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Artrite reumatoide
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L'artrite reumatoide è una grave patologia infiammatoria cronica, autoimmune, a eziologia sconosciuta e il cui processo evolutivo non è facilmente prevedibile, ma, in linea generale, è una malattia che riduce pesantemente la qualità della vita di chi ne soffre; anche l'aspettativa di vita risulta diminuita.
L'artrite reumatoide colpisce in prevalenza le articolazioni rivestite dalla sierosa sinoviale (le articolazioni diartroidali), ma può interessare anche apparati extra-articolari come per esempio il sistema nervoso, l'apparato respiratorio (pleurite), l'apparato cardiocircolatorio (pericardite e miocardite) e il sangue (anemia).
I soggetti di sesso femminile sono quelli più colpiti dalla malattia (3-4 volte più frequentemente rispetto agli uomini).
L'artrite reumatoide è una patologia relativamente comune; nel nostro Paese sono circa 400.000 le persone che ne sono affette; nel continente europeo sono le popolazioni del nord quelle più colpite; nei Paesi che fanno parte del bacino mediterraneo si registrano forme meno severe caratterizzate da una minor presenza di manifestazioni extra-articolari.
La comparsa dell'artrite reumatoide avviene generalmente in età adulta (il 70% dei casi compare perlopiù tra i 35 e i 50 anni), ma vi sono casi anche molto precoci (artrite reumatoide infantile) o, al contrario, decisamente tardivi.
Il decorso dell'artrite reumatoide non è, come accennato in precedenza, particolarmente semplice da prevedere; in molti casi si hanno fasi di acutizzazione alternate a periodi in cui la malattia regredisce.
Alla base dell'artrite reumatoide c'è un errore del sistema immunitario che attacca i tessuti articolari, producendo infiammazioni che li danneggiano. L'infiammazione parte dalla membrana sinoviale che muta le sue forme fino a formare il cosiddetto panno sinoviale che invade lo spazio circostante impedendo i movimenti e danneggiando la cartilagine, attaccata anche dagli enzimi prodotti durante l'infiammazione.

I sintomi dell'artrite reumatoide

L'artrite reumatoide si manifesta in modo molto soggettivo e le caratteristiche di esordio e di evoluzione della patologia possono cambiare radicalmente da soggetto a soggetto; tuttavia, particolarità a parte, vi sono molti segni e sintomi comuni a tutti.
L'artrite reumatoide si manifesta con la tipica rigidità mattutina (che migliora dopo circa un'ora dal risveglio, man mano che le articolazioni si muovono e si riscaldano), con elezione simmetrica dell'articolazione. Le articolazioni si presentano tumefatte, arrossate, calde e dolenti; le prime articolazioni a essere interessate sono le mani, i polsi, le ginocchia, i piedi e i gomiti, mentre l'interessamento di spalle, caviglie, anche e collo si presenta tipicamente nelle fasi più avanzate. Nelle fasi iniziali non sono infrequenti neppure astenia, febbricola e sensazione di malessere.
Nelle fasi più avanzate dell'artrite reumatoide oltre ai segni e alla sintomatologia sopradescritta possono fare la loro comparsa contratture in flessione e deformità a livello articolare, noduli reumatoidi sottocutanei, secchezza oculare, interstiziopatia nodulare polmonare, pleurite, pericardite, vasculite, amiloidosi generalizzata, osteoporosi, anemia e arteriosclerosi.

La diagnosi di artrite reumatoide

artrite reumatoideLa diagnosi di artrite reumatoide si basa prevalentemente sull'osservazione clinica, ma può essere difficoltosa quando la patologia è ai suoi esordi.
Solitamente per porre la diagnosi di artrite reumatoide si fa riferimento ai criteri diagnostici elaborati dall'American College of Rheumatology nel 1987 (ARA 1987); detti criteri sono i seguenti:
  • rigidità mattutina
  • artrite di tre o più aree articolari
  • artrite alle articolazioni delle mani
  • artrite simmetrica
  • noduli reumatoidi
  • fattore reumatoide sierico
  • segni radiografici.
I primi quattro criteri devono essere presenti in modo persistente da almeno sei settimane. 
 
