La vecchiaia è una colpa?
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La domanda al centro di questa seconda parte dell'articolo è: come aiutare un vecchio non più autosufficiente?
La strada sbagliata - È quella più spontanea: cercare di spronarlo a reagire. È come continuare a girare la chiave di una macchina che non parte, l'unico effetto è di scaricare ancora di più la batteria. Il dialogo tendente a rendere più attiva la vita dell'anziano deve avvenire quando la persona è ancora pienamente autosufficiente, in modo che abbia veramente la possibilità di mettere in pratica ciò che ha compreso (anche se, onestamente, è molto difficile che a settant'anni si possa cambiare stile di vita, anche molto parzialmente). Quindi è inutile sgridare, esortare, discutere.
Il secondo errore - È quello più comune che tende a confondere la vecchiaia non autosufficiente come una condizione di normalità, quando invece è una vera e propria patologia a carattere fisico (per chi ha vissuto male) o psichico (per chi ha un corpo ancora integro, ma si è lasciato andare). Prima di spiegare come risolvere la situazione, mi permetto di raccontare la storia della signora Anna (storia che indubitabilmente ha segnato la mia comprensione del problema). Anna era la madre di un mio collega di lavoro e amico che era ospitata dal figlio e dalla nuora; la signora passava la maggior parte del suo tempo seduta su una seggiola, in salotto davanti a quella televisione che lei non accendeva mai. Quando mi capitava di far visita al figlio, alla sera o alla domenica, si scambiava qualche parola con la donna, la cui mente sembrava sondare nel lontano passato i migliori ricordi della sua vita da proporre all'ospite per una facile conversazione, mentre il figlio, un po' in imbarazzo, cercava di cambiare velocemente argomento per non rendere oltremodo penosa la situazione (visto che erano sempre le stesse storie...). Un giorno, per caso, alle tre del pomeriggio, mi ritrovai a pensare cosa facesse la signora Anna: la vidi sola, nella casa vuota in attesa che a sera rientrassero i giovani familiari. Sempre così per almeno 250-300 giorni all'anno.
Se riflettete un attimo su questa situazione, vi renderete conto che quello che insegna il Well-being è oltremodo vero per i vecchi:
l'amore non si dimostra con le intenzioni, si dimostra con le azioni.
Che senso ha mantenere un vecchio in casa quando non si è in grado di dargli
amore per almeno diverse ore al giorno? E amore significa:- parlargli
- farlo muovere
- nutrirlo, vestirlo e lavarlo
- stimolare la sua intelligenza per evitare che avvizzisca del tutto
- coinvolgerlo in qualcosa di vitale
Se tutto ciò è limitato a poche decine di minuti al giorno e la solitudine è la migliore compagna della persona non più autosufficiente, ecco che la degenerazione del soggetto raddoppia o triplica la sua velocità.
Il luogo comune - Molti familiari ospitano un loro congiunto non autosufficiente solo perché per luogo comune i figli devono essere il bastone della vecchiaia dei genitori e sarebbe moralmente riprovevole non agire di conseguenza. Secondo una ricerca inglese, solo il 6% delle famiglie sa accudire in modo corretto la persona che assistono; le altre 94 famiglie non fanno altro che accelerare il declino del familiare assistito. Infatti:
- lo seguono per meno di due ore al giorno, nell'altra parte della giornata domina la solitudine;
- non sono in grado di nutrirlo al meglio;
- non sono in grado di stimolare la sua attività fisica; anzi, spesso per non avere problemi, lo disincentivano da ogni forma "pericolosa" di movimento;
- non sono in grado di eseguire una psicoterapia corretta perché non riescono a vederlo che come "un vecchio".
