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Andropausa
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Andropausa è un termine che spesso dà adito a discussioni in ambito medico. In effetti, non è facile definire una condizione che alcuni autori ritengono parafisiologica, altri invece come una vera e propria sindrome clinica e altri ancora una condizione sulla cui esistenza si dovrebbe discutere.
Appare a tutti evidente il richiamo a un'altra condizione, la menopausa femminile, che, al contrario dell'andropausa è una sindrome clinica riconosciuta universalmente e caratterizzata da un percorso ben definito (tecnicamente con menopausa si indica l'ultima mestruazione avuta dalla donna, più estensivamente si indica il periodo di vita di quest'ultima che è successivo all'ultima mestruazione). Alcuni autori rifiutano decisamente l'accostamento andropausa/menopausa, altri invece arrivano a definire l'andropausa anche come la menopausa maschile.
In realtà, fra le due condizioni, pur essendoci dei tratti in comune, vi è una differenza sostanziale; nella donna in menopausa si instaura una vera e propria incapacità riproduttiva, cosa che nell'uomo non si verifica, se non in un numero alquanto limitato di soggetti.
La stragrande maggioranza degli autori preferisce quindi non parlare di andropausa bensì di PADAM (acronimo dei termini inglesi Partial Androgen Deficiency in Ageing Male, parziale carenza di androgeni in età anziana) o, più drasticamente di ADAM (Androgen Deficiency in Ageing Male, carenza di androgeni in età anziana); in effetti tale scelta sembra essere la più ragionevole.
Ma, al di là delle discussioni e delle definizioni, cosa significa per un uomo essere in andropausa?

Andropausa: un periodo di cambiamento

Facendo riferimento alla terminologia citata poco sopra, l'andropausa può essere definita come una condizione caratterizzata dal fisiologico calo di ormoni maschili; come già accennato precedentemente, nella donna si ha la quasi totale cessazione della produzione ormonale, mentre nei soggetti di sesso maschile si rileva soltanto una diminuzione della produzione di androgeni (mediamente dal 50 al 70% circa). Il problema interessa in misura minore gli uomini nella fascia di età compresa tra i 40 e i 50 anni, mentre si fa più evidente nella popolazione più anziana, in particolar modo quando si sono superati i 65 anni di età.
L'andropausa non è soltanto legata a una diminuzione della produzione ormonale, ma anche all'alterazione del funzionamento dei cosiddetti recettori ormonali (recettori che si trovano sulle membrane cellulari, specifici per determinati ormoni e dotati della capacità di legarsi a questi ultimi); è quindi possibile che in due soggetti diversi, a parità di deficit della produzione di ormoni androgeni, la condizione di andropausa sia più o meno severa a seconda della presenza o meno di detta alterazione.
Uno dei segni più evidenti di andropausa è il calo della libido e la diminuzione della potenza sessuale. È corretto evidenziare che determinati segni di andropausa possono essere potenziati (o meglio, aggravati, visto il loro carattere negativo) da uno scorretto stile di vita (uso abituale di bevande alcoliche o superalcoliche, tabagismo, errate abitudini alimentari, sedentarismo ecc.) o dalla presenza di patologie a carattere cronico (disordini cardiovascolari, patologie neurologiche, malattie sistemiche ecc.).

I sintomi dell'andropausa

andropausaQuando si parla di sintomatologia dell'andropausa si possono distinguere sintomi legati alla sessualità e sintomi di tipo extra-sessuale.
Per quanto concerne i primi, si registra un deficit erettivo in circa il 50% dei soggetti in andropausa, una riduzione del volume eiaculatorio e una riduzione delle erezioni involontarie al momento in cui il soggetto si risveglia.
La perdita della libido avviene generalmente in modo progressivo, pian piano il soggetto avverte un minor desiderio di rapporti sessuali; il calo del desiderio non è in questo caso legato al particolare rapporto con la propria partner, ma è di carattere più generale.
L'erezione può essere meno efficace, viene raggiunta più lentamente e la perdita di tono dopo l'orgasmo è praticamente immediata, anche la cosiddetta fase refrattaria si fa più lunga.
Si registrano anche problemi a livello eiaculatorio; l'espulsione spermatica è meno potente e in alcuni casi si registra anorgasmia.
La risposta alle stimolazioni erotiche di tipo psicovisivo è ridotta, com'è ridotta anche la sensibilità peniena alle stimolazioni fisiche.
I principali sintomi di tipo extra-sessuale che si registrano nell'andropausa sono invece una perdita di tono, un calo d'entusiasmo e una maggiore stanchezza; alcuni soggetti finiscono per cadere in una sorta di depressione dai contorni più o meno severi. Il soggetto in andropausa è più umorale e nervoso e le reazioni allo stress sono talvolta esagerate.
In molti uomini si registra anche un certo aumento del peso (le zone più colpite sono le cosce, l'addome e i glutei) e una progressiva perdita di massa muscolare; la qualità del sonno peggiora e aumentano le sensazioni di fatica, fatica che può essere di tipo fisico, ma anche mentale.
Il deficit androgeno porta anche ad alterazioni dell'innervazione vescicale; è per questo motivo che in alcuni uomini si verificano problemi urinari. Altri segni di andropausa possono essere i disturbi della termoregolazione, la tendenza all'anemizzazione e la dolenzia a livelli articolare e muscolare.

Andropausa: diagnosi e terapia

La diagnosi di andropausa viene effettuata tramite vari controlli; uno di questi è il dosaggio degli ormoni androgeni; i dosaggi eseguiti con più frequenza sono quelli del testosterone libero dell'SHBG e quello dell'LH.
Deve inoltre essere eseguita una visita andrologica che potrebbe mettere in evidenza la presenza di ginecomastia e anche l'ipotrofia dei testicoli.
Per quanto riguarda il trattamento terapeutico, in rari casi si procede con la prescrizione di gonadotropine (ma soltanto nel caso in cui il dosaggio di LH sia inferiore alla norma); più frequentemente viene presa in considerazione l'ipotesi di un trattamento ormonale sostitutivo. In passato il trattamento ormonale per l'andropausa consisteva generalmente in iniezioni di testosterone a rilascio graduale oppure nell'assunzione di compresse di mesterolone, uno steroide anabolizzante che non stimola l'organismo a produrre più testosterone, ma ne mima l'azione. Attualmente il mesterolone viene prescritto soprattutto sotto forma di cerotti (azione percutanea); il testosterone invece viene prescritto sotto forma di gel che viene applicato sulle spalle. I dosaggi e la durata del trattamento sono in relazione alla severità del quadro di andropausa. Per ottenere visibili risultati sono però necessari periodi di trattamento a medio-lungo termine.
La terapia ormonale sostitutiva non può essere iniziata se non dopo alcuni esami tesi a escludere l'eventuale presenza di tumore alla prostata; i principali esami che perseguono questo scopo sono il dosaggio di PSA libero e quello del PSA totale, l'esplorazione rettale e l'ecotomografia prostatica transrettale. Nel caso venga accertata la presenza di carcinoma prostatico, l'ormonoterapia non può essere effettuata.
Tra gli effetti collaterali della terapia ormonale si possono registrare aumento ponderale, aggressività, insonnia, nervosismo ecc.
I benefici a lungo termine dell'ormonoterapia non sono del tutto noti; resta il fatto che, in soggetti che presentino sintomatologia particolarmente invalidante, si può prendere in considerazione l'ipotesi di agire in questo senso; ovviamente è necessario sottoporre detti soggetti a controlli periodici che escludano la presenza di complicazioni legate alla somministrazione di ormoni.


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