I gelati
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Informazioni generali
Legenda
L'Italia
è considerata uno dei paesi più ricchi nella tradizione della confezione
artigianale del gelato. Negli ultimi anni il consumo del
gelato industriale è notevolmente aumentato, grazie alle caratteristiche di
lunga conservazione e facilità di reperimento anche nella grande
distribuzione. A parità di peso il gelato è mediamente meno calorico di un
dolce, tuttavia la sua notevole appetibilità e il basso indice di sazietà ne
fanno un alimento potenzialmente pericoloso per un regime calorico
controllato. Quando fa caldo, anche una piccola vaschetta di gelato
ipocalorico (diciamo di poco al di sotto delle 200 kcal per 100 g, già
difficile trovarlo!) di 500 g apporta circa 1000 calorie, decisamente troppe
per una merenda o un fine pasto per rinfrescare una serata. Il minor apporto
calorico rispetto ai dolci è dovuto all'alta percentuale di acqua (intorno
al 60%).
Altro mito da sfatare è che un gelato al cioccolato o al cocco sia più calorico di uno alla frutta, perché, se è vero che cambia il gusto, questo viene determinato da pochi ingredienti (per lo più aromi) mentre la "ricetta" base rimane la stessa e ciò che fa salire le calorie è l'apporto di grassi vegetali (per lo più idrogenati) utilizzati per dare cremosità al prodotto e una certa appetibilità, oltre a sostenere meglio la lunga conservazione.
I due errori classici - Il primo errore consiste nel consumare il gelato come dissetante; a causa dell'elevato contenuto di zuccheri, lo pseudopotere dissetante del gelato è dato solo dalla temperatura: una volta sciolto nello stomaco, i carboidrati assunti non faranno altro che richiedere altra acqua, aggravando la condizione. Questo errore è comune anche con i ghiaccioli o le granite, alimenti assolutamente inutili, visto l'elevato potere calorico (150 calorie per 100 g) e il potere dissetante nullo a medio termine.
Il secondo errore consiste nel consumare il gelato (classicamente a passeggio) al di fuori dei pasti, come spuntino: a causa dell'appetibilità del prodotto lo spuntino va spesso al di là del contenuto calorico previsto per un vero e proprio brunch e ha inoltre caratteristiche prettamente glicidiche o glicidico-lipidiche, essendo la parte proteica quasi sempre trascurabile. Non si vede pertanto nessun motivo per attivare il meccanismo insulinico con uno spuntino ipercalorico.
Per la valutazione dei gelati industriali si deve necessariamente prescindere dalle preferenze individuali e, oggettivamente, si può solo riferirsi a due parametri.
Le calorie - I gelati possono essere distinti in due fasce:
Gli ingredienti - Troppi consumatori prestano attenzione al solo gusto e non alla qualità degli ingredienti. Devono essere assolutamente scartati i gelati contenenti grassi vegetali idrogenati o margarina e valutati attentamente quelli in cui compare la dizione grassi/oli vegetali. Ricordiamo che ormai molti gelati artigianali hanno, come ingredienti, una qualità equivalente, se non peggiore, a quella dei gelati industriali. Diffidate pertanto del semplice concetto di artigianale se non sono esplicitati gli ingredienti.
Fattori che abbassano la valutazione
Aromi (non naturali).
Calorie superiori a 250 kcal/g.

Uso di dolcificanti.

Oli o grassi vegetali di seconda scelta.

Assenza dell'etichetta nutrizionale.


Oli
o grassi vegetali non dichiarati ma non idrogenati.



