La cucina orientale
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Negli
ultimi anni si è andato sempre più affermando un interesse del consumatore
italiano nei confronti dei piatti della cucina orientale. Se
qualche anno fa la
cucina cinese la faceva da padrone con l'apertura di infiniti ristoranti
tematici, l'ultimo decennio ha visto il fiorire di nuovi punti di ristoro
dedicati all'arte culinaria di altri paesi orientali. Nata inizialmente come
curiosità, l'abitudine di andare al ristorante tailandese o giapponese è esplosa
in una vera e propria moda, che ha spinto i produttori a creare delle offerte
che rispondessero sempre più a questa nuova passione degli italiani. Se da un
lato questa tendenza è spiegabile dal fascino di una cultura esotica e
sconosciuta, tanto più se gastronomica, bisogna anche ammettere che tanto
interesse è giustificato anche dalla qualità di alcuni piatti, davvero
apprezzabili sia per la qualità degli ingredienti utilizzati sia per i metodi di
preparazione.In breve, le principali cucine orientali che hanno preso piede in Italia sono le seguenti:
Cucina cinese: spesso confusa con quella servita nei ristoranti cinesi "all'occidentale" (quella cantonese), la tradizionale cucina cinese contempla diverse culture a seconda della regione geografica, ma la filosofia generale che sta alla base è quella di valorizzare qualsiasi alimento, concetto che deriva dal fatto di essere un paese popolatissimo e in origine molto povero. Inoltre un altro aspetto interessante di questa cucina è quello di ponderare l'uso degli ingredienti in modo che nessuno prevalga sull'altro.
Cucina giapponese: anch'essa molto apprezzata grazie al dilagare di varie mode che hanno avvicinato sempre più l'Italia al Giappone, può essere ricondotta a un termine giapponese, sappari, che significa pulito, leggero, ordinato e irradiante onestà. Infatti la caratteristica principale consiste nel non alterare in alcun modo la qualità degli alimenti, mantenendone la freschezza, il sapore, il colore, la consistenza e la stagionalità. Essendo un arcipelago costituito da quattro isole, l'alimento base è il pesce, onnipresente in tavola e spesso consumato crudo nel sushi o nel sashimi.
Cucina indiana e indonesiana: abbastanza simili come cucine, variano molto tra regioni in virtù della religione, del gusto, della ricchezza e soprattutto del clima. Si va dai primi di riso come il prawn biryani all'indiana o il nasi goreng all'indonesiana ai tipici curries piccanti e speziati sino ai piatti di carne tandoori.
Cucina tailandese: a metà strada tra la Cina e l'India, la cucina tailandese risente molto della loro influenza. Facilitata da un clima tropicale, la Tailandia vanta un'incredibile quantità di cibi diversi e il risultato che ne deriva è una sinfonia di sapori armonicamente legati fra di loro, dal pesce ai crostacei alla verdura e alla frutta, il tutto insaporito con gustose salse locali.
Come detto in precedenza, visto il crescere del bacino di utenza di questo genere di cucina, molti produttori si sono lanciati nella produzione di innumerevoli offerte ad hoc, presenti in abbondanza nei supermercati italiani. Purtroppo però la qualità di quasi tutti questi prodotti è molto scarsa, in certi casi veramente da brividi.
Tra le aziende italiane, una delle più attive in questo settore è Arnaboldi, lodevole per le numerose offerte, ma non sempre per la loro qualità: si va dal Riso alla Cantonese con olio vegetale, al Nasi Goreng con grasso vegetale sino al Prawn Biryani con grasso vegetale idrogenato, tutti conditi con aromi non specificati. Si salvano invece i piatti giapponesi come il Tempura, il Sushi e il Sushi Nori (alghe essiccate), meno il Misoshiru (zuppa con gamberi e alghe) e le salse (Agrodolce cinese e Chutney indiana) per via degli aromi. Da biasimare anche Buitoni per l'uso di olio vegetale e di aromi generici nel Riso all'indonesiana e alla cantonese, così come molta della produzione di Suzi Wan, una delle primissime aziende a dedicarsi a questi piatti. Anch'essa propone i due tipi di riso precedenti con glutammato monosodico e aromi, presenti questi ultimi anche nei Germogli di soia (!) e nella Salsa agrodolce con verdure e offre inoltre le Cialde di gamberetti con oli vegetali. Si salverebbero la Salsa di soia, il Purè di peperoncino e i Vermicelli di soia perché sani come ingredienti, ma purtroppo privi dell'etichetta nutrizionale.
Altra azienda presente con molti prodotti sugli scaffali è Blue Dragon, della quale si possono premiare solamente i Vermicelli cinesi (Express instant noodles) perché non contengono le sostanze che invece abbondano negli altri piatti. Il resto della produzione prevede infatti la Salsa agrodolce con olio vegetale, i Crackers di riso e i Tagliolini al gusto di pollo con anche glutammato monosodico e aromi e il Simply sushi, uno dei peggiori prodotti mai visti in circolazione: contiene infatti glutammato, olio vegetale, aspartame e saccarina, un conservante sospetto come il benzoato di sodio e non è dotato di etichetta! Esistono poi marche meno note come Save, che propone piatti a base di glutammato, oli vegetali e aromi generici, Sharwood's con due tipi di salse, quella al cocco (Korma) con olio vegetale e senza etichetta e quella M, sorprendentemente priva di sostanze sospette e con le calorie dichiarate (278), Kikkoman e Conimex, spesso carenti di etichetta e in quest'ultimo caso da segnalare (negativamente) per il Bahmi Goreng contenente, nell'ordine, grasso vegetale, olio vegetale idrogenato, glutammato monosodico e aromi: per chi si vuole rovinare la salute...
Unico plauso va a Luxor, che propone però piatti derivanti da una cultura orientale più vicina a noi dal punto di vista geografico e cioè da paesi come il Libano o Israele. Apprezzabili infatti per gli ingredienti il Falafel (preparato per bocconcino vegetariano con fave, ceci disidratati, coriandolo e spezie) e l'Hummus (preparato per crema vegetale con ceci disidratati, semi di sesamo, sale, amido di patate modificato e aglio), tra le pochissime offerte consigliabili a chi voglia esplorare una sana cucina d'oriente.
