Il mio migliore amico: sceglierlo, conoscerlo, amarlo
È tempo di abbandoni
Copyright by THEA 2005
labradorArriva l'estate e si parla puntualmente di abbandono dei cani. Chi segue il sito, conosce il mio amore per loro e quindi mi perdonerà se dedico al problema una pagina settimanale. Soprattutto cercherò di farmi perdonare da chi non ha un amico a quattro zampe dando informazioni creative e utili anche a lui (ved. servizio in fondo all'articolo).
Amore per i cani o per gli animali? - L'amore per i cani va oltre il semplice amore per gli animali; una delle obiezioni più comuni che mi fanno quando si scopre che vado a caccia è "ma che differenza c'è fra un cane, che ami moltissimo, e un fagiano"? Sono certo che molti amici del sito non vegetariani che amano i cani sarebbero comunque spiazzati dalla domanda "ma perché mangi una bistecca e poi dici di amare tantissimo i cani"?
Senza nulla togliere a chi ama ogni forma animale, l'amore per i cani non può confondersi con un generico amore per qualunque forma di vita. Esiste una differenza che per la mia filosofia di vita (Well-being) è fondamentale: l'amore.

Esistono specie animali (pochissime) che sanno amare e altre no.

Non è necessario spendere parole sul fatto che i cani sanno amare (e quindi sono più "umani" di altri animali: notiamo il fatto che un uomo che vive nella malvagità e non sa amare viene spesso definito "una bestia"); è però necessario precisare quel pochissime che sfugge ai più (la famosa frase "più conosco gli uomini più amo gli animali" è infatti troppo generica).
Molti confondono il legame etologico fra animale e padrone con l'amore; in particolare quando il legame è limitato alla protezione (quando l'animale è cucciolo) o alla domanda di cibo non si può parlare di amore. Parlare di affetto di una tartaruga cercando di convincere l'interlocutore che capisce le nostre parole (le tartarughe sono sorde!) oppure di un animale selvatico allevato in cattività che ci riconosce quando gli diamo il cibo, è veramente ottimistico: l'amore si dimostra con le azioni disinteressate dell'animale (quindi non orientate alla protezione e al cibo). E sono pochissime le specie capaci di tali azioni. I cani sono la specie per eccellenza di animali "amorevoli" (capaci di amare).
Le vibrazioni hanno appena scritto un pezzo con tanto di video sull'abbandono dei cani; sono certo che i più insensibili magari lo hanno anche gustato, ma poi hanno concluso che "in fondo un cane è un cane". In realtà non è così perché spero di aver appena mostrato che, se l'amore è il parametro discriminante, un cane può essere meglio di un uomo.
Cosa insegnano - Vivere con un cane (che è molto diverso dall'avere un cane!) può quindi insegnare molto; osservando le persone che prima detestavano i cani e oggi non potrebbero farne a meno, tra l'altro, si impara:
  • a dare la giusta priorità alle cose (per esempio distoglie da un'eccessiva maniacalità per la pulizia/ordine della casa oppure da problemi di lavoro ingigantiti dalla nostra momentanea povertà spirituale);
  • ad amare le cose semplici e genuine (un cane si diverte con il lancio di una palla, perché noi no? Rileggete la novella di Pirandello La carriola);
  • ad avere una vita più attiva (non ci consente di impigrirci troppo!);
  • a non vedere problemi dove non ci sono (scodinzola per un nonnulla di felicità mentre noi ci intristiamo spesso per il superfluo);
  • a dare una giusta dimensione alla solitudine (non è necessario avere centinaia di amici, una famiglia tradizionale ecc.);
  • ad avere sentimenti più semplici e spontanei (un cane non nasconde ciò che prova);
  • ad avere ideali (perché lui crede fino in fondo e per tutta la vita in ciò che pensa sia giusto).

