PSA
Copyright by THEA 2008-2012
Com'è noto, la stragrande maggioranza del liquido seminale viene prodotto dalle ghiandole prostatiche; queste ghiandole producono anche il PSA (questo antigene viene detto specifico perché solo le ghiandole prostatiche possono produrlo) che serve a ritardare la coagulazione e l'essiccamento del liquido seminale quando questo viene immesso all'esterno. Quasi tutto il PSA si riversa nel liquido seminale, ma una ridottissima quantità passa nel flusso ematico ed è qui che è possibile misurarne i livelli.
La quantità di PSA che passa nel sangue ha la tendenza ad aumentare con l'innalzarsi dell'età ed è questo il motivo per cui, nelle persone anziane, il livello di PSA è mediamente superiore a quello dei soggetti più giovani; si deve poi considerare che, in genere, la prostata di un soggetto anziano ha dimensioni maggiori rispetto a quella di una persona di età inferiore e, conseguentemente, le ghiandole che producono PSA sono più numerose.
Il PSA che si riversa nel flusso sanguigno aumenta sensibilmente anche quando tali ghiandole sono maggiormente attive (per esempio in seguito a un rapporto sessuale oppure dopo visite mediche con esplorazione rettale) oppure quando si trovano in una condizione di anormalità (può essere il caso di patologie quali l'ipertrofia prostatica benigna, il tumore alla prostata e la prostatite). Altre cause di innalzamento dei livelli di PSA nel sangue possono essere esami la cistoscopia, la biopsia prostatica, la rettoscopia e la colonscopia.
In caso di ipertrofia prostatica aumenta di circa 0,3 ng per ogni grammo di tessuto ipertrofico, mentre, in caso di tumore, aumenta di circa 10 volte. È pertanto utile nel monitoraggio di patologie prostatiche sia benigne sia maligne, mentre è più discusso il suo utilizzo nella prevenzione. Se alcuni vorrebbero usarlo in screening di massa (addirittura abbassando il valore limite a 2,5 ng/ml), secondo altri è troppo poco attendibile per la prevenzione del tumore alla prostata. Poiché si è visto che, in caso di cancro, la quota libera (cioè non legata alle proteine trasportatrici) è inferiore rispetto a quella presente nelle forme benigne, nel caso il PSA totale si trovi nella zona dubbia fra 4 e 10 ng/ml, si può calcolare il valore del rapporto fra PSA libero e PSA totale (0,18 nel carcinoma e 0,28 nell'ipertrofia prostatica benigna).
L'esame del PSA non deve essere effettuato dopo massaggi prostatici, esplorazioni rettali o procedure strumentali endoscopiche.
PSA e tumore della prostata
Il dosaggio del PSA è un test poco specifico. Pur essendo molto probabile
che quando i suoi livelli superano determinati valori (>4 ng per ml di
sangue) vi siano problemi a livello della prostata, non è possibile, senza
ricorrere ad altri tipi di indagine, diagnosticare con esattezza la presenza
di una determinata patologia a carico dell'organo prostatico. In molti casi
per esempio, pur in presenza di alti livelli di PSA, l'esistenza di un
tumore alla prostata non viene confermata. Nel caso che invece il tumore sia
presente, il dosaggio dell'antigene prostatico specifico può essere utile
quale indicatore dell'estensione neoplastica. Se, provata la presenza della
neoplasia, il dosaggio del PSA mostra valori non particolarmente elevati, è
poco probabile che l'estensione del tumore sia notevole. Comunque sia, la stragrande maggioranza degli uomini in cui si rileva un alto livello di PSA nel sangue non è affetta da tumore alla prostata. Da stime recenti si è visto che circa un quarto dei soggetti che vengono sottoposti a biopsia dopo il riscontro di alti livelli di PSA sono affetti da tumore alla prostata; si è anche osservato che in circa il 25% dei soggetti con tumore alla prostata i livelli di PSA non risultano significativamente aumentati.
Il dosaggio del PSA può essere un buon indicatore dell'andamento della terapia che viene intrapresa in seguito alla scoperta di un tumore prostatico; in caso di buona risposta del soggetto, i livelli di PSA tendono a ridursi.
Principali patologie, sostanze o condizioni che determinano un aumento dei valori
Carcinoma prostatico
Allattamento
Flogosi prostatiche
Iperplasia prostatica benigna
Tumore del colon
Tumore del fegato
Tumore del polmone
Tumore del rene
Tumore dell'ovaio
Tumore della mammella
I valori di riferimento
I valori di PSA normalmente variano fra 0 e 4,0 ng/ml.
IL COMMENTO
Il PSA serve davvero?
Il PSA è uno di quegli esami che dimostrano il
delirio di onnipotenza
della classe medica. Si sa che non è specifico (esistono falsi positivi), ma
da anni si vorrebbe utilizzarlo per screening di massa.Spero che dietro a questa posizione ci siano solo interessi economici e di potere piuttosto che la reale convinzione scientifica. Purtroppo molti medici non conoscono la statistica e in particolare non hanno presenti le conseguenze dei concetti di specificità e sensibilità. Ne sono convinto dopo aver letto le dichiarazioni del prof. Martorana, presidente della Società italiana di urologia oncologica: "Il fatto è che gli esiti dello studio europeo sono davvero clamorosi: autorizzerebbero per la prima volta l'idea dello screening su tutta la popolazione sana ultracinquantenne, come avvenne 25 anni fa con la mammografia per il tumore al seno".
Il Prof. Martorana non sa che la mammografia è una delle bufale medico-statistiche che hanno generato nella popolazione delle donne fra i 40 e i 50 anni paure infondate, salvando pochissime vite con costi altissimi? Per il PSA la situazione rischia di essere ancora peggiore perché è un esame ancora meno specifico.
Corretta quindi la posizione degli Associazioni degli urologi italiani: "Il PSA (antigene prostata-specifico) serve solo nei casi a rischio. Il test è davvero utile ai soggetti più esposti e per i controlli dopo le cure, mentre è bene ridurre gli accertamenti a tappeto (e costi inutili) su tutta la popolazione maschile over 50".
I due ultimi recenti studi sono il caso più evidente che la ricerca non è scienza essendo arrivati a due conclusioni opposte (per chi conosce la statistica sa che tutto ciò è "normale").
Lo studio europeo ha coinvolto 182.000 uomini di sette Paesi europei, mentre quello americano (National Cancer Institute) ha coinvolto 77.000 pazienti. I pazienti delle due indagini sono stati seguiti per dieci anni.
Secondo Martorana, "la ricerca europea indica che il numero di vite salvate con il test è significativo: il tasso di mortalità viene ridotto del 20 per cento, sebbene il PSA risulti associato a un alto rischio di sovradiagnosi. Lo studio americano, invece, non ha riscontrato sostanziali differenze fra il gruppo di pazienti sottoposti al test e quelli che sono stati controllati soltanto tramite esplorazione rettale".
Praticamente due risultati opposti che non sono tali perché nel primo caso si usa il solito trucco delle percentuali relative. Dire che il tasso di mortalità viene ridotto del 20% significa parlare di cifre irrisorie (a prescindere dal bel numero 20) perché indica che si passa, per esempio, da 1 morte su 1.000 a 0,8 su 1.000. Peccato che a fronte di questo irrisorio miglioramento assoluto, ci siano preoccupazioni a non finire, esami e costi per tutti quei pazienti risultati falsamente positivi.
Nuove interpretazioni
Si è recentemente scoperto che il PSA ha valori superiori alla norma anche nel caso di tumori femminili (seno e utero) e che, più che un indicatore diagnostico, è un segnale di una difesa antitumorale. Secondo A. Fortier (coordinatrice del gruppo di Rockville, autore delle scoperte) il PSA funziona come proteina endogena antiangiogenica, impedisce cioè la produzione di nuovi vasi sanguigni che alimenterebbero il tumore.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
