L'apertura
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L'apertura inizia a essere importante quando si è superata
la fase del principiante e diventa importantissima per il giocatore
avanzato.
La creazione di un repertorio di aperture è sicuramente un passo
fondamentale per una buona "coscienza scacchistica". Per arrivare a
risultati interessanti è necessario rispondere ad alcune semplici domande.
1) Repertorio mnemonico. È adatto a chi ha una buona memoria, soprattutto lineare. Cioè a chi è in grado di ricordare benissimo non tanto le mosse, quanto la loro sequenza.
2) Repertorio a schema. Gli schemi di apertura sono idee logiche e coerenti su come trattare un'apertura, in base a considerazioni più posizionali che non alla sequenza delle mosse. Esempi di schemi di apertura sono per esempio il sistema Colle oppure l'Attacco Indiano.
Occorre precisare che ragionare per schemi è spesso un modo elegante per non studiare in dettaglio un'apertura. Infatti, se porta a buoni risultati in determinate aperture, in altre è del tutto insufficiente e predispone a perdere il vantaggio del tratto se si gioca con il Bianco o a subire più del dovuto se giochiamo con il Nero. Per esempio contro la Siciliana chiusa

il Nero può adottare alcune regole generali:
Anche nel caso dell'Ippopotamo, massima espressione del repertorio per schema, i risultati dipendono dal gioco scelto dall'avversario; a gioco corretto non c'è dubbio che il Nero soffrirà, ma, poiché spesso il Bianco si confonde per la stranezza delle mosse, in molti casi i risultati sono incoraggianti.
In linea del tutto generale possiamo affermare che ragionare per schemi fa guadagnare solo circa 100 punti Elo (dei 200 previsti), cioè siamo a metà strada fra avere un ottimo repertorio e non averlo. Il vantaggio della scelta è l'innegabile risparmio di tempo.
Se per esempio con il Nero ho scelto la Siciliana Alapin, nel database Chessbase 2010 opzione "entrambi i giocatori sopra i 2300" (il database deve essere costruito dopo aver filtrato il database generale con l'opzione indicata)

dopo le mosse 1. e4 c5 2. c3 Cf6 3. e5 Cd5, si scopre che su 4.770 partite il Bianco gioca più comunemente 4. d4 (2.988 casi) oppure 4. Cf3 (1.539 casi). Sembra logico fermare lo studio a queste mosse che rappresentano oltre il 90% dei casi; se il livello del giocatore è alto, può considerare anche 4. g3 che è giocata in 205 casi.
Fino a 1800 punti Elo - Quanto più è basso tanto meno ci si deve spingere in là, fermandoci quando non ci siano motivi che facciano decisamente preferire una mossa rispetto alle altre in base alla comprensione strategico-tattica che il giocatore possiede. In tal modo è molto facile ricordare le varianti. Se una variante è molto tattica e c'è una mossa che fa guadagnare materiale (o evita di perderlo) ecco che dobbiamo, anche a livello di principianti, conoscere tale linea (peraltro poco comune se il repertorio è scelto posizionalmente); se invece si arriva a una posizione dove le mosse possibili sono cinque o sei e il giocatore non capisce perché una sia meglio dell'altra, è più opportuno che dedichi il suo tempo a migliorare la comprensione del gioco piuttosto che nello studiare a memoria mosse "incomprensibili".
Definire la profondità dell'analisi è come per uno studente decidere se per il suo futuro deve fermarsi al diploma, alla laurea o alla scuola di specializzazione. È ovvio che quanto più si continua tanto più, in teoria, se ne avranno vantaggi, ma spesso tale difficile cammino sottrae tempo ad altri aspetti degli scacchi con conseguente peggioramento della prestazione dello scacchista. Conoscere le proprie aperture fino alla ventesima mossa, ma poi non sapere cosa fare alla ventunesima o perdere finali elementari non è certo produttivo. Pertanto ogni giocatore dovrà stabilire il livello di conoscenza delle aperture a seconda del tempo e delle risorse che decide di allocare a questa fase del gioco.
Il repertorio infatti dovrebbe anche risultare pesato, cioè lo studio deve essere omogeneo: non ha senso conoscere una linea fino alla quindicesima mossa e trovarsi come un pesce fuor d'acqua alla sesta mossa di un'altra linea. Ne deriverebbe un rendimento altalenante, probabilmente dovuto in maniera casuale (dipende da cosa ci giocano gli avversari!) proprio dal repertorio non omogeneo.
