La glicemia

Ultimi aggiornamenti: 2014

La glicemia può essere definita banalmente come la concentrazione di glucosio nel sangue. È di fondamentale importanza che la glicemia rimanga entro i limiti dell’intervallo di normalità (65-110 mg/dl) ed è sicuramente auspicabile mantenere i livelli glicemici verso la parte bassa di detto intervallo perché avere una glicemia normale, ma tendente a valori medio-alti aumenta il rischio di molte patologie, non ultime i tumori.

Glicemia: cosa dice la scienza

La glicemia è regolata da un complesso di meccanismi neurormonali e metabolici che ne impediscono forti oscillazioni in difetto o in eccesso. Aumenta nei soggetti diabetici e si abbassa nel digiuno prolungato. Se l’apporto di glucosio con le scorte è insufficiente, la glicemia si abbassa (ipoglicemia) e inizia a manifestarsi la sofferenza cerebrale con capogiri e senso di spossatezza. Se il glucosio scarseggia e non c’è sufficiente apporto di carboidrati, il fegato sintetizza glucosio da proteine e da lipidi con un processo denominato gluconeogenesi. Tale processo provoca però un eccesso di urea (con sovraccarico renale) e un accumulo di corpi chetonici (scorie provenienti dall’utilizzo degli acidi grassi) con conseguente acidosi.

La variazione della glicemia susseguente all’assunzione di carboidrati dipende dal loro indice glicemico, cioè dalla velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di 50 g del carboidrato sotto esame. L’indice è espresso in termini percentuali, rapportandolo alla velocità di aumento con la stessa quantità di glucosio (indice pari a 100): un indice glicemico di 50 vuol dire che l’alimento innalza la glicemia con una velocità che è la metà di quella del glucosio.

Insulina e glucagone

Meccanismo di regolazione della glicemiaIl meccanismo che regola il livello del glucosio nel sangue è controllato da due ormoni antagonisti secreti dal pancreas: l’insulina e il glucagone. L’azione dell’insulina è ipoglicemizzante (il livello di glicemia si abbassa) mentre quella del glucagone è, al contrario, iperglicemizzante (il livello di glicemia si alza). L’immagine (dal sito www.cardiologiapertutti.org) mostra il meccanismo di regolazione del livello ematico di glucosio.

L’insulina – L’insulina viene prodotta dalle cellule beta del pancreas; la sua secrezione avviene nel momento in cui c’è un aumento della concentrazione ematica di glucosio al fine di riequilibrare la situazione; nel momento in cui la glicemia si abbassa si riduce anche la produzione dell’ormone. L’insulina agisce sulle cellule muscolari, sugli adipociti e sugli eritrociti che, assumendo glucosio dal sangue, provocano una diminuzione del livello glicemico.

Il picco insulinico è tanto maggiore quanto più alto è il carico glicemico dei carboidrati assunti.

Il glucagone – Il glucagone viene prodotto dalle cellule alfa del pancreas; la sua secrezione avviene nel momento in cui la concentrazione ematica di glucosio si abbassa. Il principale organo-bersaglio del glucagone è il fegato; il glucagone agisce facendo rilasciare il glucosio immagazzinato nel fegato innalzando conseguentemente la glicemia. Un’altra importante azione del glucagone è quella di indurre le cellule epatiche e quelle muscolari a ottenere il glucosio dalle proteine.

Come si misura la glicemia

La misurazione dei livelli ematici di glucosio è oltremodo semplice, basta infatti un prelievo di sangue; chi, come i diabetici, ha la necessità di monitorarla spesso può ricorrere a kit di misurazione che usano diverse tecniche. La più tradizionale è quella che sfrutta l’analisi di una goccia di sangue prelevata con una puntura sul polpastrello (in alternativa sull’avambraccio, meno dolorosa). È possibile anche un monitoraggio in continuo con un ago sottocutaneo. Esistono anche orologi-sensori che, aderendo alla pelle, valutano la concentrazione di glucosio nel sangue. Il valore della glicemia a digiuno varia dai 65 ai 110 mg/dl; a due ore dal pasto tale valore può salire anche a 140 mg/dl (glicemia postprandiale). Per valutare l’andamento medio della glicemia si utilizzano altri esami come la valutazione della fruttosamina sierica o dell’emoglobina glicosilata sierica (anche HbA1C sierica).

La fruttosamina sierica – La fruttosamina è una proteina glicosilata. Il test della fruttosamina sierica è di grande utilità nella monitorizzazione dei livelli medi di glicemia degli ultimi 20 giorni antecedenti al prelievo. Lo si utilizza in quei soggetti con sospetto di diabete e per la valutazione dell’andamento delle terapie antidiabetiche. Viene anche eseguito quando si ha il sospetto di patologie metaboliche neoplasiche e no. Alcune patologie rendono dei falsi positivi (malattie tiroidee, eccesso di bilirubina nel sangue, alterata composizione proteica del plasma sanguigno), si rende quindi necessaria una valutazione del rapporto tra fruttosamina e albumina.

L’emoglobina glicosilata sierica – L’emoglobina (Hb) è una proteina esistente in varie forme. Quando il glucosio presente nel sangue si lega all’emoglobina A1 (che rappresenta circa il 96% del totale di Hb) dà vita a una frazione che viene detta emoglobina glicosilata (HbA1C). Tale legame rimane stabile per un periodo che può variare dalle 4 alle 8 settimane. Le variazioni glicemiche giornaliere non influenzano la concentrazione dell’emoglobina glicosilata. Il test riveste una notevole importanza nella valutazione dell’efficacia delle cure a medio e lungo termine nei pazienti affetti da diabete. La seguente formula rende i valori medi della glicemia durante i 120 giorni precedenti la rilevazione della HbA1C:

glicemia media (mg/dl) = 33.3 (HbA1C) – 86.

