Crisi e crescita economica
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Crisi e crescita economica sono termini ricorrenti da quando,
a partire dal 2008,
l'economia è entrata in un labirinto di difficoltà. Il declassamento
degli USA (2011) dalla tripla A di affidabilità è stato solo l'ultimo e coerente atto
di un Occidente in difficoltà.
Checché se ne dica, non era difficile prevederlo perché una società in profonda
crisi come quella americana non può che esprimere un'economia in crisi.Per il Well-being, la massima di Brecht relativa al comunismo ("se il comunismo non va bene per il popolo, bisogna cambiare il popolo") è vera per qualunque ideologia che voglia migliorare la società: per passare dalla teoria alla pratica è necessario migliorare il popolo per far sì che la maggioranza di esso esprima valori positivi (vedasi La politica).
Cosa sono gli USA? In quel Paese si va dal fanatismo religioso degli antiabortisti alla dissolutezza di città come Las Vegas dove il valore è il "non valore"; dai manager rampanti di Wall Street ai militari, soldati semplici, pronti a dare la vita per la loro patria. Troppe contraddizioni che esaltano le personalità perdenti tipiche degli americani, l'apparenza e la violenza. Vivere sopra le righe per l'americano è la regola, a meno che non sia così povero (e sono tantissimi) da non arrivare nemmeno alle righe; la lezione del Viet Nam non è servita a smontare la macchina bellica americana che spesso ha dovuto muoversi anche senza reali motivazioni economiche, solo per compiacere falchi che non sanno stare con le mani in mano. Il declassamento degli USA è la prova più evidente che "senza cambiare il popolo nessuna ideologia può funzionare, anche in presenza di condizioni facilitanti come un'enorme ricchezza iniziale".
Venendo all'Italia, anche qui si può applicare lo stesso teorema. I due partiti maggiori, che fanno a gara (ed è una bella gara!) a chi ha più indagati, sono lo specchio di ciò che esprime la maggioranza degli italiani. È quindi a ragione che i politici sono messi in croce, ma è veramente ottimistico pensare che basti limitare i costi della politica per risollevare l'economia. Occorre cambiare classe politica e quando parlo di classe non intendo governo, né voglio perorare questa o quella formazione. Avendo un presidente della Repubblica di 86 anni e un premier di 75, direi che solo un miracolo (ma come sapete non credo ai miracoli...) può svecchiare l'Italia, anche perché la classe dei sessantenni non ha nessuna intenzione di mollare. Personalmente ho deciso che non voterò mai più un candidato al Senato che superi i 60 anni e tale età si riduce drasticamente al diminuire dell'importanza delle elezioni. Così come non voterò politici che non vogliono formare i cittadini e che nascondono la verità per guadagnare consensi.
Ai
mercati e alla
finanza non si può che rispondere che
pretendere di guadagnare
senza produrre è da folli. Né può funzionare la catena di Sant'Antonio del
consumismo (più consumi, più crescita, più crescita più consumi ecc.) che
dovrebbe rilanciare l'economia: infatti questa non è la crisi del capitalismo,
ma quella del consumismo. Agli
imprenditori non si può che ricordare il
paragone con quelli che hanno fatto il boom del dopoguerra: allora si lavorava
in modo
durissimo, oggi è comune scoprire che il manager per reggere lo stress si fa di
coca o che il massimo suo valore è portarsi a letto la squillo di alto bordo. La
cosa che mi appare più assurda è che in questa situazione i ricchi vogliano
diventare ancora più ricchi.Ai sindacati non si possono che far notare le loro colpe del passato: incapaci di essere forti con i forti, si sono rifatti sulle piccole e sulle medie aziende, rendendo di fatto altissimo il costo del lavoro; oggi hanno una posizione più collaborativa (con penose eccezioni), ma è normale che quando la barca affonda tutti si diano una mano.