Oltre i 1800 punti Elo - Per un forte giocatore le cose cambiano un po': classicamente, è corretto fermarsi nello studio di un'apertura (prima di passare all'analisi delle partite che la contraddistinguono) quando inizia il mediogioco; oggi tale risposta non appare del tutto corretta in quanto lo studio utile inizia proprio con il collegamento dell'apertura al mediogioco, non potendosi valutare un'apertura senza conoscere le difficoltà o i vantaggi che un colore avrà nella fase successiva.
D'altro canto molti testi riportano varianti di apertura lunghissime, per nulla forzate, che è assolutamente inutile studiare (e tanto meno memorizzare) perché risultano spezzoni di partite, il più delle volte nemmeno le migliori.
La risposta che daremo è moderna e prettamente statistica. Considerato un database con qualche milione di partite, lo studio dell'apertura si deve arrestare quando
Il numero X dipende da quanto vogliamo studiare. In genere valori di 50, 30, 20 su database di 3 milioni di partite sono ragionevoli. Un valore di 10 è decisamente professionistico (più è basso e più si deve lavorare sulle aperture perché si devono analizzare più partite).
Il primo passo è di costruirsi un database attendibile. Per esempio, costruiamo un database da Chessbase selezionando l'opzione "entrambi i giocatori sopra i 2300" (per come fare si consulti il manuale del programma).
Il secondo passo è di fissare X, per esempio X=20.
Proviamo ora a studiare il Gambetto di Budapest: 1. d4 Cf6 2. c4 e5!?, un'apertura molto aggressiva da parte del Nero. Carichiamo il programma (per esempio Deep Rybka) e usiamolo con il libro di aperture che fa riferimento al database così costruito (anche in questo caso si consulti il manuale del programma per costruire un libro di aperture a partire da un database).
Rybka (in modalità Libro) ci dice che ci sono 956 partite nel database. 3. de5 ottiene ben il 60,9% di punti e un guadagno di 29 punti ed inoltre è la mossa che Rybka gioca (in apertura non è detto che la valutazione del computer sia sempre la migliore!). Scegliamo 3. de5. A questo punto abbiamo due rami, entrambi molto aggressivi.
a) 3... Cg4. Rybka ci suggerisce che ci sono quattro mosse giocate usualmente 4. Af4, 4. Cf3, 4. e3 e 4. e4, in ordine di frequenza. Il programma dà la preferenza a 4. Af4 oppure a 4. e3. e3 è la mossa che fa guadagnare più punti Elo, ben 58 quella che ha la miglior percentuale, 64,3%. Visto che non ha controindicazioni e si oppone al piano del Nero di attaccare f2 (magari dopo Ac5), la scegliamo. Il Nero gioca (in 63 casi su 65) 4... Ce5. Per la quinta mossa Rybka ci dice che i big giocano 5. Ch3 oppure 5. Cc3; la seconda appare decisamente migliore e la scegliamo, fermandoci nell'analisi perché dopo 5. Cc3, il Nero ha diverse risposte tutte con frequenza < X.
b) 3... Ce4. Il Nero decide di non riprendere il pedone. Alla quarta mossa Rybka ci propone molte ghiotte opportunità. Con un'analisi simile a quelle condotte in a), scegliamo 4. a3! che ha una percentuale di successo impressionante (oltre il 70%), ha un guadagno Elo di ben 89 punti e, fra l'altro, smonta le velleità d'attacco con Ab4+. Dopo 4. a3, tutte le varianti del Nero hanno frequenza < X, quindi ci fermiamo.
Le cose purtroppo non sono così semplici come per il Gambetto di Budapest. Infatti:
Purtroppo però le aperture migliori sono molto teorizzate e il loro studio occupa veramente molto tempo, senza considerare che sono quelle conosciute meglio, per cui se il nostro studio è approssimativo andremo incontro a cocenti delusioni.
La decisione potrà essere differente a seconda che il repertorio sia con il Bianco o con il Nero. Poiché è il Bianco che decide il gioco, è più facile e redditizio studiare aperture molto note con il Bianco che non con il Nero perché si hanno minori ramificazioni e profondità (siamo noi che scegliamo per primi su quale sentiero incamminarci).
Il motivo risiede nel fatto che molte aperture sono talmente giocabili che il nostro avversario ha un ventaglio incredibile di possibilità, tutte buone. Altre aperture sono comunque equilibrate, ma ci si deve muovere su sentieri più ristretti, le posizioni che ne nascono sono ancora poco note o comunque ricche di possibilità.
Un'apertura deve dunque ritenersi inferiore quando non riesce a limitare le scelte dell'avversario che, magari senza conoscerla bene, non ha nessuna difficoltà nel gestirla.
1) Ne scelgo una molto nota, ma poco giocata perché ritenuta dubbia (per esempio il Gambetto di Re con il Bianco).
