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Colesterolo: è importante?
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Il colesterolo è un importante fattore di rischio? A sorpresa, la risposta non è un sì scontato, ma un "dipende".

Molti media presentano ancora i maggiori fattori di rischio per il cuore così: fumo, pressione alta, obesità, colesterolo alto. In quest'ordine. Si può pensare che sia l'ordine d'importanza finché la voce che legge i fattori non appiccica a "colesterolo alto" la frase finale "il più importante fattore di rischio" (probabilmente perché è l'unica voce che si può controllare senza sforzo, con una pastiglietta; attenzione: senza sforzo non vuol dire senza effetti collaterali!).
 
Questo è quanto mi scrive Riccardo:

Dopo aver conosciuto il suo sito, sono andato a fondo del problema colesterolo e ho dovuto convenire che il suo ruolo è veramente marginale in soggetti che non fumano e che hanno la pressione normale, proprio come sostiene lei. Che senso ha dire che il colesterolo alto è un "grave" fattore di rischio oltre i 50 anni in soggetti che non fumano e che sono normotesi quando passando da valori di 250 a 200 si guadagna (forse) sulla media della vita al massimo un paio di mesi?
 
Innanzitutto verifichiamo ciò che dice Riccardo. Se ci si collega al sito della Fondazione Cuore, si possono consultare gli studi clinici sull'efficacia delle statine e quindi del controllo del colesterolo.
Primo dato incredibile: quasi tutti gli studi sono condotti su pazienti che hanno avuto già problemi cardiaci, nei quali l'uso delle statine è più che giustificato, ma si tratta di studi che nulla hanno a che fare con la prevenzione su soggetti non malati.
cuoreConsideriamo quindi il solo studio che esamina soggetti sani.
AFCAPS: 6.605 soggetti (maschi 45-73 anni, femmine 55-73) con colesterolo totale fra 180 e 264 mg/dl e colesterolo HDL inferiore a 45 (47 per le donne).
Già il campione è dubbio perché considera soggetti con un basso colesterolo buono (il colesterolo totale conta molto di più se il colesterolo buono è basso, quindi la ricerca bara un po' perché si mette nelle condizioni migliori per dire che il colesterolo totale è un "buon" fattore di rischio), ma passiamoci sopra.
I risultati? Dopo 5 anni il 5% dei soggetti non trattati ha avuto un evento coronarico maggiore, mentre nei soggetti trattati tale percentuale è del 3,5%. Trionfalmente lo studio può concludere che il controllo del colesterolo ha migliorato la situazione del 30% (facendo passare dal 5% al 3,5%), usando il solito trucco delle percentuali relative. Il dato è fuorviante e deludente perché:

a) poiché il campione non è stato selezionato in base ad altri fattori di rischio (fumatori, ipertesi e sovrappeso), non è possibile concludere che l'1,5% in meno rimane tale se il campione è composto da soggetti con ottimo stile di vita.
b) Le statine hanno anche una funzione antinfiammatoria per cui, a prescindere dalla riduzione del colesterolo, svolgono un'azione protettiva delle pareti dei vasi.
c) Ragionando al contrario, si può concludere che su 10 soggetti che hanno un evento coronarico, il controllo del colesterolo AL MASSIMO ne salva 3, un dato francamente deludente per il battage che si fa. Questi 3 pazienti potrebbero essere salvati semplicemente dirottandoli verso uno stile di vita ottimale (no fumo, no sovrappeso, attività sportiva).
d) L'assunzione a vita di statine ha sicuramente effetti collaterali che sulla popolazione provocano più danni di quelli evitati con quell'1,5% di soggetti salvati dall'evento coronarico (evento che può essere solo differito nel tempo, visto che le statine comunque non rendono nulla la probabilità dell'evento, ma l'abbassano solo del 30%). In altri termini, se in 5 anni 1,5 soggetti su 100 ne hanno un beneficio scampando l'evento coronarico e 3,5 non ne hanno beneficio perché comunque lo subiscono, quali sono i danni collaterali negli altri 95 che comunque hanno dovuto assumere statine?

Quindi ribadisco ancora una volta che

per avere un basso rischio cardiovascolare basta non fumare e avere una pressione sistolica inferiore a 130.



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