L'azione di caccia nei cani da ferma e da cerca
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Da un punto di vista puramente teorico, sarebbe possibile definire l'abilità venatoria come la percentuale di selvaggina di un certo tipo che il cane riesce a stanare in un dato territorio.
Praticamente è però impossibile conoscere con esattezza la popolazione presente nel territorio (non a caso molti cacciatori ritengono il loro cane eccezionale perché scova tutto e, se non scova nulla, concludono affrettatamente che non c'è nulla da scovare!). Valutare l'abilità su selvaggina liberata (quindi la popolazione è conosciuta, ammesso che il territorio sia privo della selvaggina in questione prima del lancio) è teoricamente fattibile, ma tutti sanno che la selvaggina allevata e liberata al momento non è certo un parametro attendibile, essendo notevolmente meno scaltra di quella selvatica.
Ecco che pertanto ci viene in aiuto l'azione di caccia definita, nella
carriera del cane, come
la distanza massima calcolata dal punto in cui il cane sente il selvatico a quello in cui lo stana.
Per valutare l'azione di caccia la selvaggina migliore è pertanto quella che pedona prima di levarsi: fagiani, starne, pernici rosse ecc.Si parla di distanza massima perché è ovvio che alcuni selvatici spontaneamente si levano dopo un'azione di caccia molto breve (al limite nulla, se il cane ferma e il selvatico frulla subito). Altri invece richiederanno un lungo inseguimento.
Un cane di media abilità nella sua carriera ha azione di circa 40-50 m; ciò significa che troverà selvatici tutto sommato facili o di media difficoltà. Questo valore è la normalità per cani che i loro proprietari giudicano "bravissimi".
I migliori cani da ferma e da cerca (nella foto Rocky, conduttore C. Castoldi; un setter con azione di caccia di centinaia di metri come la mia springer Cassie) hanno azione sicuramente più lunga, in alcuni casi anche di 300-400 m. Ciò assicura loro una maggiore percentuale di selvatici scovati.
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