Il bullismo
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La definizione - Leggiamo la definizione di bullismo, discussa dall'Osservatorio nazionale per l'infanzia:
Diciamo che un ragazzo subisce delle prepotenze quando un altro ragazzo, o un gruppo di ragazzi, gli dicono cose cattive e spiacevoli, sempre prepotenza quando un ragazzo riceve colpi, pugni, calci e minacce, quando viene rinchiuso in una stanza, riceve bigliettini con offese e parolacce, quando nessuno gli rivolge mai la parola e altre cose di questo genere. Questi fatti capitano spesso e chi subisce non riesce a difendersi. Si tratta sempre di prepotenze quando un ragazzo viene preso in giro ripetutamente e con cattiveria. Non si tratta di prepotenze quando due ragazzi, all’incirca della stessa forza, litigano tra loro o fanno la lotta.
Quindi il bullismo sarebbe, in soldoni, una prepotenza di qualunque genere perpetrata da uno o più ragazzi nei confronti di altri ragazzi.
Fin qui si può condividere. L'ultima frase a mio avviso è però agghiacciante. Non si tratterà di prepotenza, ma si tratta pur sempre di tentare di costringere l'altro ai propri voleri; ciò che cambia è la dose di forza impiegata e il risultato. In entrambi i casi ci troviamo di fronte a una violenza fra minori.
E questo è il punto:
se si ammette come normale la violenza fra bambini e ragazzi, ogni discorso sul bullismo cade a priori e deve essere accettato come naturale perché non si può pretendere che tutti i ragazzi abbiano la stessa forza e sappiano difendersi.
L'accettare la violenza fra ragazzi, purché siano di pari forza, predispone
all'escalation della situazione (per esempio al fenomeno delle bande nelle
zone a maggiore criminalità). Infatti è banale il passo per cui uno dei due
contendenti di pari forza pensi di prevalere sull'altro rinforzandosi,
acquisendo maggiori risorse, per esempio un'arma. A questo punto diventa un
bullo rispetto a chi l'arma non ce l'ha. Per dare un contributo al problema, voglio affrontarlo da un punto di vista nuovo e creativo.
Smettiamola di considerare un bambino (o un ragazzo) come qualcosa che necessariamente deve essere puro. Come gli adulti, i bambini in età scolare hanno già sviluppato una loro personalità: ci sarà il debole, il fobico, il violento.
Il bullismo non è che la traduzione negli ambienti dedicati all'infanzia e all'adolescenza di ciò che accade nella società. Le differenze principali sono che
- le vittime non hanno ancora imparato a difendersi (per esempio con la legge);
- i "carnefici" godono (in quanto minori) di ampie garanzie di impunità.
- non sia vero che il bullismo sia "per forza di cose" in crescita; come la criminalità in una società di persone adulte, può aumentare o diminuire;
- occorra rinforzare i deboli senza trasformarli a loro volta in violenti;
- occorra punire i bulli con punizioni (anche "non classiche") che possano comprendere.
Se si ammette che il bambino abbia già la sua personalità, è ovvio che l'interazione con modelli comportamentali adulti (media compresi) concorre alla formazione di essa, quasi che il piccolo sia una spugna che assorbe concetti senza ancora la facoltà di elaborarli autonomamente e di creare una strategia coerente di vita (cosa che spesso non riesce nemmeno agli adulti!).
Una piccola necessaria digressione. Il gioco della vita è in rete da circa quattro anni; in tale periodo è stato perfezionato, tant'è che ricevevamo quasi 100 mail mensili nei primi due-tre mesi contro le 2-3 odierne (e gli amici che lo provano sono più che triplicati). Ebbene, le uniche mail che oggi riceviamo riguardano la pagina dei violenti. Non riceviamo più lamentele di deboli che sono stati giudicati tali, ma non si ritengono affatto deboli, di fobici, di mistici ecc. Solo di violenti che si arrabbiano (sono violenti…) di essere stati giudicati violenti, mentre si ritengono le persone più buone del mondo. Nonostante nel gioco si spieghi chiaramente che violento non vuol dire "criminale", che esistono i violenti "buoni" ecc., le mail continuano ad arrivare. Queste persone non capiscono che violento non è solo chi ruba, chi uccide o chi prende a pugni un suo simile, ma anche:
- chi tende a farsi giustizia da solo ignorando la legge;
- chi pretende di avere qualche titolo (genitore, coniuge ecc.) per dominare la vita di un'altra persona;
- chi è geloso o pretende di farsi amare;
- chi è competitivo ogni oltre ragionevole limite;
- chi combatte guerre "per un principio"
- chi pensa che la violenza a un debole (per esempio una sberla a un figlio) sia qualche volta giustificabile;
- chi manifesta idee anche velatamente razziste;
- chi pensa che sia giusto agire per conto di un'altra persona, se è per una buona causa;
- chi esalta la forza, le armi ecc. senza nessun rispetto per la vita umana.
