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Aborto
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aborto provocatoL'aborto è l'interruzione della gravidanza prima che l'embrione sia in grado di condurre vita autonoma extrauterina, limite che può variare molto a seconda dei paesi, anche se mediamente si intende un periodo inferiore alle 20 settimane. Alcuni paesi utilizzano sistemi diversi per valutare la maturità del feto, per esempio tramite il suo peso (maturo attorno ai 500-1.000 g), ritenendo dunque come aborto la sua espulsione prima del raggiungimento dei 500 g. Studi scientifici hanno infatti dimostrato che feti nati in quest'epoca gestazionale e sottoposti a cure intensive sono riusciti a sopravvivere. Bisogna comunque distinguere l'interruzione della gravidanza e l'espulsione del feto, situazioni che non necessariamente si susseguono. Si ha così un aborto completo quando tutte le componenti fetali (annessi compresi) sono eliminate, aborto incompleto quando una parte di essi rimane all'interno dell'utero e aborto ritenuto o interno quando avviene la cessazione della vita del feto senza che esso sia espulso. Si deve infine specificare che vanno ben distinte tutte quelle forme che rientrano nei casi di aborto spontaneo, trattato nella prossima puntata, e gli interventi atti all'ottenimento di un aborto volontario o provocato.

L'aborto provocato
L'aborto spontaneo

Con aborto volontario o provocato si intende l'interruzione della gravidanza indotta con manovre mediche e viene effettuato principalmente per scopi terapeutici o motivazioni mediche, ma in molti casi anche per semplice interruzione volontaria da parte della donna (vedi legge sull'aborto n. 194 del 22/5/78). Per quel che riguarda i fini terapeutici dell'aborto volontario, esso viene adottato allorquando il medico rilevi la presenza di condizioni morbose in grado di colpire la madre o il feto. Tra le cause più note che possono mettere a repentaglio la vita della donna vanno citate le gravi malattie cardiache, le malattie renali croniche, la tubercolosi polmonare, l'epatite acuta e le forme cancerogene che colpiscono la mammella o la cervice uterina. L'embrione può invece essere colpito da gravi anomalie come l'anencefalia o le malattie cromosomiche come la sindrome di Down (individuabili tramite ecografia, amniocentesi o prelievo dei villi coriali), che pregiudicano lo sviluppo, rendendolo in alcuni casi incompatibile con la vita. Una giustificazione medica dell'aborto si ha anche quando la donna contrae la rosolia: il virus che provoca tale malattia può avere gravi effetti sul feto, soprattutto a occhi, orecchie e cuore. Anche per le donne colpite da AIDS è consentito l'aborto provocato perché potenzialmente trasmissibile al figlio. 
Come si esegue l'aborto provocato – A seconda del periodo di gestazione in cui si effettua, si devono distinguere due tipi di aborto molto diversi per le tecniche utilizzate, l'aborto precoce e quello tardivo. 
Aborto precoce: prima della 12a settimana le tecniche di aspirazione con vuoto rappresentano il metodo più semplice ed efficace per interrompere una gravidanza. Entro due settimane dalla data della comparsa dell'ultima mestruazione, prima che la gravidanza venga confermata, è possibile ricorrere a una regolazione mestruale (è una procedura proibita in Italia poiché elude la legge sull'aborto 194), tuttavia il metodo maggiormente utilizzato è quello dell'aspirazione con raschiamento, eseguibile tra la prima e la 12a settimana in ambulatorio o in un reparto ospedaliero. Tale procedura può essere eseguita in anestesia generale o locale (blocco paracervicale), quest'ultima integrabile con l'iniezione endovenosa di un oppiaceo o di un tranquillante. La cervice viene dilatata tramite dilatatori, inserendo poi nell'utero una cannula di plastica con l'estremità esterna collegata a un aspiratore in grado di risucchiare il tessuto fetale e placentare in un recipiente sotto vuoto. L'intervento dura meno di 10 minuti, dopo di che il ginecologo raschia l'interno dell'utero con una curette (strumento simile a un cucchiaio) per assicurarsi che non sia rimasto del tessuto placentare. La guarigione da questo tipo di aborto è rapida, anche se per qualche giorno vanno evitate attività faticose (meglio evitare rapporti sessuali per almeno 3 settimane). Localmente si possono avere lievi emorragie e leggeri crampi per non più di una settimana. 
Aborto tardivo: tra la 13a e la 15a settimana si interviene con lo svuotamento dell'utero tramite pinza ad anelli e revisione della cavità uterina con cucchiaio. L'operazione ha inizio con l'inserimento della pinza nella cavità uterina fino a che giunge a contatto con il fondo dell'utero, ritirandola indietro di circa 0,5 cm per evitare di danneggiare le pliche della parete. Successivamente si apre la pinza e si afferra l'uovo, estraendola poi lentamente con un movimento a spirale una volta richiusa.
Dopo la 15a settimana viene generalmente considerato più sicuro l'aborto indotto, provocando contrazioni dell'utero in modo che il feto venga espulso come nei casi di aborto spontaneo. Le contrazioni vengono indotte tramite un'iniezione intramniotica di una soluzione salina o, più frequentemente, di un ormone di tipo prostaglandinico. Ciò può essere eseguito tramite iniezione diretta della soluzione nel liquido amniotico attraverso l'addome della donna o infondendola, attraverso la cervice, nello spazio tra sacco amniotico (membrana che circonda il feto) e parete uterina. Solitamente si ha l'espulsione del feto dopo circa 12 ore, nelle quali vengono somministrati analgesici (antidolorifici) alla paziente, la quale, dopo l'espulsione, rimane in ospedale 24-48 ore per controllare che non sorgano complicazioni. 
Complicanze dell'aborto provocato – Se l'aborto viene eseguito in condizioni ottimali (clinica ben attrezzata oppure ospedale) da un ginecologo esperto, le complicanze sono piuttosto improbabili. In meno dell'1% degli aborti di questo tipo si hanno casi di gravi emorragie o di infezione, che ha come effetto il cosiddetto aborto settico. Secondo le statistiche, negli aborti eseguiti prima della 13a settimana la mortalità è inferiore a 1 su 100.000 e sale a 3 su 100.000 dopo questo termine. Aborti provocati ripetuti nel tempo possono accrescere il rischio di aborto spontaneo nelle gravidanze successive.
Un discorso a parte meritano i casi di aborto illegale, più o meno frequenti a seconda delle regioni geografiche. I mezzi abortivi utilizzati variano molto, dalla somministrazione di sostanze ad azione tossica (zafferano, oleandro o anche veleni più potenti) a massaggi addominali sino all'introduzione nella cavità uterina di oggetti impropri (sonde, ferri da calza, penne) o di soluzioni a base di sapone o permanganato. Per le condizioni in cui sono eseguiti c'è il serio rischio che si verifichino gravi problemi come la perforazione dell'utero, l'avvelenamento, la sterilità o addirittura la morte della donna.

