TAN, TAEG e tasso zero

Ultimi aggiornamenti: 2012

TAN, TAEG (più modernamente ISC) e tasso zero sono sigle ed espressioni ricorrenti nei messaggi promozionali e nei diversi contratti che prevedono un pagamento rateale. Cerchiamo di capire meglio significato di queste sigle.

Iniziamo con il TAN, acronimo di Tasso Annuo Nominale; il TAN è il tasso di interesse puro che viene applicato a un finanziamento; si ricorda che nell’ambito della matematica finanziaria il tasso può essere espresso come nominale oppure come effettivo; la sostanziale differenza fra le due tipologie di tasso è che il primo non tiene conto di un’eventuale anticipazione delle quote degli interessi durante il periodo di riferimento.

Supponiamo di ricevere un prestito di 2.000 euro al 12% con rimborso semestrale e quota capitale costante. Allo scadere dei primi sei mesi rimborseremo una cifra pari a 1.120 euro (1.000 euro quale quota capitale e 120 euro quale quota interessi); dopo altri sei mesi rimborseremo invece 1.060 euro (1.000 euro di quota capitale e 60 quale quota interessi). Teoricamente, trattandosi di tasso annuo, allo scadere dei primi sei mesi dovremmo rimborsare solamente 1.000 euro quale capitale e poi, trascorsi altri sei mesi, dovremmo rimborsare la quota di capitale residuo (1.000 euro) più gli interessi che sono maturati nei dodici mesi. Così facendo si avrebbe la coincidenza fra tasso nominale e tasso effettivo. In realtà, nella prassi comune, a ogni scadenza vengono richiesti gli interessi maturati. Dall’esempio soprastante si nota come il finanziatore usufruisca di un incasso di 120 euro con 6 mesi di anticipo. Il TAN non tiene conto dell’arricchimento del finanziatore che deriva dal fatto di ricevere anticipatamente una parte degli interessi, il tasso effettivo sì. Quanto più i pagamenti sono frazionati, tanto più si allarga la forbice fra tasso annuo nominale e tasso annuo effettivo. Quindi, ribadendo il concetto, il tasso annuo nominale coincide con il tasso annuo effettivo soltanto se il pagamento degli interessi viene richiesto in un’unica soluzione alla fine del periodo in questione; se, al contrario, il finanziamento prevede un rimborso rateale degli interessi (che vengono sommati alla quota capitale che periodicamente viene rimborsata), il tasso annuo effettivo differisce (aumenta).

Passiamo al TAEG (in realtà si dovrebbe parlare ISC, ovvero Indice Sintetico di Costo – o Indicatore Sintetico di Costo -, ma la vecchia dicitura è ancora usatissima); tale sigla significa Tasso Annuo Effettivo Globale; con il TAEG si vuole rappresentare percentualmente il costo effettivo di un finanziamento. Il TAEG è stato introdotto nella normativa italiana nel 2003 grazie a una deliberazione del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio); in essa si demandava alla Banca di Italia l’individuazione di quelle operazioni e/o servizi che dovevano riportare la segnalazione di TAEG e della formula atta a rilevarlo. Sempre in tale deliberazione si specifica che il TAEG è un indice “comprensivo degli interessi e degli oneri che concorrono a determinare il costo effettivo dell’operazione per il cliente”. In soldoni (è il caso di dirlo…) il TAEG, o ISC che dir si voglia, è un indice comprensivo del TAN e delle altre spese relative al prestito in questione. Spese che, sfortunatamente, non sono quasi mai di poco conto.

Nel caso dei mutui, tanto per fare un esempio, non ci sono solo gli interessi da pagare, ma anche diverse spese; è infatti “normale” che la banca richieda al cliente l’esborso immediato di una cifra a saldo “spese pratica” (per cui, di fatto, la banca non eroga inizialmente un prestito di X euro, ma un prestito di X euro – Y spese) che frequentemente sono abbastanza consistenti. Si devono poi considerare altre spese accessorie quali, tanto per fare esempi abbastanza frequenti (ma non sono gli unici), la polizza incendio e le spese di incasso (quindi la rata che viene periodicamente addebitata non è solo gravata dagli interessi, ma anche di diverse altre spese). Insomma, il TAEG dovrebbe essere uno strumento atto a rendere più trasparenti le operazioni finanziarie; può essere utile, per esempio, per paragonare determinati finanziamenti apparentemente uguali (quota capitale e TAN identici), ma in realtà diversi a causa di spese non immediatamente verificabili. È opportuno sapere che le banche sono obbligate a fornire l’ISC a chi richiede un preventivo per un mutuo in quanto esso è il reale indicatore del costo effettivo del prestito.

Il tasso zero

tasso 0Il tasso zero è uno dei finanziamenti che allettano la maggior parte di coloro che non hanno una “coscienza economica”.

Si tratta di un tasso (TAN) che rivenditori convenzionati con una finanziaria propongono ai clienti per convincerli “a fare l’affare”. Nei finanziamenti a tasso zero, gli interessi vengono pagati dal rivenditore o dalla finanziaria (o da entrambi).

La prima scoperta – Ovviamente nessuno regala nulla, per cui, per esempio, a fronte dell’acquisto a tasso zero di un’autovettura da 25.000 euro, si ottiene sicuramente un minor sconto (diciamo del 2%). Quindi, anche ammesso che non ci siano veramente oneri aggiuntivi, scegliere il tasso zero significa rinunciare a uno sconto che dal punto di vista finanziario è comunque molto significativo.

La seconda scoperta – In genere si trova sempre un rimando a note a piè di pagina che specificano che sì, il TAN è lo 0%, ma il TAEG è variabile, con costi di attivazione della pratica variabili e non compresi nel prezzo. Il TAEG, come detto nel paragrafo precedente, esprime il costo complessivo del finanziamento. Nel TAEG sono compresi gli oneri accessori obbligatori quali spese di istruttoria, spese di incasso rate, assicurazione obbligatoria. L’onere espresso dal TAEG è tanto maggiore quanto più gli importi sono piccoli, ma può essere, per importi attorno ai 10.000 euro, anche dell’ordine di qualche punto percentuale.

L’ultima scoperta – Micidiale poi il caso in cui si abbini alla formula tasso zero quella del “compri oggi, paghi fra un anno”. Il trucco consiste nel fatto che quando si cominciano a pagare le rate, l’importo per ogni rata sarà maggiore (per gli interessi maturati nel periodo di non pagamento, magari a un tasso dell’8%).

Fare confusione è una buona politica…

Per conquistarsi anche qualcuno fra i clienti più smaliziati della media, è possibile mischiare diverse forme di assistenza finanziaria. Per esempio, per spingere un “minifinanziamento + assicurazione omnicomprensiva” è possibile far credere al cliente che a fronte di un finanziamento di una quota minima dell’auto si possano ottenere incredibili prezzi assicurativi.

Esempio: con un minifinanziamento di 4.000 euro per l’acquisto di un’auto del valore di 30.000 in tre anni si devono rendere 8.622 euro, cioè il finanziamento costa 4.622 euro, circa 1.540 euro all’anno. Poiché la polizza è furto/incendio/atti vandalici/Kasko con franchigie basse e tutto sommato apparentemente interessante, il cliente non cerca alternative (anche perché quelle mostrate dal venditore sono medio-alte). Peccato che con un minimo di ricerca sarebbe possibile trovare una polizza equivalente al costo di 1.030 euro. In altri termini, il finanziamento di 4.000 euro costa 510 euro all’anno!


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