Dimagrisci e rinasci: il metodo Albanesi
I pitbull e le razze "socialmente pericolose"
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In Svizzera un bambino è stato sbranato da un gruppo di pitbull (o pit bull, la confusione in lingua inglese è totale, come è dimostrato anche dal sito di questo allevamento dove le due grafie sono usate indifferentemente) di proprietà di un pregiudicato italiano. Ci siamo già occupati diverse volte del problema; ci ritorniamo sopra, oltre che per la gravità della situazione, perché purtroppo sembra che nessun abbia il coraggio di dire la verità.
Certo tutti parlano di leggi, di cani pericolosi da tenersi al guinzaglio e/o con museruola, ma poi tutti concludono dicendo che in fondo è colpa del padrone che non ha saputo educare il cane.
L'ultima frase è una profonda sciocchezza. Infatti, da amante degli animali e dei cani, devo dire che

non ha alcun senso avere un cane di una razza giudicata ad alta pericolosità sociale.

Infatti:
  • non ha senso averlo "da guardia". Espressione pessima che rivela un sostanziale non affetto per il cane, visto solo come baluardo contro i malviventi.
  • Non ha senso averlo "da difesa". Anche in questo caso si sceglie il cane per un puro egoismo personale, come fosse un'arma.
  • Non ha senso sceglierlo perché la razza piace. Questo è il punto più difficile da spiegare. In fondo, se lo educo bene, non è pericoloso per me o per gli altri: che male c'è? Vediamo di spiegare perché il "male" c'è, sempre e comunque. Lo faremo con la metafora del pistolero.
NOTA - L'articolo parla soprattutto di pitbull perché, a torto o a ragione, nell'immaginario collettivo sono l'emblema delle razze canine a maggiore aggressività, ma ogni affermazione vale per cani (di razza o meno) che possono provocare gravi danni diretti (cioè non derivanti da circostanze fortuite) in una persona aggredita. Nell'ottobre 2005 un'ordinanza ministeriale fissò un elenco di razze (e incroci); ovviamente non si deve prendere per oro colato, ma si deve discutere su di essa per arrivare a una classificazione realistica delle razze socialmente pericolose. 
Il pistolero - Supponiamo che io, privato cittadino, me ne vada in giro con un'arma in mano, carica e senza sicura, in un luogo pubblico molto affollato. Chiunque protesterebbe e a nulla varrebbero le mie giustificazioni basate sul fatto che io conosco benissimo le armi e che mai mi partirà un colpo. Basterebbe banalmente farmi presente che se scivolo e cado rovinosamente a terra il colpo potrebbe partire e uccidere un bambino innocente (l'esempio è studiato ad hoc per tutti i patosensibili che mi leggono). 
pitbullSpero che i più intelligenti abbiano già compreso la metafora. Non serve a nulla educare bene il cane, perché se questo è di una razza a pericolosità sociale, in determinate circostanze può esplodere. Ci sono per esempio molti pitbull cui è stato insegnato a comportarsi bene con gli umani, ma non con i cani dello stesso sesso (sentita da un imbecille: "non si preoccupi la sua è una femmina, il mio non le fa niente". Perché se era un maschio me lo sbranava oppure io non potevo circolare perché il suo pitbull non sopporta i maschi?); oppure si consideri un bambino che maliziosamente gli metta un dito in un occhio e gli tiri le orecchie. Il cane reagirà in modo eccessivo: anche se ha moralmente ragione, il piccolo verrà sbranato.
E se lo tengo al guinzaglio? Continuando a usare la metafora del pistolero, è come tenere la pistola carica nella fondina: se cado, il colpo parte lo stesso. Così il cane può sfuggirmi di mano (o può fuggire dal mio giardino: già successo) ed essere pericoloso.
E allora uso la museruola? Okay, così andrebbe: guinzaglio e museruola equivalgono a fondina e sicura. Ma chi potrebbe dire di amare veramente il suo cane se fosse costretto a portarlo sempre al guinzaglio e con la museruola?
È quindi evidente che non c'è nessuna ragione per scegliere un cane ad alta pericolosità sociale.
Per i proprietari - Sicuramente esistono molti proprietari di pitbull che hanno cani dolcissimi e questa situazione li porta a commettere un errore di generalizzazione:

