Commenti sulla politica
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Manifestamente...
infondate
Marco
è convinto che in Italia si verifichi sempre una di queste tre possibilità:
1) il politico è stupido;
2) il politico è corrotto (per esempio dalle case automobilistiche nel caso del problema della sostituzione delle auto inquinanti);
3) il politico segue le mode del momento senza studiare gli effetti a lungo termine.
Io aggiungerei una quarta possibilità che corregge la prima, sintetizzandola con la terza: fatte le debite eccezioni (peraltro schiacciate dalla mediocrità della maggioranza), in Italia il politico è un soggetto di caratura modesta, spesso arretrato, demagogico e populista.
L'esempio più evidente è il ricorso alle cosiddette manifestazioni di piazza, un chiaro esempio di errore raziologico, un errore di percezione selettiva.
Regola della manifestazione - Quando una manifestazione di piazza è intelligente? Non quando è composta da migliaia, milioni di persone, ma quando dimostra che la maggioranza del Paese è con chi scende in piazza, semplice. Altrimenti è utopistica, retorica, inutilmente rissosa. È inutile portare in piazza milioni di persone se sono solo il 20, il 30% o anche il 49,9% del Paese (cose che spesso si sanno già). Che dire di personaggi che affermano che "il governo deve tener conto di una manifestazione con 100.000 persone"? Peccato che magari non abbiano mai tenuto conto delle centinaia di migliaia di persone portate in piazza dalla parte avversa.
Firme inutili
Sono spesso contattato per diventare il promotore di iniziative popolari più o meno particolari. Premesso che ci sono siti e persone ben più importanti che potrebbero farlo, perché "non raccolgo firme"?
La risposta è: perché significa fare politica e, se la facessi, la farei in modo diverso. Sono una persona concreta e non credo molto nelle leggi di iniziativa popolare per il semplice fatto che, ad occhio (ma qualcuno può confermare), nessuna o pochissime sono state attuate dal parlamento. Poiché sono votate dal parlamento, se ho un progetto e non trovo un parlamentare pronto a farlo proprio e a portarlo in aula, che probabilità ho che il parlamento si pronunci a favore, senza stravolgere la legge e darmi un contentino? Molto bassa.
Alla base delle raccolte firme ci sono quindi sempre posizioni ottimistiche: chi raccoglie le firme pensa che la sua iniziativa sia meritevole di attenzione, sia "significativa".
Il fatto che per esempio 100.000 persone la pensino in un certo modo (ricordatevi della regola della manifestazione), quando altri 50 e passa milioni magari la pensano diversamente, non vuol dire nulla. È inutile illudersi che la propria posizione sia significativa se non ci sono i "veri" numeri.
Esiste già un processo democratico per cui i cittadini eleggono i loro rappresentanti. Se questi non vanno bene, alle prossime elezioni si cambiano. Insistere con iniziative popolari e referendum vuol dire di fatto non credere nella democrazia; così facendo, c'è il rischio di diventare insofferenti e arrabbiati sociali. "insomma siamo in centomila perché non ci danno retta?". Forse perché si è troppo distanti dal resto della popolazione. Meditate su questo esempio: se 100.000 musulmani integralisti raccolgono altrettante firme per discutere una legge che vorrebbe imporre il burqa alle donne italiane, li ascoltate? Per loro la proposta è seria, intelligente, etica e utile...
Nell'era dei sondaggi, un referendum è proponibile quando PRIMA si è assodato che almeno il 40% della popolazione è d'accordo e andrà a votare. Gli ultimi sono stati veramente penosi, un assoluto spreco di soldi, utili solo a contare i consensi attorni a un concetto, una specie di sondaggio pubblico.
E il quorum? - Mentre grandi e coinvolgenti referendum (come quello sul divorzio) coinvolgevano gran parte della popolazione, oggi si tende a proporre referendum su quesiti anche marginali sui quali la popolazione non vota semplicemente perché non è interessata al problema (che ovviamente per i promotori del referendum è importantissimo!). Pretendere di abolire il quorum di validità del referendum significherebbe di fatto rendere valido il pensiero di chi è più interessato al problema e ciò non è molto democratico. Si pensi a una lobby che voglia abolire una certa legge; non è difficile capire che i suoi sostenitori andrebbero in massa a votare mentre la gran parte dei cittadini (anche per sola pigrizia), disinteressati a ciò che c'è in gioco (del resto si demanda ai politici del proprio schieramento il dovere di acculturarsi su tutto ciò che riguarda i meccanismi sociali), non voterebbe. Il quorum è proprio la garanzia che il cittadino può demandare a (pochi) politici l'acculturamento su migliaia di questioni sulle quali non può o non vuole acculturarsi per decidere.
Popolarità
Perché, secondo la gente, la politica è sporca? Provate a rispondere con una riga.
La mia risposta è semplice: una condizione facilitante viene assunta come scopo delle proprie azioni.
Chi è ricco e pone la ricchezza come fine della sua vita (spesso mosso da un'autostima da risultato) finisce sovente per infrangere la legge o per adattarla a sé con la logica del furbastro.
Un'altra condizione facilitante che può essere posta come scopo delle nostre azione è la popolarità. Tempo fa, un giornalista mi disse che la popolarità è importante e che sarebbe stato opportuno che io cercassi di essere più popolare. Niente di sbagliato, ma chi vuole essere a tutti i costi popolare è portato a ingannare più degli altri: succede in politica, ma anche in ogni altro contesto sociale come nel lavoro o nella compagnie di ragazzi; così il politico che vuole essere eletto promette mari e monti prima delle elezioni e, puntualmente, molti elettori ci cascano.
La soluzione:
Cattolici? No, grazie!
La posizione del sito sulla religione è chiara; il cattolicesimo (cioè l'osservanza degli insegnamenti della Chiesa cattolica) è incompatibile con il Well-being. Su molti aspetti potrebbe esserci una concordanza d'azione, ma se lo Stato deve rimanere laico, non si capisce come discutere con una forza che si rifà espressamente a qualcosa di divino: a un avversario politico si può far cambiare idea, a un cattolico no. L'intransigenza su certi temi diventa cioè integralismo e, purtroppo, questo integralismo significa immobilismo e incapacità di seguire l'evoluzione della società.
