Cistite
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Nella stragrande maggioranza dei casi la cistite ha origine batterica; molto più rari sono i casi di cistite per cause diverse (virus, traumi, allergie ecc).
I sintomi della cistite
Clinicamente la cistite è caratterizzata da una variegata sintomatologia.In primis si registra un notevole aumento del numero delle minzioni nell'arco delle 24 ore; si parla in questo caso di pollachiuria.
Un altro sintomo caratteristico è la cosiddetta disuria; questo termine sta a indicare una difficoltà, che può essere saltuaria od occasionale, nell'atto minzionatorio; il gettito urinario è lento e scarsamente copioso; urinare richiede uno sforzo superiore al normale e il gettito delle urine può subire modificazioni sia nel volume che nella forma; in alcuni casi esso può arrestarsi in modo improvviso e involontario. Generalmente si avvertono dolenzia e bruciore e in alcuni casi si può avvertire una certa sensazione di freddo accompagnata da brividi.
Nella cistite è spesso presente tenesmo vescicale (sensazione dolorosa accompagnata da un'imperiosa urgenza di urinare); relativamente meno frequenti sono l'ematuria (presenza di tracce ematiche nelle urine) e piuria (presenza di pus).
La febbre non è quasi mai presente; nel caso la si registri è molto probabile che l'infezione si sia propagata anche alle alte vie urinarie.
I sintomi sopradescritti sono tipici sia della cistite acuta che della cistite cronica, ma in quest'ultimo caso la sintomatologia è generalmente meno accentuata.
Cause di cistite
In condizioni non patologiche la vescica e le alte vie urinarie non ospitano
batteri che sono invece presenti, anche se innocui, nelle basse vie urinarie
(l'uretra). Tuttavia, in particolari condizioni, i batteri presenti nelle feci,
tra i quali i più comuni sono l'Escherichia coli, lo Streptococco fecale e lo
Stafilococco epidermidis, contaminano l'uretra, la colonizzano e risalgono verso
la vescica, provocando l'infiammazione; in questo caso si parla di cistite per
via ascendente; se invece i batteri hanno raggiunto la vescica attraverso i reni
si parla di cistite per via discendente. La vescica può anche essere contaminata
per via ematica. Le condizioni predisponenti la cistite sono numerose:
- organismo debilitato in seguito a situazioni di stress, terapie antibiotiche o radioterapiche, regime alimentare non equilibrato ecc.
- scarsa igiene intima
- uso del diaframma e di creme spermicide che diminuiscono l'acidità della vagina, favorendo così l'attecchimento della colonia dei batteri patogeni
- assenza, per motivi genetici, di particolari sostanze (come la proteina di Tamm-Horsfall) che ostacolano la proliferazione batterica nella vescica
- patologie sessualmente trasmissibili
- cateterismo
- intolleranze al glutine o al lattosio
- steatosi uretrale
- calcolosi
- formazioni neoplastiche
- diverticolite
- ipertrofia prostatica
- glicosuria.
Diagnosi di cistite
La diagnosi, oltre ai sintomi riportati dal paziente, prevede l'esame delle urine, ove l'aumento di leucociti, del pH e la presenza di emazie (tracce di globuli rossi) sono fattori compatibili con l'infezione in corso. L'esame più completo è l'urinocoltura, ove si misura la concentrazione di batteri e, se risulta superiore a 100.000/ml, si procede a un antibiogramma, per capire a quale antibiotico è sensibile la colonia di batteri identificata.Se le cistiti occorrono con una certa frequenza può essere opportuno approfondire meglio la situazione e accompagnare gli esami microbiologici con accertamenti di tipo urologico, ginecologico, gastroenterologico ed endocrinologico.
Il trattamento della cistite
La terapia della cistite non complicata prevede generalmente, in prima battuta, l'utilizzo di fluorochinoloni orali associati talvolta a cotrimoxazolo. In alternativa vengono proposti trattamenti basati su nitrofurantoina e fosfomicina trometamolo.Il trattamento della cistite complicata prevede l'utilizzo di fluorochinolone o di penicillina associata a un inibitore delle beta-lattamasi (amoxicillina clavulanato o ampicillina e sulbactam); in alternativa si possono utilizzare le cefalosporine di seconda o terza generazione.
Nei casi particolarmente gravi o in quelli in cui la terapia iniziale non sortisce gli effetti sperati si può ricorrere a ciprofloxacina o a un altro fluorochinolone anti-pseudomonas; altre possibilità sono rappresentate da una acilaminopenicillina in associazione a un inibitore delle beta-lattamasi o anche da una cefalosporina di terza (ceftriaxone, ceftazidime, cefotaxime) o quarta generazione (cefepime); un'altra è rappresentata da un carbapenemico (imipenem, meropenem). Tutti i farmaci citati possono essere eventualmente associati a un aminoglicoside.
La profilassi per evitare recidive prevede l'assunzione di molta acqua (almeno due litri al giorno) per diluire la carica batterica e un'accurata igiene personale, specie nei giorni del ciclo e dopo i rapporti sessuali, precauzione quest'ultima di fondamentale importanza anche per una corretta prevenzione.
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