se io sono una persona civile, tutti i possessori di pitbull lo sono. Non è vero. Purtroppo per i pitbull, la razza è stata scelta da molte persone che ne fanno uno scudo alla loro insicurezza o, peggio, violenza. È un dato di fatto incontestabile.
se il mio cane è buono, anche gli altri lo sono. Anche questo è contestabile perché estende agli animali una tesi che già per gli uomini è opinabile (la violenza deriva dall'educazione e quindi il singolo, se violento, non è responsabile, ma è la società che lo ha portato a ciò).
se io ho un'alta educazione cinofila tutti devono averla. Questa pretesa è assurda. Forse una persona preparata può anche accorgersi da alcuni atteggiamenti del cane se è aggressivo o meno, ma pretendere che tale competenza l'abbiano tutti non è né realistico né corretto: sarebbe come dare la colpa al derubato perché non sapeva che la via che stava percorrendo era malfamata.
Non ha poi senso "estendere" ad altre razze:
anche cani di piccola taglia mordono. Vero, ma ininfluente. Continuando con l'analogia, per le armi ci vuole il porto d'armi perché possono nuocere gravemente, per una biro no, anche se un a biro data in un occhio può fare molto male.
anche altri cani sono "socialmente pericolosi". Vero, ma noi non abbiamo mai detto che i pitbull sono i "soli" cani pericolosi. Questo articolo considera anche le altre razze e sostiene la posizione che si deve necessariamente stilare un elenco di razze per le quali è necessario un iter particolare per l'acquisto.
i cani che attaccano non sono pitbull e chi lo pensa è ignorante. Posizione veramente poco "democratica", visto che l'ordinanza ministeriale (31/10/2005) elenca fra le razze canine e loro incroci a rischio di maggiore aggressività pitbull, pitbull mastiff e pitbull terrier.
La migliore azione dei proprietari di pitbull non è quella di difendere la razza ad oltranza, ma di fare in modo che almeno il punto 1 cada (per esempio acquistare un pitbull "da difesa" è una sciocchezza perché si dà per scontato che serva comunque per nuocere) e il punto 4 sia definito correttamente. Questo è l'azione che deve passare, non il messaggio che un pitbull educato bene è tollerabile (vedasi domandone).
 
Il pitbull - Per chi volesse saperne di più due link di appassionati della razza:
 
Pitbull: minienciclopedia
 
NOTA - In calce alcuni commenti. Abbiamo ricevuto decine di mail di critiche (e/o insulti) da parte di possessori di pitbull ben educati. Non è questo il punto (la possibile buona educazione) e non risponderemo ad altre mail.
Cerchiamo di ragionare: non mi interessa se 70 (80 o 90 ...) pitbull (o di qualsiasi altra razza socialmente pericolosa) su 100 sono ben educati. Purtroppo ce ne sono 30 che non lo sono e non vedo perché devo rischiare di incontrare uno di questi, solo per dare ad altri il piacere di possederlo. Mi appare banale.
Un semplice esempio: supponiamo che il proprietario di un pitbull abbia un figlio e che questi vada in una scuola dove alcuni studenti circolano armati di coltelli. Le madri di questi ragazzi sostengono che sono armati per difesa, che sono stati bene educati, che mai faranno del male ecc. Vero. Però nella stessa scuola alcuni studenti usano i coltelli per delinquere, taglieggiando gli altri compagni. Il preside non può che proibire il porto di coltelli nell'edificio scolastico.
 
I possessori di pitbull non se la prendano con il nostro articolo, ma si diano da fare perché quel 30% di pitbull educati male non esista più.
 
DOMANDONE - Se vedo un pitbull libero, senza museruola, come faccio a capire, prima che attacchi il mio springer (o me!), se è buono o cattivo (leggasi educato bene o male), se appartiene a un gentile e civile proprietario o a un criminale deficiente?
La mia modesta risposta - Perché allevatori e amanti della razza non creano scuole di comportamento che rilascino attestati sul fatto che il pitbull (ma la cosa vale anche per altre razze) sia docile e affettuoso, per esempio un collare giallo identificativo? In fondo è un'opportunità. Di un pitbull con il collare giallo, io mi fiderei, di un rottweiler senza, no!