Comunisti? No, grazie!
Che
il comunismo abbia fallito la sua grande occasione con la storia lo sanno
tutti. Nonostante ciò una parte della politica italiana (pari a un 5% circa
dell'elettorato) continua a rimpiangerlo.
In essa c'è anche Stefano che mi scrive una mail molto critica perché secondo lui "non perderei occasione per parlar male dei comunisti" (stessa critica potrebbero farmela i cattolici, ma Stefano non si accorge che questo sito è naturalmente critico con coloro che sono ritenuti non avere una visione coerente della realtà).
La sua mail è di quelle da mal di testa con pagine di analisi storica e sociale dell'Italia, cose da fare paura. Insomma, roba troppo intelligente per me. Più umilmente mi limito quindi a esporre le motivazioni che mi hanno spinto a ritenere il comunismo non coerente con una visione moderna della realtà.
È indubbio (vedasi anche l'articolo sugli apparenti) che per il Well-being la semplicità della vita è fondamentale. Quindi la ricchezza e il potere sono condizioni facilitanti per avere una vita felice e soddisfatta. Ma le cose non stanno più come ai tempi di Marx, le cui teorie erano pienamente giustificate: nel XIX secolo la condizione degli umili era veramente "subumana" e le prepotenze dei grandi facevano danni su ampi strati della popolazione.
Oggi la curva di facilitazione offerta dalla ricchezza non è più esponenziale, ma è simile a quella (immaginaria, serve solo da esempio) offerta sotto.

Come si legge la curva? Che mentre nel XIX secolo quanto più una persona era ricca e potente tanto meglio stava, oggi non è più così. Anzi un eccesso di ricchezza diventa anche un boomerang esistenziale. Probabilmente il massimo è più centrato attorno a una condizione di agiatezza che a una vera e propria di ricchezza.
È sciocco chi pensa che avendo una barca di soldi, di fama e di successo sarebbe automaticamente felice. L'esempio di molti personaggi famosi dimostra che non è così, per la serie Anche i ricchi piangono.
Quindi il denaro e il potere non sono più fattori così importanti. Io non vorrei mai essere Berlusconi o Bill Gates; in fondo mi fanno un po' pena, incapaci di risolvere i problemi della loro vita, stressati e indaffarati. Come mi fanno pena banchieri e industriali ingolfati di soldi che non hanno nemmeno il tempo di spendere. Così per qualunque altro potente. Ecco perché il comunismo non ha più senso: perché il capitale non è un fattore che mi interessa, né dovrebbe interessare l'ormai vetusto comunista. Dargli ancora importanza significa invidiare inconsciamente la condizione dei ricchi e quindi, sostanzialmente, essere nell'animo simili a loro.
A questo mio breve riassunto ci sono alcune obiezioni che sorgono spontanee.
È evidente che i potenti commettono ancora abusi e soprusi, ma dall'analisi fatta consegue che non dipende dalla loro condizione patrimoniale, quanto dalla loro indole, da loro stessi. Non a caso anche molti regimi comunisti hanno compiuto crimini orrendi. Inoltre anche in un regime democratico molti di questi soprusi possono danneggiarmi, ma, ammesso che non siano scoperti e puniti, francamente non toccano la mia serenità che non può dipendere dall'avere 50 o 100 euro in più al mese. Anche con la coscienza dei "soprusi", continuo a compiangere quei poveri uomini d'affari superimpegnati che si dannano l'anima per scopi materiali mentre io corro in una giornata di sole. Ecco perché non sono comunista. Perché se lo fossi, in fondo apprezzerei quei valori che loro inseguono.
In molte regioni della Terra la situazione economica è simile (se non peggiore) a quella dell'Europa del XIX secolo, pertanto il comunismo sarebbe giustificato. Peccato che la storia abbia insegnato che non funziona e che quei Paesi hanno migliori possibilità diventando simili alle nazioni più avanzate, dove la semplice democrazia assicura a coloro che sono attenti ai diritti dei più deboli la possibilità di farsi sentire e di agire.
Infine ci sarà chi sottolinea il fatto che anche fra noi ci sono persone che vivono ancora in modo indecoroso. Bene. Ammettiamo di realizzare uno Stato che assicuri la cultura, un lavoro e la sanità a tutti. Per far questo il comunismo non è necessario perché basta garantire livelli minimi, superiori a un certo grado di decenza. Se poi uno si arricchisce o ha successo, non deve interessare.
Termino con un'analogia sportiva: è importante assicurare a tutti la pratica dello sport, ma è assurdo pretendere che alle olimpiadi non ci sia nessun vincitore e che ognuno abbia il diritto di tagliare il traguardo per primo a pari merito con tutti gli altri.
Verdi? No, grazie!
La concezione ecologica del Well-being è decisamente innovativa e si basa sul concetto di antropentropia. I Verdi classici (almeno quelli italiani, in altre nazioni la situazione è diversa) propongono un modello di società che non ha nulla di moderno, anzi, spesso vorrebbe riportare la società indietro nel tempo. Incapaci di capire il mondo attuale, come soluzione spesso scelgono la fuga (principio di precauzione), l'utopia o il ritorno a uno stile di vita che, se risolve un problema, ne ripropone altri che la società moderna ha già risolto.
Grillo? No, grazie!
1)
Grillo è un arrabbiato; ho sempre sostenuto che chi è
arrabbiato non sa vedere bene la realtà proprio come l'ubriaco o
l'innamorato. Non è questione di idee, è questione di capacità razionale,
che la rabbia spegne. Non sono sulle posizioni dell'estrema sinistra, ma
stimo Bertinotti (che arrabbiato non è), mentre non stimo affatto gente come
Caruso.
2) Grillo è un opportunista perché arringa le folle, ma non scende mai in campo. Troppo facile dire di avere seguito (magari con i dati gonfiati informaticamente del suo blog), se poi non ci si mette alla prova candidandosi. Nella sua megalomania Grillo sta cercando di entrare in campo a colpo sicuro, quando (probabilmente mai) avrà il 51% dei consensi.