2) Ne scelgo una meno nota, ma perfettamente giocabile (per esempio la difesa Moderna con il Nero).
3) Ne scelgo una poco nota, ma dubbia.
La prima scelta è molto probabilmente sbagliata. La letteratura scacchistica è piena di testi sull'apertura X che "solo" alla centesima pagina, dopo un mare di varianti, rivelano che l'apertura è debole se l'avversario gioca una certa linea, linea che ad alto livello è conosciuta da tutti. Né fa fede che vengano citate partite di forti giocatori, per il semplice fatto che anche il campione del mondo può aver giocato la variante prima che si scoprisse il limite della stessa. Non a caso Fischer ha giocato spesso la variante di cambio della Spagnola, oggi praticamente considerata poco performante. È assurdo pertanto imparare a memoria decine di varianti sperando che l'avversario non giochi la risposta più forte e ci permetta di ottenere una brillante vittoria.
La terza strada si basa sullo stesso concetto della prima, con la differenza che essendo l'apertura meno nota è più improbabile che l'avversario ricordi la confutazione o il piano generale per confutarla. In pratica può funzionare molto bene, almeno finché non si arriva a livelli internazionali.
La seconda strada è invece perfettamente utilizzabile da chi non è particolarmente amante dello studio dei dettagli di apertura. Per esempio nel nostro database "entrambi i giocatori sopra i 2300", dopo 1. e4 la risposta statisticamente migliore è 1. .. c5 (Siciliana) con il 46,8% dei punti; tale variante è giocata nel 47,5% dei casi. È ovvio che chiunque apra 1. e4 si prepari contro la difesa Siciliana, infatti la teoria è enorme. Se invece scegliamo la difesa Moderna 1... g6 vediamo che ottiene il 45,1% dei punti, ma è giocata solo nel 3,2% dei casi. È molto probabile che il tempo dedicato dal conduttore dei pezzi Bianchi a tale difesa sia molto inferiore (soprattutto se non è un professionista) e che quindi si possa "sorprendere".
Oltre alla quantità e alla qualità dello studio, quali altri fattori considerare?
La compatibilità con lo stile di gioco è un fattore che avremmo dovuto mettere al primo posto, ancora prima del modo con cui studiare le aperture. Per esempio, se abbiamo deciso di utilizzare la difesa Moderna perché poco conosciuta, ma siamo portati a occupare subito il centro con i pedoni (piuttosto che a controllarlo con i pezzi), è ovvio che la scelta è incompatibile con il nostro stile. Si tratta però di un cane che si morde la coda perché non si può conoscere la propria compatibilità con un'apertura prima di studiarla almeno sommariamente. Se non si vuole perdere tempo, può essere utile farsi consigliare da un esperto scacchista (un trainer) che, visto come giochiamo, ci indirizzi almeno verso un ventaglio di aperture possibili. Scegliere un'apertura che non si adatta al nostro stile di gioco, non solo non ci fa guadagnare niente in termini di forza di gioco, ma può farcene addirittura perdere!
Un altro fattore da considerare è la chiarezza del piano del mediogioco. Se l'apertura termina senza che abbiamo chiaro un piano per il mediogioco, lo studio serve a poco.
Un ultimo fattore è sicuramente il tipo di finale che deriva dall'apertura. Poiché la stragrande maggioranza delle aperture a gioco corretto da entrambe le parti portano a un finale, tale finale deve essere compatibile con le vostre preferenze. Se odiate i finali di Torre, è abbastanza assurdo scegliere aperture che a gioco corretto portino a finali di Torre!
È quindi importante studiare una carrellata di partite per vedere come si evolvono dopo l'apertura. Nella moderna partita a scacchi apertura, mediogioco e finale sono indissolubilmente legati.
Enciclopedie commentate - Si tratta di testi che descrivono le peculiarità delle aperture, commentandone ampiamente le caratteristiche. Poiché molto spazio è dedicato al commento, necessariamente non c'è un approfondimento delle varianti. Sono l'ideale per il giocatore sotto ai 1600 punti Elo o a quello fra i 1600 e i 2000 punti Elo che vuole approcciare un'apertura fino ad allora mai giocata. Si possono ricordare i tre volumi del Nuovo manuale ragionato delle aperture di Watson oppure i tre volumi di Capire le aperture di Djuric, Komarev e Pantaleoni.
