Islam: il sorpasso
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Caro Albanesi,
seguo con grande soddisfazione il sito da oltre due anni e sicuramente ha migliorato la mia vita. Quello che però non capisco (e la trovo una limitazione grandissima) è perché nel sito non si parli mai di politica. Capisco "poco", ma "mai"? Sarà perché sono assessore del mio piccolo comune e la politica l'ho nel sangue, ma non trova che la politica influisca fondamentalmente sul benessere di noi tutti?
Per esempio, nemmeno una riga sui terribili eventi terroristici che continuano a scuotere i nostri paesi, sia come fatti sia come minacce, sia come collegamenti al mondo dell'Islam. Credo che sia abbastanza intelligente per dire qualcosa di sensato, che faccia comunque riflettere, che indichi una buona strada per difenderci, per evitare che la nostra civiltà scompaia nella barbarie. Ruggero
Voglio utilizzare questa mail per mostrare che un problema sociale non necessariamente deve avere una soluzione politica. La politica spesso ha una visione molto miope, contingente delle cose; come visione, a casa nostra si arriva poi al massimo alle prossime elezioni e con un tale orizzonte difficilmente si vedono bene problemi che abbracciano decenni, se non secoli.
Il reale pericolo - Incominciamo con il dire che se è giusto avere il massimo livello di attenzione e combattere in tutte le sedi e nei modi migliori il terrorismo, la minaccia terroristica non è sicuramente il problema maggiore per la popolazione occidentale. Finché la si contiene in questi termini, una mamma deve essere molto più preoccupata che il figlio torni vivo il sabato notte dalla discoteca che perisca andando al lavoro in metropolitana per colpa di una bomba. Infatti i morti delle stragi del sabato sera in un anno superano di gran lunga quelli degli attentati terroristici. Un po' come per le Brigate Rosse negli anni di piombo, il problema è appunto politico (ogni governo vuole avere il massimo controllo sulla sicurezza dei suoi cittadini, ed è giusto che sia così). Un attentato terroristico ingenera paure, scenari ed emozioni ben maggiori che la caterva di morti sulle strade del divertimento, morti alle quali (con cinismo) siamo abituati e che sentiamo non minacciarci più di tanto. Il terrorismo potenzialmente potrebbe fare migliaia di vittime in una giornata, mentre i morti per strada sono ormai quelli e vengono "accettati" come normali. Quindi, almeno per ora, la matematica condanna la paura esagerata di un attentato terroristico. La paura nasce dal fatto che quel non è nella frase soprariportata in rosso molti lo leggono come non è (per ora)... E ovviamente sul per ora è lecito discutere con attenzione.
Criminali, fanatici o ...? - Personalmente non ritengo i
terroristi né criminali, né fanatici. Sono persone coerenti: credono nel
loro Dio, credono che chi non crede sia il male, credono che chi dà la vita
per la fede sia ricompensato con un aldilà splendido. Il loro suicidio è
pertanto coerente. Certo sono molto più credenti di gran parte degli
occidentali che credono (o dicono di credere) in un Dio, ma poi vivono
"coscientemente" in modo spesso in contrasto con ciò che il loro Dio
predica; occidentali che hanno paura della morte, dimenticando che, per chi
crede, questa vita non è che un piccolo viaggio: è proprio la paura della
morte che rende ipocrita la fede di gran parte degli occidentali.E poi diciamolo: la logica è dalla parte dei terroristi. Se si ammette che una persona (di qualunque fede) possa parlare in nome e per conto di Dio, è logico che chi ostacola questa parola sia il demonio. Banale. Solo l'ipocrisia occidentale (vedi teoria dello sciamano) può cercare di fare convivere la possibilità che chi parla in nome e per conto di Dio sia un millantatore (l'idea di chi non crede) con l'esaltazione della sua figura (l'idea di chi crede); anzi si esalta questo tentativo di convivenza con la parola tolleranza. Ma logica vuole che se io sono assolutamente certo che il mio Dio è quello giusto, chi non lo onora, non lo segue o lo irride è il demonio. La presunta tolleranza degli occidentali nasce dal fatto che manca questa certezza e molti ogni giorno vivono in modo opposto a come insegna la loro religione (neofarisei).
Cosa succederà? - Ma la matematica condanna senza scampo anche tutti i discorsi politici sulle radici dell'occidente, sulla sua degradazione, sui rapporti fra le confessioni religiose, sull'integrazione ecc.
Consideriamo che la popolazione sul suolo italiano è di 58.500.000 di persone (per i pignoli: i numeri sono indicativi, le conclusioni restano valide anche per dati leggermente diversi da quelli indicati!) e che vi sono 800.000 musulmani, l'1,4% della popolazione. Mentre il numero dei non islamici è praticamente fermo, quello degli islamici cresce sia per flusso migratorio dall'esterno sia per una maggiore natalità. Se si suppone che ci sia un incremento annuo della popolazione islamica del 10% (circa quello attuale), quando ci sarà il sorpasso, cioè i musulmani saranno più dei 57.700.000 non islamici? Nel 2050 circa.
Provate a divertirvi con questo semplice modello (inserire una percentuale fra 0 e 100).
Il modello è talmente semplice che può essere contestato solo in pochi dati significativi.
1) Crescono anche i non islamici. Perché questo accada, visto che è impensabile che la natalità degli italiani si inverta (ovvio: il benessere abbassa il tasso di natalità), si deve ricorrere a immigrazione non islamica. Ma ciò vuol dire comunque una distruzione della nostra identità mediterranea: paesi dell'Est, sudamericani, cinesi ecc.