3) Grillo è un apparente; fa quello che fa per apparire, per cercare consensi e applausi, sempre come se fosse su un palcoscenico. La classe politica italiana è quella che è, ma la società non è migliore. Vero, gran parte degli italiani hanno un livello morale veramente basso, ma forse Grillo questo ha avuto il coraggio di dirlo? No, perché avrebbe perso consensi. La colpa è sempre e comunque dei politici. Lui e i cittadini sono immacolati.
4) Grillo è demagogico. Molte cose che propone cozzano contro la realtà dei fatti. Come si può illudere la gente di cambiare le cose senza fare un partito che controlli la vita politica italiana? Come è possibile che semplici cittadini onesti, ma che hanno idee totalmente opposte, possano far crescere l'Italia?
5) Grillo è dittatoriale. Come è possibile distinguere sempre fra buoni e cattivi, praticamente affermando che chi è dalla parte dei cattivi è il Diavolo in persona? Perché solo chi è dalla parte di Grillo è onesto e credibile?
6) Grillo non è coerente, parla di moralità, ma è stato più volte pizzicato colpevole di vizi tipici di chi vuole condannare: bella vita e cachet non certo proletari.
7) Grillo soffre di delirio di onnipotenza: solo lui è utile; politici, giornalisti, industriali ecc., tutti da buttare. E se qualcuno buttasse lui?
8) Grillo non ha un'ideologia. Che garanzie dà a chi lo segue? Un'ideologia serve per dare coerenza e continuità all'azione di un partito o di un uomo politico. Grillo si alza al mattino ed elabora…
9) Grillo non fa politica, insulta. Si può essere molto duri con chiunque, ma senza insultare o essere volgari. Dai tempi dei "socialisti ladri" agli insulti di oggi: nel nome della satira a Grillo è permesso qualunque insulto diretto. Vorrei vedere come risponderebbe a chi lo chiamasse "insetto ligure".
Di Pietro? No, grazie!
Il
personaggio - Circa 15 anni fa mise in carcere per diversi mesi un
mio carissimo amico. A più riprese lo fece arrestare con le volanti che
arrivavano alle sei del mattino (la gente a quell'ora reagisce di meno), con
gli agenti che piombavano in casa e lo portavano via davanti a tutta la
famiglia. Dopo il liceo il mio amico lo vedevo che poche volte all'anno,
troppo occupato a fare politica. Ma non era di certo un pezzo grosso.
Serviva a fare numero, per ampliare il bilancio degli arrestati, ad
accrescere la visibilità del Tonino nazionale. Infatti, dopo una serie di
processi che gli avvelenarono la vita per anni, non finì nemmeno in carcere.
Senza leggi salvapremier. Erano giustificati quegli arresti davanti
ai figli piccoli, le manette, i titoli sui giornali locali, gli
interrogatori, semplicemente per farsi dire nomi e cifre che il più delle
volte erano solo speranze di chi voleva fare lo scoop giudiziario? In quei
tempi la gente prendeva il giornale e gioiva se l'imprenditore antipatico o
il politico della parte avversa finivano in carcere per una mazzetta di
qualche milione, ancora prima di sapere se erano innocenti o colpevoli. Una
follia collettiva, il
Terrore in miniatura 200 anni dopo. Di Pietro si era calmato solo
quando era ministro, oggi è tornato il giustiziere della notte, un
violento non criminale che
in fondo non è migliore delle persone alle quali invidia il potere.
Di Pietro e Well-being - So di dare una grossa delusione a tutti i fans del mitico Tonino (la cui fama secondo me ha immeritatamente oscurato lo storico Tonino Carino da Ascoli), ma prima di incomprensioni, volevo farvi sapere perché anche l'emblema della cultura italiana ha trovato posto nella galleria dei personaggi non graditi. Non perché è un personaggio che vive solo perché vive Berlusconi, che non ha nessuna idea al di fuori della sua ossessione per la giustizia.
La ragione è che è un arrabbiato sociale. Sono note le mie simpatie per politici come Casini, Fini e Veltroni (in rigoroso ordine alfabetico, con loro ho punti di contatto e punti di dissenso), esempi di come si possa essere fermi e decisi, ma non arrabbiati. Chi è politicamente arrabbiato, secondo il Well-being, è un insoddisfatto risentito, l'incarnazione psicologica del detto "piove, governo ladro!". Da Pannella a Bossi, da Grillo a Di Pietro, le idee non c'entrano: siamo di fronte a una personalità incompatibile con la qualità della vita. Un incazzato non è mai una persona felice.
Perché di Pietro è (o comunque sembra, perché a lui così fa comodo) un arrabbiato sociale? Perché, come tutti coloro che "scendono in piazza urlando", vuol farci credere che stiamo per ricadere in un nuovo Medioevo, che, per colpa di questo scenario politico, la qualità della vita è fortemente penalizzata. Lui pensa di averne tutte le ragioni, ma non si accorge che altri accanto a lui vivono benissimo e la sua rabbia diventa invidia e odio per "chi non capisce".
Lo spirito di questo personaggio (e di Grillo) è simile a quello marxista (proletari di tutti i Paesi, unitevi!) solo che è molto più povero di contenuti ideologici: incazzati e insoddisfatti unitevi.
Nello spirito del Well-being, forse farebbe meglio a chiedersi come mai c'è gente normalissima che incazzata non è.
Grazie Eluana!
La
vicenda di Eluana Englaro ha sottolineato il livello di sfascio
istituzionale in cui versa l'Italia.
Ha sicuramente destato un'impressione di integralismo (e quindi di arretratezza culturale) la posizione dei cattolici; non per la loro contrarietà a ogni forma di eutanasia, quanto per la pretesa di imporre i valori cattolici a chi cattolico non è, quasi che aderire a una religione sia un plus. Ormai in molti Paesi evoluti, agnostici o atei rappresentano spesso la maggioranza della popolazione, sono una religione (vedasi dignitismo). Un cattolico poteva esprimere la sua opinione senza farla passare per verità assoluta, proporre e poi contarsi (cosa che avviene regolarmente nella cattolica Irlanda) e, se in minoranza, accettare senza scandalizzarsi e senza gridare all'omicidio.