Enciclopedie di varianti - Come esempio si può citare la classica Enciclopedia delle aperture in 5 volumi. Una volta un punto di riferimento importantissimo, è oggi un po' ridimensionata dagli altri strumenti. Infatti da un lato ogni singolo volume è aggiornato alla data d'uscita (quindi può non contenere le ultime novità) e dall'altro l'assenza di commenti (se non un giudizio finale sulla variante del tipo "il Bianco sta meglio") rende poco comprensibile l'apertura a chi non la conosce già o non ha un sufficiente forza di gioco. Inoltre non è possibile capire se le linee si adattano al nostro gioco, se ci sono molte o poche sottovarianti critiche, se il gioco è posizionale o tattico ecc. Inoltre, a causa della difficoltà della stesura, non sono opere aggiornatissime e ciò in varianti critiche può essere un handicap notevole.
Monografie - La gran parte della letteratura scacchistica odierna è orientata alle aperture. Sono tantissime le monografie, orientate a una specifica apertura, a una variante di essa o a un repertorio (ricordiamo a tale proposito la monumentale opera di Khalifman Opening for White according to Anand (13 volumi, un progetto ancora in espansione) che offre un repertorio per chi gioca 1. e4.
Una buona monografia commenta molto bene l'apertura, spiegandone i piani, i punti critici, studiando le partite migliori che interessano la variante. Sembrerebbe la scelta giusta, se non per decidere, almeno per conoscere tutto sull'apertura (e decidere successivamente se va bene o no per il nostro stile di gioco). In realtà esistono tre problemi principali:
Molte opere sono sia in formato cartaceo sia su CD-ROM, cosa che può facilitare la consultazione e lo studio per chi è informaticamente preparato.
Il repertorio serve?
Molti scacchisti preferiscono evitare il problema ("gioco senza aperture", nel senso di un gioco svolto senza conoscere la teoria delle aperture), cercando di applicare, fin dalle prime mosse, le regole generali della strategia scacchistica, certi che comunque sceglieranno qualcosa di buono. Purtroppo non è così; se si legge attentamente l'articolo sulla scelta della mossa si comprende il perché. In apertura le mosse candidate sono veramente tante ed è ottimistico sceglierle in base a considerazioni molto generali e in base al proprio gusto personale, né si può pretendere che con una riflessione a tavolino si possa decidere quale sia la linea più convincente rispetto al nostro stile di gioco. Realisticamente, giocare senza aperture fa perdere circa 200 punti Elo alla nostra forza di gioco. Infatti una certa casualità del risultato scacchistico (nel senso che non vince sempre il più forte!) dipende anche dal fatto di essere usciti bene o male dall'apertura.È necessario studiare a memoria le varianti?
Non necessariamente. Sicuramente una buona base mnemonica aiuta soprattutto nelle varianti forzate, quelle più tattiche, ma in genere esistono due possibilità:1) Repertorio mnemonico. È adatto a chi ha una buona memoria, soprattutto lineare. Cioè a chi è in grado di ricordare benissimo non tanto le mosse, quanto la loro sequenza.
2) Repertorio a schema. Gli schemi di apertura sono idee logiche e coerenti su come trattare un'apertura, in base a considerazioni più posizionali che non alla sequenza delle mosse. Esempi di schemi di apertura sono per esempio il sistema Colle oppure l'Attacco Indiano.
Occorre precisare che ragionare per schemi è spesso un modo elegante per non studiare in dettaglio un'apertura. Infatti, se porta a buoni risultati in determinate aperture, in altre è del tutto insufficiente e predispone a perdere il vantaggio del tratto se si gioca con il Bianco o a subire più del dovuto se giochiamo con il Nero. Per esempio contro la Siciliana chiusa

il Nero può adottare alcune regole generali:
- Tenere conto nelle prime mosse della minaccia e5 (per questo si gioca prematuramente d6).
- Se il Bianco attacca con il fronte di pedoni e4-f4-g4, alla mossa g4 con l'idea di spingere poi in f5, si deve essere pronti a respingere i pedoni bianchi con un'immediata f5.
- Poiché il Bianco ha come piano alternativo la spinta in d4, si deve occupare la casa d4 con un Cavallo, ma solo dopo che il Bianco abbia sviluppato il Cavallo in f3 o in e2 (perché il nostro Cavallo può così essere cambiato con il Cavallo bianco senza perdere tempo su un'eventuale c3).
- Se sulla nostra f5, il Bianco prende in f5 con un pedone (quello e o quello g) noi riprendiamo con il pedone opposto a quello che ha effettuato la cattura (se ha preso con e prendiamo con g e viceversa).
Anche nel caso dell'Ippopotamo, massima espressione del repertorio per schema, i risultati dipendono dal gioco scelto dall'avversario; a gioco corretto non c'è dubbio che il Nero soffrirà, ma, poiché spesso il Bianco si confonde per la stranezza delle mosse, in molti casi i risultati sono incoraggianti.
