L'amore per gli animali
Copyright by THEA 2004-2006
...girovagando in Internet ho trovato questo interessantissimo sito e quando ho letto di dove sei/siete, mi sono detta 'Il mondo è proprio piccolo'! Infatti a Travacò ci ho abitato quasi 3 anni!...Mi sono trovata benissimo!
A parte la divagazione personale, volevo dire che non sono d'accordo sul risultato di un test, nel senso che basa il giudizio su un particolare che (a mio avviso) non è propriamente negativo.
Mi riferisco al test relativo all'amore per gli animali: se dico che in una villa il posto del cane deve essere in giardino (e presuppongo ci sia un ambiente adatto all'animale), vengo etichettata come una persona che ha un amore estetico verso gli animali.
Non credo di essere una persona del genere ed i fatti me ne danno atto.
La mia domanda è: perché questo particolare è fondamentale nel giudizio?
Grazie per l'attenzione!
Ciao, Gabriela
Bella e-mail, di cui ti ringrazio.Premetto due cose:
a) i test hanno lo scopo di far riflettere; molto spesso siamo cristallizzati in nostre convinzioni e riteniamo che non si possa fare di meglio o comunque che non valga la pena impegnarsi. Sapendo che esistono posizioni diverse si può riflettere...
b) la "domanda del giardino" non è l'unica che fornisce la soluzione "amore estetico". Infatti prova a rispondere: 1 1 1 4 1 4 4 4 2 3 Nonostante che tu abbia lasciato il cane in giardino, risulta: "sei un amico degli animali". Quindi il risultato "il tuo amore per gli animali è solo estetico" dipende anche da altre risposte (che non conosco) che tu hai dato.
Ma veniamo alla domanda incriminata, spiegando perché è importante per il giudizio. Lo faccio con qualche esempio.
a) A me piacciono le farfalle, mai mi sognerei di far loro del male, ma mai me le terrei in casa, le alleverei o perderei più di tanto tempo a studiarle. Il mio amore per le farfalle è quindi estetico. Un naturalista probabilmente le adorerebbe, capendone le più grandi sfumature. Prima regola: l'amore si dimostra con le azioni. Se non faccio nulla o faccio poco, non posso dire di amare molto. Un cane in giardino viene coccolato per pochi minuti al giorno, tranne forse nei week end. Gli altri giorni il lavoro, la famiglia, gli hobby ecc. Alla sera lui è in cuccia in giardino mentre noi ci divertiamo davanti alla tv.
b) Ma in fondo è un cane! È vero, ma ci sono cani che amano il loro padrone totalmente e sono ricambiati in minima parte. Io ho un'epagneul breton (razza molto affettuosa). Quando l'ho acquistata (ho sempre avuto cani, mio padre era veterinario) le preparai un bell'ambiente in giardino (ambiente adatto all'animale, dici tu, ma chi giudica che è adatto? L'uomo). Praticamente aveva tutto il giardino a disposizione, solo una rete e un cancello la separavano dalla casa. Quando vi era rinchiusa cominciava a correre avanti e indietro, non importa se pioveva; dopo poche ore era una statua di fango, ma continuava a rimbalzare da una parte all'altra della rete. Così portammo la cuccia sotto il terrazzo, proprio contro casa. Considera che passava gran parte della giornata con noi e che la "mettevamo fuori" quando uscivamo. Nonostante ciò, alle parole "Andiamo fuori?" si rannicchiava in un angolo della casa e si faceva portare fuori di peso. Troppo triste. Conquistò stabilmente la casa e la sera dormiva giù in salotto. Una notte però, pochi mesi dopo, la trovammo accoccolata sulle scale, all'ingresso della camera da letto. Nuovo trasferimento in camera nostra. Negli anni tanti sono stati gli episodi che hanno rinsaldato l'amore mio e di mia moglie per il nostro cane; sappi comunque che una delle cose più belle resta sempre il clima di amore che riesce a creare con l'ingenuità e la totalità del suo affetto (esco a prendere la posta e quando torno me la ritrovo festante che mi porta la ciabatta, di notte allungo una mano giù dal letto e ritrovo il suo pelo): i piccoli rituali del suo amore ti fanno capire che molti problemi della vita sono gli uomini che se li cercano e ti fanno scoprire i veri valori. Qualche mese fa improvvisamente si ammalò. Una di quelle malattie apparentemente terribili. Nel giro di un paio di giorni si paralizzò tutta, dai posteriori fin quasi alla testa. Passammo due notti ad accarezzarla mentre guaiva dal dolore. I bravissimi veterinari cui l'affidammo stavano facendo di tutto, ma non si capiva granché. Premetto che ero stato appena operato al tendine d'Achille ed ero ancora ingessato. La terza mattina, al culmine della malattia, si dimenò più forte e guaì verso la porta. Capimmo che voleva fare la pipì e, anche in quelle condizioni, aveva conservato l'orgoglio di farla in giardino. La presi in braccio e faticosamente la depositai sull'erba. Quando la vidi così inerte pensai che di lì a poco sarebbe morta. "Già, ma come faccio a seppellirla?" Pensai subito a un posto ai piedi dell'argine del Po, dal quale è possibile osservare la campagna che tanto ama. D'inverno, col terreno gelato, con un piede inabile, mi era però impossibile. Naturalmente pensai: "Lo chiederò a Doriano". Ecco cosa impari da un cane. Se hai un vero amico, non ti serve per chiedergli soldi, per una raccomandazione, per prestarti la macchina, ma per qualcosa che sfugge ai normali concetti di importanza, ma che per te è fondamentale. Incredibilmente in una settimana Thea ripercorse il cammino e guarì; oggi siamo più preparati a quando ci lascerà per sempre; forse è questo che voleva insegnarci o forse voleva dirci che se ami veramente il tuo cane sai subito dove lo farai riposare per sempre, non te ne disfi come un oggetto ingombrante ormai inerte. Non so se volesse farci capire qualcosa, so solo che quando qualcuno mi dice che deve tener fuori il cane perché ci sono bambini in casa e può portare le malattie (?), perché sporca con le sue zampine un po' impolverate o lascia i peli sul divano, penso di aver di fronte una persona che non conosce che valori estetici come una bella casa pulita e luccicante e che spesso a questi valori dedica troppe attenzioni.
