La scelta della mossa
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Nell'articolo sul piano moderno abbiamo visto che dopo l'analisi della posizione il giocatore ha un
insieme di mosse
candidate che derivano dalla sua visione scacchistica. Come scegliere fra queste la mossa che giocherà?
Un modo molto semplice per arrivare comunque a un giudizio è non superare mai il livello di profondità consentito dalla propria forza di gioco. Certo può darsi che chi vede più in là giudichi in modo opposto la candidata, ma è meglio analizzare correttamente con poca profondità che malamente ma in maniera molto profonda. Quindi:
Cosa determina l'ordine delle candidate?
Cosa significa analizzare una candidata? Quante mosse in avanti dobbiamo calcolare? Alcune scuole di didattica scacchistica ritengono che gran parte del valore di uno scacchista dipenda dall'abilità di calcolare varianti. Ciò non è del tutto corretto. I motivi sono due:
Oltre all'errore tipico segnalato da Kotov, ne esiste un altro piuttosto comune: la negazione dell'analisi. Il giocatore si rende conto che non è in grado di analizzare la posizione (perché è troppo complessa, perché manca tempo, perché è stanco ecc.) e allora decide di giocare una mossa senza analisi, ma affidandosi a principi generali. La negazione dell'analisi si usa molto spesso quando il giocatore effettua (senza che ve ne sia la reale necessità) una mossa tranquilla come una profilattica Rh1 (se è stato spinto il pedone f) oppure una sicura h6 per evitare il matto del corridoio.
Di solito la negazione dell'analisi è disastrosa. Vediamo un esempio (Avrukh-Rublevsky, Retimo 2003):
Un giocatore può essere debole nella scelta delle mosse candidate, mentre un altro può essere debole nel calcolo delle varianti. Capire i propri punti di debolezza è pertanto fondamentale per indirizzare lo studio verso quelle caratteristiche in cui si è carenti. Ovviamente solo lo studio può produrre un miglioramento generale.
Sulle difficoltà che anche i Grandi Maestri incontrano nel memorizzare varianti quando non "vedono" le mosse candidate, basta citare l'affermazione di Short secondo la quale gli riesce difficile ricordare le varianti quando le mosse non sono "logiche".
Un giocatore dovrebbe pertanto a orientarsi ad aperture in cui lo sviluppo sia coerente con le mosse che lui ritiene "naturalmente" candidate.
Il giudizio delle candidate
In una delle sue opere (Pensa come un grande maestro, 1971) Kotov esordiva con un'interessante descrizione di come il giocatore medio si confonda davanti a una posizione complessa. Ritenendosi capace di analizzare in profondità, egli (strada sbagliata):- analizza una mossa;
- ritenutala insoddisfacente, passa a un'altra;
- dopo diversi passaggi del tipo 2, ritorna alle mosse già analizzate (cioè alla fase 1);
- visto che il tempo passa inesorabile, alla fine gioca una mossa nuova, non ancora analizzata! Ovviamente una mossa pessima.
- L'analisi della mossa deve essere condotta con calma e si deve arrivare a un suo giudizio definitivo.
- Se le mosse dell'insieme delle candidate sono tutte insoddisfacenti, è necessario analizzare la nuova mossa con altrettanta profondità delle precedenti.
Un modo molto semplice per arrivare comunque a un giudizio è non superare mai il livello di profondità consentito dalla propria forza di gioco. Certo può darsi che chi vede più in là giudichi in modo opposto la candidata, ma è meglio analizzare correttamente con poca profondità che malamente ma in maniera molto profonda. Quindi:
se non riuscite a chiudere la candidata con un giudizio, vuol dire che la candidata vi trascende.
In tal caso, giocare con successo quella candidata è questione di pura fortuna; è pertanto un grave difetto, non essere in grado di giudicare le candidate scelte.L'elenco delle candidate
Diamo per scontato quindi che il giocatore sia in grado di arrivare a un giudizio (soggettivo). Se ha questa capacità, dovrà comunque ordinare le candidate in ordine di priorità, soprattutto quando queste sono più di una (non c'è bisogno di nessun ordine!) o due.Cosa determina l'ordine delle candidate?
- Bontà assoluta della mossa (ovviamente secondo una nostra sommaria valutazione: se possiamo dare matto è sicuramente sbagliato dare una priorità maggiore a una mossa che forse guadagna un pedone).
- Forza e caratteristiche dell'avversario: se giochiamo contro un avversario che ha 400 punti Elo più di noi, è preferibile una mossa che porta a un perpetuo rispetto a una che ci dà solo un po' di iniziativa. Viceversa, se siamo noi ad avere 400 punti Elo in più!