Se un figlio
- sente da un padre che assiste a un incontro di boxe o di wrestling un "dai, ammazzalo!";
- sente i genitori litigare senza nessun rispetto l'uno dell'altro;
- sente la delusione del padre perché non ha vinto la garetta della scuola;
- impara dai genitori come fare il furbo e ottenere qualcosa a spese degli altri;
come si può pretendere che poi non applichi ai suoi coetanei un mondo dove hobbesianamente homo homini lupus (ogni uomo è lupo nei confronti di un suo simile)?
Una piccola prova di ciò? Da un sito antibullismo (consiglio ai genitori, sigh!):
Non chiamate i vostri figli con nomi svalutativi o umilianti e non permettete a nessun altro di farlo.
La seconda parte è violenza pura. Se una persona (adulto e bambino) chiama mio figlio con un nome umiliante, non devo permetterglielo! La logica conclusione: se quello insiste, gli sparo! Una persona non violenta avrebbe spiegato al figlio che una parola non uccide nessuno e che l'arma migliore contro chi usa parole è la forza calma. Ma questo vorrebbe dire avere genitori high e, ricordiamolo, le persone high non sono più del 3%. Quindi sociologi, educatori, politici, insegnanti, prima di parlare a vanvera di bullismo, verifichiamo di aver strappato ogni violenza dai nostri cuori.Lo scopo dei genitori dovrebbe essere quello di
- creare nei propri figli una personalità forte, seppur non violenta;
- rendersi conto della situazione dei figli, sia che questi siano vittime sia che siano carnefici;
- aiutare (cioè opporsi al bullo, direttamente o tramite le istituzioni) l'eventuale vittima tanto più quanto questa è lontana dalla maggiore età.
COMMENTI E MAIL
Se tuo figlio non è Karate kid
Ho
un cuginetto che va alle scuole superiori e che purtroppo viene
continuamente provocato da un compagno di classe. Se replica viene
regolarmente preso a botte anche perché è bassino e non è capace di
difendersi ed anziché essere difeso viene preso in giro, pure dalle ragazze.
Purtroppo gli insegnanti hanno troppi problemi del genere e fanno finta di
non vedere. Una volta ho provato a parlare gentilmente col compagno manesco
che si è trasferito quest'anno da Portici, vicino Napoli, e mi ha risposto
testualmente: "fatte e ffatte tuie sennò vatto pure atté" che più o meno
credo significhi che devo farmi i fatti miei altrimenti gonfia di botte pure
me. Io da non violento me ne sono andato (ma a dire il vero avevo anche un
po' paura). Come si può gestire un problema del genere?Innanzitutto ti sei definito non violento, io ti definirei debole. Singolare il fatto che debba occuparti tu del ragazzo, mentre i suoi genitori latitano (come dire: le colpe dei padri ricadono sui figli).
Supponiamo che si tratti di mio figlio.
Il ragazzo - Sicuramente lo avvierei alle arti marziali, ma facendogli capire che non è certo per difendersi, ma solo per prendere consapevolezza della sua forza, per diventare "autorevole" quando esercita la forza calma della parola.
Insegnanti
> Purtroppo gli insegnanti hanno troppi problemi del genere e fanno finta di non vedere.
Troppi problemi? Non sanno neanche a che problemi andrebbero incontro se non risolvono la situazione. In base alla strategia del raddoppio coinvolgo preside e insegnanti, li farei morire dei problemi che pongo loro. Quanto può costare creare a loro problemi? Al più rivolgersi a un avvocato per sporgere denunce gravissime (la minaccia di una pena grave è un grosso stimolo…) o pubblicare sul giornale locale una pagina con la pretesa che il politico di turno (Al sindaco della città di….) risolva il problema. Coinvolgerei i media. Un massacro mediatico dal quale per salvarsi dovrebbero risolvere la situazione.
Il bullo - Certamente lo affronterei con la forza calma, trattandolo però da uomo. Gli direi: "io sono un duro, tu sei un duro. Quando due duri si incontrano, se si scontrano si fanno male a vicenda, ma se si alleano diventano ancora più forti. Vuoi dimostrare la tua forza? Ci vuole poco a farlo con uno più debole. Così ne sottometti uno solo. Fai in modo che nessuno lo tocchi, come se fosse il tuo cagnolino. e sottometterai tutti".
Poi il dialogo può andare avanti, ma da posizioni equivalenti. Se si parte sottomessi, è finita.
Gli insegnanti
Qual
è il ruolo della personalità dell'insegnante nel problema bullismo? Tutti
concordano che la scuola può e deve fare molto, ma le ricette sono
impersonali, quasi che si possano applicare in modo automatico e continuo.
In realtà qualunque ricetta è destinata a fallire se l'insegnante ha una
personalità
debole o
sopravvivente.L'insegnante sopravvivente che fa il suo lavoro giusto per tirare a campare, non sarà mai motivato a rischiare nulla più del dovuto e "chiudere un occhio (se non due)" sarà la sua strategia per "sopravvivere" il meglio possibile.
Ben più grave il caso dell'insegnante debole che magari investe molte energie nel suo lavoro, ma non sa controllare la sua classe. Purtroppo di insegnanti deboli ce ne sono tanti perché tante sono le persone deboli. Nessun ragazzo potrà trovare in lui un valido scudo e i "bulli" lo useranno come dimostrazione che la loro strategia è vincente perché potranno fare quello che vogliono.
