Per sapere veramente tutto sull'alimentazione
I disastri del marketing
Copyright by THEA 2005
Il biscotto genuino? Oppure fatto come lo faceva la nonna? Il succo di frutta naturale? Il prosciutto senza polifosfati "aggiunti"? I corn flakes che fanno dimagrire? Le merendine leggere?
L'elenco sarebbe infinito, ma chi ha un minimo di competenza in fatto di nutrizione sa benissimo che le pubblicità dei prodotti alimentari non fanno altro che promettere qualità che raramente il prodotto ha.
Grassi dubbi (frazionati o peggio idrogenati), conservanti sospetti (nitriti/nitrati), esaltatori di sapidità (glutammato) per prodotti che non sanno di nulla o peggio aromi artificiali per far credere a presenze di ingredienti  improbabili o quantitativamente scadenti, coloranti sospetti per abbindolare il consumatore superficiale: se è vero che la pubblicità è l'anima del commercio, è sicuramente vero che in campo alimentare si esagera, arrivando a proporre prodotti distanti mille miglia da quanto sono in realtà.
Sembra che le autorità preposte nulla possano contro l'uso di aggettivi, fuorvianti, di seminformazione strisciante, di dati anche errati, ma diffusi in maniera da sembrare veri.

La trasformazione

marketingFin qui nulla di nuovo. Oggi però vogliamo far conoscere un aspetto incredibile del marketing alimentare: la trasformazione.
Il termine indica la situazione che si crea quando di un buon prodotto non se ne esaltano le migliori caratteristiche, ma quelle che il mercato reputa prioritarie. In tal modo si slega completamente il prodotto dalla realtà con il chiaro obbiettivo di acquisire mercato: se il consumatore vuole il biscotto che fa smettere di fumare, ecco che il responsabile del marketing inventa Nosmoke, il primo biscotto che, grazie al suo gusto sostituisce l'odiata sigaretta. Che poi non sia vero, poco importa: un po' l'effetto placebo, un po' il tempo necessario a smontare l'illusione, se la campagna è fatta bene di Nosmoke se ne vendono tonnellate.
È chiaro che in campo alimentare si va sul sicuro se si punta su genuinità, naturalezza, tradizione, salubrità, ipocaloricità ecc.; ma, se il 95% dei consumatori può cadere nel tranello, il 5% sicuramente si avvede dei vari trucchi. Prima dell'avvento della Rete era comunque difficile che tali informazioni circolassero in quanto nessun giornale o nessuna televisione (che vivono sulla pubblicità!) trasmetteva in "chiaro" certe informazioni. Pensiamo alle migliaia di servizi che hanno trattato il problema dei pesticidi nella frutta, del mercurio nel pesce, nella diossina dei polli ecc. Notate come tutti colpivano nel vago. Il consumatore poteva pensare di astenersi dall'acquistare frutta e verdura, polli o pesce, ma nel servizio successivo un nutrizionista gli diceva che frutta, verdura, pesce ecc. fanno benissimo e sono indispensabili. In sostanza nessun danno all'economia dl settore e, in particolare, al produttore meno qualitativo.
Ma pensate a un servizio che trattasse uno di questi temi:
  • il 90% degli insaccati contiene nitriti o nitrati;
  • il 90% delle bibite contiene coloranti o conservanti;
  • il 90% dei biscotti contiene ingredienti non genuini (margarina o generici grassi vegetali)
ecc.
specificando le marche che sfuggono a questi problemi. Pubblicità? No, informazione salutare, resa impossibile dall'asservimento dei media ai produttori.
La filippica contro la pubblicità non molto trasparente potrebbe continuare per pagine, ma non è questo lo scopo dell'articolo.
Vogliamo invece mostrare come la trasformazione sia in grado di non promuovere adeguatamente prodotti validi oppure arrivi addirittura a penalizzarli. Preoccupato di catturare il consumatore, il marketing anziché promuovere la verità (che in un buon prodotto è sempre l'arma migliore), trasforma il prodotto e ne cerca un'improbabile santificazione con una presentazione che, anziché attrarre, allontana quella parte del mercato più attenta e meno credulona.
Il nostro osservatorio della pubblicità evidenzia tutte le pubblicità dubbie e nelle recensioni stronchiamo senza pietà chi vuole attentare alla nostra intelligenza. Sembrerebbe una lotta titanica e inutile, ma nel tempo le cose si muovono: persino Mulino Bianco in due suoi prodotti ha rinunciato alla margarina classica (quella idrogenata), Viennetta Algida ha rinunciato ai grassi idrogenati, molti prodotti riportano ora l'etichetta nutrizionale, altri evitano di usare dizioni generiche (quindi olio di palma anziché grassi vegetali, come in molti prodotti Coop) ecc.
Vogliamo ora parlarvi di un caso di trasformazione negativa, di un caso in cui un buon prodotto è stato massacrato dalla trasformazione, attirando su di sé un sacco di critiche.

Il caso Olys

All'uscita dell'olio della Carapelli le nostre critiche non sono state tenere; del resto eravamo in buona compagnia, visto che gli addetti ai lavori avevano sollevato subito grandi punti di domanda sul prodotto. Contattati dal direttore generale e amministratore delegato della Carapelli, il dott. Stefano Leonangeli, abbiamo scoperto una realtà molto diversa. Abbiamo avuto il piacere di trovare un'azienda molto attenta alla salute del consumatore, ma soprattutto abbiamo rilevato un genuino (in questo articolo il corsivo ci vuole) interesse per il proprio lavoro e per i propri prodotti. Abbiamo conosciuto l'attività dell'Istituto Nutrizionale Carapelli, una fondazione Onlus che promuove studi e ricerche sulle proprietà nutrizionali dell'oliva (interessanti i risultati sull'azione dei fitosteroli la cui funzione è stata recentemente studiata anche in Olys con una ricerca in vivo condotta in collaborazione con l'Università di Milano). A differenza di altre realtà, non abbiamo trovato nessuna volontà di spingere il prodotto oltremisura, ma una grande convinzione che il prodotto possa spingersi da sé, basta "raccontarlo". La presidente dell'Istituto Nutrizionale Carapelli, la dott.sa Alissa Mattei, ci ha fornito la documentazione e le informazioni che chiedevamo, oltre che trasmetterci il piacere della sua carica umana, qualità spesso introvabile nel "mondo degli affari". Alla fine il nostro giudizio su Olys si è completamente ribaltato, cosa che non è successa con altri prodotti molto noti dopo il contatto con il produttore.
 
Morale per tutti coloro che si muovono nel mondo complesso del marketing: forse siamo in pochi, ma c'è ancora chi apprezza la pura e semplice verità.


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca