PET (Tomografia a Emissione di Positroni)
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La
Tomografia a Emissione di Positroni (PET,
acronimo inglese di
Positrone Emission Tomography) è una tecnica di indagine di
medicina nucleare che impiega dei traccianti marcati con isotopi
radioattivi. Utilizzando questi isotopi si è in grado di registrare ed
elaborare le radiazioni che vengono emesse dai positroni dei tessuti che si
stanno analizzando. La differenza sostanziale con altre metodiche d'indagine
quali per esempio la risonanza magnetica nucleare (RMN)
e la tomografia assiale computerizzata (TAC) è
che la PET riesce a fornire informazioni di tipo quantitativo e qualitativo
dei tessuti in esame. L'ecografia,
la radiografia, la TAC e la RMN forniscono interessanti informazioni
morfologiche, la PET consente invece di analizzare i processi biochimici e
biologici che regolano le funzionalità di organi o apparati. Uno degli usi
più interessanti della tomografia a emissione di positroni è relativo allo
studio della malignità dei processi neoplastici; la PET infatti è in grado
di rilevare la quantità di radiofarmaco che si accumula nel tessuto tumorale
rispetto a quello sano che lo circonda. La PET è quindi di valido aiuto
nella valutazione della stadiazione tumorale e dell'efficacia dei
trattamenti antineoplastici. Grazie alla PET si è spesso in grado di
distinguere le aree necrotiche causate da trattamenti di chemio e/o
radioterapia da quelle che appaiono come sospette recidive tumorali se
analizzate con metodiche differenti (TAC e RMN). L'uso della PET è di
notevole aiuto in campo cardiologico, neurologico e oncologico. Esistono
tuttavia delle difficoltà nell'interpretare i dati relativi ai tessuti
addominali. Prima di sottoporsi all'esame si deve osservare un digiuno di almeno 6-8 ore. I traccianti usati (che vengono somministrati ai pazienti per via endovenosa) non provocano, di norma, effetti collaterali.
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