- Tempo a disposizione
- Stanchezza e nostra situazione psicologica.
La mossa candidata
Ora che abbiamo l'elenco:- Si analizzano le candidate una per volta senza saltare (ricordiamoci di Kotov!) alla successiva prima di aver dato un giudizio su quella sotto esame.
- Nel caso, durante l'analisi di una mossa, si scoprisse un'altra candidata, si finisce l'analisi della mossa in questione, poi si analizza la nuova mossa candidata.
- Nel caso, durante l'analisi di una mossa si scoprisse un'idea che potrebbe rivalutare una candidata precedentemente analizzata, si può tornare a rianalizzare la candidata precedente.
- Alla fine si gioca la mossa candidata che è apparsa migliore. Se c'è tempo e se lo riteniamo opportuno, possiamo ricontrollarla.
Cosa significa analizzare una candidata? Quante mosse in avanti dobbiamo calcolare? Alcune scuole di didattica scacchistica ritengono che gran parte del valore di uno scacchista dipenda dall'abilità di calcolare varianti. Ciò non è del tutto corretto. I motivi sono due:
- Il grande campione spesso analizza meno varianti del dilettante per il semplice fatto che, grazie alla sua competenza scacchistica, considera candidate un minor numero di mosse! Ciò semplifica il calcolo e non è poi molto difficile protrarre l'analisi per una decina di mosse, se ad ogni mossa le mosse candidate sono una o due al massimo. Il giocatore "normale" magari ne considera 5 o 6 e dopo due o tre mosse l'albero delle varianti è diventato immenso, una foresta in cui è facilissimo perdersi.
- Se la candidata è totalmente strategica è abbastanza inutile calcolare molte mosse avanti. Non è raro vedere il forte giocatore giocare velocemente una serie di mosse, salvo poi sprofondare in una lunga riflessione perché ora la posizione richiede un calcolo accurato.
Oltre all'errore tipico segnalato da Kotov, ne esiste un altro piuttosto comune: la negazione dell'analisi. Il giocatore si rende conto che non è in grado di analizzare la posizione (perché è troppo complessa, perché manca tempo, perché è stanco ecc.) e allora decide di giocare una mossa senza analisi, ma affidandosi a principi generali. La negazione dell'analisi si usa molto spesso quando il giocatore effettua (senza che ve ne sia la reale necessità) una mossa tranquilla come una profilattica Rh1 (se è stato spinto il pedone f) oppure una sicura h6 per evitare il matto del corridoio.
Di solito la negazione dell'analisi è disastrosa. Vediamo un esempio (Avrukh-Rublevsky, Retimo 2003):
B
Il Bianco gioca 23. Tg3 e il Nero pensa giustamente di togliere il Re dalla colonna su cui si è piazzata la Torre bianca. Poiché Rublevsky è un forte giocatore, sicuramente non gli sarebbe stato difficile calcolare le due possibilità: 23. ... Rh7 (migliore) e 23... Rh8 (sbagliata). Si affidò però a principi generali e, non piacendogli esporre il Re lungo la diagonale b1-h7, giocò la perdente 23... Rh8?? Dopo 24. Cf6! Cf4 (la minaccia è 25. Dh6+! gh6 26. Cf7+! Tf7 27. Tg8#; se il Re fosse stato in h7 questa variante non sarebbe stata possibile; tale minaccia si può parare con 24... Da7, ma segue 25. Cde8!) 25. Cd7 Td4 26. Df4 Tf4 27. Cb6 abbandonò sei mosse più tardi.Un giocatore può essere debole nella scelta delle mosse candidate, mentre un altro può essere debole nel calcolo delle varianti. Capire i propri punti di debolezza è pertanto fondamentale per indirizzare lo studio verso quelle caratteristiche in cui si è carenti. Ovviamente solo lo studio può produrre un miglioramento generale.
Il concetto di mossa candidata e lo studio delle aperture
Studiare a memoria centinaia di varianti di apertura non ha molto senso; penso che lo capiscano tutti. La spiegazione di ciò risiede nel fatto che già in apertura le mosse devono essere candidate.Sulle difficoltà che anche i Grandi Maestri incontrano nel memorizzare varianti quando non "vedono" le mosse candidate, basta citare l'affermazione di Short secondo la quale gli riesce difficile ricordare le varianti quando le mosse non sono "logiche".
Un giocatore dovrebbe pertanto a orientarsi ad aperture in cui lo sviluppo sia coerente con le mosse che lui ritiene "naturalmente" candidate.
