L'educazione dei figli (seconda parte)
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Fare i genitori è sicuramente difficile. Abbiamo già visto che l'esercito degli aspiranti buoni-genitori è stato decimato dal motivo per cui hanno deciso di avere un figlio; i superstiti sono stati poi massacrati dalle quattro cause generali di fallimento. I pochi sopravvissuti devono ora chiedersi come educare il proprio figlio per arrivare salvi alla meta.
Esiste una semplice regola generale per il successo:
dare al figlio ciò di cui ha bisogno!
Molti genitori sono convinti di esserci riusciti, ma si sono trovati in una situazione fallimentare. In realtà due sono gli errori che si possono commettere:- si fraintendono i bisogni del figlio.
- Non ci si adatta ai mutamenti delle necessità.
Una variante del primo punto è di scambiare ciò di cui il figlio ha bisogno con ciò che chiede ("ma ti ho sempre dato tutto!"), situazione molto comune nei genitori superimpegnati che pensano di risolvere i bisogni dei figli con ciò che "materialmente " essi chiedono (in gran parte cose superflue alla crescita esistenziale del figlio).
Il genitore però deve essere flessibile, altrimenti, a un certo punto dell'educazione, vedrà il rapporto incrinarsi e peggiorare decisamente. Cosa è successo? Semplice: ciò che andava bene per una fase della vita del figlio, ora non va più bene, anche se il genitore continua a insistere su quel tasto. L'esempio più eclatante è quello della madre iperpremurosa. Se un tale atteggiamento va bene e può essere accettato nei primi anni di vita, è decisamente fuori luogo e spesso devastante nell'adolescenza.
Per capire i bisogni del figlio è necessario avere una comprensione del mondo abbastanza buona: sicuramente chi non capisce nulla del mondo, degli altri e di tutto ciò che ha attorno, come può sperare di capire qualcosa del proprio figlio? Se si è fra le persone che hanno una vita talmente contorta, insoddisfacente, confusa, non è il caso di avere figli: prima sistemate la vostra vita e poi fate un figlio. Solo così potrete avere gli strumenti per poterlo educare al meglio.
Quindi
chi ha problemi, difficilmente sarà un buon genitore.
Infatti se non sa capire sé stesso, come può sperare di capire la persona che ha accanto? La speranza che basti l'amore è solo molto ottimistica. Ricordiamoci che lo scopo fondamentale dell'educazione è insegnare al proprio figlio a vivere; se non siamo capaci noi di vivere, come possiamo insegnarlo? Occorre notare che un soggetto con personalità critiche può essere comunque un buon genitore, perché avere personalità critiche non significa automaticamente avere problemi. Se esistono condizioni facilitanti, le personalità critiche possono non trasferirsi sui figli.L'affermazione precedente non significa che il proprio figlio avrà una vita difficile, ma solo che il genitore non riuscirà a dargli il massimo. Molti orfani hanno vite piacevoli e felici, ma sicuramente avranno dovuto lottare più degli altri. Così avere genitori incapaci di risolvere i propri problemi esistenziali sicuramente penalizzerà il giovane.
Fatte queste premesse, si può passare a esaminare i tre periodi principali in cui si può dividere l'educazione: l'età prescolare, l'infanzia, l'adolescenza. Se per il primo periodo si può parlare di termine verso i 5-6 anni, per gli altri due la dimensione temporale è sicuramente soggettiva e deve essere valutata in base all'autosufficienza del giovane. L'adolescenza è il periodo in cui inizia il distacco dai genitori. Con una battuta si può dire che molte persone che non si staccano dai genitori restano bambini a vita.
L'età prescolare
In
questo periodo il bambino non è autosufficiente, pertanto ciò che conta
maggiormente è la presenza dei genitori. Presenza con
amore, per cui ogni forma di violenza è un piccolo mattoncino nella
costruzione del proprio fallimento genitoriale. Molti ragazzi si sono
convinti che la violenza "normale" subita da bambini fosse giusta e che li
abbia fatti crescere bene; in realtà, se si analizza la loro psicologia, si
scopre che sono "violenti" oppure che non sono privi di ansie, paure,
insicurezze. Usare la violenza per farsi capire da chi non capisce ancora il nostro linguaggio è la negazione dell'amore perché l'amore passa attraverso il dialogo con il contatto fisico e la propria presenza. Se non riuscite con una carezza a farvi capire, chi vi dà il diritto di farlo con uno schiaffo?
L'età prescolare è quella nella quale purtroppo spesso inizia il rito del "parcheggio": nonni, asili, baby-sitter ecc. Se la società odierna e il mondo del lavoro rendono difficile una presenza costante, è sicuramente vero che spesso si abusa delle "strutture alternative". Il genitore che ritiene "stanchevole" occuparsi del proprio figlio dopo una settimana di lavoro deve fare un esame di coscienza e concludere che è un pessimo genitore.
In subordine alla presenza, fondamentale per far crescere bene il proprio bambino è l'attenzione per la sua salute (senza essere maniaci o ossessivi). Spesso molti problemi di salute che si hanno da adulti potevano essere evitati se i genitori avessero prestato una maggiore attenzione alla prevenzione e alla cura tempestiva.
Leggi la terza parte.
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