Può sembrare squallido, ma gran parte di coloro che valutano come gestire un familiare non autosufficiente mettono fra i fattori più importanti il costo dell'assistenza. Spesso si sceglie la soluzione che permette di assistere la persona con la sola sua pensione, senza sborsare un euro. Ancora più squallido: si valuta che parte della pensione sia la giusta ricompensa per gli sforzi che la famiglia profonde nell'assistenza. Ulteriormente più squallido: l'assistenza diventa il suggello etico per meritarsi una fetta maggiore (rispetto ad altri parenti) di una buona eredità. Nei casi migliori per le otto e passa ore di solitudine si assume una poco costosa badante extracomunitaria che, naturalmente, non ha nessun titolo per un'assistenza psico-fisica corretta.
Le strutture per anziani
Dovrebbero essere gli equivalenti degli asili e delle scuole per i bambini, ma purtroppo hanno una cattiva nomea, tanto che molti parlano ancora di ospizio. Per smontare gli alibi di chi non vuole spendere un euro ("io non porterò mai i miei genitori all'ospizio!"), è necessario dire che di ospizi-lager ne esistono ormai pochissimi; del resto, come vedremo, è banale valutare la bontà di una struttura con una semplice visita. Inoltre non è affatto necessaria la permanenza notturna dell'ospite presso la struttura. La situazione che descriveremo è quella lombarda, ma è simile a quella di altre regioni italiane.Il centro diurno integrato - Molte residenze per anziani e molti comuni hanno la possibilità di accogliere gli anziani durante la giornata, consentendo quella sconfitta della solitudine che permette di rallentare il declino della persona. Inoltre nel centro si svolgono attività fisioterapiche e psicoterapiche di notevole spessore professionale. Agli ospiti vengono somministrati i pasti e in alcuni casi è attivo anche un servizio navetta per l'accompagnamento da/a casa.
La RSA (residenza sanitaria assistenziale) - Nei casi più gravi in cui il trasporto diventa un'inutile forma di affaticamento, è possibile scegliere la versione moderna delle case di riposo, cioè le residenze sanitarie. Si tratta di veri e propri alberghi (per lo meno a 3 stelle) in cui l'ospite riceve incredibili attenzioni per rendere piacevoli e significativi nel limite del possibile gli ultimi (e, se è in buona salute, possono essere tanti) anni della sua vita. Le migliori strutture hanno un costo che non supera i 1.200 euro al mese (tenuto conto dell'indennità di accompagnamento passata dalle strutture pubbliche), cioè meno di 40 euro al giorno, ma offrono assistenza che un familiare, pur con tutto il suo impegno, può solo sognarsi di dare. Strutture normali arrivano a costare la metà e sono comunque un valido motivo per non accettare l'alibi di chi ritiene "troppo costosa" l'assistenza presso una struttura. Le varie strutture si differenziano per:
- assistenza infermieristica continua con igiene e cura della persona
- televisione, telefono, aria condizionata e bagno nelle camere
- assistenza medica continua
- assistenza fisioterapica con palestra
- laboratori di attività ricreative con attività di animazione e sostegno psicologico
- servizio di lavanderia
- menu vario e di buon livello
- assistenza religiosa (eventuale cappella in loco)
- uscite degli ospiti libere
- visite libere nei limiti del possibile.
Se per un vostro familiare pensate a una residenza assistita, chiedetevi semplicemente se per voi andrebbe bene. Se sì, probabilmente è un'ottima struttura. Ma, prima di declinare la possibilità, visitate le migliori.
COMMENTI E MAIL
Un se fondamentaleRoberto, è corretto dire che non credi giusto per un figlio prendersi cura in prima persona di un genitore disabile se ciò comporta uno scadimento della qualità della vita?
Esatto, ma fondamentale è il se che è contenuto nella frase. Il giudizio sulla propria qualità della vita per il Well-Being è soggettivo. A 99 persone su 100 "pesa" accudire un genitore, inutile negarlo ("Lo faccio con piacere, ma è dura!"). Quindi scadimento della qualità della vita. A 1 su 100 magari non pesa e lo fa con il sorriso sulle labbra. Non è un "sacrificio" che si deve fare perché è "giusto sacrificarsi" (condizionamento).
Bisogna cioè avere il coraggio di leggere nel proprio cuore, dirsi la verità e agire di conseguenza.