2) Il tasso di incremento (ragionevole del 10%) si attenua. Non si vede il perché ciò debba accadere. Del resto una diminuzione contenuta non fa altro che spostare in là il problema. Con un incremento annuo del solo 5% si ha il sorpasso nel 2093.
3) Il sorpasso avviene, ma non si creerà una repubblica islamica d'Italia. E perché no? Pensiamo che l'influenza della Chiesa cattolica nella politica italiana è ancora fortissima dopo quasi 150 anni di storia d'Italia. Certo, forse fra 150 anni i giovani islamici vorranno essere più liberi, ci saranno musulmani non praticanti (come oggi ci sono cattolici non praticanti), ma ci vorranno 150 anni.
C'è una soluzione? - Qualcuno di fronte a questi dati si preoccuperà, ma è nella logica delle cose, del resto noi per secoli abbiamo vissuto la nostra civiltà e ora, come gli indiani d'America, stiamo per diventare minoranza. E nel 2050 i telegiornali racconteranno la domenica dell'imam più rappresentativo come oggi si racconta quella del papa, le autoambulanze avranno la mezzaluna e il libro più venduto sarà il Corano. Che problema c'è? È una conseguenza del nostro modo attuale di vedere la religione.
L'unica soluzione è che, come in Cina, si convincano i giovani che la religione (qualunque essa sia) non ha il diritto di permeare la società e deve restare un fatto privato, un colloquio fra il singolo e Dio. Visto che è di moda parlare di loro, sicuramente si può pensare che i cinesi debbano imparare molto da noi in tema di democrazia e di diritti umani, ma forse qualcosa dobbiamo anche noi imparare da loro... Infatti bisogna capire che esistono due tipi di tolleranza religiosa.
- La tolleranza giusta è quella che permette a ogni individuo di professare la propria religione, ma non permette a nessuno di parlare in nome e/o per conto di Dio. Una Chiesa può consigliare, ma non ordinare.
- La tolleranza sbagliata è quella che invece permette che qualcuno possa parlare in nome e/o per conto di Dio.
La tolleranza giusta si attua attraverso uno Stato laico. La Francia è un esempio di Stato laico, l'Italia (ricordiamo il crocefisso nelle scuole) o gli Stati Uniti (ricordiamo che Bush e gli altri presidenti sono stati comunque eletti grazie al supporto dei maggiori gruppi religiosi americani) no.
Islam moderato?
Le polemiche sull'Islam moderato sono sicuramente una delle pagine più squallide della politica italiana. Infatti prima di polemizzare tanto per farlo, chiunque prenda posizione deve chiarire a sé e ai suoi interlocutori la definizione di Islam moderato. Tutti ne parlano, ma nessuno lo definisce, forse perché nessuno ha il coraggio di farlo o ha la chiarezza di idee per non dire sciocchezze.L'Islam moderato esiste: ogni religione può essere interpretata in modo moderato o integralista.
Islam moderato significa l'accettazione di uno Stato laico.
Semplice. Perché in base alle definizioni precedenti può avere spazio anche chi non appartiene alla religione che controlla lo Stato.I nostri politici farebbero bene quindi ad applicare questa definizione (o altre, ma che ce ne sia almeno una!) per scegliersi gli interlocutori giusti, anziché sceglierli a caso o per convenienza.
E un monito anche ai cattolici: è veramente pericoloso continuare a pretendere la presenza della religione (Cattolicesimo) nella società (il classico crocefisso nelle scuole). Se si sostiene questa tesi, quando ci sarà il sorpasso, sarà evidente che l'islamizzazione dell'Italia sarà la logica conseguenza della politica dei cattolici.
IL COMMENTO
Ma i politici sanno contare?
Primi
evidenti dissapori nel governo Prodi. L'estrema sinistra chiede la
regolarizzazione di 480.000 immigrati, la chiusura dei centri di accoglienza e
la non espulsione verso quei Paesi che non hanno firmato la convenzione di
Ginevra (vedi Libia), mentre altri esponenti si affrettano a dire che la
Bossi-Fini non sarà toccata per quanto riguarda le quote da ampliare.Al di là di considerazioni politiche, bastano i numeri. Mezzo milione di regolarizzazioni (contro circa un terzo "previsto" fino ad oggi) sono un numero altissimo che posizioni umanitarie non giustificano. Infatti non si farebbe altro che favorire ulteriore traffico di clandestini verso l'Italia, un Paese ritenuto "facile". È possibile definire un numero ragionevole di ingressi senza che sia basato su isterismi razzisti (zero), su interessi delle grandi industrie (tutti quelli che ci servono per i lavori che gli italiani non vogliono più fare) o su generica patosensibilità (tutti…)?
Io sono convinto di sì. Premesso che sia necessario evitare uno smantellamento della società italiana e che l'integrazione sia necessaria,
il numero annuo di ingressi deve essere tale da dare il tempo agli immigrati di integrarsi e al tempo stesso di far sì che la percentuale dei non integrati resti marginale.
Facciamo due esempi.- Tutti gli abitanti della Nigeria (150 milioni) decidono di trasferirsi in Italia, ci riescono e Paolo Ferrero li accetta "perché tanto sono qui": la società italiana praticamente non esiste più.
- Cento nigeriani decidono di trasferirsi in Italia, ci riescono, vengono regolarizzati, ma nessuno se ne accorge.
Considerando che ci vuole circa una generazione (25 anni) perché l'integrazione possa essere piena, chiunque sappia fare i conti può facilmente capire che con 100-200.000 permessi è possibile andare a regime, cioè integrare gli immigrati senza distruggere la società italiana, mentre mezzo milione per anno di regolarizzazioni è una soluzione semplicemente allucinante.
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