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Lettera a Berlusconi (e a tutti i plutomani)
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Caro Silvio,

scrivo a te perché sei l'incarnazione più nota del plutomane, colui che si danna per accumulare denaro. Potevi goderti la vita e invece da anni ti sbatti per il dio Denaro. Tempo libero zero, preoccupazioni, processi: che affare!
Forse non lo sai, ma io sto proponendo di alzare di molto l'aliquota per chi guadagna oltre un certo limite (il limite sociale di profitto, LSP, in Italia 500.000 euro). So che non sei d'accordo, ma vorrei convincerti del contrario in modo che il tuo partito possa supportarmi.
Funziona così: tu fino a 500.000 euro hai un tipo di tassazione, diciamo il 43%, oltre, la tassazione sale e di molto, sì, dal 60% fino anche al 90%.
Sicuramente tu non sei come quegli stupidi che accumulano denaro rovinandosi la vita solo per dimostrare agli altri di essere più bravi, non sei come quegli inesistenti che pensano di esistere solo perché il conto in banca ha tanti zeri. Sai, in fondo molti fanno del denaro il loro membro; come il ragazzino se lo misura per vedere se è diventato uomo (ma non lo è ancora), così molti, che uomini non saranno mai, accumulano soldi per sentirsi più grandi. Spero però che tu non sia così. Diciamo che non puoi fare a meno di lavorare (e di conseguenza, visto che sai lavorare bene, accumulare ricchezze) perché ti piace. Quindi puoi aderire alla mia proposta. Dov'è il problema? Guadagni una cifra ragguardevole rispetto alla media e fai ciò che ti piace. Inoltre, dando allo Stato gran parte di ciò che guadagni oltre il limite sociale di profitto, potresti veramente sentirti un brava persona, consona con quella fraternità che molti plutomani cercano di scimmiottare con opere di beneficenza che sono solo il surrogato di essa.
Berlusconi Questa lettera non te la scrive un lavativo, una volta anch'io nel mio piccolo ero un imprenditore di successo, poi durante una riunione di quelle importanti, dove sei vestito come nella bara, con quei vestiti scuri che fanno solo tristezza, mi sono reso conto di essere solo un morto con un conto in banca. Il conto però era sufficiente per dire basta e avere veramente tempo per me.
Oggi scrivo di ciò che mi piace e ci guadagno anche qualcosa, ma soprattutto ogni attimo delle mie giornate le passo facendo ciò che amo. Per quello che faccio non mi pagano, lo faccio come te perché mi piace, quindi penso che anche tu, oltre un certo limite di profitto, potresti farlo praticamente gratis, solo perché ti piace. O no? Non cercare obiezioni perché altrimenti ricadi nella schiera dei poveracci che barattano la ricchezza con la qualità della vita, quelli che scambiano per la felicità le soddisfazioni immerse nella loro complicata vita.
Forse questa lettera ti infastidirà, ma, credimi, vorrei aiutarti a liberarti dalla schiavitù dei soldi, del successo, del potere e della fama. Quando domani il tuo cuore sarà pesante per un problema della tua vita troppo impegnata, pensami: posso essere con mia moglie, in campagna con i miei cani, in rete a giocare a scacchi con un australiano oppure sull'argine del Po a correre senza una meta precisa, contento di sentire che il rigogolo come ogni estate è tornato. Già, forse tu sai tutto di finanza, ma non sai cos'è il rigogolo. Se vuoi, ti insegno a riconoscerne il canto; è un canto di gioia che ti può immunizzare da quel diavoletto che ti sta dicendo che sono una persona semplicistica che non capisce le cose importanti. Zittiscilo, perché sono una persona semplice che sa che le cose importanti sono solo quelle che ti fanno star bene senza prosciugare la tua vitalità e senza mettere continui ostacoli sulla tua vita.
Dammi retta, cambia vita e rinasci,
 
tuo Roberto Albanesi
 
(libera riedizione di una riflessione di Ercole Castellani)


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