Lo sci alpino
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Lo sci alpino è uno sport che viene praticato nelle località
di montagna su pendii ricoperti di neve.
Questo sport, entrato a far parte delle discipline olimpiche nel 1936, prevede diverse specialità (discesa libera, slalom speciale, slalom gigante, supergigante, combinata e supercombinata*).
Lo sci alpino è uno sport che il progresso tecnologico ha influenzato grandemente migliorando sensibilmente le performance atletiche. L'attività sciistica agonistica internazionale è regolata dalla FIS (Federazione Internazionale Sci).
Gli sci sono nati come mezzo di trasporto; erano due semplici pezzi di legno lunghi e appiattiti sui quali erano posizionati degli attacchi per i piedi. I primi esemplari di sci erano lunghi approssimativamente due metri e avevano una punta estremamente rialzata per affrontare meglio i pendii, molto mossi e con molti dossi e cunette. Con il progredire della tecnologia e con il miglioramento delle piste, gli sci sono arrivati gradualmente alla forma attuale. Gli sci attuali hanno lamine di metallo che incidono la neve e consentono una migliore tenuta; anche gli attacchi sono stati modificati e tutti gli sci sono dotati di un sistema di attacco e sgancio rapido; quest'ultima caratteristica è molto importante in quanto, in caso di caduta, lo sci si sgancia dal piede e si evitano sollecitazioni alle gambe e alle ginocchia dello sciatore.
Lo sci come pratica sportiva è nato verso la metà del 1800, grazie a Sondre Norheim, un norvegese considerato unanimemente il padre dello sci moderno.
A partire dagli anni '70 lo sci alpino è diventato uno sport sempre più seguito e praticato. Ciò ha fatto sì che si moltiplicassero le strutture idonee all'accoglimento dei numerosi dilettanti appassionati di questo sport. Questo interesse ha fatto sì che lo sci sia diventato un fenomeno turistico di fondamentale importanza per molte località montane; esso infatti rappresenta una delle loro maggiori risorse economiche. Il problema fondamentale è che quasi tutte le persone che si presentano sulle piste da sci non sono adeguatamente preparate allo sforzo che devono compiere né dal punto di vista tecnico né dal punto di vista fisico.
Sicuramente sì. Solo chi non è oggettivo e vuole vendere al pubblico
soluzioni proprie ("amo lo sci, che pericolo vuoi che ci sia?") non sa
leggere i numeri e, di fatto, dimostra un'incapacità razionale preoccupante.
Ovviamente chi è nel settore ha tutto l'interesse a presentare i dati in
modo positivo. Basta un minimo di buon senso per capire quando una
statistica è manipolata.
Circola in rete una statistica del prof. Franz Berghold, docente all'Università di Salisburgo, che ci dice che gli incidenti sono diminuiti del 20% negli ultimi 15 anni. Questo dato non dice nulla sulla pericolosità, ma solo di una diminuzione della stessa. Il professore se ne accorge e allora ecco che completa la sua opera citando il fatto che il calcio sarebbe 8 volte più pericoloso dello sci. I punti critici della statistica del professore sono due: il concetto di incidente (vedi oltre) e la scelta del paragone. Il calcio è sicuramente uno sport a rischio, ma viene praticato spesso agonisticamente (a ogni livello), non solo per divertimento. La statistica di Berghold commette cioè un errore sul campione perché da un lato (sci) la percentuale degli agonisti è bassissima, mentre dall'altro (calcio) è comunque alta (chiedete a un giocatore di terza categoria e vi spiegherà come si picchia!). Se si omogeneizzasse il campione (agonisti oppure non agonisti) lo sci ne uscirebbe a pezzi: basta considerare i gravissimi incidenti nelle gare di Coppa del mondo.
La stessa fonte si sente in dovere di aggiungere un'altra informazione (di parte, fra l'altro): secondo una statistica realizzata in Trentino ci sarebbero stati solo 4.070 incidenti (di diversa tipologia alcuni senza infortunati) su 56 milioni di passaggi a tornelli di funivie e seggiovie. Con un po' di conti, arriva a sostenere che chi fa circa 14 giornate a stagione ha in media una probabilità di infortunio ogni 76 anni.
Dov'è il punto debole della statistica? Il concetto di incidente che non è definito. Anzi, fa comodo non definirlo. Vediamo perché.
Da un punto di vista pratico, la raccolta dei dati su un numero così grande di utenti può essere fatta solo in forma passiva, cioè attraverso verbali di polizia o ricoveri ospedalieri. Il bello è che usare "incidente" consente poi di dire che molti casi non sono gravi (esempi: scontro di due sciatori che degenera in rissa; caso della madre iperprotettiva che porta il figlio in ospedale per una banale contusione). Gli incidenti lievi mascherano quelli gravi.
