Le ricerche leggere

Ultimi aggiornamenti: 2014

Con l’espressione ricerche leggere si indicano quelle ricerche per le quali, in base a considerazioni di qualsivoglia natura, è lecito dubitare che arrivino a stabilire la vera causa dei fenomeni.

Poiché solo un 10% circa delle ricerche può ritenersi “serio e concreto” è importante capire le origini dei dubbi.

Nell’articolo generale sull’affidabilità della ricerca sono stati esaminati i casi in cui il ricercatore gioca con la statistica e sull’interpretazione dei dati.

Negli esempi di disinformazione è evidenziato come una ricerca leggera possa essere ulteriormente distorta.

In questo articolo, a mo’ di esempio, analizziamo una ricerca di qualche anno fa che è stata ripresa nel campo del running per dimostrare che l’uomo è un animale orientato alla corsa, che la nostra fisiologia, la nostra struttura ossea, il nostro istinto ancestrale è quello della corsa. La ricerca è stata pubblicata su Nature ed è opera di due ricercatori statunitensi, Dennis Bramble e Daniel Lieberman. Si tratta di un caso interessante perché alla base della poca consistenza della ricerca c’è probabilmente l’innamoramento dei due ricercatori per un’ipotesi veramente affascinante (forse pure loro corrono…).

Inoltre ho scelto questa ricerca perché di solito si tende a smontare ricerche contrarie alle proprie convinzioni o passioni; da amante del running, penso perciò di essere imparziale nella valutazione.

Bramble e Lieberman utilizzano una serie di “evidenze” interpretandole fino ad arrivare alla conclusione che la corsa ha avuto un ruolo determinante nell’evoluzione umana.

Prima di analizzare la ricerca, vediamo cosa dice il buon senso; peraltro i due ricercatori iniziano l’esposizione del loro lavoro proprio notando che pochi loro colleghi  hanno considerato il ruolo della corsa nell’evoluzione, visto per esempio che il costo per la corsa degli uomini è circa doppio di quello di altri mammiferi di ugual massa. Il buon senso avrebbe dovuto consigliare loro di fermarsi prima di sprecare il proprio tempo (atteggiamento tipico del ricercatore che si innamora della sua idea e prosegue comunque).

Cosa dice il buon senso

Il buon senso ci dice che l’uomo è molto più portato per camminare che per correre e che nel regno animale come corridore non ci fa poi una così gran figura. Vediamo il perché di questo asserto.

Velocità – Consideriamo la velocità di un soggetto per un’ora di camminata svelta (6 km/h) e corsa svelta (12 km/h). Il rapporto è solo 2 (non cambia se consideriamo un buon marciatore, 9 km/h e un buon runner, 18 km/h). Per moltissimi altri animali il rapporto è decisamente superiore.

Tempo – Molti sedentari riescono tranquillamente a camminare per un paio d’ore, mentre, se li si fa correre per 10′, muoiono! Questa è la prova più evidente che l’uomo, grazie alla sua intelligenza, si adatta a correre, ma non è nato per correre. La corsa è un’espressione dell’intelligenza umana, non una “propensione fisiologica”.

Distanza – Consideriamo un cane da caccia che si muova in campagna per 6-8 ore. Anche se al trotto, nessun uomo riuscirebbe a percorrere il suo stesso tragitto.

L’allenamento copre le nostre naturali inclinazioni. Tutti i sani sanno camminare per almeno mezz’ora, poche persone sanno correre per mezz’ora, se non sono allenate. Così il campione per cui è naturale correre per 20 km in un’ora conclude che “l’uomo è nato per correre”. Ma dimentica il suo allenamento, che è qualcosa di artificiale.

Una riflessione per capire come sia assurdo cercare di confrontare l’uomo di oggi con quello di migliaia di anni fa: se consideriamo l’uomo di 10.000 anni fa, beh sicuramente dovremmo concludere che noi siamo “naturalmente” stupidi…

La ricerca

ricerche leggereAnalizziamo i vari paragrafi, evidenziando gli errori che sono alla base di deduzioni errate.