Basta bastoni!
M.
ha vissuto l'esperienza di un anziano che ha infelicitato la vita dei suoi
genitori, prima con richieste di assistenza asfissianti, poi economicamente
con il suo mantenimento in casa di cura. Ora M. teme che un domani i suoi
genitori possano ripetere l'esperienza verso di lui e possano rovinargli
l'esistenza, se non altro dal punto di vista economico. Che fare?Innanzitutto non dare per scontato che la storia si ripeta perché esistono margini di manovra. Vediamo quali sono.
- Oggi i figli devono far presente ai propri genitori che non potranno essere il bastone della loro vecchiaia; devono farlo con calma evitando di assecondare il "naturale" calo di autosufficienza che c'è nelle persone a cominciare dai 50-60 anni. Occorre cioè insegnare ai propri genitori a invecchiare bene. è sbagliato (come si credeva un tempo) che invecchiare bene significhi farsi servire dai figli perché ciò non evita un penoso scadimento della vita. Invecchiare bene significa continuare a essere autosufficienti, amando la vita e le mille cose belle che ancora può dare a un anziano. Quanto prima inizia questo acculturamento tanto più ci sono speranze che riesca.
- Lo scopo è quello di far sì che, tramite l'acculturamento di cui al punto 1 o per scelte spontanee dei genitori, si crei la situazione in cui un genitore, decisamente meglio in salute dell'altro, curi il coniuge senza pesare eccessivamente sui figli. Ciò comporta che dopo la morte di un genitore e il degrado esistenziale dell'altro, i figli si debbano curare del solo genitore rimasto.
- A questo punto, se il genitore superstite non è più autosufficiente, non resta che pensare a una residenza per anziani.
Guadagno 1.100 euro al mese e cambierà di poco in futuro, se poi dovessi avere dei figli cosa faccio? So che è sbagliato pensare con il "se" o il "ma", ma in questa situazione ci sono tante persone e potrei finirci anch'io. Anche avendo costruito la mia felicità su delle basi solide, di fronte a un bivio come questo che non lascia scampo come si fa a essere ancora felici?
Premesso che i figli (i tuoi intendo) non devono venire per caso, ma devono essere comunque voluti alla luce di una situazione economica che permetta di crescerli dignitosamente, se l'anziano non è autosufficiente, con contributi regionali, pensione dell'anziano e pensione di invalidità è possibile trovare una residenza per anziani (magari purtroppo non proprio vicinissima al luogo di residenza) il cui costo non vada oltre i 200 euro al mese. è evidente che 200 euro al mese possono essere tanti se rappresentano quasi il 20% del proprio stipendio, ma vanno visti in un'ottica globale e temporanea. Occorre ragionare in maniera creativa e rivoluzionaria: se la mia felicità deve dipendere da 200 euro ho sbagliato qualcosa. Sembra incredibile, ma oggi le persone vogliono troppo dalle apparenze della vita e poi vanno in crisi se mancano 50 euro al mese. È sotto gli occhi di tutti la difficoltà di tante famiglie italiane causata dal rialzo dei tassi dei mutui. Nella stragrande maggioranza dei casi la colpa non è dei tassi che salgono, quanto del fatto che le famiglie hanno fatto il passo più lungo della gamba e, anziché accontentarsi di una casa più modesta, ne hanno voluta una che li mettesse socialmente in migliore evidenza. Tutti hanno ragionato così: "facciamo un mutuo da 120.000 euro e prendiamo la casetta dei nostri sogni"; anziché "facciamo un mutuo da 60.000 euro, prendiamo una casa modesta, mettiamo via un po' di soldi e poi riconsideriamo la situazione!". In questo secondo caso il mutuo sarebbe stato magari di 450 euro anziché di 900.
Quello che voglio dire è che 200 euro al mese sono una cifra che si può recuperare, per esempio ingegnandosi a fare un secondo lavoro al sabato, magari in linea con i propri hobby o contraendo le proprie aspettative di vita che hanno legami con la sola apparenza.
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