Non mi sembra che sia stato sottolineato a sufficienza il dato più miserevole del comportamento del governo. Se io sono il premier e sono convinto dei miei valori, devo aspettare gli ultimi giorni (sperando che altri mi tolgano le castagne dal fuoco) per proporre, in maniera fra l'altro piuttosto dittatoriale, una legge che risolva, a mio modo di vedere, la faccenda?
La vecchia razionalità comunista
Devo
dire che la parte che mi convince di meno del sito è quella sulla
solidarietà. Io penso che sia giusto il ragionamento che Fazio
ha proposto recentemente ai telespettatori di Che tempo che fa: se una
persona vuole venire in Italia perché negargli questo diritto? Non è certo
colpa sua se è nato in Africa e non nel centro di Milano!
Secondo me è inattaccabile.
Ho deciso di pubblicare questa mail nella sezione politica perché evidenzia un errore razionale. Un errore storico, visto che è presente in gran parte del pensiero comunista. Si tratta dell'eliminazione delle condizioni facilitanti. I comunisti lo commettevano in primis con la ricchezza: che colpa ne ho io se sono nato povero? Non è certo giusto che tu sia figlio di un nababbo, tutti dovremmo essere "economicamente uguali".
Le condizioni facilitanti esistono nel mondo reale che non può essere appiattito e uniformato. Del resto, applicando lo stesso ragionamento, praticamente ogni forma di competizione dovrebbe essere abolita: che diritto hai tu di salire sul podio olimpico e guadagnarti soldi e fama, solo perché la genetica (condizione facilitante) ti ha favorito rispetto a me che, se anche mi allenassi come te, arriverei al traguardo mezz'ora dopo?
A prescindere da riferimenti alla patosensibilità (molti patosensibili si sentono in colpa per la loro fortuna che li ha "risparmiati dal dolore"), il discorso di Fazio è razionalmente sbagliato perché utopistico.
Ritornando ai tanti che tentano di entrare irregolarmente nel nostro Paese, è una loro scelta; non è detto nemmeno che sia la migliore: a volte è meglio cercare di essere i primi nel proprio villaggio africano che gli ultimi in Italia. Vedasi l'esempio dei molti emigranti italiani in Argentina del primo novecento i cui eredi oggi vivono in un Paese decisamente messo peggio che l'Italia.
Il Panathinaikon della vita
La
"deriva tuttologica" del sito lascia Marco
perplesso, in quanto "argomenti come politica,
religione, psicologia ecc. sono molto complessi, le sue opinioni (legittime
e in parte anche condivise, ma non è questo il punto) rischiano di fare
l’effetto di articoli del tipo "Mangiare verdure fa bene" o "Dimagrisci col
minestrone" di certi giornali. Io uso regolarmente il web per lavorare,
cercare informazioni, nel tempo libero etc. e credo che la credibilità e
l’autorevolezza di un sito sia legata alla sua specializzazione".
Sicuramente Marco ha ragione: i siti migliori sono quelli specializzati. Si tratta di chiedersi quindi se c'è e qual è la specializzazione del mio sito.
Sono ingegnere, informatico, ma di informatici più bravi di me ce ne sono migliaia e anche quando lavoravo a tempo pieno nel settore non ero il numero uno.
Sono nutrizionista, ma sebbene nel sito distrugga molti nomi eccellenti, è abbastanza facile trovare nutrizionisti responsabili e sicuramente più validi di me.
Sono un runner e al tempo stesso un teorico della corsa; come runner sono mediocre (Baldini mi dà più di 50' minuti su una maratona...) e di validi teorici o validi allenatori ce ne sono tanti.
Sono un maestro di scacchi, ma anche di maestri ce ne sono tanti e a livello internazionale non sono nessuno.
Sono un abile cacciatore di fagiani, tant'è che so prevederti a che ora oggi il fagiano uscirà dal riso per farsi un giretto nel bosco, ma di questo nel sito non parlo (e i fagiani me ne sono grati...).
E allora? Posso dire che la mia specializzazione è la qualità della vita. Ho una famiglia notevole (una moglie splendida e un cane eccezionale) e ho avuto una vita fantastica, almeno negli ultimi 15-20 anni; partendo da condizioni normali e non facilitanti, facendo tanti sbagli, ma correggendoli tutti, cercando ancora oggi di migliorarmi e di imparare. Ho sempre fatto praticamente quello che volevo, trovando ogni volta il modo di riuscirci, con modestia e sobrietà. Per cui (e il sito è nato per questo) io insegno la qualità della vita, ovviamente se uno vuole ascoltarmi, altrimenti fatti suoi, se ha trovato la sua strada. Nella qualità della vita sono veramente convinto di essere fra i primi che entrano nello stadio olimpico. Se Marco segue il sito solo per l'alimentazione, a mio avviso sbaglia. Il sito vuole migliorare la qualità della vita delle persone e quindi non può prescindere dai vari aspetti. Non a caso io ritengo che la psicologia, cioè la comprensione del mondo sia molto più importante dell'alimentazione e dello sport. A che serve essere magri e in forma se poi si hanno i problemi di tutti? Non a caso ho creato il concetto di high people, dove psicologia, alimentazione e sport si fondono. Quindi il sito è nato tuttologo, del resto il mio primo libro è stato Perché non essere felici?, oggi sostituito da La felicità è possibile che vale (almeno per me) 50 manuali completi dell'alimentazione.
Il vero problema è che la gente messa di fronte alla domanda: "Tu hai la miglior vita possibile?" risponde (correttamente) quasi sempre di no, ma non fa nulla per migliorarla.
Marco parla di tuttologia, ma non è proprio corretto: io uso gli argomenti che ci accadono intorno come palestra logica per far ragionare la gente. Io non contesto la linea politica di Tizio, di Caio o di Sempronio, perché di politica di fronte a loro sono uno zero; ma se uno di loro propone qualcosa che potrebbe ledere la mia (o l'altrui) qualità della vita allora parlo. Il militante politico parla sempre perché è ingenuamente convinto che solo la "sua" linea politica possa portare al bene e tutto il resto sia il male: io uso la logica per cercare di capire cosa è "veramente inaccettabile".