Se vengono soddisfatti almeno quattro dei sopracitati criteri la diagnosi di artrite reumatoide è altamente probabile (sensibilità e specificità del 91,2 e 89,3% rispettivamente).
La diagnosi differenziale si impone in particolar modo nelle fasi iniziali dell'artrite reumatoide; le patologie che potrebbero dare sintomatologia simile sono le artriti non infiammatorie (artrosi generalizzata, fibromialgia), le connettivopatie (LES, sclerodermia, sindrome di Sjögren ecc.), le sindromi paraneoplastiche ecc. 
Fra gli esami di laboratorio che vengono generalmente richiesti in caso di sospetta artrite reumatoide troviamo:
  • PCR
  • VES
  • emocromo
  • FR (fattore reumatoide)
  • anticorpi anti-peptidi citrullinati (Ab-CCP)
  • anticorpi antinucleo (ANA)
  • transaminasi
  • esame completo delle urine
  • esame del liquido sinoviale.
L'esame del liquido sinoviale è un esame che può essere molto utile per la diagnosi differenziale.
Merita un breve cenno il fattore reumatoide, un anticorpo presente nel 75% dei soggetti affetti da artrite reumatoide, anche se è doveroso ricordare che tale anticorpo non è specifico di artrite reumatoide dal momento che è possibile rilevarlo in molte altre patologie reumatologiche (sindrome di Sjögren, LES e sclerodermia) e non reumatologiche (linfomi, leucemie, sifilide, epatiti croniche, sarcoidosi ecc.).
Fra gli esami strumentali che vengono utilizzati nella diagnosi di artrite reumatoide ricordiamo l'esame radiografico (fornisce informazioni sulle articolazioni coinvolte dalla patologia) e l'ecografia (utile nelle indagini delle lesioni pararticolari).

La terapia dell'artrite reumatoide

L'approccio terapeutico all'artrite reumatoide è decisamente mutato nell'ultimo decennio. Fino a pochi anni fa, l'atteggiamento terapeutico era caratterizzato da notevole prudenza; nella stragrande maggioranza dei casi esso prevedeva un lungo periodo osservazionale del processo evolutivo della patologia e ci si limitava a ridurre la sintomatologia utilizzando FANS e cortisonici. L'uso di farmaci anti-reumatici più specifici era riservato in modo tardivo ai casi non controllati; si impiegavano farmaci anti-malarici, sali d'oro e D-penicillamina; dopo il fallimento di questi o comunque nei casi particolarmente gravi si ricorreva all'impiego del methotrexate che, attualmente, risulta ancora oggi essere il farmaco anti-reumatico più efficace. La prudenza nell'approccio terapeutico era legata al fatto che gli effetti collaterali dei farmaci che venivano utilizzati erano molto pesanti e l'efficacia terapeutica era decisamente relativa.
Negli ultimi anni si è avuta una notevole diffusione dei cosiddetti farmaci di fondo, una classe molto eterogenea di molecole che si è dimostrata in grado di modificare in meglio il decorso dell'artrite reumatoide soprattutto se utilizzata nelle fasi iniziali della patologia; per questo motivo tali farmaci sono stati definiti DMARDs (Disease-Modifying Antirheumatic Drugs).  L'osservazione che l'impiego in associazione di queste molecole era particolarmente efficace nel controllo della malattia senza che vi fosse un incremento cumulativo della loro singola tossicità ha notevolmente modificato l'atteggiamento terapeutico nei confronti dell'artrite reumatoide, oggi sicuramente più "aggressivo" che in passato. Un ulteriore contributo alla cura dell'artrite reumatoide viene dall'impiego di farmaci che inibiscono il TNF (Tumor Necrosis Factor), implicato nel processo infiammatorio.


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