Il tennis
Copyright by THEA 2007-2008
La frequenza - La disponibilità del campo e dell'avversario possono limitare molto un piano di allenamento decente; qualunque sport salutisticamente accettabile non può essere praticato a sprazzi.
Il livello di gioco - Se è basso, è veramente difficile che serva a qualcosa perché si passa il 70% del tempo a raccogliere le palle.
Lo stile di gioco - In campo amatoriale molti tennisti sopperiscono con la tecnica alle carenze atletiche, cioè "corrono" veramente poco; altri sono convinti che la forza sia l'arma vincente e finiscono per potenziarsi oltre misura. I primi in genere non sono nemmeno motivati ad affiancare il tennis con altre attività più allenanti (come la corsa); i secondi, a causa dello sviluppo di grandi masse muscolari, sono comunque penalizzati ogniqualvolta si tratti di eseguire allenamenti alternativi aerobici di resistenza o anche semplicemente anaerobici prolungati (non a caso sono quei tennisti che dopo uno scambio lungo e intenso hanno i muscoli pieni di acido lattico, un fiatone terribile e perdono lucidità). Lo stile di gioco più salutistico è quello che unisce tecnica e forza resistente, come si trova in molti (ma non in tutti) grandi giocatori. Un tennista salutisticamente ben preparato dovrebbe essere almeno un buon interprete degli 800 m, cioè
dovrebbe esserci un fattore inferiore a 12 fra il suo tempo sui 100 m e quello sugli 800 m.
L'agonismo - Anche se praticato a livello amatoriale, c'è una grande differenza fra chi fa gare e chi si limita a giocare con gli amici, anche se lo fa spesso. Negli agonisti è ben presente il concetto di allenamento e la conoscenza di validi mezzi allenanti complementari al tennis. La preparazione dell'agonista parallela alla pratica del tennis consente, anche con 4-5 ore settimanali sul campo, di avere potenzialmente un buon allenamento. L'amatore che si diverte giocando senza aggiungere altre attività dovrebbe arrivare almeno a 8-10 ore per avere un carico di lavoro salutisticamente valido.La coordinazione - Alcuni sottolineano l'importanza della coordinazione, dell'attenzione e della concentrazione che nel tennis devono essere massime. Paradossalmente si deve dire che sono qualità che servono molto di più in età avanzata che da ragazzi o da adulti. Pensiamo al ping pong o agli scacchi, dove praticamente lo sforzo fisico è assente: per un ventenne hanno una valenza salutistica minima, mentre per un sessantenne consentono di preservare molte e importanti funzioni nervose e neuromuscolari. Infatti, con l'avanzare dell'età si dovrebbe fare l'opposto di quanto normalmente fanno i runner: accorciare le distanze e privilegiare allenamenti che non deprimano velocità, coordinazione, flessibilità ed elasticità.
La prova
Tempo fa, mi è stato proposto il seguente
esperimento: un runner da 41'20" sui 10000 m (3 allenamenti di corsa e
un'ora di tennis alla settimana) avrebbe sospeso la corsa per tre mesi
portando il tennis a quattro ore settimanali (partite con lo stesso
avversario, tennista puro, più o meno dello stesso livello medio del
runner).Risultato: dopo tre mesi il soggetto (a fronte di un modesto aumento ponderale, da 74 a 76,2 kg) correva i 10000 m in 43'15". Anche considerato che i 2 kg in più, se fossero di tutto grasso, peserebbero per circa 50"-1' sui 10000, il peggioramento in soli tre mesi di circa 1' deve fare riflettere, soprattutto considerando il fatto che ci vuole circa un anno per perdere tutti i benefici della corsa (cioè il peggioramento realisticamente sarebbe continuato e, a mio avviso, sarebbe arrivato attorno ai 3-4'). Alcune ipotesi:
- evidentemente il tennis non cura abbastanza la parte aerobica del soggetto; il nostro tester ha calcolato che in un'ora non percorreva più di 5 km, gran parte dei quali al passo;
- ciò ha ripercussioni evidenti anche sul peso forma da runner che risulta più difficile da mantenere;
- probabilmente entra in gioco anche un certo deallenamento alla sofferenza fisica che, nel tennis, non è mai esagerata.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
