Depurazione delle acque
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Tecniche di depurazione delle acque – Per risolvere l'enorme problema del fabbisogno idrico sono in corso ricerche approfondite per il reperimento di nuovi giacimenti d'acqua, ma contemporaneamente si intensificano le tecniche per una sempre più efficace depurazione delle acque prima dello scarico nel corpo idrico, sia per consentire a certi settori industriali un razionale impiego delle acque con adatto riciclo, sia per rendere utilizzabili acque che per composizione o localizzazione non lo erano. Quest'ultima possibilità già attualmente riveste una notevole importanza destinata però ad accentuarsi sensibilmente, grazie alla dissalazione di acque di mare o salmastre, realizzabile mediante numerosi processi con risultati apprezzabili sia qualitativamente che economicamente. Le acque utilizzate in lavorazioni, processi e cicli industriali devono presentare determinate caratteristiche in relazione ai particolari impieghi cui sono destinate e pertanto le tecniche di depurazione variano secondo i requisiti chimici, fisici o anche batteriologici richiesti. Le acque destinate a usi civili subiscono invece una serie ben definita di trattamenti connessi alle diverse tecniche di potabilizzazione.
Depurazione delle acque industriali e civili - Per la
depurazione delle acque destinate a usi industriali e civili si ricorre a
diverse tecniche di pretrattamento e di trattamento specifici per
particolari condizioni di impiego. La separazione delle sostanze in
sospensione si ottiene per sedimentazione e decantazione delle acque in
larghi bacini, aventi anche funzione di polmoni di riserva, allo scopo di
consentire il deposito delle particelle di diametro superiore a 1/200 di mm,
e per coagulazione e flocculazione in larghi bacini debolmente agitati,
mediante trattamento chimico con agenti coagulanti come allume, silice
attiva o polielettroliti, atti alla precipitazione delle particelle
colloidali. La separazione delle particelle solide più fini si realizza per
filtrazione su letti di sabbia con granuli del diametro di circa 0,5 mm o su
letti di ghiaia, sabbia e carbone attivo. La riduzione parziale o totale dei
sali disciolti è un'operazione che assume diverse denominazioni secondo le
modalità del trattamento o l'elemento/composto che si vuole specificamente
eliminare. È comune l'eliminazione della
durezza,
permanente e temporanea, ossia l'operazione di addolcimento (detta anche
decalcificazione e dolcificazione): la durezza temporanea è eliminata
ricorrendo ad aerazione intensa o a trattamento con acqua di calce, mentre i
solfati e i cloruri di calcio e di magnesio responsabili della durezza
permanente vengono trasformati per reazione con calce e soda, prodotti molto
economici, in carbonato di calcio e in idrossido di magnesio che
precipitano. Il post-trattamento delle acque industriali, oltre a regolare il pH in funzione dello specifico processo a cui sono destinate, o a controllare la corrosione, tende anche a impedire la formazione di alghe con l'aggiunta di composti organici del mercurio o di cloro. Per quanto concerne il problema della riduzione o eliminazione degli inquinanti, siano sostanze organiche o inorganiche, solide o liquide, solubili o insolubili, ormai lo stato delle conoscenze tecniche è tale da offrire le migliori garanzie se non si pongono limitazioni di carattere economico, al punto da consentire di ottenere al termine del trattamento, se richiesto, acqua potabile.
Le
acque potabili – Le acque potenzialmente più idonee per gli usi
domestici sono indubbiamente quelle sorgive che hanno origine da aperture
del terreno relativamente profonde (le cosiddette acque di falda). La natura
del terreno determina alcune caratteristiche basilari delle acque come la
presenza di ossigeno e di sali minerali (si parla di
acque oligominerali
quando se ne hanno percentuali molto basse, inferiori a 200 mg/l, mentre le
migliori hanno un contenuto salino pari a 0,6 g/l), questi ultimi
responsabili della durezza dell'acqua. In seguito alla depurazione delle
acque si possono avere acque dolci (con durezza pari a 5 gradi) o acque da
moderatamente dure (tra 5 e 20) a decisamente dure (30 gradi), con possibili
problemi nutrizionali connessi all'eccessiva assunzione di calcio. Prima che
un'acqua possa essere effettivamente considerata potabile, deve comunque
rispondere a rigorose caratteristiche igienico-sanitarie, fisiche e
chimiche. Dal punto di vista igienico, bisogna porre molta attenzione al
pericolo batteriologico, dovuto
prevalentemente all'inquinamento della falda a causa di infiltrazioni fecali
o di acque cloacali che possono dare origine a batteri dannosi come l'Escherichia
coli. L'analisi chimico-fisica deve vertere principalmente su
fattori come l'ammoniaca e i cloruri (sintomo di inquinamento organico in
atto), i
nitriti e i nitrati
(inquinamento organico estinto) e gli inquinanti inorganici (metalli
pesanti, idrocarburi o pesticidi). Inoltre, perché un'acqua possa essere
consumata dall'uomo, deve mostrare caratteristiche fondamentali: deve
infatti essere limpida, incolore e inodore, fresca, aerata e mediamente
salina. Le acque migliori in assoluto sono senza dubbio quelle di sorgente montana, che richiedono semplicemente tubi di raccolta e distribuzione, mentre le acque di pianura, oltre a subire i diversi processi di potabilizzazione (sedimentazione, filtrazione e precipitazione delle sostanze organiche in sospensione), devono essere sottoposte a un severo trattamento di sterilizzazione. I sistemi impiegati sono diversi, dalla clorazione (il metodo più utilizzato per la semplicità e i bassi costi) all'ozonizzazione, dal trattamento con raggi ultravioletti all'applicazione di calore.
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