L’OGTT – Il test da carico orale di glucosio

Glicemia - la curva di tolleranza al glucosioL’OGTT (Oral Glucose Tolerance Test o tolleranza al glucosio, anche test da carico orale di glucosio) è un esame che serve a valutare la presenza di diabete in soggetti che non manifestano un chiaro diabete con gli esami di routine. L’esame avviene mediante una serie di prelievi; il primo va effettuato a digiuno. Quindi il medico somministra al paziente circa 75 mg/dl di glucosio (1,75 g/kg nel bambino) ed effettua il secondo prelievo a mezz’ora dalla somministrazione. Vengono poi effettuati altri tre prelievi a distanza di mezz’ora l’uno dall’altro. Il prelievo va effettuato al mattino; il paziente deve avere rispettato il digiuno notturno e durante il prelievo deve rimanere seduto e non può fumare. Nei tre giorni precedenti non deve avere seguito diete, inoltre non dovrebbe essere affetto da altre patologie.

L’OGTT viene effettuato nei pazienti con valore glicemico compreso fra 115 e 140 mg/dl, in chi è ad alto rischio di diabete, nelle donne in gravidanza con valori di glicemia a digiuno superiori a 95 mg/dl. Una variante del test, introdotta in tempi relativamente recenti, consiste nel somministrare, in associazione al glucosio, anche lipidi e proteine. L’intento è quello della simulazione di un pasto (tale test infatti viene anche chiamato meal test, il test del pasto) rappresentando quindi una situazione che sia il più attinente possibile al quotidiano. Informazioni più dettagliate sul test da carico orale di glucosio possono essere reperite nel nostro testo Esami clinici – Sangue, urine e altri metodi di indagine diagnostica.

Glicemia e alimentazione

Le variazioni glicemiche dipendono da svariati fattori. Uno dei più importanti è sicuramente l’alimentazione. Un regime alimentare equilibrato è sicuramente un’arma fondamentale nella prevenzione e/o nella cura della iperglicemia. Il primo passo da compiere è assicurare al nostro organismo la corretta ripartizione giornaliera dei macronutrienti che per la dieta italiana è la seguente:

carboidrati: minimo 45%, proteine: minimo 15%, grassi: minimo 25%. Il restante 15% deve essere personalizzato in base al grado di sedentarietà del soggetto.

Sono sicuramente sconsigliati i cibi con zucchero aggiunto che abbiano un’alternativa senza zucchero (per esempio trovare marmellate senza zuccheri aggiunti -sia zucchero bianco, sia di canna, sia succo d’uva o di mela – è praticamente impossibile, basta che la marmellata non ne abbia troppo, cioè abbia un contenuto calorico inferiore alle 150 kcal/100 g). La nostra posizione sull’alcol è chiara e rimandiamo ai vari articoli che trattano l’argomento (Il vino, L’indice alcolico, L’OMS contro il vino). È importante inoltre includere nella dieta tutti quegli alimenti che hanno un alto indice di sazietà come per esempio la frutta e la verdura. Sono decisamente da evitare le abbuffate; la raccomandazione principale è quindi quella di consumare piccoli pasti ripartendoli correttamente durante la giornata senza saltarli e senza anticiparli o ritardarli in modo eccessivo.

Consigliamo infine la lettura del nostro articolo I dieci trucchi della cucina ASI e soprattutto de Il ricettario della dieta italiana, un articolo fondamentale per chi vuole capire cosa, come e quanto mangiare, imparando a gestire un regime alimentare che, a differenza di moltissimi altri, può essere seguito tranquillamente per tutta la vita.

Glicemia e sport

La glicemia è sicuramente un parametro molto importante per il medico, ma lo è anche per lo sportivo. Com’è noto, una pratica sportiva regolare e sufficientemente intensa abbassa la glicemia sotto i 100 mg/dl, spesso sotto i 90 mg/dl. Ovviamente, la glicemia è influenzata anche dall’alimentazione e da altri fattori, ma è rarissimo trovare un vero atleta con la glicemia alta. Il meccanismo carboidrati-glicemia-insulina è fondamentale per la comprensione di come viene utilizzata l’energia introdotta nell’organismo con i carboidrati. Si veda l’articolo Perché si ingrassa per capire esattamente perché:

a) un’assunzione eccessiva di carboidrati fa ingrassare;

b) non si devono assumere carboidrati quando l’organismo ne ha già una scorta sufficiente (pena il loro utilizzo non ottimale), come appena prima di una gara (alla quale si suppone l’atleta arrivi riposato);

c) conviene assumere invece carboidrati ad alto (o medio-alto) indice glicemico per ripristinare più velocemente le scorte dopo una prestazione fisica di notevole intensità.

Consiglio generale

Ogni patologia minore può essere decisamente meglio gestita se il soggetto ha un buon stile di vita. L’alimentazione quindi è un’arma in più che è tanto più potente quanto più si vive meglio. Per esempio, è decisamente inutile occuparsi di mangiare bene se poi si fuma, si ha una vita totalmente sedentaria, ci si concede troppo spesso agli alcolici ecc.


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