In linea del tutto generale possiamo affermare che ragionare per schemi fa guadagnare solo circa 100 punti Elo (dei 200 previsti), cioè siamo a metà strada fra avere un ottimo repertorio e non averlo. Il vantaggio della scelta è l'innegabile risparmio di tempo.
Quali sottovarianti si devono considerare?
Ovviamente quelle con alta probabilità di essere giocate. In questo aiutano molto i database scacchistici come Chessbase o i programmi come Fritz o Rybka. La prima cosa da fare è togliere le partite non significative dal database, per esempio quelle in cui uno dei due giocatori ha Elo inferiore a 2300 punti (fra l'altro così vengono tolte anche tutte le vecchie partite, quando i giocatori non avevano l'Elo); una seconda raffinatezza può consistere nel considerare solo le partite da un certo anno in poi (per esempio il 1990).Se per esempio con il Nero ho scelto la Siciliana Alapin, nel database Chessbase 2010 opzione "entrambi i giocatori sopra i 2300" (il database deve essere costruito dopo aver filtrato il database generale con l'opzione indicata)

dopo le mosse 1. e4 c5 2. c3 Cf6 3. e5 Cd5, si scopre che su 4.770 partite il Bianco gioca più comunemente 4. d4 (2.988 casi) oppure 4. Cf3 (1.539 casi). Sembra logico fermare lo studio a queste mosse che rappresentano oltre il 90% dei casi; se il livello del giocatore è alto, può considerare anche 4. g3 che è giocata in 205 casi.
A che profondità devo arrivare?
In altri termini, fino a che punto si deve spingere la memorizzazione delle varianti? Dipende dal livello del giocatore.Fino a 1800 punti Elo - Quanto più è basso tanto meno ci si deve spingere in là, fermandoci quando non ci siano motivi che facciano decisamente preferire una mossa rispetto alle altre in base alla comprensione strategico-tattica che il giocatore possiede. In tal modo è molto facile ricordare le varianti. Se una variante è molto tattica e c'è una mossa che fa guadagnare materiale (o evita di perderlo) ecco che dobbiamo, anche a livello di principianti, conoscere tale linea (peraltro poco comune se il repertorio è scelto posizionalmente); se invece si arriva a una posizione dove le mosse possibili sono cinque o sei e il giocatore non capisce perché una sia meglio dell'altra, è più opportuno che dedichi il suo tempo a migliorare la comprensione del gioco piuttosto che nello studiare a memoria mosse "incomprensibili".
Definire la profondità dell'analisi è come per uno studente decidere se per il suo futuro deve fermarsi al diploma, alla laurea o alla scuola di specializzazione. È ovvio che quanto più si continua tanto più, in teoria, se ne avranno vantaggi, ma spesso tale difficile cammino sottrae tempo ad altri aspetti degli scacchi con conseguente peggioramento della prestazione dello scacchista. Conoscere le proprie aperture fino alla ventesima mossa, ma poi non sapere cosa fare alla ventunesima o perdere finali elementari non è certo produttivo. Pertanto ogni giocatore dovrà stabilire il livello di conoscenza delle aperture a seconda del tempo e delle risorse che decide di allocare a questa fase del gioco.
Il repertorio infatti dovrebbe anche risultare pesato, cioè lo studio deve essere omogeneo: non ha senso conoscere una linea fino alla quindicesima mossa e trovarsi come un pesce fuor d'acqua alla sesta mossa di un'altra linea. Ne deriverebbe un rendimento altalenante, probabilmente dovuto in maniera casuale (dipende da cosa ci giocano gli avversari!) proprio dal repertorio non omogeneo.
Oltre i 1800 punti Elo - Per un forte giocatore le cose cambiano un po': classicamente, è corretto fermarsi nello studio di un'apertura (prima di passare all'analisi delle partite che la contraddistinguono) quando inizia il mediogioco; oggi tale risposta non appare del tutto corretta in quanto lo studio utile inizia proprio con il collegamento dell'apertura al mediogioco, non potendosi valutare un'apertura senza conoscere le difficoltà o i vantaggi che un colore avrà nella fase successiva.
D'altro canto molti testi riportano varianti di apertura lunghissime, per nulla forzate, che è assolutamente inutile studiare (e tanto meno memorizzare) perché risultano spezzoni di partite, il più delle volte nemmeno le migliori.
La risposta che daremo è moderna e prettamente statistica. Considerato un database con qualche milione di partite, lo studio dell'apertura si deve arrestare quando
si raggiunge un numero di partite inferiore a X e la posizione risulta soddisfacente.
Se la condizione non è soddisfatta lo studio deve continuare fino a una posizione soddisfacente oppure all'eliminazione dell'apertura considerata dal proprio repertorio.Il numero X dipende da quanto vogliamo studiare. In genere valori di 50, 30, 20 su database di 3 milioni di partite sono ragionevoli. Un valore di 10 è decisamente professionistico (più è basso e più si deve lavorare sulle aperture perché si devono analizzare più partite).