Ci sono tanti modi di amare gli animali, ma quello più grande è quello che non li delude mai.
IL COMMENTO
Niente anima(li)
Quest'anno
ho deciso di riprendere a giocare a scacchi seriamente; la cosa comporta la
partecipazione a diversi tornei qua e là per l'Italia e all'estero.
Ovviamente mi sposto con famiglia al seguito, visto che agli scacchi si può
unire il diletto di una piacevole vacanza. Mi sono reso conto di quanto sia
difficile realizzare un AND di condizioni (cioè la presenza contemporanea)
presso le strutture alberghiere italiane:- la disponibilità di Internet (per gestire il sito);
- l'accettazione dei cani.
Sui cani invece siamo ancora in alto mare. Non ho nessuna prova scientifica a suffragio del fatto che chi non ama i cani perda qualcosa nella vita, pertanto mi limito a osservare le assurdità che il "problema cane" crea nella logica degli albergatori (è un buon test!).
Premesso che capisco benissimo le ragioni del business, ritengo logiche solo due posizioni:
- i cani non sono ammessi;
- i cani sono ammessi in tutta la struttura.
- Purtroppo la stragrande maggioranza (per fortuna in alcune regioni incomincia a non essere così) pone delle limitazioni.
Premesso che in Francia, in Germania, in Svizzera e nei Paesi più evoluti queste limitazioni non ci sono e viene applicata o la soluzione 1 oppure la 2, analizziamo come esercizio di logica le "motivazioni" più ricorrenti.
1) Nel ristorante assolutamente no, c'è il cibo. I cani possono portare malattie.
Quali malattie che non possono essere trasmesse da un umano poco pulito (pensiamo a chi ha giocato in mezzo alla sabbia per tutto il giorno)? A questa domanda nessuno sa rispondere (la risposta sarebbe: la rabbia, ma non c'è un caso di rabbia in Italia non so da quanti anni e comunque basterebbe richiedere il certificato di vaccinazione). E allora? Perché in molti ristoranti ormai si può tranquillamente portare il cane, mentre nei ristoranti degli alberghi no? La cosa più assurda è quando ti rispondono "non c'è problema, si pranza all'aperto". Come se chiuso o aperto facesse differenza per le presunte malattie. Oppure: "mi dispiace, ma ci sono delle leggi precise". Ma quali leggi, visto che nello stesso comune si trovano esercizi che accettano i cani dove si mangia?
2) Ci sono persone allergiche ai cani.
Per questo esiste la soluzione 1; per chi è allergico al cane cosa cambia trovarselo al ristorante oppure per le scale dell'hotel?
3) Ci sono persone che non sopportano di mangiare accanto a cani.
Verissimo. Ma per loro ci sarebbe la soluzione 1. La soluzione 3 è mortificante. Cosa ne direste di un albergo della Louisiana che accettasse le persone di colore, ma non nella sala ristorante (se vogliono c'è il servizio in camera, con un modico supplemento)? Alla stessa stregua della loro intolleranza, a me potrebbero dar fastidio i ciccioni, i vecchi decrepiti oppure quelli vestiti in modo trasandato. L'intolleranza è sempre da condannare. Il problema è dell'intollerante, non di chi subisce!
4) Alcuni cani creano problemi.
Perché altri ospiti dell'albergo no? Premesso che il proprietario è responsabile del comportamento del cane, che ne direste di un albergo che accetta i bambini esplicitando chiaramente "solo se non urlano e se non piangono"?
In definitiva, non ho trovato una sola argomentazione razionale che possa far reggere la posizione 3. Con una divagazione, penso che tale posizione in Italia sia ancora consolidata perché la Chiesa cattolica ci ha sempre insegnato che i cani non hanno un'anima, mentre gli uomini sì. Provate a entrare in chiesa con un cane e vedete cosa succede. Se il parroco è moderno (5%) si chinerà ad accarezzare il cane, in fondo è una creatura di Dio; se è preistorico (95%) vi inviterà a uscire con poco cristiana cortesia. A questi parroci consiglierei la lettura de La storia di Floc, un brano tratto da Il mio migliore amico.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