Analizziamo il termine "bullo": non è un incallito criminale, ma è solo un deficiente che si crede invincibile perché nessuno gli ha mai dimostrato il contrario. Ecco perché un insegnante debole fa danni enormi nella vita scolastica: non fa altro che rafforzare la sicurezza dei bulli che si divertiranno alle spalle di professori e compagni. Se il compito di un insegnante dovrebbe essere la preparazione dell'alunno alla vita, dovrebbe dare massima importanza a rafforzare la personalità dei ragazzi più fragili e a smussare l'esagerata violenza di quelli più difficili. Questo prima ancora di aprire il libro e spiegare (spero non a memoria) la lezione del giorno. E purtroppo può riuscirci solo se è una persona forte ed equilibrata. Ecco perché sono pessimista sul problema "bullismo".
La branda - Nei primi mesi del servizio militare alcuni "bulli" (a dire il vero erano piccoli camorristi o giù di lì) pensarono bene di farmi capire chi comandava (ero l'aiutante del capitano e facevo io i servizi) buttandomi la branda dalla finestra. Al ritorno della libera uscita trovai la sorpresina, ma non mi scomposi. Chiamai quello che di loro sembrava il capo e gli feci uno strano discorso: "Penso siano stati Tizio e Caio. Che stupidi, pensano di spaventarmi e non sanno che domani andranno in polveriera per sette giorni. Non hanno capito che se loro creano problemi a me, io li creo a loro. Tu che sei molto più intelligente non riesci a far loro capire dove sbagliano? Ah, non è che mi aiuteresti a riportar su la branda?". Non ebbi più problemi, Tizio e Caio, dopo la settimana di polveriera, divennero agnellini e con il capo passammo il resto del servizio militare in una sorta di amicizia fra leader.
Se i ragazzini ti sfottono…
Ciao Roberto!
Visti gli episodi che mi sono capitati di recente (che si sommano ai numerosi accaduti nella mia pur breve attività di runner), ti chiedo: per quale motivo il runner suscita in non pochi ragazzini tra i 10 e i 15 anni l'irrefrenabile e reiterato impulso a sfottere, dileggiare, apostrofare, offendere persone (che hanno il doppio/triplo della loro età tra l'altro)?
Semplice bullismo di adolescenti (in branco)? Maleducazione dilagante?
Odio essere disturbato quando mi alleno e non aspiro a certo a sostituirmi ai (deficitari?) genitori nell'educazione dei "pargoli", ma per stroncare gli insulti ho spesso dovuto mostrare i muscoli, fare lo sguardo truce e addirittura arrivare a minacciare ritorsioni... con una dozzina di ragazzotti brufolosi! GRAZIE!
Non sarei così pessimista. Gli stupidi ci sono sempre e chi non ha ancora imparato a vivere (ragazzini) è più facile che cada nella categoria.
Per me, che all'età non faccio mai caso, non ha pregio il fatto che abbia molti più anni di chi mi dileggia perché il rispetto non si guadagna con gli anni (come le carriere statali!).
Che fare? Usare la forza calma. Perché offendersi? Nei casi in cui non c'è malizia io rispondo con un sorriso, con un saluto, in fondo che mi apostrofino o meno cosa cambia nella mia corsa, nella mia vita? Non si può piacere a tutto il mondo. Con i veri stupidi ci si può divertire e colpirli "psicologicamente" dove sono più deboli. Lo stupido ha sempre un punto di debolezza, basta attaccarlo. Se ti apostrofa un ciccione, "taci tu che sei grasso"; se ti apostrofa un adolescente con la sigaretta in bocca "fuma, fuma che muori giovane", fino a frasi molto più pesanti la cui traduzione "molto gentile" può essere "ma oggi hai collegato il cervello?" oppure "guarda che se non fai l'amore non è colpa mia, prenditela con qualcun altro" ecc.
Tutto però sempre con il sorriso sulle labbra, rovesciando la situazione, sei tu a divertirti con la loro stupidità, non loro con la tua fatica.
Dal mio L'allenamento mentale negli sport di resistenza:
Un altro aneddoto. Infortunio piuttosto serio al soleo; dopo quasi due mesi di stop riprendo con un giretto attorno all'isolato. La gamba regge, ma la forma è ovviamente disastrosa, sono lentissimo. Passo vicino a un gruppo di ragazzini che mi incitano con il solito "op-op-op". Mi sento ancora più lento e fermo. Penso che se fossi stato in forma li avrei sfidati a staffetta, uno contro tutti, un giro dell'isolato (novecento metri circa) per ognuno di loro e corsa continua per me. Il pensiero di quella sfida mi stimolò per tutto il recupero. Dopo un mese li andai a ricercare e dopo qualche pomeriggio la scena precedente si ripeté con la variante che mi fermai e proposi la sfida che fu subito un po' presuntuosamente accettata. Il loro primo frazionista mi diede dieci metri nei primi cento, ma il settimo e ultimo frazionista non fu doppiato per qualche decina di metri. Quindici giorni dopo feci il mio record sulla mezza.
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