I COMMENTI

C'era una volta il West
 
duelloLe due notizie:
  • a Blacksburg uno studente fa una carneficina per aver perso la ragazza a opera di un giovane appartenente a un mondo che lui ha sempre odiato, costituito da ricchi, fannulloni e dissoluti.
  • A Rivara (TO) una bimba è stata uccisa dai due rottweiler di famiglia che hanno assalito la nonna che l'accudiva in giardino.
Le due notizie sono recidive di vecchi avvenimenti (ricordate la strage di Columbine immortalata anche da un film di Michael Moore? Oppure le decine di persone assalite da cani socialmente pericolosi?). Sarebbe facilissimo ribadire la tesi che un attitudine violenta dell'animo non può che portare a simili tragedie; per favore, non provateci nemmeno a scrivermi dicendo che la colpa non è dei cani, ma di come sono stati allevati: no, la colpa è dell'assurda mentalità di chi tiene cani "da guardia" (quindi addestrati ad attaccare l'intruso), cosa che probabilmente i genitori della piccola avranno finalmente capito, maledicendo il giorno in cui hanno deciso di affidare la loro incolumità ai due rottweiler. Come avranno capito l'insensatezza del richiamo al diritto alla difesa personale i genitori dei ragazzi uccisi, molti dei quali sicuramente erano favorevoli al secondo emendamento (Essendo necessaria per la sicurezza di uno Stato libero una milizia ben regolamentata, non può essere violato il diritto della popolazione a possedere e portare con sé armi), all'autodifesa. Cani da guardia e secondo emendamento sono sullo stesso piano, un implicito atto di approvazione della violenza non criminale eppure ci sono persone che sono convinte della loro utilità. Persone che vivono ancora nel Far West (tra parentesi, gli americani che ritengono intoccabile la Costituzione non capiscono che la civiltà è in evoluzione e che non si può vivere con principi validi 200 anni fa).
Le due notizie hanno però un altro comune denominatore: l'applicazione di massa delle teorie sulla personalità. Se esaminiamo le personalità del Well-being appare chiaro che all'interno di una popolazione la suddivisone delle personalità "critiche" varia al variare della popolazione (per esempio, ci sono popoli più "romantici" di altri, vi prego di ripassare il concetto di affermazione statistica). è abbastanza evidente che il popolo americano ha (probabilmente per ragioni storiche) una più alta componente di violenti (non criminali); il popolo italiano ha probabilmente una più alta componente di deboli. Così si spiega il fatto che gli americani si facciano giustizia da soli tenendo un'arma a portata di mano, mentre gli italiani preferiscano utilizzare cani da guardia (in tutte le salse, da razze socialmente pericolose a meticci che non farebbero paura a una mosca, ma che comunque sono tenuti "a scopo di guardia") cui demandare la propria difesa personale. Il problema è che essere deboli o violenti non è la soluzione giusta, né a livello personale, né a livello sociale. La soluzione giusta è costruire una società forte che sappia difendere i propri cittadini.
 
Pitbull e logica statistica
 
statisticaStranamente abbiamo ricevuto diverse mail di critica riguardanti il nostro articolo sui pitbull. Ho dato un'occhiata a Google e ho visto che siamo in decima posizione circa. Quello che forse attira è il titolo: I pitbull e le razze socialmente pericolose.
Infatti tutti gli scriventi ci contestano che la razza sia pericolosa. Usiamo queste critiche per fare una difficile lezione di logica. Molte, troppe persone non conoscono le affermazioni statistiche anche se le usano e, a volte, le contestano.
Un'affermazione statistica è una proposizione che basa la propria ragione di essere su considerazioni statistiche: sottintende cioè la locuzione "in media".
Se dico che

(1) per i turisti Napoli è una città meno sicura di Bolzano.

probabilmente tutti concordano, anche se per esempio se si analizzasse una piccola finestra temporale dove a Napoli non è successo nulla e a Bolzano un turista è stato scippato la frase poterebbe essere contestata (più esatta sarebbe: "per i turisti Napoli è in media quotidianamente una città meno sicura di Bolzano"; si è precisato che si tratta di una media sul periodo di una giornata). Nel linguaggio parlato non è possibile essere sempre così formali e precisare il metodo statistico, il periodo di riferimento, la data della statistica ecc. Si usano pertanto le affermazioni statistiche.
Va da sé che mentre nemmeno i tantissimi napoletani onesti contestano una frase come la (1), molti possessori di pitbull contestano la frase

(2) i pitbull sono socialmente pericolosi.