Marco
è convinto che in Italia si verifichi sempre una di queste tre possibilità:1) il politico è stupido;
2) il politico è corrotto (per esempio dalle case automobilistiche nel caso del problema della sostituzione delle auto inquinanti);
3) il politico segue le mode del momento senza studiare gli effetti a lungo termine.
Io aggiungerei una quarta possibilità che corregge la prima, sintetizzandola con la terza: fatte le debite eccezioni (peraltro schiacciate dalla mediocrità della maggioranza), in Italia il politico è un soggetto di caratura modesta, spesso arretrato, demagogico e populista.
L'esempio più evidente è il ricorso alle cosiddette manifestazioni di piazza, un chiaro esempio di errore raziologico, un errore di percezione selettiva.
Regola della manifestazione - Quando una manifestazione di piazza è intelligente? Non quando è composta da migliaia, milioni di persone, ma quando dimostra che la maggioranza del Paese è con chi scende in piazza, semplice. Altrimenti è utopistica, retorica, inutilmente rissosa. È inutile portare in piazza milioni di persone se sono solo il 20, il 30% o anche il 49,9% del Paese (cose che spesso si sanno già). Che dire di personaggi che affermano che "il governo deve tener conto di una manifestazione con 100.000 persone"? Peccato che magari non abbiano mai tenuto conto delle centinaia di migliaia di persone portate in piazza dalla parte avversa.
Firme inutili
Sono spesso contattato per diventare il promotore di iniziative popolari più o meno particolari. Premesso che ci sono siti e persone ben più importanti che potrebbero farlo, perché "non raccolgo firme"?
La risposta è: perché significa fare politica e, se la facessi, la farei in modo diverso. Sono una persona concreta e non credo molto nelle leggi di iniziativa popolare per il semplice fatto che, ad occhio (ma qualcuno può confermare), nessuna o pochissime sono state attuate dal parlamento. Poiché sono votate dal parlamento, se ho un progetto e non trovo un parlamentare pronto a farlo proprio e a portarlo in aula, che probabilità ho che il parlamento si pronunci a favore, senza stravolgere la legge e darmi un contentino? Molto bassa.
Alla base delle raccolte firme ci sono quindi sempre posizioni ottimistiche: chi raccoglie le firme pensa che la sua iniziativa sia meritevole di attenzione, sia "significativa".
Il fatto che per esempio 100.000 persone la pensino in un certo modo (ricordatevi della regola della manifestazione), quando altri 50 e passa milioni magari la pensano diversamente, non vuol dire nulla. È inutile illudersi che la propria posizione sia significativa se non ci sono i "veri" numeri.
Esiste già un processo democratico per cui i cittadini eleggono i loro rappresentanti. Se questi non vanno bene, alle prossime elezioni si cambiano. Insistere con iniziative popolari e referendum vuol dire di fatto non credere nella democrazia; così facendo, c'è il rischio di diventare insofferenti e arrabbiati sociali. "insomma siamo in centomila perché non ci danno retta?". Forse perché si è troppo distanti dal resto della popolazione. Meditate su questo esempio: se 100.000 musulmani integralisti raccolgono altrettante firme per discutere una legge che vorrebbe imporre il burqa alle donne italiane, li ascoltate? Per loro la proposta è seria, intelligente, etica e utile...
Nell'era dei sondaggi, un referendum è proponibile quando PRIMA si è assodato che almeno il 40% della popolazione è d'accordo e andrà a votare. Gli ultimi sono stati veramente penosi, un assoluto spreco di soldi, utili solo a contare i consensi attorni a un concetto, una specie di sondaggio pubblico.
E il quorum? - Mentre grandi e coinvolgenti referendum (come quello sul divorzio) coinvolgevano gran parte della popolazione, oggi si tende a proporre referendum su quesiti anche marginali sui quali la popolazione non vota semplicemente perché non è interessata al problema (che ovviamente per i promotori del referendum è importantissimo!). Pretendere di abolire il quorum di validità del referendum significherebbe di fatto rendere valido il pensiero di chi è più interessato al problema e ciò non è molto democratico. Si pensi a una lobby che voglia abolire una certa legge; non è difficile capire che i suoi sostenitori andrebbero in massa a votare mentre la gran parte dei cittadini (anche per sola pigrizia), disinteressati a ciò che c'è in gioco (del resto si demanda ai politici del proprio schieramento il dovere di acculturarsi su tutto ciò che riguarda i meccanismi sociali), non voterebbe. Il quorum è proprio la garanzia che il cittadino può demandare a (pochi) politici l'acculturamento su migliaia di questioni sulle quali non può o non vuole acculturarsi per decidere.
Popolarità
Perché, secondo la gente, la politica è sporca? Provate a rispondere con una riga.
La mia risposta è semplice: una condizione facilitante viene assunta come scopo delle proprie azioni.
Chi è ricco e pone la ricchezza come fine della sua vita (spesso mosso da un'autostima da risultato) finisce sovente per infrangere la legge o per adattarla a sé con la logica del furbastro.
Un'altra condizione facilitante che può essere posta come scopo delle nostre azione è la popolarità. Tempo fa, un giornalista mi disse che la popolarità è importante e che sarebbe stato opportuno che io cercassi di essere più popolare. Niente di sbagliato, ma chi vuole essere a tutti i costi popolare è portato a ingannare più degli altri: succede in politica, ma anche in ogni altro contesto sociale come nel lavoro o nella compagnie di ragazzi; così il politico che vuole essere eletto promette mari e monti prima delle elezioni e, puntualmente, molti elettori ci cascano.
La soluzione:
la popolarità (come la ricchezza o altre condizioni facilitanti) deve essere una conseguenza del proprio agire, non il fine.
Diffidate da chi cerca solo il consenso della gente senza fare mai scelte impopolari: non ha idee proprie.Cattolici? No, grazie!
La posizione del sito sulla religione è chiara; il cattolicesimo (cioè l'osservanza degli insegnamenti della Chiesa cattolica) è incompatibile con il Well-being. Su molti aspetti potrebbe esserci una concordanza d'azione, ma se lo Stato deve rimanere laico, non si capisce come discutere con una forza che si rifà espressamente a qualcosa di divino: a un avversario politico si può far cambiare idea, a un cattolico no. L'intransigenza su certi temi diventa cioè integralismo e, purtroppo, questo integralismo significa immobilismo e incapacità di seguire l'evoluzione della società.
