un numero troppo
limitato di donne e non citano le ricadute degli effetti dell'uso della
risonanza magnetica sugli indici di mortalità.In caso di riscontro dubbio dell'ecografia e della mammografia, si può procedere a un prelievo del tessuto con un ago apposito (sotto la guida eventualmente dell'ecografo nel caso in cui il nodulo non sia palpabile e identificabile al tatto) e al successivo esame citologico, cioè l'indagine al microscopio per identificare il tipo di cellule.
Da notare che nel caso di ecografia e mammografia, risulta fondamentale rivolgersi a personale preparato e competente, non solo per evitare di trascurare indizi importanti ai fini di una diagnosi il più possibile precoce, ma anche per evitare che il medico prescriva ulteriori indagini inutili e invasive per ovviare alla mancanza di esperienza nella capacità di interpretare le immagini mediche.
NOTA - In questo articolo si parla di prevenzione del tumore al seno perché questo è il termine correntemente usato. Si deve però rilevare la non razionalità del termine "prevenzione del tumore al seno" correlato a una serie di tecniche e/o strategie che si limitano a ricercare il tumore nella sua fase iniziale (quindi non si può parlare di prevenzione perché il tumore c'è già). Sarebbe più corretto utilizzare la frase "prevenzione dei danni del tumore al seno".
[1] Bernstein L, Patel AV, Ursin G et al. Lifetime Recreational Exercise Activity and Breast Cancer Risk Among Black Women and White Women. Journal of the National Cancer Institute. 2005;97:1671-9.
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