C'è di più. Gran parte degli incidenti, anche seri, non viene ospedalizzata. Pensiamo a una distorsione o a una rottura parziale (che dà un dolore tutto sommato modesto e, in chi non è apprensivo, può non generare preoccupazione): sicuramente possono essere invalidanti in futuro, ma la maggior parte di noi preferirebbe ritornare nella propria città, salvo poi andare al pronto soccorso la mattina dopo e… scoprire che i legamenti sono stati compromessi.
Pertanto i 4.070 incidenti possono nascondere almeno il doppio di "infortuni di media/alta gravità" (togliendo i non-infortuni e aggiungendo i non ospedalizzati). Quindi i 76 anni diventano 38 anni circa. Come dire che, in media, un ragazzo che inizia a sciare a 10 anni a 48 è "certo" di aver avuto un incidente serio.
Chi vuole assolvere lo sci non riesce a capire che non è tanto la contusione, la frattura reversibile ecc. che lo rendono uno sport pericoloso, ma gli incidenti irreversibili, quelli che "non ti fanno più tornare come prima". Solo su questi sarebbe necessario fare una statistica e confrontare con altri sport. Vediamo un caso classico in cui non ci si attiene a questa banale e sensata conclusione.
Un amante dello sci ha proposto il risibile paragone di rischiosità con la corsa, sostenendo che un runner avrebbe in media un infortunio all'anno. Peccato che non sia arrivato a comprendere che un'infiammazione alla bandelletta è un trauma reversibile mentre molte rotture dei legamenti a seguito dello sci non lo sono.
Il peggio è raggiunto da questo pezzo che ho trovato in Rete: ...tuttavia, se consideriamo la tipologia degli infortuni si scopre che quelli veramente gravi (fratture del capo, del tronco e della schiena, lesioni interne e del midollo) sono meno del 6% e la grande maggioranza sono semplici contusioni o lussazioni. Anche l'incidenza delle temute rotture dei legamenti del ginocchio sono inferiori al 3%.
Il pezzo è agghiacciante perché non si accorge che il 9% degli infortuni (cioè quasi uno su dieci) mi porta diritto in ospedale per un grave danno, cosa che per esempio solo lo 0,1% degli infortuni della corsa fa (per esempio rottura di un tendine d'Achille, molto rara). Il pezzo non ha il minimo senso della quantificazione degli eventi, non riesce (come succede a molte persone irrazionali o romantiche, accecate dalla loro idea dominante) ad avere il senso delle proporzioni. Scientificità nulla.
Quindi, se volete sciare, fatelo, ma non manipolate i numeri per sentirvi immortali.
Per approfondire: Gli sport irreversibili.
* La supercombinata non fa parte delle discipline olimpiche.
Questo sport, entrato a far parte delle discipline olimpiche nel 1936, prevede diverse specialità (discesa libera, slalom speciale, slalom gigante, supergigante, combinata e supercombinata*).
Lo sci alpino è uno sport che il progresso tecnologico ha influenzato grandemente migliorando sensibilmente le performance atletiche. L'attività sciistica agonistica internazionale è regolata dalla FIS (Federazione Internazionale Sci).
Gli sci sono nati come mezzo di trasporto; erano due semplici pezzi di legno lunghi e appiattiti sui quali erano posizionati degli attacchi per i piedi. I primi esemplari di sci erano lunghi approssimativamente due metri e avevano una punta estremamente rialzata per affrontare meglio i pendii, molto mossi e con molti dossi e cunette. Con il progredire della tecnologia e con il miglioramento delle piste, gli sci sono arrivati gradualmente alla forma attuale. Gli sci attuali hanno lamine di metallo che incidono la neve e consentono una migliore tenuta; anche gli attacchi sono stati modificati e tutti gli sci sono dotati di un sistema di attacco e sgancio rapido; quest'ultima caratteristica è molto importante in quanto, in caso di caduta, lo sci si sgancia dal piede e si evitano sollecitazioni alle gambe e alle ginocchia dello sciatore.
Lo sci come pratica sportiva è nato verso la metà del 1800, grazie a Sondre Norheim, un norvegese considerato unanimemente il padre dello sci moderno.
A partire dagli anni '70 lo sci alpino è diventato uno sport sempre più seguito e praticato. Ciò ha fatto sì che si moltiplicassero le strutture idonee all'accoglimento dei numerosi dilettanti appassionati di questo sport. Questo interesse ha fatto sì che lo sci sia diventato un fenomeno turistico di fondamentale importanza per molte località montane; esso infatti rappresenta una delle loro maggiori risorse economiche. Il problema fondamentale è che quasi tutte le persone che si presentano sulle piste da sci non sono adeguatamente preparate allo sforzo che devono compiere né dal punto di vista tecnico né dal punto di vista fisico.
Lo sci è pericoloso?
Sicuramente sì. Solo chi non è oggettivo e vuole vendere al pubblico
soluzioni proprie ("amo lo sci, che pericolo vuoi che ci sia?") non sa
leggere i numeri e, di fatto, dimostra un'incapacità razionale preoccupante.