E noi cittadini? Guardatevi intorno e scoprirete quanto siamo scarsi. C'è chi ci vende la "palla" della crisi globale, ma di globale non c'è proprio nulla, visto che per esempio Cina e India galoppano alla grande. Di globale c'è solo l'incapacità dell'Occidente di evidenziare un qualche pregio, una qualche carta vincente: la continua corsa alla ricchezza ha reso le persone insofferenti, allergiche a qualsiasi sacrificio, tutto è dovuto, niente si conquista; persino molti disoccupati sono tali perché non vorrebbero mai fare i lavori che gli extracomunitari fanno con il sorriso sulle labbra. In sintesi la libertà offerta dalle democrazie ha esasperato i difetti e gli egoismi dei singoli che globalmente rendono la società in affanno. Poi Obama ci racconta che "loro sono gli Stati Uniti e che saranno sempre da tripla A"; peccato che è quello che probabilmente pensavano gli imperatori romani attorno al 350 d.C., 100 anni prima che Roma fosse invasa dai barbari e che si aprisse il Medio Evo.
La soluzione? Chi spera che sia a destra o a sinistra è un illuso. Le parti sono così piene di sé che sono incapaci di vedere i propri limiti. Un doppio esempio. Un politico di destra può parlare di contributo di solidarietà, ma non sarà mai disposto ad accettare quello che il Well-being chiama capitalismo sociale, cioè la limitazione dei guadagni a un tetto massimo: chi guadagna più di tot, per esempio un milione di euro, non è socialmente giustificato se non versa un altissimo contributo sociale, diciamo almeno il 60%; infatti per il Well-being o è un apparente, che ha bisogno di quei soldi per costruirsi un modello di vita non "semplice", o è un romantico che fa del lavoro l'idea dominante e quindi può anche lavorare gratis! Così un politico di sinistra non direbbe mai a chi è disoccupato di adattarsi a un lavoro di serie B o continuerebbe a perorare la sanità per tutti, senza discriminare i tantissimi casi (vedi i codici bianchi nei pronto soccorso) in cui il problema è dovuto a un pessimo stile di vita.
Va da sé che la "crescita economica" resta e resterà un miraggio.Da 20 anni banchieri, finanzieri, politici ecc. cercano di convincere i cittadini che ci sarà una "crescita economica", ma da 20 anni, vicino a "ripresine", ci sono sempre anche grandi tonfi: di fatto, c'è una sostanziale stagnazione nella ricchezza che si rivela, per esempio, nell'incapacità di evidenziare un investimento abbastanza sicuro da mettere i soldi al riparo dall'inflazione.
Il progresso che c'è stato nei Paesi occidentali è in gran parte dovuto non a una maggiore ricchezza, ma a una stratosferica diminuzione dei costi di alcuni settori della tecnologia. In sostanza si vive meglio, ma non si è più ricchi.
Questa constatazione è alla base della teoria del BIL, il Benessere Interno Lordo, perché un politico che parla di crescita economica (e quindi ancora di PIL) è come uno spot televisivo che promette di farci dimagrire con una pillolina, permettendoci di continuare ad abbuffarci di cibo senza fare alcuna attività fisica.
Lo scopo diventa quindi quello di aumentare il benessere, non la ricchezza e ciò, in una visione non apparente della vita, è sicuramente possibile.
Gli stessi economisti hanno creato la locuzione "Paesi emergenti": dovrebbero però spiegare come Paesi con una forza lavoro di 30-50 volte l'Italia (per numero di abitanti e per disponibilità a un maggior numero di ore di lavoro) possano permettere a noi di crescere mentre le loro economie stanno volando. Appena avranno acquisito il know-how che non possedevano perché in passato troppo intenti a soddisfare i bisogni primari della popolazione, la crescita economica potremo solo sognarcela.
I Paesi occidentali sono come un vecchio atleta al culmine della carriera, attaccato da tanti giovani che vogliono scalzarlo. Il suo compito non è di compiere nuove strabilianti imprese, ma semplicemente di reggere la concorrenza, orientandosi ad altri traguardi.
Se la gente capirà che non può avere più ricchezza, ma può stare comunque meglio, l'Occidente sarà ancora leader in qualcosa, altrimenti calerà il sipario.
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