Un nuovo servizio: l'Italia dei nostri amici

Un cane non solo migliora la vita, ma può anche essere un indicatore utile a tutti.
In molti paesi europei il cane è accettato tranquillamente anche negli esercizi alimentari, come i supermercati. In Francia, se mia moglie mi attende fuori dal negozio con la nostra Cassie, il titolare la invita addirittura ad entrare! In Italia la situazione è disastrosa: negli alimentari non se ne parla nemmeno, nei bar il classico cartello è demotivante, nei ristoranti e alberghi solo una piccola percentuale accetta i cani.
Sono uscite recentemente alcune Guide che indicano gli alberghi che accetterebbero i cani; il condizionale è d'obbligo perché leggendo le varie descrizioni si capisce subito che l'inserimento è stato fatto solo a scopo promozionale: un cane che non è accettato nelle zone comuni, ristorante compreso, non è accettato e basta. Se si escludono quelli che non accettano il cane al ristorante, incredibilmente si scopre che il numero di alberghi cala drasticamente. Se si ascoltano gli albergatori dal vivo si sentono le scuse più incredibili: da leggi che non ci sono a presunte malattie ("i cani portano malattie", ma poi, una volta richieste quali, si cade dalle nuvole, non sapendo che cosa rispondere; del resto i francesi non si ammalano più degli italiani a causa del loro amore per i cani!). Dietro c'è sempre la paura di perdere clienti: poiché in Italia è percentualmente predominante chi ancora non ama i cani (questo concetto è fondamentale: l'abbandono è semplicemente la conseguenza di questo non amore nazionale, la punta di un iceberg), è meglio "non accettarli".
Poiché sono sempre stato convinto che nel proprio lavoro ci voglia comunque una dose non indifferente di moralità, un proprietario di un albergo che ami veramente i cani non accetterebbe mai di penalizzarli solo per fare migliori affari. Del resto uno che i cani non li ama, per lo meno non ha mai sondato tutte le possibilità dell'amore e non può entrare nella mia hit parade di preferenze perché probabilmente non ama nemmeno gli umani nel modo che io preferisco.
Da queste due considerazioni, discende che gli albergatori che accettano i cani ovunque nella loro struttura sono persone un po' speciali, non solo nei confronti dei cani, ma di tutti in generale.
Ecco perché abbiamo offerto un servizio che è per tutti: gli alberghi e gli agriturismi nei quali i nostri amici sono liberi di scorrazzare ovunque. Sono certo che anche chi non ha un cane in questi esercizi si troverà benissimo per l'umanità di chi li conduce. Buona vacanza!

In vacanza con i nostri amici


LE MAIL

Maiali e serpenti

l'amore degli animaliNel Suo articolo "È tempo di Abbandoni" si legge: "Esistono specie animali (pochissime) che sanno amare e altre no".
Mi chiedo in base a quali criteri Lei possa affermare che un cane è in grado di offrire più amore ad esempio di una mucca, di un maiale, o di un crotalo.
Nella mia breve vita ho avuto modo di vivere per un periodo a contatto con animali da fattoria, tenuti liberi, ed in un luogo dove non avvenivano macellazioni, e Le posso in fede garantire che l'amore offertomi da una mucca in quella situazione nulla aveva da invidiare a quello offertomi quotidianamente dal mio cocker, e di più, dopo alcuni giorni rientrando mi è corsa incontro Sally, un maiale di due anni, scodinzolando e sdraiandosi a terra affinché io le coccolassi la pancia. Quello che mi chiedo è in base a quale criterio dunque la Sua filosofia permetta di distinguere "cosa è in grado di amare e cosa non lo è".
Exempli gratia. Bambino cresciuto in una stanza buia, talmente piccola da non potersi quasi alzare in piedi, riempito di pugni e calci ogni giorno che per anni vede uccidere i suoi simili accanto a sé da una specie diversa dalla sua. Agli occhi di questa specie il bambino è in grado di "Amare"? Pensa davvero possa essere in grado a quel punto di offrire amore ai suoi aguzzini? Stando alla sua logica, ne dobbiamo dedurre che gli esseri umani non sono in grado di amare?

Nell'esempio del bambino commetti un banale errore razionale, molto comune in chi vuole perorare la propria causa senza mantenere distacco. Dire che l'uomo o il cane possono amare non vuol dire che TUTTI gli uomini o i cani amano, ma che qualcuno (molti) lo fa.
Le mie argomentazioni sono basate su banali dati sperimentali di cui tutti sono a conoscenza. Per la mia strategia esistenziale (il Well-being) l'amore si dimostra con le azioni: hai mai visto un maiale o un crotalo che fanno decine di chilometri per tornare dal suo padrone? Hai mai visto un maiale o un crotalo che danno la vita per salvare il loro padrone?
Dai dati sperimentali non esiste un solo caso di maiale o di crotalo che abbiano dimostrato un attaccamento attivo all'uomo, cioè che vada oltre il legame etologico. Gli esempi che tu citi non sono amore, ma solo legame etologico, come è spiegato nell'articolo cui ti riferisci.