Ovviamente chi è nel settore ha tutto l'interesse a presentare i dati in
modo positivo. Basta un minimo di buon senso per capire quando una
statistica è manipolata.Circola in rete una statistica del prof. Franz Berghold, docente all'Università di Salisburgo, che ci dice che gli incidenti sono diminuiti del 20% negli ultimi 15 anni. Questo dato non dice nulla sulla pericolosità, ma solo di una diminuzione della stessa. Il professore se ne accorge e allora ecco che completa la sua opera citando il fatto che il calcio sarebbe 8 volte più pericoloso dello sci. I punti critici della statistica del professore sono due: il concetto di incidente (vedi oltre) e la scelta del paragone. Il calcio è sicuramente uno sport a rischio, ma viene praticato spesso agonisticamente (a ogni livello), non solo per divertimento. La statistica di Berghold commette cioè un errore sul campione perché da un lato (sci) la percentuale degli agonisti è bassissima, mentre dall'altro (calcio) è comunque alta (chiedete a un giocatore di terza categoria e vi spiegherà come si picchia!). Se si omogeneizzasse il campione (agonisti oppure non agonisti) lo sci ne uscirebbe a pezzi: basta considerare i gravissimi incidenti nelle gare di Coppa del mondo.
La stessa fonte si sente in dovere di aggiungere un'altra informazione (di parte, fra l'altro): secondo una statistica realizzata in Trentino ci sarebbero stati solo 4.070 incidenti (di diversa tipologia alcuni senza infortunati) su 56 milioni di passaggi a tornelli di funivie e seggiovie. Con un po' di conti, arriva a sostenere che chi fa circa 14 giornate a stagione ha in media una probabilità di infortunio ogni 76 anni.
Dov'è il punto debole della statistica? Il concetto di incidente che non è definito. Anzi, fa comodo non definirlo. Vediamo perché.
Da un punto di vista pratico, la raccolta dei dati su un numero così grande di utenti può essere fatta solo in forma passiva, cioè attraverso verbali di polizia o ricoveri ospedalieri. Il bello è che usare "incidente" consente poi di dire che molti casi non sono gravi (esempi: scontro di due sciatori che degenera in rissa; caso della madre iperprotettiva che porta il figlio in ospedale per una banale contusione). Gli incidenti lievi mascherano quelli gravi.
C'è di più. Gran parte degli incidenti, anche seri, non viene ospedalizzata. Pensiamo a una distorsione o a una rottura parziale (che dà un dolore tutto sommato modesto e, in chi non è apprensivo, può non generare preoccupazione): sicuramente possono essere invalidanti in futuro, ma la maggior parte di noi preferirebbe ritornare nella propria città, salvo poi andare al pronto soccorso la mattina dopo e… scoprire che i legamenti sono stati compromessi.
Pertanto i 4.070 incidenti possono nascondere almeno il doppio di "infortuni di media/alta gravità" (togliendo i non-infortuni e aggiungendo i non ospedalizzati). Quindi i 76 anni diventano 38 anni circa. Come dire che, in media, un ragazzo che inizia a sciare a 10 anni a 48 è "certo" di aver avuto un incidente serio.
Chi vuole assolvere lo sci non riesce a capire che non è tanto la contusione, la frattura reversibile ecc. che lo rendono uno sport pericoloso, ma gli incidenti irreversibili, quelli che "non ti fanno più tornare come prima". Solo su questi sarebbe necessario fare una statistica e confrontare con altri sport. Vediamo un caso classico in cui non ci si attiene a questa banale e sensata conclusione.
Un amante dello sci ha proposto il risibile paragone di rischiosità con la corsa, sostenendo che un runner avrebbe in media un infortunio all'anno. Peccato che non sia arrivato a comprendere che un'infiammazione alla bandelletta è un trauma reversibile mentre molte rotture dei legamenti a seguito dello sci non lo sono.
Il peggio è raggiunto da questo pezzo che ho trovato in Rete: ...tuttavia, se consideriamo la tipologia degli infortuni si scopre che quelli veramente gravi (fratture del capo, del tronco e della schiena, lesioni interne e del midollo) sono meno del 6% e la grande maggioranza sono semplici contusioni o lussazioni. Anche l'incidenza delle temute rotture dei legamenti del ginocchio sono inferiori al 3%.
Il pezzo è agghiacciante perché non si accorge che il 9% degli infortuni (cioè quasi uno su dieci) mi porta diritto in ospedale per un grave danno, cosa che per esempio solo lo 0,1% degli infortuni della corsa fa (per esempio rottura di un tendine d'Achille, molto rara). Il pezzo non ha il minimo senso della quantificazione degli eventi, non riesce (come succede a molte persone irrazionali o romantiche, accecate dalla loro idea dominante) ad avere il senso delle proporzioni. Scientificità nulla.
Quindi, se volete sciare, fatelo, ma non manipolate i numeri per sentirvi immortali.
Per approfondire: Gli sport irreversibili.
* La supercombinata non fa parte delle discipline olimpiche.