Comunisti? No, grazie!
Che
il comunismo abbia fallito la sua grande occasione con la storia lo sanno
tutti. Nonostante ciò una parte della politica italiana (pari a un 5% circa
dell'elettorato) continua a rimpiangerlo.In essa c'è anche Stefano che mi scrive una mail molto critica perché secondo lui "non perderei occasione per parlar male dei comunisti" (stessa critica potrebbero farmela i cattolici, ma Stefano non si accorge che questo sito è naturalmente critico con coloro che sono ritenuti non avere una visione coerente della realtà).
La sua mail è di quelle da mal di testa con pagine di analisi storica e sociale dell'Italia, cose da fare paura. Insomma, roba troppo intelligente per me. Più umilmente mi limito quindi a esporre le motivazioni che mi hanno spinto a ritenere il comunismo non coerente con una visione moderna della realtà.
È indubbio (vedasi anche l'articolo sugli apparenti) che per il Well-being la semplicità della vita è fondamentale. Quindi la ricchezza e il potere sono condizioni facilitanti per avere una vita felice e soddisfatta. Ma le cose non stanno più come ai tempi di Marx, le cui teorie erano pienamente giustificate: nel XIX secolo la condizione degli umili era veramente "subumana" e le prepotenze dei grandi facevano danni su ampi strati della popolazione.
Oggi la curva di facilitazione offerta dalla ricchezza non è più esponenziale, ma è simile a quella (immaginaria, serve solo da esempio) offerta sotto.

Come si legge la curva? Che mentre nel XIX secolo quanto più una persona era ricca e potente tanto meglio stava, oggi non è più così. Anzi un eccesso di ricchezza diventa anche un boomerang esistenziale. Probabilmente il massimo è più centrato attorno a una condizione di agiatezza che a una vera e propria di ricchezza.
È sciocco chi pensa che avendo una barca di soldi, di fama e di successo sarebbe automaticamente felice. L'esempio di molti personaggi famosi dimostra che non è così, per la serie Anche i ricchi piangono.
Quindi il denaro e il potere non sono più fattori così importanti. Io non vorrei mai essere Berlusconi o Bill Gates; in fondo mi fanno un po' pena, incapaci di risolvere i problemi della loro vita, stressati e indaffarati. Come mi fanno pena banchieri e industriali ingolfati di soldi che non hanno nemmeno il tempo di spendere. Così per qualunque altro potente. Ecco perché il comunismo non ha più senso: perché il capitale non è un fattore che mi interessa, né dovrebbe interessare l'ormai vetusto comunista. Dargli ancora importanza significa invidiare inconsciamente la condizione dei ricchi e quindi, sostanzialmente, essere nell'animo simili a loro.
A questo mio breve riassunto ci sono alcune obiezioni che sorgono spontanee.
È evidente che i potenti commettono ancora abusi e soprusi, ma dall'analisi fatta consegue che non dipende dalla loro condizione patrimoniale, quanto dalla loro indole, da loro stessi. Non a caso anche molti regimi comunisti hanno compiuto crimini orrendi. Inoltre anche in un regime democratico molti di questi soprusi possono danneggiarmi, ma, ammesso che non siano scoperti e puniti, francamente non toccano la mia serenità che non può dipendere dall'avere 50 o 100 euro in più al mese. Anche con la coscienza dei "soprusi", continuo a compiangere quei poveri uomini d'affari superimpegnati che si dannano l'anima per scopi materiali mentre io corro in una giornata di sole. Ecco perché non sono comunista. Perché se lo fossi, in fondo apprezzerei quei valori che loro inseguono.
In molte regioni della Terra la situazione economica è simile (se non peggiore) a quella dell'Europa del XIX secolo, pertanto il comunismo sarebbe giustificato. Peccato che la storia abbia insegnato che non funziona e che quei Paesi hanno migliori possibilità diventando simili alle nazioni più avanzate, dove la semplice democrazia assicura a coloro che sono attenti ai diritti dei più deboli la possibilità di farsi sentire e di agire.
Infine ci sarà chi sottolinea il fatto che anche fra noi ci sono persone che vivono ancora in modo indecoroso. Bene. Ammettiamo di realizzare uno Stato che assicuri la cultura, un lavoro e la sanità a tutti. Per far questo il comunismo non è necessario perché basta garantire livelli minimi, superiori a un certo grado di decenza. Se poi uno si arricchisce o ha successo, non deve interessare.
Termino con un'analogia sportiva: è importante assicurare a tutti la pratica dello sport, ma è assurdo pretendere che alle olimpiadi non ci sia nessun vincitore e che ognuno abbia il diritto di tagliare il traguardo per primo a pari merito con tutti gli altri.
Verdi? No, grazie!
La concezione ecologica del Well-being è decisamente innovativa e si basa sul concetto di antropentropia. I Verdi classici (almeno quelli italiani, in altre nazioni la situazione è diversa) propongono un modello di società che non ha nulla di moderno, anzi, spesso vorrebbe riportare la società indietro nel tempo. Incapaci di capire il mondo attuale, come soluzione spesso scelgono la fuga (principio di precauzione), l'utopia o il ritorno a uno stile di vita che, se risolve un problema, ne ripropone altri che la società moderna ha già risolto.
Grillo? No, grazie!
1)
Grillo è un arrabbiato; ho sempre sostenuto che chi è
arrabbiato non sa vedere bene la realtà proprio come l'ubriaco o
l'innamorato. Non è questione di idee, è questione di capacità razionale,
che la rabbia spegne. Non sono sulle posizioni dell'estrema sinistra, ma
stimo Bertinotti (che arrabbiato non è), mentre non stimo affatto gente come
Caruso.2) Grillo è un opportunista perché arringa le folle, ma non scende mai in campo. Troppo facile dire di avere seguito (magari con i dati gonfiati informaticamente del suo blog), se poi non ci si mette alla prova candidandosi. Nella sua megalomania Grillo sta cercando di entrare in campo a colpo sicuro, quando (probabilmente mai) avrà il 51% dei consensi.