Abbiamo già visto che chi non capisce nulla di statistica può contestare la (2) perché non sa nulla di medie e cose simili. In genere però si commettono altri due errori logici in chi contesta le affermazioni statistiche (ovviamente quelle "buone", che si basano cioè su statistiche valide).
Il primo è generalizzare l'affermazione statistica: intendere "i pitbull sono pericolosi" come "tutti i pitbull sono pericolosi". La prima (manca il tutti) è un'affermazione statistica, la seconda no (non avrebbe senso sottintendere in qualche modo la locuzione "in media"). In base a questo pericolo di generalizzazione, i  possessori dei pitbull potrebbero sostenere che è sbagliato usare affermazioni statistiche, ma se fanno mente locale, scopriranno molte volte in cui loro stessi hanno usato affermazioni come la (1) oppure come 

(3) le armi sono pericolose.

La (3) è un esempio perfetto perché moltissime armi non creano affatto problemi, basta maneggiarle bene e con cura (pensiamo a una pistola conservata in casa scarica e con la sicura). Una persona però non può contestare la (3) dicendoci che in casa sua le armi ci sono sempre state e non è mai successo nulla. Così, proprietari di pitbull docili e mansueti, è inutile che scriviate fiumi di parole per contestare l'affermazione (2) sostenendo che il vostro cane è il più buono del mondo, che i pitbull sono cattivi perché li addestrano male (provate a fare diventare pericoloso un chihuahua), che ci sono altre razze pericolose (e che c'entra con la (2)?): finché ci saranno molti pit bull pericolosi, la (2) è praticamente corretta.
Il secondo errore è molto più difficile da spiegare. Consideriamo la frase

(4) Gli italiani sono meno ricchi degli svizzeri.

Moltissimi concorderanno (perché capiscono subito che ci si riferisce alla media della ricchezza individuale) pur senza essere Nobel per l'economia.
Eppure se dico:

(5) Gli italiani sono meno criminali degli immigrati.

Moltissimi contesteranno la frase con la stessa logica di chi contesta la frase sui pit bull:
a) Non è vero, ci sono immigrati onesti (e che c'entra? In Italia c'è anche Berlusconi che è ricchissimo…).
b) Non è vero, ci sono molti italiani criminali (e che c'entra? Anche in Svizzera ci sono i poveri).
c) Non è vero, gli immigrati diventano criminali per la povertà in cui sono costretti a vivere (incredibile! Si contesta una frase, praticamente dicendo che è vera. Come dire: la (4) è sbagliata, noi italiani siamo più poveri per ragioni storiche!)
In realtà la contestazione nasce da un profondo desiderio di stravolgere una realtà che non ci piace o di non essere accomunati alle sorti di un gruppo (perché magari come singoli non abbiamo quelle caratteristiche). Sta di fatto che la contestazione ci porta a metterci le fette di salame sugli occhi, a costruirci un'altra realtà e in definitiva a non comprendere quella attuale.
Per esempio penso che il successo degli ultimi libri della Fallaci sia dovuto essenzialmente al fatto che la scrittrice ha avuto il coraggio di "affermare statisticamente" che

(6) i cristiani sono più civili degli islamici.

Basta analizzare "in media" gli atti di terrorismo, la condizione della donna (nessun padre occidentale ucciderebbe la figlia che vuole vivere con un infedele) ecc.

Contenti di essere penalizzati?

Non voglio ripetere quanto detto nell'articolo, ma mi limito a una considerazione esistenziale: non è furbo chi sceglie condizioni penalizzanti. Nessuno di voi punterebbe su un cavallo che è dato 10 a 1, ma ha solo una probabilità su 1.000 di vincere.
Tutti ormai dovrebbero ormai sapere che scegliere un cane di una razza socialmente pericolosa (io non sceglierei nemmeno un pastore tedesco, una razza resa celebre dai tanti personaggi televisivi, da Rin Tin Tin a Rex) è penalizzante. Se lo scegliete coscientemente per fare la guardia alla vostra abitazione (o per proteggervi quando uscite), dovrebbe non importarvi nulla se il cane, facendo il suo lavoro, sbrana un bambino entrato in giardino per recuperare la palla: quindi siete violenti perché esistono metodi meno cruenti e più efficaci di proteggere la proprietà; se lo scegliete per altri motivi, vi predisponete a problemi: da chi vi prega di tener lontano il vostro cane perché incute paura al doverlo tenere a bada quando incontra un altro cane (la classica e stupida frase "se il suo è un maschio è meglio che non si avvicini"). Insomma, una condizione penalizzante. Eppure c'è ancora molta gente che si rispecchia solo in un cane virile, forte e potenzialmente invincibile: forse perché loro non hanno nessuna di queste qualità.
 