Il primo passo è di costruirsi un database attendibile. Per esempio, costruiamo un database da Chessbase selezionando l'opzione "entrambi i giocatori sopra i 2300" (per come fare si consulti il manuale del programma).
Il secondo passo è di fissare X, per esempio X=20.
Proviamo ora a studiare il Gambetto di Budapest: 1. d4 Cf6 2. c4 e5!?, un'apertura molto aggressiva da parte del Nero. Carichiamo il programma (per esempio Deep Rybka) e usiamolo con il libro di aperture che fa riferimento al database così costruito (anche in questo caso si consulti il manuale del programma per costruire un libro di aperture a partire da un database).
Rybka (in modalità Libro) ci dice che ci sono 956 partite nel database. 3. de5 ottiene ben il 60,9% di punti e un guadagno di 29 punti ed inoltre è la mossa che Rybka gioca (in apertura non è detto che la valutazione del computer sia sempre la migliore!). Scegliamo 3. de5. A questo punto abbiamo due rami, entrambi molto aggressivi.
a) 3... Cg4. Rybka ci suggerisce che ci sono quattro mosse giocate usualmente 4. Af4, 4. Cf3, 4. e3 e 4. e4, in ordine di frequenza. Il programma dà la preferenza a 4. Af4 oppure a 4. e3. e3 è la mossa che fa guadagnare più punti Elo, ben 58 quella che ha la miglior percentuale, 64,3%. Visto che non ha controindicazioni e si oppone al piano del Nero di attaccare f2 (magari dopo Ac5), la scegliamo. Il Nero gioca (in 63 casi su 65) 4... Ce5. Per la quinta mossa Rybka ci dice che i big giocano 5. Ch3 oppure 5. Cc3; la seconda appare decisamente migliore e la scegliamo, fermandoci nell'analisi perché dopo 5. Cc3, il Nero ha diverse risposte tutte con frequenza < X.
b) 3... Ce4. Il Nero decide di non riprendere il pedone. Alla quarta mossa Rybka ci propone molte ghiotte opportunità. Con un'analisi simile a quelle condotte in a), scegliamo 4. a3! che ha una percentuale di successo impressionante (oltre il 70%), ha un guadagno Elo di ben 89 punti e, fra l'altro, smonta le velleità d'attacco con Ab4+. Dopo 4. a3, tutte le varianti del Nero hanno frequenza < X, quindi ci fermiamo.
Le cose purtroppo non sono così semplici come per il Gambetto di Budapest. Infatti:
- in genere il numero partite da considerare è molto più elevato. Se per esempio studiamo le varianti più note della Spagnola, alla decima mossa avremo più partite che dopo la seconda del Gambetto di Budapest.
- Ci si può imbattere in varianti critiche, dove cioè la posizione non è soddisfacente. Una variante è critica per il Bianco se il Nero ha linee dove la parità (o addirittura il vantaggio) è facilmente raggiunto, mentre è critica per il Nero quando non riesce a recuperare abbastanza bene lo svantaggio del tratto e finisce in posizioni dove il vantaggio del Bianco è netto.
Si devono scegliere le aperture migliori?
Anche qui dipende dal livello cui si aspira. Se si punta al titolo mondiale, la risposta è affermativa, con assoluta certezza. Aperture considerate secondarie rischiano di portare il giocatore su terreni alla fine sterili, se giunto ad altissimi livelli.Purtroppo però le aperture migliori sono molto teorizzate e il loro studio occupa veramente molto tempo, senza considerare che sono quelle conosciute meglio, per cui se il nostro studio è approssimativo andremo incontro a cocenti delusioni.
La decisione potrà essere differente a seconda che il repertorio sia con il Bianco o con il Nero. Poiché è il Bianco che decide il gioco, è più facile e redditizio studiare aperture molto note con il Bianco che non con il Nero perché si hanno minori ramificazioni e profondità (siamo noi che scegliamo per primi su quale sentiero incamminarci).
Cosa significa che un'apertura è migliore di un'altra?
Alcuni considerano le statistiche di successo come parametro fondamentale di giudizio. Si sa per esempio che 1. d4 è migliore di 1. f4 perché statisticamente (su database di milioni di partite) garantisce al Bianco un 5-6% di punti in più. In realtà il discorso ha due pecche fondamentali:- il campione è molto ampio solo per le prime mosse. Considerare una variante migliore di un'altra solo perché dà il 55% contro il 45% su magari solo 40 partite è statisticamente poco affidabile.
