Democrazia del benessere: il manifesto
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Nel mondo occidentale in tre anni tanti uomini politici hanno provato a fare qualcosa di buono ed è difficile credere che fossero tutti incapaci, quindi non si tratta di trovare soluzioni o uomini eccellenti, serve cambiare società. Indignarsi va bene, ma occorre avere anche una proposta concreta che possa cambiare le cose. Questa proposta è la democrazia del benessere.
BIL - Una società moderna dovrebbe ricercare il benessere dei suoi cittadini e quindi non occuparsi del PIL (prodotto interno lordo), ma del BIL (benessere interno lordo), di cui il PIL può essere una componente importante, ma non certo l'unica.
Ricchezza - Non c'è dubbio che la ricchezza sia una condizione facilitante il benessere individuale e sarebbe insensato volerla abolire dalla società. Spesso però essa è il frutto di un'insensata corsa al profitto illimitato.
Individui e aziende - La ricerca del profitto illimitato può essere sensata per un'attività economica che tende a identificare il suo benessere con la sua ricchezza, ma non lo è per un individuo. Infatti, dopo una certa soglia di ricchezza, il benessere del singolo non cresce più, anzi, se il soggetto investe ulteriori energie per la ricerca del profitto, ha probabilmente tanti problemi che solo la sua volontà di apparire socialmente più in alto gli fa sopportare. La stessa cosa accade per una nazione: oltre un certo limite di ricchezza, l'ulteriore crescita svincolata dal benessere diminuisce la qualità della vita dei cittadini.
Conseguenze - La conseguenza di una società dove la ricerca del profitto illimitato è un valore è sotto gli occhi di tutti: grandi speculazioni, politica inquinata da interessi economici, corruzione, criminalità, ingiustizie sociali che colpiscono non solo i più deboli, ma anche quei ricchi che comunque non lo sono abbastanza per contare veramente qualcosa. Ingiustizie che può non vedere solo chi non si guarda intorno ed è contento di sopravvivere.
Pratica - Con qualche centinaia di migliaia di euro di reddito annuale si può ben presto arrivare al benessere e arrestare la propria corsa: perché pretendere di più? Su 1.000 italiani, solo uno guadagna più di 500.000 euro l'anno e spesso si dà da fare per guadagnare sempre di più succhiando risorse alla società. 999 formichine che lavorano e si sbattono per soddisfare quell'unica ape regina (il plutomane) che poi forgerà la società a suo uso e consumo: è logico tutto ciò? Una qualsiasi persona ragionevole direbbe di no. Quindi:
non c'è piena democrazia senza la limitazione sociale dei profitti individuali.
Attenzione: si parla di profitti, non di patrimoni che, per quanto ingenti, possono essere frutto di una vita di lavoro oppure essersi costruiti (legalmente!) attraverso più generazioni. Anche chi ha un notevole patrimonio può supportare la democrazia del benessere che, contrariamente ad altre ideologie, non vuole certo toglierglielo o ridimensionarlo.Attuazione - La democrazia del benessere si attua mediante l'attuazione del limite sociale di profitto (LSP) che in Italia si può porre approssimativamente attorno ai 500.000 euro l'anno. Il modo migliore di attuazione è una rivoluzione generazionale, in modo che la transizione sia efficace, ma graduale. Contro l'avidità dei singoli e per la promozione del benessere sociale, chiediamo pertanto una
che, per redditi sopra l'LSP (convenzionalmente fissato in 500.000 euro), cioè per i redditi asociali, faccia passare l'aliquota fiscale massima da quella attuale al 90% nel giro di una generazione. Chiediamo l'approvazione dei seguenti due punti:
- Riconoscimento di un limite sociale di profitto (LSP) attraverso la nuova fascia sopra i 500.000 euro con un'aliquota del 60%.
- Negli anni successivi, innalzamento progressivo dell'aliquota per i redditi sopra l'LSP fino a un massimo del 90% finché l'indice di Gini dell'Italia non sia sceso a 0,25.
Il secondo punto non deve essere frainteso. L'aliquota del 90% è un'aliquota massima cui non è detto si arrivi: dipende da quanti plutomani capiranno che essere plutomani non conviene perché di fatto si vive meno bene che essere semplicemente ricchi. Quanti più lo capiranno e prima l'indice di Gini si porterà a 0,25. per chi non lo sapesse l'Indice di Gini indica la redistribuzione del reddito nella società e i Paesi dove si vive meglio lo hanno attorno a 0,25 (in Italia è oggi del 40% superiore)
Oggi chi ha un reddito di milioni di euro ha lo stesso trattamento fiscale di chi lo ha di 75.000: è giusto?
Chiediamo una presa di posizione sui tre punti sopraccitati ai seguenti personaggi pubblici, invitandoli a includere nel loro programma la riforma fiscale sopradescritta: Alfano, Angeletti, Bagnasco, Berlusconi, Bersani, Bonanni, Bossi, Camusso, Casini, Di Pietro, Fini, Grillo, Marcegaglia, Maroni, Monti, Pannella, Renzi, Rutelli, Tremonti, Vendola e tutti coloro che, per correttezza nei confronti delle 999 formichine, vorranno dare una risposta sensata.
Quando incomincerete a essere persone di buona volontà?
Prima di rispondere in modo evasivo, è opportuno consultare le risposte alle principali obiezioni alla democrazia del benessere: www.albanesi.it/Societa/wbd_obiezioni.htm.
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