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Alimenti bio: sì o no?
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Gli alimenti bio (biologici) sono in forte espansione e molte aziende o gruppi della grande distribuzione hanno la loro linea biologica. Un consumatore attento alla propria salute deve quindi porsi il problema se orientarsi o meno verso prodotti biologici. La banale e unica considerazione del prezzo è sicuramente un pessimo punto di partenza.  Come lo è la considerazione del solo gusto. Ritenere equivalente uno yogurt alla frutta acquistato in un discount (con il 2% di frutta e aromi artificiali che danno il gusto) con uno yogurt biologico in base al solo gusto è un esempio di pessima coscienza alimentare.
Nell'analisi sull'alimentazione biologica abbiamo identificato i seguenti criteri orientativi (il primo è una regola della dieta italiana):
  1. Chi mangia male vivrà peggio, ma chi spera di conquistarsi il paradiso mangiando benissimo è un illuso.
  2. Non basta che un prodotto sia genuino, occorre anche che sia salutisticamente migliore!
  3. Evitiamo gli alimenti con additivi sospetti (vedi carta degli additivi della dieta italiana) ed evitiamo i conservanti quando esiste un prodotto fresco equivalente facilmente reperibile.
  4. Limitiamo i coloranti non sospetti (ininfluenti dal punto di vista della pericolosità per la salute) perché sono una truffa psicologica.
  5. Scegliamo prodotti biologici purché non siano decisamente sfavorevoli dal punto di vista economico.
  6. Scegliamo prodotti artigianali solo se la qualità è veramente superiore rispetto a quelli industriali.
  7. Non sopravvalutiamo i cibi integrali, demonizzando quelli raffinati. Usiamo cibi raffinati e non raffinati e poi scegliamo quelli che si sposano meglio con la nostra alimentazione.
  8. Un prodotto di allevamento biologico deve essere organoletticamente superiore.
  9. Mangiare deve rimanere comunque un piacere, evitiamo i cibi biologici che non sanno di nulla o sono addirittura sgradevoli!
AlmaverdeCome possiamo utilizzare le regole citate per poter rispondere al quesito di partenza? Fondendole con l'analisi dell'offerta attuale. Infatti si scopre facilmente che ormai il mondo del biologico è spaccato in due: da una parte ci sono gli ortoressici, dall'altra chi ha compreso che il bio può decollare solo se si realizzano grandi numeri (gli industriali). Esempi di biologico industriale sono quelli offerti da Almaverde o Esselunga Bio.
Gli ortoressici sono rappresentati da tutte quelle aziende che applicano modelli alimentari senza fondamento scientifico (macrobiotica, eliminazione di latte e formaggi, demonizzazione dello zucchero ecc.). In questi casi il biologico non è affatto sinonimo di qualità. Esempio illuminante è quello di biscotti biologici prodotti con olio di girasole spremuto a freddo (non raffinato). Poiché i biscotti devono essere comunque cotti e l'olio di girasole non raffinato ha un punto di fumo di soli 110 °C, si produce un alimento con un olio che si degrada durante la preparazione!
A questo punto la risposta è chiara:

un prodotto biologico va valutato come ogni altro prodotto.

Quello che si scopre da questa valutazione è che

la probabilità di trovare prodotti VIP (molto importanti dal punto di vista salutistico) è sicuramente più alta nel biologico industriale che nel non biologico, mentre il biologico ortoressico non dà particolari e migliori garanzie.

Notiamo il termine probabilità, che non vuol dire certezza. La traduzione pratica di questa differenza è che chi non vuole formarsi una coscienza alimentare può comunque incorrere in gravi errori. Nel Club della dieta italiana (sezione Articoli/qualità dei cibi) un esempio di valutazione di diverse aziende biologiche.


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