- I giocatori non sono dello stesso livello. In altri termini, considerare solo le percentuali di successo può essere fuorviante perché fa considerare una variante migliore solo per il fatto che, per motivi indipendenti dalla variante, la variante è scelta da giocatori più forti. Più attendibile è quindi confrontare (dato fornitoci da alcuni database come Chessbase) la performance Elo dei giocatori che hanno giocato le varianti da confrontare. Spesso si vede che le decisioni prese in base alle percentuali di successo vengono drasticamente ridimensionate.
Il motivo risiede nel fatto che molte aperture sono talmente giocabili che il nostro avversario ha un ventaglio incredibile di possibilità, tutte buone. Altre aperture sono comunque equilibrate, ma ci si deve muovere su sentieri più ristretti, le posizioni che ne nascono sono ancora poco note o comunque ricche di possibilità.
Un'apertura deve dunque ritenersi inferiore quando non riesce a limitare le scelte dell'avversario che, magari senza conoscerla bene, non ha nessuna difficoltà nel gestirla.
Se scelgo un'apertura secondaria, come sceglierla?
Se opto per un'apertura secondaria ho sostanzialmente tre possibilità:1) Ne scelgo una molto nota, ma poco giocata perché ritenuta dubbia (per esempio il Gambetto di Re con il Bianco).
2) Ne scelgo una meno nota, ma perfettamente giocabile (per esempio la difesa Moderna con il Nero).
3) Ne scelgo una poco nota, ma dubbia.
La prima scelta è molto probabilmente sbagliata. La letteratura scacchistica è piena di testi sull'apertura X che "solo" alla centesima pagina, dopo un mare di varianti, rivelano che l'apertura è debole se l'avversario gioca una certa linea, linea che ad alto livello è conosciuta da tutti. Né fa fede che vengano citate partite di forti giocatori, per il semplice fatto che anche il campione del mondo può aver giocato la variante prima che si scoprisse il limite della stessa. Non a caso Fischer ha giocato spesso la variante di cambio della Spagnola, oggi praticamente considerata poco performante. È assurdo pertanto imparare a memoria decine di varianti sperando che l'avversario non giochi la risposta più forte e ci permetta di ottenere una brillante vittoria.
La terza strada si basa sullo stesso concetto della prima, con la differenza che essendo l'apertura meno nota è più improbabile che l'avversario ricordi la confutazione o il piano generale per confutarla. In pratica può funzionare molto bene, almeno finché non si arriva a livelli internazionali.
La seconda strada è invece perfettamente utilizzabile da chi non è particolarmente amante dello studio dei dettagli di apertura. Per esempio nel nostro database "entrambi i giocatori sopra i 2300", dopo 1. e4 la risposta statisticamente migliore è 1. .. c5 (Siciliana) con il 46,8% dei punti; tale variante è giocata nel 47,5% dei casi. È ovvio che chiunque apra 1. e4 si prepari contro la difesa Siciliana, infatti la teoria è enorme. Se invece scegliamo la difesa Moderna 1... g6 vediamo che ottiene il 45,1% dei punti, ma è giocata solo nel 3,2% dei casi. È molto probabile che il tempo dedicato dal conduttore dei pezzi Bianchi a tale difesa sia molto inferiore (soprattutto se non è un professionista) e che quindi si possa "sorprendere".
Oltre alla quantità e alla qualità dello studio, quali altri fattori considerare?
La compatibilità con lo stile di gioco è un fattore che avremmo dovuto mettere al primo posto, ancora prima del modo con cui studiare le aperture. Per esempio, se abbiamo deciso di utilizzare la difesa Moderna perché poco conosciuta, ma siamo portati a occupare subito il centro con i pedoni (piuttosto che a controllarlo con i pezzi), è ovvio che la scelta è incompatibile con il nostro stile. Si tratta però di un cane che si morde la coda perché non si può conoscere la propria compatibilità con un'apertura prima di studiarla almeno sommariamente. Se non si vuole perdere tempo, può essere utile farsi consigliare da un esperto scacchista (un trainer) che, visto come giochiamo, ci indirizzi almeno verso un ventaglio di aperture possibili. Scegliere un'apertura che non si adatta al nostro stile di gioco, non solo non ci fa guadagnare niente in termini di forza di gioco, ma può farcene addirittura perdere!
Un altro fattore da considerare è la chiarezza del piano del mediogioco. Se l'apertura termina senza che abbiamo chiaro un piano per il mediogioco, lo studio serve a poco.
Un ultimo fattore è sicuramente il tipo di finale che deriva dall'apertura. Poiché la stragrande maggioranza delle aperture a gioco corretto da entrambe le parti portano a un finale, tale finale deve essere compatibile con le vostre preferenze. Se odiate i finali di Torre, è abbastanza assurdo scegliere aperture che a gioco corretto portino a finali di Torre!
