Dieta Gift (dietaGift)
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Il perché di un commento – La spiegazione di questo articolo è d'obbligo. Abbiamo i primi riscontri ufficiali positivi all'azione del sito in campo alimentare. Finora avevamo ricevuto critiche dagli addetti ai lavori istituzionali (come il Prof. G. Calabrese che aveva speso un po' del suo preziosissimo tempo per scrivere un pezzo contro la dieta italiana) e già questo era significativo. Poi sono venuti i primi riconoscimenti e ora arriva il libro dei fratelli Speciani che, con un po' d'affanno, cerca di seguire le orme alimentari del nostro sito.
Lo commento non solo perché essendo in libreria ha una visibilità a livello nazionale, ma per il target comune. Infatti Luca Speciani scrive di corsa e ha un sito che tratta di tutto un po' come il mio, ma si rivolge soprattutto ai runner. Penso che nella sua evoluzione io lo abbia decisamente influenzato (curiosamente ha replicato un po' tutto quello che ho fatto...) e la cosa non mi spiace perché quando incominciano a imitarti è buon segno: non sei l'ultimo! Scherzi a parte, commento il testo perché so che di dietaGift si parlerà anche nel mondo della corsa.
Marketing o scienza? – Quando si sceglie un nome per una propria idea è ovvio che si cerchi di farlo al meglio, ma è sbagliato partire da un bel nome e poi cercare di farvi aderire ciò che vogliamo promuovere.
È evidente lo sforzo di marketing per creare il nome dietaGift, essendo veramente improbabile che dall'acronimo delle caratteristiche del metodo in cui si crede esca una bellissima parola inglese dal significato altrettanto stupendo: gift, regalo!
Già questa considerazione fa sembrare il modello alimentare molto simile alle poco credibili pubblicità di certi prodotti alimentari. L'impressione si consolida quando si scopre che praticamente dietaGift si dovrebbe basare sulla "scientifica" (e neanche nuova) riflessione che noi dovremmo mangiare come gli uomini delle caverne. Ciò rivela la propensione degli autori al letterario e al filosofico piuttosto che al ragionamento scientifico-deduttivo. Come è possibile basare la propria alimentazione su regole che portavano l'uomo a essere in balia di germi e malattie, con una vita media che non raggiungeva i 30 anni? Si nota cioè la profonda influenza delle teorie naturalistiche su ciò che dovrebbe essere un imparziale percorso scientifico. Anche se non ci si riesce a convincere che la natura non è poi il massimo perché ci fa invecchiare e morire (cioè i suoi meccanismi sono imperfetti nei confronti del singolo), nel caso alimentare basta un semplice concetto per smontare le teorie paleolitiche: il dentifricio. Già i nostri nonni a 30-40 dovevano dotarsi di dentiera. Pensiamo agli uomini del paleolitico con un'alimentazione che non riusciva a salvare i denti, cardine di ogni buona salute. Solo l'avvento delle moderne tecniche di igiene (cioè dell'intelligenza umana contro i semplici strumenti offerti dalla natura) ha consentito di modificare radicalmente le cose. Quindi abbiamo fede nel nostro cervello e cerchiamo di migliorare ciò che la natura ci propone: grazie a queste "modifiche" la vita media dal 1900 a oggi è aumentata da 43 a oltre 80 anni e probabilmente i fratelli Speciani possono sparlare della medicina convenzionale solo perché proprio grazie a essa e ai progressi del XX sec. sono ancora vivi!
Il modello alimentare - La dietaGift si basa su
dieci regole, talmente generiche che alla fine lasciano il lettore
abbastanza confuso, a meno che non sia così ottimista da ritenere che regole
generiche e spesso non quantitative possano garantirgli il dimagrimento.
Comunque gli autori sono disponibili ad aiutare con consulenze professionali
ad hoc chi avesse necessità di chiarimenti e di una guida più attenta e
vicina…Delle dieci regole, alcune sono condivisibili: frutta e verdura in libertà, apporto generoso di fibre, lunga masticazione, attività fisica, equilibrio psicofisico.