barbonciniPitbull da macho e barboncini da fighetta…
 
Abbiamo ricevuto molte mail dopo l'articolo sui pitbull. La nostra impressione è che non sempre si sia ben compreso il nostro pensiero sull'argomento. Di seguito riportiamo una delle mail "dissenzienti" con la speranza che la risposta che segue faccia la dovuta chiarezza sulla questione.  
  
Io ho quattro pitbull, un dogo argentino, una coppia di rottweiler, un cane corso e due meticci!! Ho una bambina di 5 anni che gioca tranquillamente con tutti!! Ti dirò di più, quando mangiano sono solo i due bastardini che ringhiano e non ti fanno avvicinare le mani alla ciotola mentre a tutti gli altri posso anche togliere l'osso dalla bocca che non fanno nessuna opposizione!!! Ho moltissimo spazio e sono sempre liberi. Quando devono uscire gli metto guinzaglio e museruola perché rispetto le altre persone compresi quelli che vanno in giro con  quei cagnetti da fighetta (I possessori di questi cagnetti sentitamente ringraziano… N.d.R.) tipo il barboncino etc. etc. Molto spesso li porto in campagna e dopo essermi assicurato che non ci sia nessuno attorno li lascio liberi di correre e giocare. Quindi, caro mio, non è affatto colpa del cane quando succedono queste cose ma del padrone negligente o non adatto ad avere certe razze di cane!!! Io sono convinto che ognuno possa tenere l'animale che vuole, anche un leone, purché sia realmente in grado di gestirselo! F.
 
Tu vorresti farmi dire che io sostengo che la colpa è del cane. Ma chi l'ha mai detto?
L'articolo non afferma che i pitbull sono cattivi, afferma che:
1) poiché sono cani dotati di estrema forza non si può lasciarli girare senza museruola e/o guinzaglio. L'esempio del bambino è classico: se un bambino deficiente vessa il pitbull in maniera incredibile, il pitbull si rivolta anche se è buonissimo e sbrana il bambino. Certo ha ragione, ma un bambino è morto. Rileggi la metafora del pistolero e capirai.
2) Nessuno che ama il proprio cane lo porta in giro con museruola e guinzaglio, quindi non ha senso tenere un pitbull perché:
a) lo si porta in giro con museruola e guinzaglio: non è il massimo per il cane;
b) lo si porta senza museruola e guinzaglio non si ha rispetto delle altrui paure e preoccupazioni. Io ho un cane che amo moltissimo e NON VOGLIO che un pitbull, un rottweiler ecc. senza museruola gli si avvicini perché non so se lo fa per giocare o per sbranarlo. Punto e a capo.
Ora, tu mi dici:
> quando devono uscire gli metto guinzaglio e museruola perché rispetto le altre persone...
Pensa a un genitore che faccia uscire il figlio con museruola e guinzaglio. Aberrante. Non sarebbe meglio avere un cane di un'altra razza che non si debba umiliare così?! Ma allora perché la gente sceglie i pitbull e simili? La risposta è nella tua frase successiva.
> con quei cagnetti da fighetta tipo il barboncino...
Fatti un profondo esame di coscienza e vedrai che tu scegli un cane forte perché vuoi rispecchiarti in lui. Secondo me un cane si dovrebbe scegliere perché dà affetto e non per dimostrare attraverso di lui che si ha personalità. Io per dimostrare che sono forte non ho bisogno né di un cane "maschio" né di un'arma. La mia autostima (come dice il termine) è dentro di me, non ha bisogno di surrogati. Sono forte, non ho bisogno di "apparire forte". Chi sceglie un pitbull perché un cane di altra razza non lo terrebbe mai, non ama i cani, ama solo la sua immagine.


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