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L'irradiazione
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Molti di voi non avranno mai sentito parlare dell'irradiazione in campo alimentare. Questo metodo di trattamento dei cibi sta diventando sempre più importante a causa del crescente interesse verso agenti patogeni come l'Escherichia o il Campylobacter.
Realizzata per la prima volta nel 1943 negli Stati Uniti per sterilizzare gli hamburger, è stata sempre frenata dalla preoccupazione salutistica delle conseguenze che le radiazioni possono produrre sui cibi.
L'irradiazione usa radiazioni ad alta frequenza (raggi X, gamma) o fasci di elettroni per sterilizzare i cibi, eliminando batteri che sono insensibili o poco sensibili alla temperatura (metodo classico); come secondo scopo, in alcuni casi, aumenta la conservazione, impedendo la maturazione di frutta e verdura.
Si usa su carni, frutti di mare, cacao, caffè, frutta; in alcuni casi sostituisce sterilizzazioni di tipo chimico. La perdita nutrizionale (soprattutto vitamine) è paragonabile a quella che si ha con altri metodi di conservazione, per cui il vero problema sta nel determinare i danni da radiazione.
La legge la consente per oltre sessanta prodotti alimentari (direttiva 1999/2/CE e 1999/3/CE) e l'etichetta deve indicare chiaramente se l'alimento è stato irradiato o meno. In Italia la legge (DM 30/08/1973) consente anche l'irradiazione con raggi gamma per bloccare la germinazione. Nell'immagine il simbolo internazionale per i prodotti irradiati (notate come non sia affatto chiaro!).
Le ricerche dell'OMS hanno mostrato che l'irradiazione fino a un massimo di 10 kGray (chilogray, unità di misura assorbita; un Gray equivale a 100 rad del vecchio sistema di misura) non creano problemi; in parole povere il cibo non diventa minimamente radioattivo. L'effetto della radiazione cessa cioè nel momento in cui si blocca la sorgente di radiazioni (come la cottura a microonde), mentre un cibo radioattivo sarebbe a sua volta fonte di radiazioni. Vediamo le varie tecniche.
irradiazione dei cibiRaggi gamma – I raggi provengono da isotopi del cobalto o del cesio, sorgenti radioattive dalla vita media piuttosto lunga. Il vantaggio è che i raggi gamma penetrano in profondità, consentendo il trattamento di alimenti già confezionati.
Fascio di elettroni – Si tratta di raggi beta provenienti da un cannone elettronico. I raggi beta sono poco penetranti (pochi centimetri), ma hanno il vantaggio di non richiedere complesse procedure di conservazione della sorgente radioattiva perché quando il cannone viene spento non c'è più emissione di radiazione (a differenza di quanto avviene con gli isotopi radioattivi che devono essere attentamente conservati).
Raggi X – La tecnologia a raggi X è la più recente e combina i vantaggi delle due precedenti tecnologie: penetrazione in profondità e spegnimento della sorgente radioattiva. 
Dosi utilizzate - Più la forma vivente è evoluta e più è sensibile alle radiazioni. La dose letale per l'uomo è di 4 Gray, insetti e parassiti si uccidono con 100 Gray, i batteri patogeni con dosi da 1.500 a 4.500 Gray, i virus e le spore con 10-45.000 Gray.
La dose necessaria per il trattamento di un alimento varia anche a seconda della temperatura (maggiore se il cibo è congelato) e viene definita D-dose la quantità di radiazione necessaria per distruggere il 90% dei microrganismi. Per distruggere i principali agenti patogeni (Salmonella, Escherichia, Campylobacter, Toxoplasma ecc.) si applicano dosi inferiori al kGray.
In genere il gusto dell'alimento (le carni grasse sono quelle più sensibili) non è modificato fino a dosi di 7,5 kGy.


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