Le altre invece sono nettamente da bocciare e ci sembra un buon servizio ai nostri amici spiegare in dettaglio il perché.
Abbinamento proteine/carboidrati – Il libro è critico nei confronti della zona, ma gli autori ne sono stati nettamente influenzati e sono convinti che basti abbinare ai carboidrati delle proteine per abbassare il picco d'insulina. In realtà è sufficiente un banale esperimento per dimostrare che, se si aggiunge una quota di proteine, a una qualunque fonte di carboidrati, la glicemia aumenta sempre e comunque!
Controllo di indice e carico glicemico - Il capitolo sugli indici e carichi glicemici è quello che meno mi è piaciuto perché è chiara l'intenzione degli autori di esporre i fatti in modo distorto al fine di perorare le loro cause. È cioè assurdo citare ricerche ufficiali quando poi della scienza ufficiale non si accettano le conclusioni. E le conclusioni sono che la differenza di indice glicemico di cibi raffinati e non raffinati esiste, ma è piccola, tant'è che quello che conta veramente è il carico glicemico, cioè il prodotto fra indice glicemico e quantità dell'alimento. In altri termini, meglio poco riso o pasta raffinati che tanta pasta o riso integrali. La priorità va quindi non alla tipologia, ma alla quantità.
Inoltre la tabella degli indici glicemici riportata non ha nessun riscontro nella letteratura ufficiale, al più può averlo in qualche sito di dubbia credibilità. Il caso del miele è illuminante. Modelli alimentari ortoressici (cioè un po' maniacali, come la zona o la stessa dietaGift) hanno la necessità di rendersi comunque "praticabili". Nel caso di dietaGift è evidente che, se si condanna senza appello lo zucchero raffinato, non esiste nessun dolcificante di facile reperibilità. Ecco allora che si salva il miele con la panzana che il miele integrale avrebbe un bassissimo indice glicemico (35 contro 80 del normale miele). Ebbene la stessa fonte citata dagli autori non dice assolutamente ciò: analizza ben 11 tipi di miele e l'indice glicemico varia da 32 a 87, dipendendo solo dalla percentuale di fruttosio, non come vorrebbero farci credere gli Speciani da enzimi e vitamine mancanti per l'eventuale processo di raffinazione. Poiché la tabella è chiarissima, esplicitando a fianco dei vari tipi di miele la percentuale di fruttosio, come è possibile questo distorcimento della realtà?
Distribuzione dei pasti – La necessità di una cena leggera è in netta controtendenza con la necessità dell'attività fisica (perorata dalla stessa dietaGift): se si pratica sport di sera, terminato il lavoro, è abbastanza assurdo avere una cena leggera impedendo il ripristino del glicogeno speso. In letteratura qualunque forma di cronodieta non è mai decollata perché si è dimostrata chiaramente incapace di risolvere il problema del sovrappeso. Gli aumenti o le diminuzioni del metabolismo sono talmente minimi che non sono in grado dal metterci al riparo da un'assunzione eccessiva di calorie.
Rifiuto di cibi spazzatura – Condivisibile, se si eccettua la crociata contro i cibi raffinati. Un cibo povero (pensiamo all'acqua oligominerale) può non apportare microalimenti (apporta comunque calorie utili) e risulta pertanto inutile. Definirlo dannoso, nocivo ecc. è oltremodo ortoressico.
Controllo delle intolleranze – Rimando all'articolo riguardante il punto sulle intolleranze per capire i motivi per cui la teoria delle intolleranze è ancora in fase embrionale. Eppure i fratelli Speciani vendono certezze incrollabili e soprattutto il test DRIA, test attorno al quale ruota gran parte della loro attività professionale (senza il controllo delle intolleranze non ci sarebbe bisogno del medico!).
In sostanza un ottimo libro di promozione dell'attività professionale degli autori, ma di scarso aiuto al lettore che si trova smarrito di fronte a moltissime affermazioni: se è necessario un equilibrio psicofisico per avere un corpo forte e magro, come faccio? Come possono quelle quattro paginette di uno degli ultimi capitoli a spiegarmi come diventare un soggetto equilibrato?
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