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Glioblastoma
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Il glioblastoma è un tumore maligno del cervello, invasivo, a rapida crescita e prognosi infausta, quest'ultima è altamente influenzata dalle spiccate caratteristiche recidivanti di questa neoplasia. In Italia vi sono circa 7.000 nuovi casi ogni anno. Il glioblastoma può essere di tipo primitivo (può cioè manifestarsi ex-novo, senza che vi sia stata una lesione precursore di più basso grado) o manifestarsi come trasformazione di altri tumori cerebrali (per esempio gli astrocitomi).
Fa parte della categoria dei cosiddetti gliomi, i tumori primari del cervello che si manifestano più frequentemente.
Una pratica divisione dei tumori astrocitici (o astrocitari) è la seguente:
  • astrocitoma giovanile pilocitico (grado I)
  • astrocitoma diffuso a basso grado o fibrillare (grado II)
  • astrocitoma anaplastico (grado III)
  • glioblastoma (grado IV).
A livello microscopico i glioblastomi vengono distinti in:
  • microcellulari
  • fusiformi
  • multiformi.
glioblastoma multiformeI glioblastomi multiformi (GBM) sono i più comuni e sono caratterizzati da polimorfismo cellulare, spiccata mitosi, trombosi vascolare, proliferazione di vasi sanguigni, necrosi.
Possono manifestarsi a qualunque età anche se il maggior picco d'incidenza è fra i 40 e i 50 anni. Sono i soggetti maschi quelli che risultano essere maggiormente colpiti da questo tipo di tumore.
Sintomi – La sintomatologia si evolve in modo piuttosto rapido. Il sintomo prevalente (oltre il 70%) è la cefalea, ma si riscontrano anche convulsioni, vomito, alterazione del gusto, singhiozzo, deficit motori e mnemonici, disturbi del linguaggio, deficit visivi (annebbiamento, diplopia ecc.) e persino alterazioni psichiche.
Diagnosi – In presenza di uno o più fra i sintomi sopradescritti che non sia possibile inquadrare in malattie di riscontro più comune saranno necessari approfondimenti diagnostici. Le indagini vengono fatte attraverso la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) oppure con la RMN (Risonanza Magnetica Nucleare), quest'ultima presenta una maggiore evidenziazione dei dettagli. Solitamente queste indagini vengono eseguite dopo l'infusione endovenosa di un mezzo di contrasto (di norma il gadolinio). Una maggiore impregnazione del mezzo di contrasto da parte del tumore rivela, in genere, un maggior grado di malignità di quest'ultimo. La diagnosi neuroradiologica non può comunque essere considerata risolutiva al 100%. La certezza diagnostica si ha con l'esecuzione di una biopsia cerebrale, di norma eseguita con tecnica stereotassica.
Un mezzo diagnostico usato più raramente è la PET (Positron emission tomography, tomografia a emissione di positroni), le prospettive sono interessanti, ma attualmente la sua affidabilità, per questo tipo di lesioni, è inferiore a quella della TAC e della RMN.
Terapia – La terapia del glioblastoma prevede inizialmente una terapia detta di supporto tendente a ridurre la pressione endocranica causata dalla massa tumorale e a far cessare o ridurre le crisi epilettiche. La terapia antitumorale specifica prevede tre presidi:
  • chirurgia
  • radioterapia
  • chemioterapia
non necessariamente in quest'ordine. Talvolta infatti il glioblastoma risulta inizialmente inoperabile e si ricorre quindi, in prima istanza, alla radioterapia e/o alla chemioterapia allo scopo di ridurre la massa tumorale e dare la possibilità al neurochirurgo di intervenire successivamente.
Chirurgia – Se la tipologia e la posizione del tumore lo consentono viene sempre effettuata la resezione macroscopica completa della lesione tumorale. Tale tipo di intervento non è possibile nei cosiddetti "glioblastomi a farfalla" che tendono a interessare entrambi i lobi cerebrali, coinvolgendo il corpo calloso.
Radioterapia – Sono tre le opzioni tipiche di questo tipo di terapia: la radioterapia convenzionale (cobaltoterapia), la radiochirurgia stereotassica e i radioisotopi.
La cobaltoterapia (radioterapia convenzionale) è la metodica più comune. Ha un effetto necrotico sulle cellule tumorali, purtroppo viene danneggiato anche il tessuto sano; si devono quindi somministrare dosi frazionate in varie sedute. Non è immune da seri effetti collaterali, tra i quali il calo delle capacità intellettive e di quelle visive.
La radiochirurgia stereotassica ha il pregio di colpire solamente la lesione tumorale senza che vi siano danni al tessuto sano che circonda il tumore. Di solito il trattamento consta di un'unica seduta.
I mezzi usati per l'irradiazione sono due:
  • acceleratore lineare modificato
  • Gamma Knife.
Quest'ultima tecnica viene ritenuta più precisa ma è decisamente più costosa della prima.
Il trattamento radiochirurgico è molto meno invasivo rispetto alla cobaltoterapia e presenta pertanto minori effetti collaterali ma è indicato solo per lesioni che non superino i 30 mm.
In pazienti con recidiva, che hanno già subito l'irradiazione e in cui un nuovo intervento chirurgico sarebbe eccessivamente rischioso, è possibile l'impianto di radioisotopi direttamente nella massa tumorale.
Chemioterapia –  I chemioterapici più usati contro il glioblastoma sono l'ACNU, la BCNU e il temozolomide (nome commerciale Temodal®). Nel 2005 è iniziata anche la sperimentazione con un nuovo farmaco appartenente alla categoria degli inibitori dell'angiogenesi, il PTK/ZK.  
 
Nonostante negli ultimi anni si siano fatti notevoli passi avanti nel trattamento del glioblastoma, sono rarissimi i casi di pazienti con sopravvivenza fino a cinque anni dal momento della diagnosi. Normalmente la sopravvivenza non arriva ai due anni. Le ricerche sulle cellule staminali sembrano aprire nuove interessanti prospettive nella cura di tali neoplasie.  
In Italia vi sono vari centri specializzati nella cura del glioblastoma, i più avanzati si trovano a Milano (Istituto Carlo Besta), Aviano e Padova.


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