Margarina o grassi vegetali idrogenati. Additivi sospetti.
Il gelato è uno degli alimenti critici nella valutazione qualitativa dei prodotti industriali. Nonostante quello che si crede, non è però vero che i prodotti artigianali siano decisamente migliori; spesso anche nell'artigianale si è ormai diffusa la tendenza a usare surrogati dei prodotti genuini (grassi vegetali, idrogenati, margarina ecc.). Anche l'uso di grassi vegetali (olio di cocco), sebbene meno criticabile dell'uso di grassi idrogenati o di margarina, non è giustificabile in un prodotto "fresco" come il gelato (nei biscotti per esempio l'olio di palma è usato anche per avere una data di scadenza del prodotto più lunga rispetto a quella che si avrebbe con l'impiego di burro), traducendosi solo in un mero fattore economico.
Vi sono multinazionali leader in questo settore (Algida) che purtroppo sono il punto di riferimento in negativo di molte aziende che puntano solo e unicamente sul gusto, ottenuto con ingredienti non genuini (il gelato è uno degli esempi di come "più buono" non equivalga a "sano") e con contenuti calorici impressionanti. Anche proposte leggermente diverse dal classico gelato sono penalizzate dalla presenza di oli vegetali generici.
Alcune aziende sembrano sposare un criterio salutista in alcuni elementi della loro offerta, ma poi cadono negli stessi difetti di cui sopra, probabilmente trainate dalla competizione sul gusto.
In un panorama che appare particolarmente appiattito merita una citazione particolare la Häagen-Dazs, un esempio di proposta estera in un campo, il gelato, ritenuto appannaggio della tradizione italiana. Il marchio, nato nel 1920 a New York nel quartiere del Bronx a opera di Reuben Mattus, si è successivamente sviluppato, da semplice realtà familiare, a una vera e propria azienda su scala mondiale. Dal 1983 è presente in 54 paesi del mondo, anche se in Italia è ancora poco conosciuto. Si distingue per la genuinità degli ingredienti, nell'esclusione di coloranti e addensanti, e nella trasparenza dell'informazione (tutti gli oli sono dichiarati), tuttavia ha il limite di non esplicitare le informazioni nutrizionali sull'apporto calorico che invece si trovano nel sito della casa madre. Propone diversi gusti, alcuni dei quali con ingredienti non brillantissimi (ma almeno specificati chiaramente, ci riferiamo all'olio di cocco e olio di semi di cotone), altri decisamente genuini.
Decisamente deludenti per mancanza di coerenza le linee a base di soia, ipocaloriche ma penalizzate dalla presenza di generici grassi vegetali: assurdo basare il prodotto sulla demonizzazione del colesterolo, quando poi si usano grassi vegetali ricchi di grassi saturi che innalzano proprio il colesterolo.
Tutto da buttare? Non proprio, vi sono realtà della larga distribuzione (per lo meno regionale) che riescono a offrire prodotti con tutti i crismi dell'alta qualità.
I sorbetti - Da questa categoria sono esclusi i sorbetti (il classico al limone) perché la ricetta del tipo di gelato non prevede l'uso di grassi (anche se incredibilmente si trovano sorbetti con grassi vegetali!!). È utile ricordarlo quando si deve optare per un prodotto artigianale di cui non si conoscono gli ingredienti: il sorbetto è una scelta interessante perché ipocalorica e dagli ingredienti "praticamente sicuri". confezioni non ci sono le informazioni nutrizionali che si possono trovare facilmente nel sito Internet della Häagen-dazs. Nel sito è possibile trovare anche informazioni su gusti che normalmente non si trovano nei nostri punti vendita e che comunque possono essere considerati VIP.
Legenda
L'Italia
è considerata uno dei paesi più ricchi nella tradizione della confezione
artigianale del gelato. Negli ultimi anni il consumo del
gelato industriale è notevolmente aumentato, grazie alle caratteristiche di
lunga conservazione e facilità di reperimento anche nella grande
distribuzione. A parità di peso il gelato è mediamente meno calorico di un
dolce, tuttavia la sua notevole appetibilità e il basso indice di sazietà ne
fanno un alimento potenzialmente pericoloso per un regime calorico
controllato. Quando fa caldo, anche una piccola vaschetta di gelato
ipocalorico (diciamo di poco al di sotto delle 200 kcal per 100 g, già
difficile trovarlo!) di 500 g apporta circa 1000 calorie, decisamente troppe
per una merenda o un fine pasto per rinfrescare una serata. Il minor apporto
calorico rispetto ai dolci è dovuto all'alta percentuale di acqua (intorno
al 60%). Altro mito da sfatare è che un gelato al cioccolato o al cocco sia più calorico di uno alla frutta, perché, se è vero che cambia il gusto, questo viene determinato da pochi ingredienti (per lo più aromi) mentre la "ricetta" base rimane la stessa e ciò che fa salire le calorie è l'apporto di grassi vegetali (per lo più idrogenati) utilizzati per dare cremosità al prodotto e una certa appetibilità, oltre a sostenere meglio la lunga conservazione.
I due errori classici - Il primo errore consiste nel consumare il gelato come dissetante; a causa dell'elevato contenuto di zuccheri, lo pseudopotere dissetante del gelato è dato solo dalla temperatura: una volta sciolto nello stomaco, i carboidrati assunti non faranno altro che richiedere altra acqua, aggravando la condizione. Questo errore è comune anche con i ghiaccioli o le granite, alimenti assolutamente inutili, visto l'elevato potere calorico (150 calorie per 100 g) e il potere dissetante nullo a medio termine.