La tolleranza del Medioevo

l'amore per gli animaliVi scrivo perché l'articolo sui cani ha suscitato in me qualche perplessità.
Premetto che con questa mail non intendo né criticare l'articolo né offendere la sensibilità di chi ama i cani ma esporre un punto di vista diverso, non tanto relativamente all’abbandono che è l'oggetto dell'articolo, quanto alla presenza dei cani all'interno degli esercizi commerciali.
Sono d'accordo sul fatto che i cani siano degli ottimi amici, che sappiano amare e che abbiano un mare di altre qualità però io, forse per un limite psicologico, sono uno di quelli che preferirebbero non vedere un cane all'interno di un negozio o un ristorante. Questo non perché ci sono leggi o perché "portano malattie" ma per una questione di schifo. Io non so in che modo un cane è stato educato, in un ristorante un cane potrebbe salire con le zampe su un tavolo, in un supermercato potrebbe strusciarsi contro un espositore di prosciutti o leccare le merce ecc... 
Credo inoltre che chi possiede un cane dovrebbe tenerlo fuori dagli esercizi non per rispetto di una legge o di un adesivo posto fuori, ma per il rispetto delle altre persone. Saluti. R.

 
Che cos'è la tolleranza? È l'accettazione delle diversità altrui quando non ci producono un danno concreto.
Tu parli di "questione di schifo". Ma questo è un tuo problema. Non puoi pretendere che le tue paure (lo schifo che si prova per un cane è una fobia allo stesso pari dello schifo che si prova per un serpente) siano regole per altri e che vengano trasformate in una prova di rispetto per le persone. Sai quante persone non si lavano, entrano in un ristorante con i capelli sporchi, puzzano? Se superano certi limiti il ristoratore può invitarli ad andarsene, ma non si può ghettizzare una categoria. Non tutti i cani sono sporchi come non tutti gli xxxxx (metti la categoria umana che vuoi tu) sono criminali, sporchi, apportatori di malattie ecc.
Vedere di una categoria solo il peggio e ghettizzarla in base a ciò, è solo un atteggiamento razzista. Se ragioni logicamente e in maniera obbiettiva ti accorgi che il tuo ragionamento è lo stesso che veniva usato negli anni '50 in Alabama o in Mississippi per evitare che i neri si mischiassero ai bianchi. So di perdere un visitatore ma, come sempre, non posso non esprimermi con franchezza.
A me può fare schifo una persona per come è vestita, per i tatuaggi che porta, per come si infila le dita nel naso e, poiché ci sono molte persone che si infilano le dita nel naso, facciamo in modo che l'essere uomo che si infila le dita nel naso non entri nel ristorante perché potrebbe infastidirmi con i suoi movimenti nasali.
L'ultimo San Valentino siamo usciti a cena nel solito locale. Ci siamo seduti a un tavolo e subito una signora, appena visto il cane che avevamo con noi, è schizzata come morsa da una tarantola. Mi ha spiegato che lei aveva schifo dei cani, sotto lo sguardo imbarazzato del marito. Io le ho replicato (mentre il mitico gestore del locale osservava divertito la scena) che anche lei mi faceva schifo, grassa e flaccida com'era, ma che tolleravo la sua presenza perché "tutti hanno il diritto di entrare".
In altri termini, se una persona ha un limite psicologico (tu spesso lo ipotizzi) non lo trasforma in una limitazione altrui, cerca di rimuoverlo. Io almeno ho sempre ragionato così, qualunque fobia avessi. Perché a ogni limite che spazzi via, la tua vita migliora. Se io vedessi una persona che si porta al ristorante un'iguana buonissima che si accoccola ai suoi piedi, che danno ne ho? Mi fa schifo? È un mio problema e invece di dirgli di andarsene, gli chiederei come è possibile amare un rettile e alla fine allungherei la mano per accarezzare la ex-schifosa bestiola.
Tu dici:

Io non so in che modo un cane è stato educato, in un ristorante un cane potrebbe salire con le zampe su un tavolo, in un supermercato potrebbe strusciasi contro un espositore di prosciutti o leccare le merce ecc... 

Perché vuoi fare il processo alle intenzioni? Applica il tuo ragionamento a un bambino e converrai che anche i bambini meno educati si fanno trasportare nei carrelli della spesa dei supermercati (con le scarpe presumibilmente sporche), toccano di qui e di là dopo aver giocato nella terra, gridano e schiamazzano. Solo che, per riguardo a vecchi "idoli", il bambino è accettato e il cane no. Ma logicamente non c'è differenza, dipende solo da come sono stati educati. Io non mi faccio tanti problemi perché non sono schiavo di educazioni preistoriche: se un bimbo strilla faccio presente al genitore che sta importunando e se quello replica con la stupida frase "ma è un bambino" gli faccio presente che è il "suo" bambino e che poteva educarlo meglio o tenerselo a strillare a casa. Nello stesso modo se un cane mi importuna, faccio presente la cosa al suo padrone e se questo replica gli faccio presente che il suo presunto amore per gli animali non può ledere i diritti altrui.
Quindi lasciamo stare il rispetto per le persone e cerchiamo di analizzare le cose fino in fondo, al di là delle nostre preferenze che spesso si trasformano in egoismi.