3) Grillo è un apparente; fa quello che fa per apparire, per cercare consensi e applausi, sempre come se fosse su un palcoscenico. La classe politica italiana è quella che è, ma la società non è migliore. Vero, gran parte degli italiani hanno un livello morale veramente basso, ma forse Grillo questo ha avuto il coraggio di dirlo? No, perché avrebbe perso consensi. La colpa è sempre e comunque dei politici. Lui e i cittadini sono immacolati.
4) Grillo è demagogico. Molte cose che propone cozzano contro la realtà dei fatti. Come si può illudere la gente di cambiare le cose senza fare un partito che controlli la vita politica italiana? Come è possibile che semplici cittadini onesti, ma che hanno idee totalmente opposte, possano far crescere l'Italia?
5) Grillo è dittatoriale. Come è possibile distinguere sempre fra buoni e cattivi, praticamente affermando che chi è dalla parte dei cattivi è il Diavolo in persona? Perché solo chi è dalla parte di Grillo è onesto e credibile?
6) Grillo non è coerente, parla di moralità, ma è stato più volte pizzicato colpevole di vizi tipici di chi vuole condannare: bella vita e cachet non certo proletari.
7) Grillo soffre di delirio di onnipotenza: solo lui è utile; politici, giornalisti, industriali ecc., tutti da buttare. E se qualcuno buttasse lui?
8) Grillo non ha un'ideologia. Che garanzie dà a chi lo segue? Un'ideologia serve per dare coerenza e continuità all'azione di un partito o di un uomo politico. Grillo si alza al mattino ed elabora…
9) Grillo non fa politica, insulta. Si può essere molto duri con chiunque, ma senza insultare o essere volgari. Dai tempi dei "socialisti ladri" agli insulti di oggi: nel nome della satira a Grillo è permesso qualunque insulto diretto. Vorrei vedere come risponderebbe a chi lo chiamasse "insetto ligure".
Di Pietro? No, grazie!
Il
personaggio - Circa 15 anni fa mise in carcere per diversi mesi un
mio carissimo amico. A più riprese lo fece arrestare con le volanti che
arrivavano alle sei del mattino (la gente a quell'ora reagisce di meno), con
gli agenti che piombavano in casa e lo portavano via davanti a tutta la
famiglia. Dopo il liceo il mio amico lo vedevo che poche volte all'anno,
troppo occupato a fare politica. Ma non era di certo un pezzo grosso.
Serviva a fare numero, per ampliare il bilancio degli arrestati, ad
accrescere la visibilità del Tonino nazionale. Infatti, dopo una serie di
processi che gli avvelenarono la vita per anni, non finì nemmeno in carcere.
Senza leggi salvapremier. Erano giustificati quegli arresti davanti
ai figli piccoli, le manette, i titoli sui giornali locali, gli
interrogatori, semplicemente per farsi dire nomi e cifre che il più delle
volte erano solo speranze di chi voleva fare lo scoop giudiziario? In quei
tempi la gente prendeva il giornale e gioiva se l'imprenditore antipatico o
il politico della parte avversa finivano in carcere per una mazzetta di
qualche milione, ancora prima di sapere se erano innocenti o colpevoli. Una
follia collettiva, il
Terrore in miniatura 200 anni dopo. Di Pietro si era calmato solo
quando era ministro, oggi è tornato il giustiziere della notte, un
violento non criminale che
in fondo non è migliore delle persone alle quali invidia il potere.Di Pietro e Well-being - So di dare una grossa delusione a tutti i fans del mitico Tonino (la cui fama secondo me ha immeritatamente oscurato lo storico Tonino Carino da Ascoli), ma prima di incomprensioni, volevo farvi sapere perché anche l'emblema della cultura italiana ha trovato posto nella galleria dei personaggi non graditi. Non perché è un personaggio che vive solo perché vive Berlusconi, che non ha nessuna idea al di fuori della sua ossessione per la giustizia.
La ragione è che è un arrabbiato sociale. Sono note le mie simpatie per politici come Casini, Fini e Veltroni (in rigoroso ordine alfabetico, con loro ho punti di contatto e punti di dissenso), esempi di come si possa essere fermi e decisi, ma non arrabbiati. Chi è politicamente arrabbiato, secondo il Well-being, è un insoddisfatto risentito, l'incarnazione psicologica del detto "piove, governo ladro!". Da Pannella a Bossi, da Grillo a Di Pietro, le idee non c'entrano: siamo di fronte a una personalità incompatibile con la qualità della vita. Un incazzato non è mai una persona felice.
Perché di Pietro è (o comunque sembra, perché a lui così fa comodo) un arrabbiato sociale? Perché, come tutti coloro che "scendono in piazza urlando", vuol farci credere che stiamo per ricadere in un nuovo Medioevo, che, per colpa di questo scenario politico, la qualità della vita è fortemente penalizzata. Lui pensa di averne tutte le ragioni, ma non si accorge che altri accanto a lui vivono benissimo e la sua rabbia diventa invidia e odio per "chi non capisce".
Lo spirito di questo personaggio (e di Grillo) è simile a quello marxista (proletari di tutti i Paesi, unitevi!) solo che è molto più povero di contenuti ideologici: incazzati e insoddisfatti unitevi.
Nello spirito del Well-being, forse farebbe meglio a chiedersi come mai c'è gente normalissima che incazzata non è.
Grazie Eluana!
La
vicenda di Eluana Englaro ha sottolineato il livello di sfascio
istituzionale in cui versa l'Italia.Ha sicuramente destato un'impressione di integralismo (e quindi di arretratezza culturale) la posizione dei cattolici; non per la loro contrarietà a ogni forma di eutanasia, quanto per la pretesa di imporre i valori cattolici a chi cattolico non è, quasi che aderire a una religione sia un plus. Ormai in molti Paesi evoluti, agnostici o atei rappresentano spesso la maggioranza della popolazione, sono una religione (vedasi dignitismo). Un cattolico poteva esprimere la sua opinione senza farla passare per verità assoluta, proporre e poi contarsi (cosa che avviene regolarmente nella cattolica Irlanda) e, se in minoranza, accettare senza scandalizzarsi e senza gridare all'omicidio.
