L’intelligenza

Ultimi aggiornamenti: 2013

 Una definizione unica e oggettiva di intelligenza non è certo facile. Non a caso i test per la misurazione del Q.I. (Quoziente Intellettivo) sono stati fortemente ridimensionati dalla semplice considerazione che è possibile definire diversi tipi di intelligenza. Per esempio, Gardner ne ha definiti otto, a partire da quella classica, la logico-matematica (sulla quale erano basati i primi test per la valutazione del Q.I.). Gardner ipotizzò anche una nona forma di intelligenza, quella esistenziale, in grado di capire i problemi dell’esistenza.

In realtà la classificazione di Gardner non soddisfa perché con lo stesso approccio si potrebbero definire decine di forme di intelligenza, arrivando a confondere l’intelligenza con l’esperienza stessa o la capacità di affermarsi in questo o quel campo. Per esempio, la definizione di intelligenza musicale potrebbe essere affiancata anche da quella scacchistica; come si sa, grandi matematici furono scacchisti mediocri e quindi l’intelligenza logico-matematica non è in grado di spiegare da sola le potenzialità di un soggetto negli scacchi.

Il lavoro di Gardner è però interessante perché permette di introdurre una variabile che pesa le varie definizioni.

L’ambito di applicazione

Consideriamo per esempio Bobby Fischer (1943-2008), grande campione degli scacchi. Molti scacchisti lo ritengono una persona geniale, intelligentissima. Eppure molte sue scelte di vita furono disastrose, sicuramente evitabili da parte di una persona veramente intelligente, scelte che francamente potremmo definire stupide. Qual è stato il suo grande limite? Che la sua intelligenza fu limitata alle sessantaquattro caselle della scacchiera. Al di fuori era una persona veramente mediocre. Stessa cosa non può dirsi di altri campioni degli scacchi come Capablanca, Botvinnik, fino ad arrivare a Karpov, Kasparov, Kramnik o Anand. Questi personaggi furono, o sono, grandi sulla scacchiera, ma sono stati in grado di vivere anche nel mondo reale, affermandosi anche in altri campi con risultati che si potrebbero tranquillamente attribuire a una persona definita, secondo il senso comune, intelligente.

La variabile che vogliamo introdurre per pesare le varie intelligenze dovrebbe essere ora chiara.

Una forma di intelligenza è tanto più importante quanto più è vasto il suo ambiente di applicazione, giudicato ovviamente in modo oggettivo.

Il video - Migliora la tua intelligenzaPer uno scacchista che non ha che gli scacchi nella vita, Fischer potrebbe essere la persona più geniale dell’universo, mentre per una persona che, oltre agli scacchi, vive anche nel mondo reale, sicuramente no.

Così un grande fisico ha un ambiente di applicazione della sua intelligenza un po’ più vasto di quello di uno scacchista, ma comunque resta abbastanza limitato: se mentre studia i muoni, la moglie lo tradisce con il suo migliore amico, il figlio si droga, il cane (per lasciare quella famiglia squinternata) si abbandona sull’autostrada, colleghi mediocri gli passano davanti nel lavoro ecc., risulta molto difficile ritenerlo una persona “furba” e, quindi, sempre secondo il senso comune, “intelligente in generale” (mentre lo è sicuramente nel suo particolare).

L’intelligenza esistenziale

Poiché l’ambito più esteso è la vita di tutti i giorni, ecco che l’intelligenza esistenziale ipotizzata da Gardner diventa sicuramente quella più importante. Infatti secondo il Well-being:

la vera intelligenza è la comprensione della realtà che ci circonda.

Naturale ora chiedersi come misurare l’intelligenza esistenziale. Poiché per il Well-being la comprensione del mondo e la salute sono le uniche due cose che servono per essere felici e che la comprensione del mondo è comunque una condizione facilitante per avere una buona salute, risulta naturale, in assenza di cattive condizioni di salute non provocate da proprie scelte, considerare la qualità della vita, in relazione alle condizioni facilitanti eventualmente possedute.

In termini pratici,

una persona è tanto più (esistenzialmente) intelligente quanto più riesce a essere felice, considerate le condizioni facilitanti che possiede (come ricchezza, cultura ecc.).

La misura al negativo

Misurare l’intelligenza esistenziale in tal modo sicuramente non soddisferà chi vorrebbe legare il tutto a un numero, ma tale visione è molto semplicistica (del resto anche i classici Q.I. non soddisfano) e gli sforzi in tal senso sarebbero poco produttivi. Viceversa, se si legge il tutto al negativo, questa analisi del problema è in grado di smascherare facilmente chi intelligente non è. Questo è sicuramente l’aspetto più importante.

Chi contesta anche la lettura al negativo (per esempio il giudizio di scarsa intelligenza esistenziale in chi, magari con condizioni facilitanti, è sommerso da problemi) in genere ha la pretesa che il mondo si adatti a sé (come si fa a essere felici se non si è ricchi? Come si fa a essere felici senza un partner? Ecc.), il primo grande errore esistenziale che il Well-being sottolinea.

L’intelligenza esistenziale ha tre componenti:


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