Slow Food o fast food?
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Il titolo è abbastanza chiaro e rivela il dilemma che molti si pongono quando devono mangiare fuori casa. Personalmente penso che nessuna delle due soluzioni sia la migliore, in ossequio al principio in medio stat virtus, che in questo caso è più che giustificato.
Il movimento Slow Food nacque in Piemonte nel 1986 con l'obbiettivo di opporsi a tutte quelle abitudini moderne che tendono a cancellare il piacere della tavola. Nel 1989 l'associazione divenne un movimento internazionale che si proponeva di combattere la Fast Life proprio partendo dalla tavola. Conseguenza di questo approccio è stata la riscoperta della tradizione, dei piatti e delle cucine locali, il piacere di sedere a tavola. Secondo il manifesto redatto a Parigi Slow Food assicura un avvenire migliore.
Purtroppo a queste nobili intenzioni, il movimento non associa nessun intento salutistico (se non il fuorviante messaggio che tutto ciò che è antico faccia bene) e ciò è decisamente in contrasto con lo scopo di un futuro migliore. Il sostegno dato all'enologia è illuminante. Nessuno può sostenere che la promozione di eventi che hanno come protagonista il vino e il bere possa essere compatibile con la migliore salute possibile. È ormai noto a tutti (ma nessuno ha il coraggio di dirlo) che se si bevesse rispettando le dosi salutistiche massime, la produzione di vino crollerebbe, quindi non ha senso promuovere entusiasticamente un prodotto che deve essere di secondo piano nel panorama dell'alimentazione moderna.
Ma anche il richiamo alla tradizione è molto opinabile perché moltissimi piatti tipici non sono propriamente salutistici perché nati in epoche in cui la scienza dell'alimentazione praticamente non esisteva. Se si considera poi che il rimanere a lungo a tavola non può che favorire un'assunzione eccessiva di calorie si scopre che è molto difficile che l'avvenire sia migliore.
Praticamente Slow Food è la risposta parzialmente sbagliata a un problema reale, quello di pranzare velocemente con alimenti di scarsissima qualità.
Il Fast Food - Molte persone per lavoro o per ragioni
economiche scelgono i fast food o il bar come meta preferita delle loro
escursioni alimentari. I nutrizionisti classici bocciano il fast food perché
ricco di cibi grassi e ipercalorici. Però, se questa è la causa della
condanna, allora occorre condannare anche buona parte della cucina italiana
tradizionale. Per la dieta italiana se il soggetto è normopeso non deve
temere grassi appetitosi. Il vero problema del fast food e dei bar è invece
la qualità dei cibi. In teoria potrebbero essere luoghi compatibili con la
buon alimentazione. In pratica sono spesso il luogo dove si servono cibi di
bassissima qualità: l'uso di oli e grassi idrogenati (margarina), di oli
scadenti, di cibi con conservanti (costano meno!) ecc. Da alcune rilevazioni
fatte negli Stati Uniti negli oli parzialmente idrogenati usati nei fast
food è presente ben un 15% di acidi grassi trans e addirittura un 45% nelle
patatine fritte! Provate a leggere (se trovate l'etichetta nutrizionale) gli
ingredienti delle appetitosissime brioche che vi servono al bar con un
fumante cappuccino; un esempio: "margarina proveniente da oli parzialmente
idrogenati di palma e di colza". E c'è gente che in quel bar ha fatto
colazione per anni! Ovviamente la spinta salutista sta portando i fast food verso posizioni più attente alla salute (basta pensare alla linea Salad Plus di McDonald's), ma è indubbio che il percorso sia ancora molto lungo. È opportuno che chi mangia in un fast food scarti i cibi a rischio (come le amatissime patatine fritte) e i piatti pronti (primi e secondi surgelati, dolci ecc.) di cui non ha la possibilità di leggere l'etichetta.
La soluzione - La soluzione al problema di mangiare fuori casa si risolve banalmente scegliendo ogni volta la migliore qualità dei cibi che si mangiano. Le regole sono semplici.
- Il piacere della tavola si sceglie attraverso la salute, non attraverso il gusto. È riduttivo scegliere quelle soluzioni che considerano solo il gusto, sono geniali quelle che abbinano gusto e salute.
- Se in un esercizio non c'è nulla di sano e genuino, non si mangia nulla e si cambia esercizio. Prima però spiegate al gestore il perché: "non ha piatti senza margarina? Non ha piatti senza grassi vegetali idrogenati?". Spesso farete un favore al ristoratore. A una sagra paesana un grosso cartello evidenziava che le torte fatte dal produttore artigiano erano più salutari perché fatte con margarina e non con burro. Il produttore era rimasto a venti anni fa e non sapeva nemmeno come la margarina fosse ottenuta!
- Se non si conoscono gli ingredienti di un piatto, non lo si sceglie.
- È ormai possibile pranzare fuori in maniera autonoma con cibi pronti che coprono tutte le portate comuni (insalate pronte a base di verdure e pesce, yogurt e dessert, frutta ecc.). Non è quindi accettabile l'alibi di chi mangia male perché è costretto a pranzare fuori.
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