Le vere tabelle nutrizionali

Caffè americano

Ultimi aggiornamenti: 2010

Abbiamo già visto vizi e virtù del caffè. In particolare le controindicazioni e le indicazioni della bevanda. Una di queste è la sostituzione dei costosi dimagranti tradizionali da banco con la caffeina. Il problema deve essere studiato dal punto di vista quantitativo. Infatti perché si abbiano dei risultati accettabili occorre assumere una dose di caffeina di circa 400 mg. Tale dose può essere ottenuta con un litro di tè verde o con un certo numero di caffè al giorno; il problema è scegliere le migliori modalità di assunzione.
Molti sostengono che più acqua si usa per fare il caffè maggiore è la caffeina legata. In realtà ciò non è affatto vero perché la quantità di caffeina dipende dalla quantità di caffè usata, dalla miscela e dalla preparazione. Riportiamo alcuni dati:

  • Cioccolata (una tazza): 10 mg
  • Tazza o lattina di tè: 20-30 mg
  • Caffè decaffeinato: 2-5 mg
  • Coca Cola: 30-40 mg
  • Espresso: 60-120 mg
  • Caffè fatto con Moka (35-50 ml): 60-120 mg
  • Caffè americano (100 ml): 95-125 mg.

caffè americanoCome si vede, i dati sopra riportati sono un buon esempio di come non si debbano fare affermazioni senza conoscere i dati numerici. Due tazzine di decaffeinato equivalgono a una tazza di cioccolata, il cui effetto come eccitante è di solito decisamente sopravvalutato.
Per quanto riguarda l’espresso da bar, la media non è affatto 90 mg di caffeina, ma è molto vicina al minimo, cioè 60 mg. Infatti il limite massimo si ottiene per caffè extralunghi e con miscele robuste. Inoltre se si ha l’abitudine di zuccherare il caffè, una parte della caffeina (20%) resta nel fondo della tazzina insieme allo zucchero residuo. Quindi spesso il contenuto di caffeina di una tazzina di caffè è di 50 mg circa. Inoltre quanto più il caffè è concentrato (come l’espresso), tanto minore è l’assorbimento quando viene assunto con i cibi: le fibre possono legare piccole quantità di caffè e trascinarle con sé (se bevo 20 cc di espresso e perdo 5 cc perdo il 25% del caffè!). A meno che non si bevano 6-8 caffè al giorno gli effetti sono molto scarsi, come ben sanno gli abituali consumatori di caffè da bar che si limitano a due o tre tazzine giornaliere.
Che caffè bere dunque? La risposta è semplice:
Se entrate nelle categorie per cui il caffè è sconsigliato, nessun caffè o al massimo il decaffeinato; altrimenti quello americano. Per caffè americano s’intende quello lungo ottenuto con il piccolo tradizionale elettrodomestico. Meglio se la caffettiera è tarata per la formulazione classica, cioè presenta un dosatore e una gradazione nel recipiente dell’acqua in linea con la dose di 8 g di caffè per 100 ml; in tal caso infatti anche la parte elettromeccanica è sicuramente progettata per darvi un caffè con 120 mg di caffeina ogni 100 ml. I vantaggi del caffè americano sono evidenti:
a) un contenuto di caffeina stabile (a meno che non improvvisiate ogni volta le dosi)
b) la quota perduta a causa del malassorbimento è trascurabile
c) un facile dosaggio giornaliero (tre tazze per un totale di circa 300 ml) che consente di massimizzare l’effetto. Infatti l’effetto della caffeina come dimagrante è massimo da una a tre ore dall’assunzione. Quindi bere tre tazze (una a colazione, una dopo pranzo e una verso le 17) ottimizza l’effetto. Con le normali tazzine da bar ci sarebbe il problema di diluirle correttamente nell’arco della giornata.
 
INFO AL. – Proteine: 12,20; grassi: 0,50; carboidrati per differenza: 41,10 (fibre: 0); ceneri: 8,80; acqua: 3,10; colesterolo: 0; sodio: 37; calorie: 241.  


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