Non mi sembra che sia stato sottolineato a sufficienza il dato più miserevole del comportamento del governo. Se io sono il premier e sono convinto dei miei valori, devo aspettare gli ultimi giorni (sperando che altri mi tolgano le castagne dal fuoco) per proporre, in maniera fra l'altro piuttosto dittatoriale, una legge che risolva, a mio modo di vedere, la faccenda?
La vecchia razionalità comunista
Devo
dire che la parte che mi convince di meno del sito è quella sulla
solidarietà. Io penso che sia giusto il ragionamento che Fazio
ha proposto recentemente ai telespettatori di Che tempo che fa: se una
persona vuole venire in Italia perché negargli questo diritto? Non è certo
colpa sua se è nato in Africa e non nel centro di Milano!Secondo me è inattaccabile.
Ho deciso di pubblicare questa mail nella sezione politica perché evidenzia un errore razionale. Un errore storico, visto che è presente in gran parte del pensiero comunista. Si tratta dell'eliminazione delle condizioni facilitanti. I comunisti lo commettevano in primis con la ricchezza: che colpa ne ho io se sono nato povero? Non è certo giusto che tu sia figlio di un nababbo, tutti dovremmo essere "economicamente uguali".
Le condizioni facilitanti esistono nel mondo reale che non può essere appiattito e uniformato. Del resto, applicando lo stesso ragionamento, praticamente ogni forma di competizione dovrebbe essere abolita: che diritto hai tu di salire sul podio olimpico e guadagnarti soldi e fama, solo perché la genetica (condizione facilitante) ti ha favorito rispetto a me che, se anche mi allenassi come te, arriverei al traguardo mezz'ora dopo?
A prescindere da riferimenti alla patosensibilità (molti patosensibili si sentono in colpa per la loro fortuna che li ha "risparmiati dal dolore"), il discorso di Fazio è razionalmente sbagliato perché utopistico.
Ritornando ai tanti che tentano di entrare irregolarmente nel nostro Paese, è una loro scelta; non è detto nemmeno che sia la migliore: a volte è meglio cercare di essere i primi nel proprio villaggio africano che gli ultimi in Italia. Vedasi l'esempio dei molti emigranti italiani in Argentina del primo novecento i cui eredi oggi vivono in un Paese decisamente messo peggio che l'Italia.
Il Panathinaikon della vita
La
"deriva tuttologica" del sito lascia Marco
perplesso, in quanto "argomenti come politica,
religione, psicologia ecc. sono molto complessi, le sue opinioni (legittime
e in parte anche condivise, ma non è questo il punto) rischiano di fare
l’effetto di articoli del tipo "Mangiare verdure fa bene" o "Dimagrisci col
minestrone" di certi giornali. Io uso regolarmente il web per lavorare,
cercare informazioni, nel tempo libero etc. e credo che la credibilità e
l’autorevolezza di un sito sia legata alla sua specializzazione".Sicuramente Marco ha ragione: i siti migliori sono quelli specializzati. Si tratta di chiedersi quindi se c'è e qual è la specializzazione del mio sito.
Sono ingegnere, informatico, ma di informatici più bravi di me ce ne sono migliaia e anche quando lavoravo a tempo pieno nel settore non ero il numero uno.
Sono nutrizionista, ma sebbene nel sito distrugga molti nomi eccellenti, è abbastanza facile trovare nutrizionisti responsabili e sicuramente più validi di me.
Sono un runner e al tempo stesso un teorico della corsa; come runner sono mediocre (Baldini mi dà più di 50' minuti su una maratona...) e di validi teorici o validi allenatori ce ne sono tanti.
Sono un maestro di scacchi, ma anche di maestri ce ne sono tanti e a livello internazionale non sono nessuno.
Sono un abile cacciatore di fagiani, tant'è che so prevederti a che ora oggi il fagiano uscirà dal riso per farsi un giretto nel bosco, ma di questo nel sito non parlo (e i fagiani me ne sono grati...).
E allora? Posso dire che la mia specializzazione è la qualità della vita. Ho una famiglia notevole (una moglie splendida e un cane eccezionale) e ho avuto una vita fantastica, almeno negli ultimi 15-20 anni; partendo da condizioni normali e non facilitanti, facendo tanti sbagli, ma correggendoli tutti, cercando ancora oggi di migliorarmi e di imparare. Ho sempre fatto praticamente quello che volevo, trovando ogni volta il modo di riuscirci, con modestia e sobrietà. Per cui (e il sito è nato per questo) io insegno la qualità della vita, ovviamente se uno vuole ascoltarmi, altrimenti fatti suoi, se ha trovato la sua strada. Nella qualità della vita sono veramente convinto di essere fra i primi che entrano nello stadio olimpico. Se Marco segue il sito solo per l'alimentazione, a mio avviso sbaglia. Il sito vuole migliorare la qualità della vita delle persone e quindi non può prescindere dai vari aspetti. Non a caso io ritengo che la psicologia, cioè la comprensione del mondo sia molto più importante dell'alimentazione e dello sport. A che serve essere magri e in forma se poi si hanno i problemi di tutti? Non a caso ho creato il concetto di high people, dove psicologia, alimentazione e sport si fondono. Quindi il sito è nato tuttologo, del resto il mio primo libro è stato Perché non essere felici?, oggi sostituito da La felicità è possibile che vale (almeno per me) 50 manuali completi dell'alimentazione.
Il vero problema è che la gente messa di fronte alla domanda: "Tu hai la miglior vita possibile?" risponde (correttamente) quasi sempre di no, ma non fa nulla per migliorarla.
Marco parla di tuttologia, ma non è proprio corretto: io uso gli argomenti che ci accadono intorno come palestra logica per far ragionare la gente. Io non contesto la linea politica di Tizio, di Caio o di Sempronio, perché di politica di fronte a loro sono uno zero; ma se uno di loro propone qualcosa che potrebbe ledere la mia (o l'altrui) qualità della vita allora parlo. Il militante politico parla sempre perché è ingenuamente convinto che solo la "sua" linea politica possa portare al bene e tutto il resto sia il male: io uso la logica per cercare di capire cosa è "veramente inaccettabile".
