Migliora la tua intelligenza!
Lo spirito critico
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Lo spirito critico è la propensione a esaminare ogni concetto o situazione in profondità.
Nella sua versione più positiva è collegato alla zetetica (dal greco zetein, cercare) che, secondo la definizione originale di Émile Littré (1872), è il metodo di cui ci si serve per arrivare alla ragione delle cose.
Quattro anni più tardi, il grande enciclopedista Pierre Larousse la identificò con il metodo scientifico: "… indica una sfumatura molto originale dello scetticismo: è lo scetticismo provvisorio, è praticamente l'idea di Cartesio che considerava il dubbio come un mezzo e non come un fine, come un procedimento preliminare, non come un risultato definitivo".
Secondo la zetetica, quindi, il dubbio è un mezzo e non un fine. Questo concetto ci permette di distinguere nella popolazione
  • lo zetetico - usa lo spirito critico positivamente (come mezzo provvisorio)
  • lo scettico (nell'accezione usuale di chi dubita di tutto, sospendendo il giudizio su ogni cosa) – usa lo spirito critico come mezzo definitivo
  • il bastian contrario* – usa lo spirito critico negativamente per smontare ogni concetto che gli viene sottoposto.

Perché lo spirito critico è importante

lo spirito criticoL'azione dello spirito critico si attua su tutto ciò che ci circonda: ogni cosa ha un perché**.
Chiedersi il perché delle cose è uno dei primi passi per sviluppare la propria intelligenza perché senza si resta sempre in superficie, privi di conoscenza.
Certo, all'inizio il percorso può essere difficile e faticoso, quando non si ha allenamento. Certo, a volte è faticoso risalire alle cause ed è più facile vivere a caso. Meglio non chiedersi perché una persona ci ama oppure perché ci piace fare una certa cosa.
Certo, possiamo ignorarlo, ma così facendo perdiamo conoscenza, informazione e potere sul mondo. Meglio credere che la crema pubblicizzata in televisione risolva il nostro problema piuttosto che documentarci, attivare le sinapsi e concludere che non farà mai nulla.
Lo spirito critico ha anche una funzione protettrice perché è ciò che ci rende oggettivi e ci impedisce di fare scelte partigiane o comunque talmente emotive da non essere giustificabili.
Vediamo alcuni esempi.
Nella cultura lo spirito critico serve per capire e non semplicemente per conoscere. In particolare ci salva dalla falsa cultura.
Nell'esperienza da altri ci serve per evitare la seminformazione od ogni forma di inganno (vedasi la pubblicità). Sicuramente tutti concordano sul fatto che prima di firmare un contratto lo si debba leggere attentamente. Analogamente chi ha un buon spirito critico non accetta acriticamente l'esperienza altrui.
Nei rapporti interpersonali  lo spirito critico ci serve per capire veramente gli altri. Sapere il perché una persona si comporta in un certo modo ci aiuta a completare la descrizione delle sue azioni. Un buon psicologo è colui che capisce ciò che fa muovere le persone che ha attorno senza cadere in grossolani errori. Chi non ha spirito critico verso gli altri viene facilmente ingannato, nel lavoro e negli affetti.
Lo spirito critico è fondamentale anche per conoscere noi stessi, conoscenza senza la quale la nostra vita non è migliorabile. Ci si potrebbe chiedere: ma perché devo chiedermi il perché delle mie azioni, se vivo bene una certa situazione? L'analogia classica è quella dell'esame di prevenzione. Vivere bene un certo momento non significa stare bene. L'analisi critica delle cause che ci spingono a fare determinate scelte ci rassicura sul fatto che siano buone scelte, ora e in futuro, che non sottintendano "patologie nascoste".
Pensiamo a come sia poco produttiva la situazione del permaloso (persona tendenzialmente poco propensa ad adottare lo spirito critico su di sé) che reagisce esageratamente a una critica altrui. A volte è spiacevole rendere conto agli altri dei nostri comportamenti ed è più facile adottare una difesa per risentimento e pretendere di non essere giudicati nelle nostre scelte. Anche ammesso che ciò sia un nostro diritto, gli altri non dovrebbero essere che lo stimolo per la nostra coscienza a render conto dei nostri comportamenti almeno a noi stessi.
Riassumendo,

chi ha spirito critico capisce più facilmente il mondo e quindi migliora la sua intelligenza.

* il bastian contrario diventa spesso un eraser. Gli eraser possono essere persone insoddisfatte o insofferenti; altre volte semplicemente sono persone dotate di una falsa cultura che non hanno capito che, prima di attivare la propria ira contro un concetto, dovrebbero studiare. Nei vari casi la caratteristica comune è la condanna senza appello di qualcosa, a prescindere dai suoi pregi: esempi sono la condanna totale della politica, della giustizia, della medicina, delle banche e chi più ne ha più ne metta. L'eraser è abituato a vedere il bachettino nella mela e la butta tutta; poiché da piccolo mi hanno insegnato che "non si butta niente", io preferisco scoprire se c'è una parte della mela che è mangiabile e gustarmela dopo aver buttato il marcio
** cosa = "tutto ciò che esiste, reale o astratto". Per alcuni se la cosa è un'azione il perché sarebbe piuttosto complicato da spiegare (la vecchia "causa" Aristotelica), ma in questa sede la discussione sarebbe piuttosto accademica. Di fatto si trovano persone dotate di notevole spirito critico, pur se di cultura modesta, a riprova del fatto che avere spirito critico significa chiedersi il perché a prescindere dal fatto che si riesca realmente a definirlo
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LA MAIL

Il concetto di "perché" è un po' ambiguo e può essere utilizzato sia per indicare il "come" e il "perché" delle cose. Le due cose sono sostanzialmente diverse. Quello di cui tu parli è il "come" si verificano le cose, cosa che presuppone un'indagine scientifica degli eventi. Ma dal "come", necessario per la comprensione del mondo, al "perché" ne passa e soprattutto si attraversano territori pericolosi. Attenzione a non confondere il "perché" come causa materiale dal perché come causa finale.

Non sono d'accordo. Poiché tu parli di indagine scientifica, penso che la tua posizione sia pesantemente influenzata dalla tua professione. Infatti, in alcune discipline il perché è talmente irraggiungibile che lo scienziato è "costretto" a studiare solo il come. Pensiamo a un astronomo: a lui interessa sapere come l'universo è nato piuttosto che il perché. Questa posizione applicata alla vita reale porta però al'incapacità di andare a fondo delle cose quando il processo è veramente possibile.
Si pensi a una nostra azione o a quella di una persona con cui interagiamo. Il come ci è banalmente sotto agli occhi e non è di nessun aiuto (nel senso che non aggiunge informazione) continuare a parlare del come. Dobbiamo invece capire il perché, la causa finale del nostro o dell'altrui agire.
L'eccezione che conferma la regola - Di fronte a una posizione che si ritiene errata, chi si limita al come spesso parte subito con la "condanna" della posizione. Dobbiamo invece chiederci "perché", pur essendo la posizione poco sostenibile, poco positiva ecc. la persona persevera nella sua scelta. Nella gran parte dei casi arriveremo comunque a bocciare la posizione, ma in qualche caso scopriremo un'eccezione che conferma la regola!


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