Aborto e Well-being

Nel processo che conduce alla vita ci sono quattro stadi:
  1. ovulo e spermatozoo (anche un povero spermatozoo potrebbe rivendicare il diritto a diventare un bambino, di avere un ovulo per sé e iniziare un bellissimo viaggio)
  2. embrione
  3. feto senza possibilità di sopravvivenza se assistito al di fuori del grembo materno
  4. feto con probabilità di sopravvivenza se assistito (feto vitale)
Nel quarto caso l'aborto non deve essere consentito per legge; nei primi tre sì perché la "vera" vita non è ancora iniziata. La discussione non deve vertere su aborto sì o aborto no, ma bensì su quando un feto diventa vitale, in base alle evidenze scientifiche.

IL COMMENTO

Aborto: quando le scelte si fanno difficili...

dubbioA volte mi capitano mail molto difficili. Questa settimana è il turno di un uomo, sposato padre di un figlio, che scopre insieme alla moglie che il secondo figlio che sta aspettando sarà affetto dalla sindrome di Down. Abortire o non abortire? Lui è favorevole all'aborto, la moglie no. Si tratta di un caso molto difficile che evidenzia come sia fondamentale, prima del matrimonio, sondare la compatibilità dei coniugi. Non trattare molti argomenti nella speranza  che non si presenteranno mai, che alla fine si potrà convincere il coniuge delle proprie idee, che tutto si supera con l'amore ecc. è sicuramente un atteggiamento superficiale e purtroppo molto diffuso nella popolazione. Nel 90% dei casi questi discorsi si fanno solo a grandi linee. Se si è fortunati va tutto bene, ma se non lo si è, le conseguenze possono essere devastanti. Quindi, una regola: prima di sposarsi verificare la compatibilità.
Torniamo alla vicenda. Devo premettere che sono abortista e non ritengo che un  embrione sia una vita perché una vita si misura dalla qualità della stessa. Sono convinto che anche una parte dell'insieme di chi è contro l'aborto non ragiona serenamente, ma si limita a ripetere tesi che altri (Chiesa in primis) gli hanno inculcato. Ne ho avuto un esempio l'estate scorsa quando un amico, molto credente, parlando del padre di un altro nostro comune amico, affetto da Alzheimer, si espresse dicendo "Piuttosto che ridurmi così, spero che mi venga un colpo", a riprova che intimamente è convinto che la dignità di essere uomini ci spinge a credere che una vita sotto una certa soglia non è vita da umani.
Se non c'è un minimo di qualità (come in chi è in coma irreversibile) parlare  di vita è fare filosofia. Per coerenza, se è vita quella di un embrione o di una persona in stato vegetativo, allora sarebbe veramente un assassinio uccidere un animale o addirittura un vegetale. Ma sinceramente parlare di  assassinio perché si strappa dalla terra una carota mi sembra fuori luogo. È irrealistico pensare che un bambino Down possa dare a una famiglia la stessa  qualità della vita che un bambino normale. Basta pensare al fatto che la mortalità di chi è soggetto alla sindrome di Down è altissima e spesso non sopravvive ai genitori.
Certo se uno è un martire e si  inorgoglisce nell'impresa di aiutarlo, può anche trovare uno scopo di vita, l'amore non ha confini, ma bisogna dirsi la verità.
Chi si trova nella condizione dell'amico che ci ha scritto provi chiedere a sua moglie: "Se io fossi stato Down, mi avresti sposato?".  Non avrebbe nemmeno preso in considerazione la cosa. Basta questo fatto per  dimostrare che non è vero che Down (checché se ne dica) può "essere bello". Può essere accettabile. Ma a che prezzo?
La scelta della moglie inevitabilmente non graverà  solo su di lei (però è una scelta sua) o sul marito, ma anche sul primo figlio. L'amore si dimostra con le azioni e le azioni richiedono tempo, forza, risorse ecc. L'amore necessario per assistere chi richiede maggiori cure viene tolto agli altri, è inutile illudersi che non sia così.
Perché allora, invece di mettere al mondo un bambino che avrà delle difficoltà, non si aiutano altri bambini poco fortunati che hanno le potenzialità per avere il massimo dalla vita? Si possono aiutare a distanza o con una presenza più diretta.
Pensateci, forse il vostro figlio non ancora nato vuole dirvi questo. Come una madre sarebbe pronta a sacrificare parte della propria vita per un figlio affetto da morbo di Down, così un embrione può sacrificarsi per portare l'attenzione su tanti bambini già nati che potrebbero vivere meglio.