È quindi importante studiare una carrellata di partite per vedere come si evolvono dopo l'apertura. Nella moderna partita a scacchi apertura, mediogioco e finale sono indissolubilmente legati.
Come studiare le aperture?
In genere chi non ha la possibilità di farsi consigliare da un allenatore procede per tentativi e solo dopo molto tempo (e tanti insuccessi) arriva a un repertorio di aperture soddisfacente. C'è anche chi passa tutta la sua vita scacchistica indeciso se aprire 1. e4 o 1. d4. Come abbiamo visto dal paragrafo precedente, non è certo la strategia giusta. Ma come studiare le aperture alla ricerca di quelle a noi più gradite? Come approfondirle? Esistono vari mezzi.Enciclopedie commentate - Si tratta di testi che descrivono le peculiarità delle aperture, commentandone ampiamente le caratteristiche. Poiché molto spazio è dedicato al commento, necessariamente non c'è un approfondimento delle varianti. Sono l'ideale per il giocatore sotto ai 1600 punti Elo o a quello fra i 1600 e i 2000 punti Elo che vuole approcciare un'apertura fino ad allora mai giocata. Si possono ricordare i tre volumi del Nuovo manuale ragionato delle aperture di Watson oppure i tre volumi di Capire le aperture di Djuric, Komarev e Pantaleoni.
Enciclopedie di varianti - Come esempio si può citare la classica Enciclopedia delle aperture in 5 volumi. Una volta un punto di riferimento importantissimo, è oggi un po' ridimensionata dagli altri strumenti. Infatti da un lato ogni singolo volume è aggiornato alla data d'uscita (quindi può non contenere le ultime novità) e dall'altro l'assenza di commenti (se non un giudizio finale sulla variante del tipo "il Bianco sta meglio") rende poco comprensibile l'apertura a chi non la conosce già o non ha un sufficiente forza di gioco. Inoltre non è possibile capire se le linee si adattano al nostro gioco, se ci sono molte o poche sottovarianti critiche, se il gioco è posizionale o tattico ecc. Inoltre, a causa della difficoltà della stesura, non sono opere aggiornatissime e ciò in varianti critiche può essere un handicap notevole.
Monografie - La gran parte della letteratura scacchistica odierna è orientata alle aperture. Sono tantissime le monografie, orientate a una specifica apertura, a una variante di essa o a un repertorio (ricordiamo a tale proposito la monumentale opera di Khalifman Opening for White according to Anand (13 volumi, un progetto ancora in espansione) che offre un repertorio per chi gioca 1. e4.
Una buona monografia commenta molto bene l'apertura, spiegandone i piani, i punti critici, studiando le partite migliori che interessano la variante. Sembrerebbe la scelta giusta, se non per decidere, almeno per conoscere tutto sull'apertura (e decidere successivamente se va bene o no per il nostro stile di gioco). In realtà esistono tre problemi principali:
- Informazioni superate - Il grave inconveniente delle monografie è che spesso sono testi "commerciali" scritti per vendere da un autore che vuole (giustamente) avere un ricavo da anni di studi su una variante. La variante per esempio può essere stata di moda dieci anni fa (quando l'autore la usava abitualmente), ma poi può essere decaduta a causa di nuove scoperte.
- Giudizi inesatti - Le monografie sono spesso troppo buone con il colore che rappresentano: una monografia scritta dalla parte del Nero giudicherà magari pari posizioni che in realtà sono leggermente favorevoli al Bianco, mentre una monografia scritta dalla parte del Bianco giudicherà nettamente migliori posizioni che sono solo leggermente favorevoli.
- Priorità sbagliate – Similmente al problema precedente, nella monografia si dà molta importanza alle linee favorevoli al colore rappresentato nella monografia, salvo poi scoprire in una noticina che esistono varianti meno favorevoli! Oppure si citano partite di grandi campioni, poi superate da scoperte di giocatori meno forti, ma decisive per il giudizio della variante. Per esempio nella monumentale opera di Khalifman (Opening for White according to Anand 1. e4), nel volume 4 dedicato alla Moderna si cita spesso come variante principale quella in cui il Bianco va in netto vantaggio (la monografia è dalla parte del Bianco), mentre si relegano nelle note le varianti confuse o quelle in cui il vantaggio del Bianco è solo modesto: ovviamente per dare al lettore l'impressione che il repertorio del Bianco sia imbattibile.
Molte opere sono sia in formato cartaceo sia su CD-ROM, cosa che può facilitare la consultazione e lo studio per chi è informaticamente preparato.