La corsa di resistenza (CR) è unica nell’uomo, considerato l’insieme delle scimmie – In realtà esistono moltissimi comportamenti dell’uomo (per esempio l’uso del denaro) che sono completamenti assenti nelle scimmie, ma sono comportamenti che nulla hanno a che fare con l’evoluzione. La CR è frutto dell’intelligenza umana piuttosto che dell’evoluzione; vari motivi (da Filippide alle moderne considerazioni salutistiche o agonistiche) hanno portato l’uomo a correre anche se non era portato per farlo. Si sa che l’uomo primitivo si spostava anche per 20-30 km al giorno, ma non ci sono prove che lo spostamento avvenisse correndo; anzi, è molto probabile che il cammino fosse privilegiato.

L’efficienza del cammino decade con la velocità – Ovvio, ma questo non significa nulla perché è vero per tutti gli animali! Un esempio di come dare dei dati e poi proporre un’interpretazione può essere ad effetto, se l’interlocutore non sa generalizzare l’interpretazione.

La velocità nella CR è eccezionale nell’uomo confrontato con altre scimmie – Premesso che le velocità nella CR sono frutto di allenamenti avvenuti nel XX sec. (basta guardare i tempi delle prime olimpiadi), si evidenzia in questo paragrafo un errore ricorrente nella ricerca: riferirsi a una classe tutto sommato ristretta di animali e attribuire una caratteristica estrema all’evoluzione quando potrebbe trattarsi solamente di una curiosità statistica. Inoltre fare riferimento all’insieme delle scimmie per dimostrare che l’uomo è un animale orientato alla corsa è statisticamente equivalente a dire che un ragazzo che vince una corsa nel proprio quartiere è un grande campione!

La velocità della CR al trotto dell’uomo è comparabile con quella di animali come cani e cavalli – In questo paragrafo gli errori si sprecano. Innanzitutto si confronta il trotto “perché gli uomini non sanno galoppare”; peccato che il galoppo renda più efficiente la CR e quindi il fatto che gli uomini non sanno galoppare sarebbe già indice della loro scarsa propensione alla CR. Poiché i ricercatori capiscono che, anche al trotto, un cane o un cavallo massacrerebbero qualunque umano, ecco che inventano come indice di giudizio la velocità rapportata alla massa dell’animale. Bene, se si usa questo criterio le lucertole sono cento volte più orientate alla corsa che l’uomo!

La distanza sostenibile per gli umani è notevole – Qui c’è ignoranza o faciloneria. I dati sono assurdi. Come già detto, fino a metà del XX sec. correre una maratona era considerata un’impresa epica. Probabilmente ai tempi di Filippide meno dell’1% della popolazione riusciva a correre per 10 km. I due ricercatori però non si vergognano di affermare che “il 10% degli americani corre abitualmente parecchi chilometri al giorno e che la percentuale aumenterebbe se si considera chi corre sul tappeto o in altri sport”.  Che il 10% della popolazione corra giornalmente 8-10 km è banalmente smentito dai rilievi che ognuno di noi può fare.

Purtroppo il costo energetico della corsa umana non è buono – Dopo aver millantato i successi di cui ai punti precedenti, la ricerca fa una triste ammissione: l’uomo quando corre non è efficiente (addirittura perdiamo da qualche altra scimmia), cioè spende troppa energia.

Le scimmie – Dopo averci “convinto” che l’uomo è nato per correre, ecco che la seconda parte della ricerca tende a mostrare come la nostra fisiologia sia migliore di quella delle scimmie e che quindi è logico (?) supporre che ci sia stata evoluzione verso la CR. Di questa parte basta citare quella sulla termoregolazione e sulla respirazione per capire come i due ricercatori non abbiano presenti le basi della corsa umana. Che la termoregolazione umana sia inadatta alla corsa è dimostrato dal fatto che la gran parte dei colpi di calore si manifesta già in gare di resistenza della durata di circa un’ora (Noakes) mentre, a pari condizioni, lo stesso fenomeno non si verifica nel normale cammino per tempi anche 8-10 volte superiori. Ciò significa che in condizioni superiori ai 30 °C, per coprire una lunga distanza il nostro corpo dovrebbe semplicemente usare il cammino.

Tuttavia gli sforzi fatti sembrano non appagare nemmeno i due ricercatori, visto che verso la fine si lasciano andare e si chiedono se “la CR è un importante comportamento dell’evoluzione umana o semplicemente un sottoprodotto dell’evoluzione delle capacità del cammino”. Visto che non hanno concluso nulla, non bastava il buon senso per farsi questa domanda?


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