Il secondo errore consiste nel consumare il gelato (classicamente a passeggio) al di fuori dei pasti, come spuntino: a causa dell'appetibilità del prodotto lo spuntino va spesso al di là del contenuto calorico previsto per un vero e proprio brunch e ha inoltre caratteristiche prettamente glicidiche o glicidico-lipidiche, essendo la parte proteica quasi sempre trascurabile. Non si vede pertanto nessun motivo per attivare il meccanismo insulinico con uno spuntino ipercalorico.
Per la valutazione dei gelati industriali si deve necessariamente prescindere dalle preferenze individuali e, oggettivamente, si può solo riferirsi a due parametri.
Le calorie - I gelati possono essere distinti in due fasce:
- ipercalorici (sopra le 250 kcal/100 g: non giustificati in un regime salutistico)
- normali o ipocalorici (fra 90 e 250 kcal/100 g).
Gli ingredienti - Troppi consumatori prestano attenzione al solo gusto e non alla qualità degli ingredienti. Devono essere assolutamente scartati i gelati contenenti grassi vegetali idrogenati o margarina e valutati attentamente quelli in cui compare la dizione grassi/oli vegetali. Ricordiamo che ormai molti gelati artigianali hanno, come ingredienti, una qualità equivalente, se non peggiore, a quella dei gelati industriali. Diffidate pertanto del semplice concetto di artigianale se non sono esplicitati gli ingredienti.
La classificazione della dieta italiana
Partendo dalle 5 stelle si trova la valutazione del prodotto.Fattori che abbassano la valutazione
Il mercato
Rischio salutistico della categoria: alto.Il gelato è uno degli alimenti critici nella valutazione qualitativa dei prodotti industriali. Nonostante quello che si crede, non è però vero che i prodotti artigianali siano decisamente migliori; spesso anche nell'artigianale si è ormai diffusa la tendenza a usare surrogati dei prodotti genuini (grassi vegetali, idrogenati, margarina ecc.). Anche l'uso di grassi vegetali (olio di cocco), sebbene meno criticabile dell'uso di grassi idrogenati o di margarina, non è giustificabile in un prodotto "fresco" come il gelato (nei biscotti per esempio l'olio di palma è usato anche per avere una data di scadenza del prodotto più lunga rispetto a quella che si avrebbe con l'impiego di burro), traducendosi solo in un mero fattore economico.
Vi sono multinazionali leader in questo settore (Algida) che purtroppo sono il punto di riferimento in negativo di molte aziende che puntano solo e unicamente sul gusto, ottenuto con ingredienti non genuini (il gelato è uno degli esempi di come "più buono" non equivalga a "sano") e con contenuti calorici impressionanti. Anche proposte leggermente diverse dal classico gelato sono penalizzate dalla presenza di oli vegetali generici.
Alcune aziende sembrano sposare un criterio salutista in alcuni elementi della loro offerta, ma poi cadono negli stessi difetti di cui sopra, probabilmente trainate dalla competizione sul gusto.
In un panorama che appare particolarmente appiattito merita una citazione particolare la Häagen-Dazs, un esempio di proposta estera in un campo, il gelato, ritenuto appannaggio della tradizione italiana. Il marchio, nato nel 1920 a New York nel quartiere del Bronx a opera di Reuben Mattus, si è successivamente sviluppato, da semplice realtà familiare, a una vera e propria azienda su scala mondiale. Dal 1983 è presente in 54 paesi del mondo, anche se in Italia è ancora poco conosciuto. Si distingue per la genuinità degli ingredienti, nell'esclusione di coloranti e addensanti, e nella trasparenza dell'informazione (tutti gli oli sono dichiarati), tuttavia ha il limite di non esplicitare le informazioni nutrizionali sull'apporto calorico che invece si trovano nel sito della casa madre. Propone diversi gusti, alcuni dei quali con ingredienti non brillantissimi (ma almeno specificati chiaramente, ci riferiamo all'olio di cocco e olio di semi di cotone), altri decisamente genuini.
Decisamente deludenti per mancanza di coerenza le linee a base di soia, ipocaloriche ma penalizzate dalla presenza di generici grassi vegetali: assurdo basare il prodotto sulla demonizzazione del colesterolo, quando poi si usano grassi vegetali ricchi di grassi saturi che innalzano proprio il colesterolo.
Tutto da buttare? Non proprio, vi sono realtà della larga distribuzione (per lo meno regionale) che riescono a offrire prodotti con tutti i crismi dell'alta qualità.
I sorbetti - Da questa categoria sono esclusi i sorbetti (il classico al limone) perché la ricetta del tipo di gelato non prevede l'uso di grassi (anche se incredibilmente si trovano sorbetti con grassi vegetali!!). È utile ricordarlo quando si deve optare per un prodotto artigianale di cui non si conoscono gli ingredienti: il sorbetto è una scelta interessante perché ipocalorica e dagli ingredienti "praticamente sicuri". confezioni non ci sono le informazioni nutrizionali che si possono trovare facilmente nel sito Internet della Häagen-dazs. Nel sito è possibile trovare anche informazioni su gusti che normalmente non si trovano nei nostri punti vendita e che comunque possono essere considerati VIP.
Cosa sono i mono e i digliceridi degli acidi grassi?
Sono sostanze ricavate da acidi grassi alimentari (di solito esterificati con acido acetico o citrico) che servono come emulsionanti, ovvero per rendere stabili le soluzioni grassi-acqua che sono la base della ricetta dei gelati industriali. A differenza di altri emulsionanti, proteggono anche i prodotti dall'irrancidimento. A differenza di alcuni coloranti e/o conservanti, non sono dannosi per l'organismo, ma sono semplicemente il tentativo di laboratorio per aggiungere (da qui il termine generico di additivo) un ingrediente che migliori l'aspetto e la conservazione dell'alimento.